domenica 6 gennaio 2019

Macron ha sbagliato per arroganza e ingordigia. Il commento di Pierluigi Magnaschi, direttore del quotidiano Italia Oggi Sul presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron tutti i grandi giornali e gran parte dei politici di tutto il mondo hanno preso, sin dall’inizio, un colossale abbaglio. Ma non ItaliaOggi che lo ha sempre dipinto per quel che era e quel che è: un politico surgelato, uscito dalla grandi scuole francesi, pieno di arroganza e sprovvisto di empatia con la gente. Gli altri invece lo hanno ritenuto l’uomo politico nuovo, non solo per la Francia, ma lo hanno descritto anche come un nuovo modello di statista in grado di pilotare efficacemente i paesi inquieti di questo esordio del Terzo millennio. Adesso che Macron viene sfiduciato dall’80% dei francesi e viene messo in discussione dal movimento delle giacche gialle che lo contesta visibilmente sulle strade bloccando il Paese senza esibire bandiere politiche di nessun tipo e avendo addirittura contro le centrali sindacali, ma indossando solo la giacchetta catarifrangente che gli automobilisti usano per evitare di essere investiti quando camminano per strada, i commentatori si ostinano a dire che questa rivolta è dovuta, tenetevi forte, all’aumento di 6,5 centesimi di euro al litro per il gasolio (che arriva così a 1,5 euro al litro) e di 2,9 centesimi di euro al litro per la benzina che, in tal modo, arriva a costare 1,64 centesimi al litro (quando in Italia essa viene tranquillamente venduta a 1,64). Dire che sono stati questi micro-aumenti a scatenare la piazza sarebbe come dire che è stato il bambino che è entrato con un fiammifero acceso in un deposito di dinamite a far saltare tutto. Se non ci fosse stata la dinamite, il cerino non avrebbe fatto saltare niente, al massimo avrebbe scottato le dita dell’incauto ragazzo. La protesta è divampata in Francia perché la gestione di Macron aveva prodotto un sacco di dinamite che attendeva solo un innesco per esplodere. Prima di questi sommovimenti di piazza, la presidenza Macron era già stata violentemente scossa da risse interne e di malcontento esterno. Non a caso Macron gradiva essere chiamato Jupiter, Giove, cioè il più potente di tutti gli dei. I suoi uomini più fedeli, essendo umani, non hanno resistito a coabitare con un Dio, sia pure dell’antica Grecia. Per cui Gerard Collomb che era l’esponente più importante ed esperto del suo governo, non solo perché ministro dell’Interno (che in Francia è una figura potentissima) ma anche perché è stato il vero creatore del movimento En marche, d’improvviso si è dimesso dal governo, facendo capire che si era stufato. Poco prima di Collomb aveva voltato le spalle a Macron anche il potentissimo ministro della transizione ecologica Nicolas Hulot che, oltre ad essere stato un notissimo animatore tv e uno stimato politico, era stato scelto specificamente da Macron come l’elemento nuovo del nuovo governo francese. Anche il portavoce dell’Eliseo, Bruno Roger-Petit, pur essendo un sansepolcrista macroniano, se ne era andato sbattendo la porta. L’elenco potrebbe continuare. Ma anche solo questi pochi esempi dimostrano che la macchina di Macron è da tempo che perde pezzi. E questo avveniva ed avviene anche se Macron è stato eletto da poco, dal 7 maggio 2017. Dovrebbe quindi essere ancora nella luna di miele con i suoi elettori e con la Francia. Tutti infatti, al momento della sua elezione, non solo davano per scontato per Macron un primo quinquennato radioso ma anche un secondo quinquennato inevitabile. Invece, non sono ancora passati ancora due anni e Macron ha già raggiunto l’infima popolarità del suo predecessore François Hollande alla fine del suo mandato (cioè il 20% di gradimento da parte dei francesi). Quello era uno score così basso che Hollande, anche se non si è mai verificato prima per un presidente francese uscente, decise di non ricandidarsi per non essere sonoramente sconfitto: meglio ritirarsi che essere cacciato. Come era inevitabile con quell’indice. Macron ha sbagliato per arroganza e ingordigia. Avendo in mano un Paese che, per certi versi, è come l’Italia (ha infatti un pil di poco superiore) ha bluffato, giocando la carta dell’internazionalizzazione. Ha girato il mondo più di una trottola, passando da un vertice all’altro e ovunque tenendo un discorso forbito ma sempre inconcludente. Per trovare le parole adatte, Macron ha addirittura allestito all’Eliseo un dipartimento di scrittori dei suoi discorsi, mobilitabile all’istante. Un’industria della parole. Fiorentissima. Ma il ruolo internazionale un Paese lo può svolgere se hai i mezzi per farlo. Macron, ad esempio, ha cercato di tirare dalla sua Trump, invitandolo alla sfilata dai Champs Elysèes quando nessuno se lo filava né in Usa né all’estero. Ma quando Trump, che è essenzialmente un uomo d’affari, ha invitato la Francia a onorare il suo impegno per la Nato che è pari al 2% del pil, Macron ha dovuto ammettere che non ha i soldi per farlo. E allora Trump che i discorsi (degli altri) non li sta a sentire, l’ha fatto cadere come una pera. Inoltre quando la Merkel era forte, Macron l’ha contestata. Adesso che è l’ombra di se stessa vi ci si aggrappa. Insomma sono alla frutta. E noi, purtroppo, con loro.

sabato 17 novembre 2018

martedì 12 ottobre 2010 CHE FINE FARA' L'OSPEDALE DI FRASCATI? Da un’approfondita ricerca è risultato che lo stabile dell’ospedale di Frascati è di proprietà della “SAN.IM” spa, con sede in Roma. Dunque un soggetto “privato”. La società si costituisce il 3/06/2002 e il 28/giugno ha acquistato dalle ASL e dalle AO, 56 strutture ospedaliere ad un prezzo di 1.949 milioni di euro stipulando contestualmente con le aziende venditrici contratti di affitto trentennali. Dei 56 ospedali previsti son diventati 49 poiché 7 non inclusi nel processo di cartolarizzazione. La SAN.IM ha quindi ceduto ad una società veicolo (Cartesio ) i crediti vantati verso le ASL per il pagamento dei canoni d’affitto. La Cartesio ha emesso titoli sul mercato dei capitali suddivisi in 5 trance. Considerato che nella metà del profilo di ammortamento relativo alle prime quattro trance è stato perfezionato un derivato (Interest Rate Swap – IRS) di tipo top side le cui controparti sono, ciascuna con una quota del 25% Lehman Brothers, Unicredit, BNL gruppo BNP Paribas e JP Morgan. C’è da considerare che la Lehman Brothers spa ha subito un crack finanziario che ha causato il suo fallimento e che la regione sarebbe debitrice di oltre 33.000.000 di euro al curatore fallimentare della Lehman. In sintesi una sorta di “finanza creativa”. Tutto l’impianto di “vendita” fa acqua da tutte le parti, e non è escluso che un eventuale esproprio potrebbe avere accoglimento vista l’origine della proprietà. Sarebbe troppo lungo spiegare l’impianto di ingegneria finanziari attuato per creare liquidità per fare fronte alle esigenze finanziaria del sistema sanitario del Lazio. E’ importante che lunedì si chiuda il consiglio comunale con una mozione di esproprio dell’ospedale, poi accantonare una cifra per avere articoli sulla stampa nazionale per richiamare l’attenzione dei midia tanto che si potrebbe aprire una trattativa finalizzata alla piena funzione dell’Ospedale. Un po’ di storia, negli anni ’70 l’ospedale di Frascati aveva i seguenti reparti: chirurgia generale, ortopedia, urologia, pediatria, ostetricia, ginecologia, sala parto, medicina generale, otorinolaringoiatra, radiologia, clinica medica e clinica chirurgica, gammatrone, 2 ambulatori generali, emoteca, laboratorio analisi, cucina, lavanderia e camera mortuaria Gestione tre suore e sei impiegati. Posti letto 250 circa. Oggi circa 80 posti letto, il numero degli amministrativi supera di molto il numero dei degenti. Gli infermieri e i medici sono triplicati dagli anni 70/80. Questo dovrebbe motivare ampiamente il carico economico posto letto. Se questo parametro lo rapportiamo a livello nazionale ci spieghiamo i motivi della “voragine” economica del sistema sanitario. Un esempio nella ASL di Salerno sembra dipendano circa 12000 dipendenti. Nonostante il calo vertiginoso dei posti letto e l’esubero del personale, spesso no c’è posto per i malati costretti a “mendicare” un posto letto in altri ospedali. Il dramma che il nostro ospedale è stato spogliato di tante specialità. In pratica il nostro ospedale e relegato ad avere il padiglione psichiatrico e il reparto di pneumologia. L’aspetto più inquietante, che se un cittadino non potesse aspettare i tempi biblici dei tempi d’attesa per le visite, deve recarsi in una struttura privata e pagare le prestazioni richieste. Il questo modo i cittadini “pagano due volte” il servizio sanitario uno con la fiscalizzazione diretta e l’altra con l’imposizione di “necessità”. Per me il problema non si risolve con l’approvazione di un ordine del giorno di disappunto che lascia il tempo che trova. In un paese vicino Viterbo il Sindaco ha emesso un’ordinanza che impedisce ai suoi cittadini di ammalarsi per evitare di essere sanzionati. Il consiglio comunale deve approvare una mozione d’esproprio dell’ospedale e riacquisirlo al patrimonio comunale e riorganizzarlo in conformità alle esigenze reali della popolazione. Non solo, anche i sindaci trattati a”pesci in faccia” dovrebbero attivare le stesse procedure d’esproprio e organizzare una campagna di stampa denunciando le storture della sanità, gli stipendi degli alti dirigenti, e i disservizi causati a causa della cattiva amministrazione. C’è solo un problema i Consiglieri Comunali di Frascati non godono la mia stima e credo che non siano all’altezza per affrontare un problema cosi complesso per gli interessi in gioco intrinsechi in tutta la vicenda. Perderemo anche l’ospedale. Paolo Pellicciari