giovedì 23 ottobre 2008

QUALE DOMANI PER L'ECONOMIA EUROPEA?

di Paolo Pellicciari

QUALE DOMANI PER L’ECONOMIA EUROPEA?

Congetture e catastrofismi caratterizzano il dibattito politico - economico di questi giorni. Eminenti economisti discutono e paventano il crollo dell’economia di mercato, la crisi del sistema economico americano e forse mondiale. Nessuno, tuttavia, offre una chiave di lettura dell’accaduto e tanto meno nessuno dice quello che i cittadini debbono fare per mettere a riparo i risparmi di una vita. Almeno quelli di quanti non hanno affidato i loro averi ai fondi pensione - Soffriranno anche i viticoltori - Da quando, una mattina di pochi giorni fa, ci siamo svegliati e abbiamo appreso da telegiornali che sul mondo si era abbattuto un ciclone economico che stava travolgendo l'intero sistema finanziario. Possibile che nessun economista abbia dato l’allarme in anticipo? si chiede Paolo Pellicciari - A dire la verità uno c'è stato e lo ha fatto con insistenza, almeno per una ventina di anni: Lyndon LaRouche (self-made economista e politico americano riscoperto e rilanciato in questi giorni anche dai nostri politici) finora inascoltato fautore di una Bretton Woods 2 - E nessuno è andato in biblioteca: nei libri sulla grande crisi del '29 è dato trovare l'immagine speculare degli stessi avvenimenti con il presidente Franklin Delano Roosvelt impegnato a sospendere l'attività di oltre 6 mila banche che avevano dimenticato il loro ruolo commerciale e si erano gettate nella speculazione finanziaria. Tra questi libri suggeriamo "Che cosa è il denaro?" di G.D.H. Cole pubblicato a Firenze da Sansoni nel 1936 - Ne trarrebbero utili ispirazioni quei governi europei e quello americano che hanno alzato delle barricate finanziarie per proteggere le banche e il tessuto economico, senza valutare i pericoli derivanti dall'enorme bubbone dell'economia e della finanza off-shore e delle multinazionali fuori da ogni controllo statale - Intanto i valori delle materie prime stanno precipitando su livelli di stagnazione e così i prezzi agricoli, uve comprese

Cosa è successo? Perché?

Il passato è la radice del futuro. Nel luglio del 1944, a Bretton Woods, si preparò la ricostruzione del capitalismo globale, riunendo 730 delegati provenienti dalle 44 nazioni alleate per la conferenza monetaria e finanziaria delle Nazioni Unite (United Nation Monetary and Financial Conference) dopo tre settimane di dibattito i delegati firmano gli accordi di Bretton Woods

Gli accordi erano un sistema di regole e procedure per regolare la politica monetaria internazionale.

Le caratteristiche principali di "Bretton Woods" erano due; la prima, l’obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute; la seconda il compito di equilibrare gli squilibri causati dai pagamenti internazionali, assegnato al Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.)
Gli accordi di Bretton Woods diedero speranza di superare la sconfitta degli anni 30, periodo in cui il controllo del mercato dei cambi aveva minato il sistema di pagamenti internazionali su cui era basato il commercio mondiale. Agli USA era permessa l’emissiane incontrollata di moneta, fatto contestato più volte da Francia e Germania in quanto gli USA esportavano la loro inflazione impoverendo il resto del mondo. Il sistema di controllo della conflittualità "economica" crollò definitivamente nel 71, a seguito della decisione degli USA di sganciare la propria valuta dal dollaro. E nel dicembre il Gruppo dei Dieci firmò l’accordo Smithsonian Agreement, che mise fine agli accordi di Bretton Woods, svalutando il dollaro e dando inizio alla fluttuazione dei cambi. Dalle "ceneri" del Bretton Woods rimangono il FMI, la banca mondiale e nel 1995 nasce il WTO World Trade Organization (Organizzazione Mondiale del Commercio)

Dove è finito il mercato dei capitali perfetto?

Possibile che nessun economista abbia dato l’allarme in anticipo? Da quel periodo ad oggi un’evoluzione liberista (non capitalista) ha portato il mondo economico mondiale in una sorta di deriva incontrollata alla ricerca affannata di profitto basato più su elementi virtuali che produttivi.

L’economista Franco Modigliani, Premio Nobel per l’Economia, nel 1958, insieme a Merton Miller.

Con il Mo.Mi. sostenevano che la regola d’oro per i dirigenti d’azienda non deve essere la massimizzazione del profitto, bensì quella del valore di mercato dell’impresa. Da qui le banche cambiano il processo di valutazione del credito con riflessi complessi e in più di qualche occasione abusati. sviluppano un teorema che prende il nome di "Mo.Mi" iniziali di Modiglioni e Miller . Il teorema spiega che in un mercato dei capitali perfetto, il valore di mercato dell’impresa è indipendente dalla sua struttura finanziaria. Una tesi inaudita all’epoca. Modiglioni sosteneva che i valore di un’impresa non dipende dalla sua struttura finanziaria, bensì dal valore attuale e dai profitti futuri.

A ritroso nei secoli

Già nel 1600 c’erano forma di finanziamento sofisticate di opzioni poi utilizzate ampiamente alla borsa di Amsterdam tanto che Josè Penso de la Vega scrisse un libro "Confusion de Confusiones" nel quale dissertava con ironia e disprezzo su tali complicati e astrusi meccanismi finanziari. Così in Inghilterra, nel 1773 dopo uno scandalo borsistico la legge proibì alla borsa londinese la contrattazione di opzioni e future.

Future e derivati

Nel 1972 si cominciava ad affermare il mercato future dei prodotti finanziari in coincidenza con le incertezze sugli andamenti dei tassi d’interesse, di inflazione, di cambio, portate dalla soppressione del sistema dei cambi fissi di Bretton Woods. I derivati comportano un forte legame tra i singoli mercati; i mercati dei derivati e quelli delle borse, quelli monetarie delle diverse valute dei paesi diversi, sono resi interdipendenti da una rete fittissima di contratti e di connessioni.
Le aziende per sopravvivere finanziariamente hanno trasferito gli impianti verso i paesi terzi con manodopera a basso costo. Facendo del paese d’origine mercato, e nel paese terzo produzione. Questo ha causato arretratezza per la perdita di competenze e disoccupazione innescando un’altra causa che ha fatto crollare il sistema economico occidentale .
L’insieme degli strumenti elencati ha avuto un fortissimo sviluppo nell’ultimo periodo. Già nel giugno 2004 il mercato over the counter aveva raggiunto, secondo la Banca dei regolamenti internazionali, un valore totale di 220 mila miliardi di dollari; alla fine del giugno eravamo ormai a 430 mila miliardi, sempre di dollari. Purtroppo è stato disatteso l’allarme di un sistema economico finanziario minacciato da una bolla speculativa che prima o poi sarebbe scoppiata con conseguenze preoccupanti. Purtroppo la "Globalizzazione" senza regole strutturali, ha portato al trasferimento di capitali incontrollato senza tener conto delle esigenze economiche – produttive dei vari stati a vantaggio dei paesi terzi con mano d’opera a basso costo e senza diritti sindacali. E' tempo di ripristinare i diritti doganali per bilanciare l’economia con i paesi terzi. Il sistema economico globale è saltato per la disparità dei valori in gioco a favore dei paesi terzi, riducendo la redditività delle aziende, e il Prodotto Interno Lordo.

L’intreccio tra economia e politica grava sullo sviluppo e in momenti come l’attuale è necessario ritornare alle competenze: la banca deve fare le banca, la politica deve fare la politica, il sindacato deve fare il sindacato. Ma, soprattutto, è necessario che lo Stato si riappropri di Energia, Autostrade, Ferrovie, Acqua e Sanità, unitamente a nuovi insediamenti produttivi per risolvere i problemi occupazionali e decentrare l’economia per una più equa distribuzione della ricchezza. Perchè al centro del dibattito politico - legislativo ci sia il cittadino e l’onestà comportamentale della classe politica. Utopia.

Da diversi anni si guarda all’Europa come panacea dei mali della politica nazionale. Ma quale Europa? Tanto per ricordare, l’Unione Europea nasce con il contributo essenziale anche dei Frascatani quali Pietro Micara e Pietro Campilli cancellati dalla memoria da quelli che stanno elevando Frascati a “borgata”.

Pietro Micara con Robert Schumann misero le basi “costituzionali” dell’Europa tenendo conto delle culture similari tra le nazioni aderenti. Pietro Campilli pose le basi economiche quale Primo Presidente della Banca Europea. L’Europa di allora aveva il potenziale industriale più potente degli Stati Uniti dunque ponte economico per l’economia orientale con conseguente ricchezza per gli europei. L’Europa di allora aveva tutti i presupposti per diventare il primo polo industriale del mondo.

Non è andata cosi, è troppo lungo spiegare i tanti perché. L’Europa perdendo i connotati originali, e aprendo ha corso il rischio di sfaldari. Un “genio” si inventa “l’Euro” approvato dal Consiglio Europeo di Madrid del 1995 che va a sostituire l’ECU (European Currency Unit ) Unità di Conto Europeo. Con un mio articolo prima del 95 definii l’Euro: Una “Sola”. Perché “Sola”? L’Euro fu varato per tenere unite le nazioni fondatrici in via di scissione. L’inflazione causata dall’euro e stata peggio dell’Ecu. L’Euro è una moneta che poggia su nulla, dobbiamo prendere atto che l’Europa non è una Nazione Grande. L’Europa e uno “Stato” non “Stato” come può sostenere una “moneta” non “moneta.

Una Europa che non protegge i sui Confini, non protegge la sua Industria, non protegge la sua Agricoltura, non protegge la sua Cultura, non protegge la sua Religione e ancor peggio non protegge il suo Cittadino. Che Europa è ?

“Made in China”

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