venerdì 18 febbraio 2011

LA "MOSSA" DELLA DISTILLAZIONE

Data di inserimento: venerdì 18 febbraio 2011
TELENOVELA FRASCATI: LA 'MOSSA' DELLA DISTILLAZIONE

(www.enopress.it). Il vino dei Papi sulla strada della distillazione - Per oggi alle ore 01.30 ed in seconda convocazione alle ore 17. il presidente del Consorzio del Frascati, Mauro De Angelis ha convocato presso la sede sociale un' Assemblea Straordinaria, - Iniziativa che sorprende dopo l'illustrazione, soltanto pochi giorni fa, del progetto presentato in collaborazione con Associazione Cooperative Consumatori della Coop e che vantava un polo produttivo, quello del Frascati, capace di 15 milioni di bottiglie e orientato a riconquistare, innanzitutto a Roma, il gradimento dei consumatori - Di seguito pubblichiamo alcune delle primi commenti dei viticoltori (in sofferenza da anni per il basso prezzo delle uve) inviati a Enopress - Chiude la breve rassegna dei commenti, quello assai autorevole di un rappresentante di una grande organizzazione di categoria che ci parla di "furbi e mediocri" e di "progetti senza respiro": Enopress la pubblica a chiusura dei commenti sotto il titolo "Il deserto dei Tartari", con una sottolineatura: Frascati è la viticoltura dei Castelli Romani e del Lazio

La convocazione dell' Assemblea Straordinaria
"Siamo costretti ad indire un’assemblea straordinaria in tempi brevi. Questa assemblea - ha comunicato ai soci Mauro De Angelis - sarà necessaria per valutare l’opportunità di deliberare la possibilità da parte della scrivente Consorzio di richiedere presso gli organismi all’uopo deputati una distillazione di crisi per il Frascati Doc. Tale documento richiestoci dalle istituzione concerne nel fornire ai sensi del D.M. N. 546 del 21/01/2011(art. 3 comma 1,) documentazione attestante l’impegno di procedere nella campagna 2011/2012 alla riduzione di almeno il 20% delle rese previste dal disciplinare delle D. O. P. e/o delle I.G.P. per le quali si chiede l’attivazione della distillazione di crisi."

I commenti dei viticoltori
- "Hai capito che mossa? Per colpa di pochi (uno) pagheremo tutti. Ovviamente povero Frascati ma sopratutto poveri produttori che negli anni a venire potranno produrre 110 q.li senza garanzie economiche. Che ridere, complimenti ai consiglieri che ci rappresentano. Sigh sigh ! "

-"Credo che stiamo toccando il fondo. Dovrei utilizzare un frasario più consono alla circostanza".

- "Il grande vino di Frascati dalle COOP alla distillazione. Un grande messaggio pubblicitario caratterizzerà la vendite del nostro vino. Non so, chi sia il regista di questa "brillante" operazione. Al contempo si tende anche a ridurre i parametri quantitativi per ettaro senza un piano finanziario che dia remuneratività ai viticoltori. Se noi avessimo a che fare con un sistema industriale vinicolo "attento" (per non dire altro) si dovrebbe preoccupare della sua materia prima, cioè le uve, Con la vendemmia 2010 c'è stato un calo pauroso di produzione di uve e il prezzo? "Quello dell'altranno" Quanti anni so' che pagano il prezzo dell'altranno? E' comodo fare i soldi con la materia prima a basso costo e pagate a "nipote morto" solo questo dovrebbe rappresentare un atteggiamento a di poco criticabile. Sempre perché sono educato. L'ultima "mazzata" sarà la "distillazione" Il grande Frascati ricorre alla distillazione per smaltire le giacenze. Una operazione pubblicitaria di grande rilievo, oserei dire "geniale".
"Un vino con si tanta storia può uscire dalla cantina a 7€ la bottiglia? Con 7€ la bottiglia le uve si possono pagare 200€ il quintale. Invece si prende l'iniziativa della distillazione per avere un contributo di cui non si sa l'entità. Non solo, ma si auspica un contributo anche dall'ARSIAL. Mi domando quale destinazione avranno i contributi? Questo a me, questo a te, il viticoltore sta a vedè. E quale vino verrà mandato alla distillazione?"

- "Quali le strategie del Consorzio per adeguarsi ai tempi? Per il momento i dirigenti del Consorzio tutela del Frascati si sono "accorti" che non siamo più una Doc, ma una DOP. Fino a qualche tempo fa, parlavano del grande traguardo della DOCG . Ora adeguano il disciplinare alle nuove norma DOP. Hai voglia a dire che già dall'agosto 2009 le DOC e DOC-G per l'Europa non esistono più, ma solo DOP e IGP. A seguito dell'approvazione da parte dell'europa delle norme OCM: VINO."

- "Il deserto dei Tartari"
"Perché il vino Frascati, ci si domanda, prodotto in un territorio bellissimo, in una cittadina stupenda qual è Frascati, ricca di storia palazzi ambiente cultura, con un piede nella città di Roma, non riesca a creare appeal nei consumatori nei ristoratori nei gesti di acquisto …….. e di riflesso reddito alle imprese viticole che sostanzialmente, con le ovvie ed autorevolissime eccezioni, danno l’idea di tenere il vigneto in attesa di valorizzare urbanisticamente i terreni. In questo quadro la scelta della Grande Distribuzione Organizzata è la più coerente ma si deve avere chiaro che la GDO ragiona in termini del prezzo più remunerativo per se stessa per la velocità di rotazione del prodotto… insomma fa il suo mestiere e se un prodotto costa di più lo sostituisce con altro della stessa denominazione, cambia azienda insomma attivando un meccanismo al ribasso oppure cambia denominazione con una più conveniente e di uguale qualità, tolgo un Frascati metto un Marino e poi ancora finche non torno all’origine perché un’azienda che, come nel gioco dell’oca mi fa tornare a zero la si trova sempre.

"Qualche provocazione e poi una bozza di proposta. Che il settore sia stanco lo si vede anche nel Consorzio di Tutela dove, aldilà delle figure che si sono succedute al governo , tutte da stimare apprezzare e ringraziare, l’autorevolezza è scesa ai minimi storici, il disimpegno di chi potrebbe far di più è evidente, il tentativo di essere dietro e "manovrare" è visibile e non certo trasparente,il ricambio stenta ad esserci per cui è evidente che tutto si traduca in esercizio di liturgie del lamento che si esternano in progetti senza respiro in richieste alle Istituzioni di aiuto ma senza un progetto ne di breve ne di medio lungo periodo ma in aspirine che affidano a studi l’obiettivo di "spostare in avanti il pallone" con la speranza, un po come fanno molti politici, di lasciare il problema a chi vien dopo e a se stessi il racconto e l’alibi di averci provato con uno studio autorevole ma non applicato. In tale contesto vincono i furbi e i mediocri. Ricorda un po nello sviluppo delle cose quel capolavoro letterario del Buzzati se non vado errato, "Il deserto dei Tartari"

"Frascati è la viticoltura dei Castelli Romani e del Lazio, che si debba invertire una storia ormai in agonia piena è evidente. L’idea è quella di ripartire dal vigneto, dalla città di Frascati, da controlli e regole ferree da applicare a tutti coloro che ci operano, da un progetto di comunicazione del territorio non fatto e pensato dall’amico del condominio o del partito ma da chi ha già dimostrato di averlo saputo fare, da soggetti della rappresentanza che rappresentano davvero, da una filiera non egoista (in alcuni casi obsoleta e per questo arrogante), che guarda al futuro e non all’assessore all’urbanistica del Comune, insomma credo che si tratti di uscire da Frascati e guardare all’esterno per riscrivere una storia possibile ed auspicabile ma con coraggio, lucida determinazione, mettendoci la faccia . Siamo ad inizio legislatura regionale, si può fare perché ci sono le necessità e sensibilità , queste vicende partono tutte dal basso e quindi dal vigneto".

lunedì 7 febbraio 2011

ILFRACATI DALLE TAVOLE DEL MONDO ALLE COOP

Data di inserimento: martedì 8 febbraio 2011

(www.enopress.it). Straordinario mondo quello dell’economia globalizzata all’italiana – Un governo di sinistra vanta importanti privatizzazioni quali le autostrade (mentre paesi come la Spagna le realizzano con il contributo UE e le offrono senza pedaggio agli utenti) e il governo di destra, anche a livello regionale, cavalca formule di pubblicizzazione dell’imprenditoria – Come? Una delle formule è quella che abbiamo sentito illustrata in un incontro organizzato dal Consorzio del Frascati e dall’ Associazione Cooperative Consumatori della Coop, ovvero il finanziamento da parte della Regione del progetto Frascati. Suscita non poca perplessità la ricerca di interventi pubblici, soprattutto nella considerazione che questi travalichino quelli indirizzati alla promozione del territorio. In passato si è infatti verificato che alcuni interventi mascherati da promozionali siano stati indirizzati, invece, a sostegno dei prezzi artificialmente bassi praticati dalla grande distribuzione.

Preoccupazione in tal senso viene da altre categorie del commercio vinicolo, pure interessati alla vendita del Frascati, quali le enoteche, i negozi specializzati e la ristorazione che pure contribuiscono in maniera determinante alla più qualificata affermazione dei prodotti.
Stupisce, inoltre, un indirizzo che non potrebbe non apparire discriminatorio sul piano del libero mercato e della concorrenza, da un lato, e contro-tendenza dal momento che mentre si rincorre la privatizzazione dell'acqua potabile (ci auguriamo sia bloccata dal referendum recentemente ammesso), per il vino si rincorre l'aiuto pubblico, un intervento che contraddice due termini del progetto: il 'brand' storico Frascati che ha un potenziale di ben 15 milioni di bottiglie (come da nota distribuita del Consorzio di Tutela) un gruppo della grande distribuzione, dalle dimensioni come la Coop che pietiscano forme di intervento pubblico per organizzare le vendite sul mercato regionale e, soprattutto, su Roma città di grande flussi turistici e mercato tradizionale del vino Frascati e dei Castelli.

Un tal fatto progetto si collocherebbe sui più recenti indirizzi di un'enogastronomia 'a km.zero' e potrebbe avvalersi di una rivisitazione storico culturali che ben pochi vini al mondo possono vantare come i vini del Lazio, i cui litorali pontini hanno visto millenni fa l'approdo di Enea e della viticoltura (con la stessa nascita di Roma) e, più a nord, nell'Etruria meridionale culla di una vitticoltura antichissima trasmessavci dal lontano Caucaso.

Come riferito giorni fa da Enopress, il Consorzio dei Vini Tipici del Frascati appare interessato ad affidarsi in qualche modo alla COOP Tirreno (?) , ma al momento si è presentata all’incontro l’Ass. Cooperative Consumatori, Distretto Tirrenico filiazione di Coop e Legacoop, nella persona del Dr. Massimo Pelosi delle Relazioni istituzionali e territoriali per la Campania ed il Lazio (una specie di ministero per gli affari regionali dell’Organizzazione)

L’incontro si è tenuto per risolvere la crisi di immagine e di vendite del più noto vino del Lazio, il Frascati. ed hanno aderito esponenti dell'industria vinicola, delle aziende vitivinicole e i viticoltori. Hanno preso parte attiva all’approfondimento delle telatiche: il Commissario Straordinario dell' ARSIAL, Erder Mazzocchi; il presidente della Commissione Agricoltura della Regione Lazio, Francesco Battistoni; Sergio Urilli, Consigliere provinciale di Roma; i sindaci dell'area del Consorzio Stefano Di Tommaso Sindaco di Frascati; Mario Gori sindaco di Monteporzio

A quale prezzo?
La presentazione dell’iniziativa è stata affidata al rappresentante dell’ Associazione Coop che ha illustrato una serie di ipotesi di lavoro dirette a inserire il Frascati nella rete dei supermercati di appartenenza. Ma qualcuno in platea ha avuto l’impressione che il relatore abbia messo al centro del problema la ricerca di risorse per uno studio finalizzato a valutare la possibilità d'inserimento del vino sugli scaffali dei supermercati. Ma "a quale prezzo?" si sono chiesti.

Sull’iniziativa gravava, con inaudito tempismo, la nota pubblicata da Il Corriere Vinicolo del 24 gennaio scorso che, senza mezzi termini, titolava Fine della telenovela - IMBOTTIGLIAMENTO FRASCATI: IL TAR LAZIO DÀ RAGIONE ALLE AZIENDE FUORI ZONA a firma di Duilio Cortassa, di cui ricordiamo, qui di seguito, i passi salienti.

"Quella che da molti era stata definita "guerra del Frascati", scrive Cortassa, sembra essere giunta alla fine con due sentenze del Tar del Lazio del 29 novembre scorso, che decidono un lungo contenzioso che ha visto negli anni contrapposte alcune aziende imbottigliatrici nelle province di Bolzano, Cuneo, Latina, Pisa e Lecco alle ragioni del Consorzio tutela Frascati. L’oggetto della disputa riguardava l'interpretazione del dm 31 luglio 2003 che, prima dell'entrata in vigore del dlgs 61/2010, che ha riformato la legge 164, dettava le regole generali in materia di imbottigliamento fuori zona dei vini a Do. Secondo il Tar, mentre l'art. 3 si riferiva ai casi in cui i disciplinari di produzione (in vigore al 31 luglio 2003) già prevedessero un divieto d'imbottigliamento fuori zona pur rimanendo valide le disposizioni e le prassi vigenti a quella data, il successivo art. 4 ammetteva una disciplina transitoria (un'autorizzazione di cinque anni rinnovabili) nel caso in cui, dopo quella data, fossero stati adottati disciplinari di produzione che introducessero limiti alla zona di imbottigliamento prima non previsti."

La recente decisione del Tar ha riportato indietro quella che Il Corriere Vinicolo ha definito la "telenovela" di oltre un decennio. Da notare che l’incontro è stato moderato dal giornalista de Il Messaggero, Luigi Jovino che all'imbottigliamento in zona, nel lontano 22 dicembre 2000, sul quotidiano romano aveva dedicato l’articolo "Frascati. Allarme del consorzio: si teme una produzione sottobanco o una rinuncia a continuare la commercializzazione. Fuga in massa dal Frascati doc"

"La legge dell'imbottigliamento in zona - scriveva Jovino - non porta alle aziende castellane gli effetti desiderati. Infatti a tre mesi dall'entrata in del decreto, firmato da Alfonso Pecoraro Scanio, ministro delle Politiche agricole, risulta che una sola azienda con stabilimenti fuori dalla zona di produzione, abbia iniziato le procedure per continuare a produrre il Frascati.. Si ricorda che erano state almeno una trentina le aziende italiane, con sede giuridica fuori dalla zona dei Castelli, ad opporsi strenuamente, al decreto sull'imbottigliamento in zona, denunciando che c'erano contratti da onorare e tradizioni commerciali da rispettare.
Adesso neanche queste aziende hanno fatto richiesta al Comitato nazionale vini per continuare la produzione. Le ipotesi che circolano sono due: o in barba a decreti e ordinamenti ancora si continua ad imbottigliare il Frascati in ogni parte d'Italia, oppure, molte società italiane hanno definitivamente rinunciato a commercializzare il famoso vino castellano. Prova a dare una risposta Davide Gaeta, consigliere delegato dell'Unione Italiani vini, associazione che in ogni modo ha cercato di contrastare il decreto. "C'era da aspettarselo - dice-. Dopo il decreto, voluto dalle aziende castellane, il marchio Frascati Doc ha avuto più problemi che vantaggi. Contesto l'ipotesi che ancora si possa imbottigliare Frascati fuori dalla zona di produzione. La verità è che molte società italiane hanno rinunciato al Frascati per la difficoltà di produrre la documentazione molto onerosa. In ogni caso, però, è giusto sapere che almeno 5 aziende stanno preparando la domanda presso il Comitato vini per imbottigliare il Frascati ed almeno altre 10 potrebbero presentarla in tempi brevi".
Secondo il dirigente dell'Unione vini, che apprezza gli sforzi fatti dai produttori castellani nel campo della qualità, "andava fatto un lavoro congiunto tra produttori in zona e quelli fuori zona per innovare le politiche di marca e di marketing, piuttosto che schierarsi su fronti contrapposti". "Le difficoltà dei produttori castellani sono contingenti - dice Alberto Benedetti delle cantine Santa Benedetta -. Molte aziende locali che prima vendevano il vino sfuso, adesso si stanno riorganizzando per imbottigliare in zona ed in questo periodo di transizione è quasi normale che ci sia un poco di confusione. Non so se altre aziende italiane e straniere stiano continuando ad imbottigliare il nostro vino, ma sicuramente non è il caso di rimmetere in discussione il decreto sull'imbottigliamento in zona".
"Dopo la legge sull'imbottigliamento in zona del 1997 -aggiunge Maurizio Tamburrano, direttore del Consorzio tutela vino Frascati Doc - le giacenze del nostro vino si ridussero enormemente ed il prezzo delle uve toccò il massimo storico. Il nuovo decreto, invece, ha lasciato tutto invariato. Non vogliamo accusare nessuno, ma ci limitiamo a chiedere più controlli sul rispetto del decreto, perché alcuni aspetti della vicenda sono molto oscuri".

Un viticoltore presente ha così commentato il dibattito:
"Il relatore in rappresentanza della COOP ha illustrato con una serie di argomenti per inserire il Frascati nella rete dei supermercati di appartenenza. In sintesi il relatore ci ha dato la sensazione di mettere al centro del problema la ricerca di risorse per uno studio finalizzato a valutare la possibilità d'inserimento del nostro vino sugli scaffali dei supermercati COOP. Ma a quale prezzo? Credo che per avere le idee chiare bastava fare due telefonate ai responsabili delle COOP, una all'ufficio acquisti e un'altr all'ufficio vendite, per sapere a che prezzo viene acquistato e venduto. Quello che mi sconcerta che di "rimando" il Consorzio auspicava finanziamenti da parte dell'ARSIAL a sostegno dei "danni" causati, a loro dire, dalla crisi. Questa è nelle mani delle ormai note aziende vinicole. Aziende vinicole che non sono riuscite ad aggiornare e rilanciare un prodotto vinicolo che
viene da lontano. Un'evoluzione vinicola ferma ai concetti della prima DOC d'Italia, senza sviluppare metodiche e strategie commerciali di adeguamento ai tempi. Non solo, hanno perso tutti i ricorsi per l'imbottigliamento in zona, mettendo fine ad una telenovella come l'ha
definita "Il Corriere Vinicolo". L'immobilismo, e gli errori strategico-commerciali hanno creato danni enormi all'attività viticola del Frascati. Diversi viticoltori stanno estirpando i vigneti,
tanto, che da voci non controllate, sembrerebbe che circa trecento viticoltori non hannopresentato la denuncia delle uve per la vendemmia 2010, non c'è da evidenziare i danni riflessi che passano dalla devalorizzazione dei terreni, la perdita di personale qualificato, con tutto quel che ne consegue.

Danni incalcolabili. C'è da porsi una domanda. Questo stato di cose dipende solo dalla crisi? Leggiamo i numeri. Secondo un recente comunicato stampa emanato dal Consorzio, per la vendemmia 2009, ci fa sapere che si sono prodotti 160.000 quintali di
uva e 115.000 ettolitri di vino di cui il 75% venduto all’estero, mentre il 25% viene distribuito in Italia di cui l’11% viene venduto a Roma. Ha leggere questi dati si rileva che tutta la produzione del Frascati risulterebbe venduta. Ma, udite udite, la vendemmia 2010 a causa della peronospora si sono prodotti 130.000 ql di uva e 90.000 Hl di vino, 25000 hl di vino in meno. Qualcuno obbietterebbe, che il prezzo delle uve avrebbe avuto un balzo in alto. No il prezzo delle uve invariato da anni. Dove si vanno a prendere il vino per aprire il mercato delle COOP? E il vino per nuovi mercati come quello di Abu Dhabi? Con un calo di produzione così evidente, quali mercati rimarranno "scoperti"?

Una risposta ad alcuni interrogativi si trovano nelle ormai storiche affermazioni del direttore Tamburrano che, nel affermare "Dopo la legge sull'imbottigliamento in zona del 1997, le giacenze del nostro vino si ridussero enormemente ed il prezzo delle uve toccò il massimo storico. Il nuovo decreto, invece, ha lasciato tutto invariato." E aggiungeva."alcuni aspetti della vicenda sono molto oscuri".

L'opinione di Giulio Santarelli
Sull’incontro abbiamo ricevuto un’autorevole valutazione, quella di Giulio Santarelli, produttore e già Sottosegretario alle Politiche Agricole che riportiamo qui appresso.

"L'incontro tra i produttori del Frascati doc ,dei Sindaci dei Comuni dell'area del consorzio, degli operatori commerciali della Coop e della doc Roma può rappresentare una utile occasione per dare un concreto impulso alle vendite del nostro prestigioso marchio. La grande distribuzione oggi consente di rendere disponibile anche i vini pregiati ad una platea più vasta di quella tradizionale.
"Debbo rilevare che la illustrazione che ci è stata fatta dal rappresentante della Coop prevede un percorso preliminare comprensivo di una serie di rilevazioni ed eventi promozionali articolate nei prossimi quattro mesi. Solo a partire da giugno, se tutto va bene, si può iniziare a parlare di inserimento del Frascati sugli scaffali dei supermercati.
"E mia convinzione che se la Coop considerava necessario azioni divulgative e promozionali, avrebbe dovuto farli prima di questo incontro. I produttori venendo qui credevano di trovarsi in presenza di richieste di prodotto da avviare subito alla commercializzazione. Cosi non è stato sicchè il dubbio che neppure questa iniziativa sortirà effetti pratici e utili è più che fondato. Purtroppo intorno al capezzale del Frascati anche in questa circostanza, si sono registrate le solite lamentele e le solite litanie e nessuna proposta pratica. Lo stesso consorzio di tutela mostra di essere incapace di esercitare azioni a tutela della qualità. Il mercato continua ad essere oscurato da produzione di bassa qualità a costi fallimentari che, giova ricordalo, rappresentano la causa e l'effetto della crisi.
"Non è un mistero che pochi grossisti dell'area del Frascati si contendono in Italia e all'estero forniture a prezzi che si aggirano a 0,90 centesimi a bottiglia e che contribuiscono in maniera determinante a rovinare l'immagine del Frascati. In questo quadro la produzione di uva della doc Frascati è in costante diminuzione anche a causa dell'abbandono dei vigneti.

"Provincia e Regione fino ad ora hanno saputo soltanto esprimere buone intenzioni e nessun provvedimento concreto. Gli stessi Sindaci dei Castelli Romani, mostrano di non essere in grado neppure di ottenere dai tantissimi ristoranti esistenti l'impegno a privilegiare i vini dei Castelli Romani Le sollecitazioni del Sindaco di Frascati al Sindaco del Comune di Roma che hanno costituito occasione per un convegno in Campidoglio con la presenza dell'Assessore al Commercio Bordoni ancora non riescono a modificare il quadro illustrato dal giovane nuovo Commissario di Arsial Mazzocchi per cui a fronte di un 20% di consumo di vini di altre Regioni il vino dei Castelli Romani si ferma al 6%.

"Purtroppo questo Convegno è stata l'ennesima manifestazione sui mali che affliggono il Frascati e sulla gloria che questo vino ha vissuto in un passato remoto. Una storia che purtroppo non trova alcun riscontro nel presente e meno che mai nel futuro."

Quale impegno per il futuro?
Appare assai grigio e privo di spunti. A questo riguardo vale una notazione di Giulio Santarelli che commenta: "Purtroppo intorno al capezzale del Frascati anche in questa circostanza, si sono registrate le solite lamentele e le solite litanie e nessuna proposta pratica." Nessun riferimento al trascinante 'vino di Roma' e 'vino dei Papi' che aveva fatto del Frascati un vino apprezzato in tutto il mondo. La stoffa c'è tutta, peccato che si navighi a vista.