mercoledì 18 febbraio 2015

Land grabbing”

Il multinazionalismo latifondista alla conquista “dell'impero” alimentare globale.

Di Paolo Pellicciairi
16/02/1915

Prendendo spunto dal mio ultimo articolo, pubblicato da Enopress, ho colto l'occasione per “salire” fino all'ultimo stadio della torre Eiffel, per avere una visione più ampia panoramica dei sistemi finanziari che regolano il comparto dell'agricoltura mondiale.

L'incalzare vertiginoso su scala mondiale del fenomeno latifondista, necessita di un'attenta valutazione politico-scientifica-finanziaria che merita considerazione.

Dall'analisi della Humboldt University of Berlin e Agripol, emerge che!

L’Europa è oggi uno dei più grandi importatori di beni agricoli da i Paesi Terzi. Ciò scaturisce da una serie di importanti decisioni politiche spesso concomitanti ed interconnesse tra le popolazioni e gli interessi finanziari.
L’economia agricola è stata in parte, al centro di cambiamenti che hanno inciso anche sull’agricoltura modificandone i sistemi produttivi e le scelte di investimento. Inoltre, l’allargamento dell’Unione europea, i negoziati della WTO (Organizzazione mondiale per il commercio), le riforme della Pac (Politica agricola comune) e la crescente richiesta di fonti energetiche rinnovabili hanno messo alla prova la capacità di ammortizzare gli effetti della globalizzazione alimentare.
Il multinazionalismo latifondista, in questo nuovo sistema produttivo, il plusvalore ottenuto dal mercato urbano attraverso il settore commerciale, le esportazioni, l’industria e la finanza sono investiti, in parte, nell’acquisto di grandi estensioni di territorio. Perciò i grandi istituti di credito come Bradesco, Itaù, Bamerindus (al tempo) Safra ecc. si trasformarono in proprietari di enormi estensioni territoriali, con 200, 300 mila ettari ciascuno. Anche settori industriali di punta alcuni risiedenti anche Europa diventarono proprietari di grandi estensione di terreni, al punto, che secondo i registri statistici dell’INCRA (An Internetional Non Profit ) le persone giuridiche, ovvero, sia le imprese - in particolare di origine straniera – risultano essere proprietari in Brasile di più di 30 milioni di ettari di terra. Così, oltre all’oligarchia rurale agro esportatrice di origine coloniale, ora appare allo scenario una borghesia agraria, grande proprietaria terriera, che mescola i propri interessi nell’agricoltura, nel commercio, nella finanza e nell’industria. In questa prospettiva il latifondismo industriale in Brasile non ha nessun interesse a realizzare la riforma agraria per sviluppare il mercato interno.
Mi domando: La produzione di cibo attraverso la ‘agricoltura globalizzata’, i pesticidi, le biotecnologie e l’ingegneria genetica non dovevano portarci entro breve alla soluzione del problema della fame? La realtà è molto diversa. Come si intende affrontare il problema? Il declassamento della dialettica politica spesso disarticolata e contorta tende a delegare alle "istituzioni internazionali" o internazionalizzare le problematiche legate all'agricoltura.
I “CONTROSENZI” LA PRODUZIONE DI CIBO E’ IN AUMENTO, COME DI PARIPASSO AUMENTA LA FAME
Nel mondo occidentale i silos sono stracolmi, le celle frigorifere traboccano di quantità di carne e di burro, si produce "troppo" frumento e "troppo" latte, le mucche devono essere abbattute e la frutta mandata al macero, vedi Conca D'oro, dove la UE ha autorizzato l'importazione di agrumi dal Nord Africa. Il sistema globale della Grande Distribuzione si rifornisce nei paesi produttori con prezzi più vantaggiosi. Come le olive solo perché molite in Italia si trasformano in olio italiano La scienza e la tecnica applicate all’agricoltura ed alla zootecnia, fanno passi da giganti, eppure per l’immenso “Sud del Mondo” ciò comporta solo impoverimento, denutrizione e crescente dipendenza alimentare. Mai come oggi, si è assistito ad un “crimine” di tale portata, per cui, di fronte a tanta reale (ed ancor più potenziale) abbondanza, quattro quinti dell’umanità sono ricacciati nella più nera indigenza. Hanno ragione le popolazioni a basso reddito latino americane, asiatiche ed africane quando con le loro proteste dicono che la fame non è generata dalla penuria di prodotti agricoli o dalla scarsezza di terra e di mezzi esistenti, ma dalla loro distribuzione e dal loro utilizzo. Da qui l'esodo incontrollato di diverse etnie verso l'occidente.
Secoli di continua e crescente “rapina” coloniale e neo colonialismo, hanno portato alla concentrazione di tutte le risorse produttive (alimentari e non) nelle mani delle multinazionali statunitensi ed europee sostenute dal sistema bancario. La globalizzazione latifondista, figlia ed erede legittima proprio di questi processi, tanto da accelerarli, estende, approfondisce ed intensifica a livelli assolutamente sconosciuti prima. Ogni anno milioni di lavoratori delle campagne vengono sradicati a viva forza, espropriati ed allontanati dai loro appezzamenti e gettati nell’inferno delle baraccopoli o costretti ad emigrare qui in Occidente dove ad attenderli trovano razzismo, altro sfruttamento ed altra oppressione.
Il multinazionalismo latifondista, in perfetta alleanza e simbiosi, è vivo e vegeto più che mai ed i contadini vengono sempre più sottomessi dalle necessità dei "sistemi finanziari mondiali” e trasformati progressivamente in precarissimi salariati agricoli. La produzione di alimenti, al pari di ogni altro tipo di produzione, viene totalmente finalizzata alle necessità di profitto e di mercato dal multinazionalismo latifondista e della finanza bancaria internazionale.
L'India ha seguito tutti i colori delle rivoluzioni agricole: quella "verde" del produttivismo, quella "bianca" per la produzione del latte, quella "gialla" per lo sviluppo dell'industria degli oli da seme, molto recentemente. Malgrado l'India abbia dichiarato una politica di sviluppo rivolta all'interno, le politiche liberiste in campo agricolo approntate già agli inizi degli anni '90 hanno consentito un raddoppio delle esportazioni agricole, con una presenza rimarchevole dei cereali che rappresentano quasi il 45% di tutte le esportazioni agricole.
Le importazioni alimentari, però sono aumentate del 168%. L'impatto di queste cifre sulla povertà può essere così riassunto: negli anni '80 la povertà tendeva a diminuire, successivamente grazie a vigorose politiche di liberalizzazione – la povertà ha avuto un tendenza visibile alla crescita.
Anche gli agricoltori e gli allevatori europei sono sempre più colpiti e costretti a fare i conti con i diktat che il grande capitale emanato attraverso le sue istituzioni "multinazionali" e si vedono sempre ridotti a semplici e totalmente subalterne appendici della grande finanza, come hanno dimostrato le stesse lotte dei produttori di latte degli scorsi anni, e di recente a Milano. E questa stessa lotta non porta forse in se la critica all’assurdità di un sistema che per "ragioni di mercato" impone la distruzione del latte a fronte di centinaia di milioni di esseri umani che il latte non ne hanno neanche una goccia?
Enormi finanziamenti pubblici (gli USA prevedono di stanziare centinaia di miliardi di dollari in "sussidio" all’agricoltura nei prossimi dieci anni) alla propria grande industria agro-alimentare, protezionismo e dumping: il dominio alimentare di un pugno di “Global Company” sull’intera umanità è accompagnato, promosso e tutelato dall’apparato burocratico militare dell’occidente, e dove non si arriva con le "misure economiche" è pronto ad intervenire con la forza. I milioni e milioni di esseri umani morti ogni anno per fame sono l’altro aspetto, l’altra faccia di quella stessa guerra che il “multinazionalismo latifondista” conduce contro i popoli in nome del Dio Denaro e dell'”Apostolo Mercato” che osano opporre resistenza alla rapina di ogni loro risorsa frutto del lavoro.
Se il WTO, il FMI, la Banca Mondiale e tanti altri organismi in via di operatività, vengono individuati come i principali responsabili della crescente miseria in cui sono sospinti interi continenti, la FAO - dai movimenti e da quanti si vogliono battere contro l’attuale stato delle cose - viene vista come un qualcosa di "diverso", come un organismo con cui dialogare e su cui fare pressione affinché eserciti realmente le sue "funzioni istituzionali" e contribuisca per tal via ad alleviare le sofferenze alimentari dell’umanità.
Ma confidare nella FAO per combattere la fame è come confidare nell’ONU per fermare le guerre. Come quest’ultimo, si è sempre distinto per aver quantomeno supportato le aggressioni occidentali, così allo stesso modo l’azione della FAO, in tutti questi anni, non solo si è dimostrata "inefficace", ma, alla lunga, ha favorito l’indebolimento delle produzioni agricole del Sud del mondo a tutto vantaggio delle varie Multinazionali Latifondiste.
La FAO non è dunque un’istituzione "alternativa", ma una semplice parte dello stesso sistema che domina il mondo e il cui centro risiede nei consigli d’amministrazione delle multinazionali occidentali dell’agroalimentare.
Secondo il punto di vista di chi scrive, ogni popolo ha il diritto e il dovere di applicare politiche agricole nazionali che assicurino gli alimenti necessari alla propria autonomia alimentare. Il commercio agricolo non deve continuare ad essere subordinato agli interessi delle grandi imprese e alla loro esigenza di ottenere alti margini di guadagno. Di certo andrebbero rivisti tutti gli accordi “multinazionalistici” ratificati dai governi aderenti, riconducendo il sistema bancario nei propri ambiti istituzionali finalizzati al sostegno e al finanziamento delle innovazioni per lo sviluppo compatibile con le esigenze del territorio. Non c'è dubbio che il sistema “Multinazionalistico Latifondista” ha fallito. Incrementando l'agricoltura di “presso” per ottenere prodotti controllati e certificati.

lunedì 26 gennaio 2015

GLOBALIZZAZIONE E DIO DENARO

E' INIZIATA LA “DECOMPOSIZIONE DELL'EUROPA UNITA”
Di Paolo Pellicciari
26/01/2015
Il “fermento” di alcune Nazioni aderenti alla U.E. A causa del perdurare di una crisi economica senza fine, che suscitando una fondata preoccupazione sul futuro dell'Unione Europea.
La storia si ripete, stiamo assistendo impotenti alla riedizione della fine di un “impero”, quello Romano. Da qualche anno a questa parte, stiamo vivendo lo stesso clima politico e sociale che ha caratterizzato la caduta dell'Impero Romano.
Molti storici, compreso Monsen, si sono domandati come poté, l'Impero Romano in pochi decenni, sprofondare nelle tenebre del medioevo? Le cause, come si è propensi a ritenere oggi, furono molteplici. Dopo il lungo periodo di pace (dal 30 d.C. al 192 d.C.) iniziarono le guerre civili, gli eserciti romani tornarono a scontrarsi tra loro, proprio durante il III secolo, mentre carestia, pestilenza endemica e attacchi barbarici alle frontiere, rendevano già critica la situazione. La grande crisi militare del (235-285 d.C.) che destrutturò l’esercito, fu caratterizzata da imperatori effimeri, provocando una serie interminabile di guerre civili che permise ai barbari di invadere molte province dell’Impero Romano.
Quasi tutti gli storici, sono concordi nel dare grande importanza ai movimenti che hanno caratterizzato la società antica, prodottisi già durante il periodo (31 a.C.-235 d.C.), accentuatisi drammaticamente nel periodo dell’anarchia militare (d.C 235-285) e divenuti inarrestabili durante il periodo (d.C 285-476) e, in particolare, nell’ultimo secolo dell’impero d’Occidente.
Tra le cause ci sono state i mutamenti climatici, le migrazioni barbariche. Nel III°, IV° e V° secolo il clima dell’Asia centrale divenne più ostile alle tribù di nomadi dedite alla pastorizia. Dette tribù, cercarono nuovi pascoli e si spinsero verso sud-ovest. I cacciatori-coltivatori abitarono nelle foreste intorno ai grandi fiumi dell’Europa orientale generalmente Germani. L'etnia Germana penetrò entro i confini dell'Impero Romano in cerca di sussistenza, dapprima come immigrati questuanti, poi come invasori. Le popolazioni barbariche al di là del confine romano, erano sostanzialmente appartenenti a tre gruppi: i Germani stanziali “Sassoni” tra il basso corso dell’Elba e il mare del Nord, “Juti” e “Angli” nella penisola dello Jutland, “Franchi” tra l’Elba e il Reno, “Burgundi” tra il Reno e il Meno, “Svevi-Alemanni” tra Reno, Meno e Danubio, “Marcomanni”, “Bavari” e “Quadi” tra il Danubio e l’alto corso dell’Elba; i Germani migranti Goti, Gepidi, Eruli e Rugi dalla Scandinavia fino al Mar Nero e ai Balcani, Longobardi dalla Scandinavia all’Europa centrale, Vandali dalla costa meridionale del Baltico alla Spagna e al Nord Africa; i non-Germani a loro volta migranti iranici e asiatici: Alani del Caucaso, Sarmati, Iranici, Unni mongolici, ecc.
Nel V° secolo anche i Germani stanziali divennero migranti in direzione della Gallia, della Spagna e della Britannia. Vi erano poi gruppi minori (i Pitti della Scozia e gli Scoti tra Irlanda e Scozia in buona parte di origine celtica; i Berberi dell’Atlante, i Beduini Berberi del Sahara e le tribù arabe tra il Giordano e il basso corso dell’Eufrate).
La spinta dei nomadi provenienti dalle steppe e la creazione di confederazioni barbariche molto più forti e organizzate delle tribù del I secolo a.C. lungo le rive orientali e settentrionali di Reno e Danubio ebbero un ruolo importante nella crisi finale dell’impero romano. Così come l’aggressività del nuovo impero persiano che, a partire dal 230 d.C., obbligò l’esercito romano a stanziare ingenti forze nel Medio Oriente.
Le pestilenze della seconda metà del II secolo, ricomparse dopo 700 anni di assenza dall’Occidente dal tempo della peste di Atene. L’epidemia spopolò città e campagne con contrazione della produzione agricola e successive carestie rendendo più difficile la leva militare proprio mentre i barbari premevano alle frontiere.
La convivenza tra etnie umane diverse, ha sempre imposto alle parti a confronto problemi difficili, anzi, la tentazione a risolvere le divergenze con la violenza, se è vero, che circa trentamila anni fa l'uomo di “Cro Magnon” avrebbe eliminato completamente il competitore “Neandertal” dopo una convivenza di circa 60.000 anni e per più di 10.000 anni in Francia.
Nello stesso periodo (III secolo) si svalutò pesantemente la moneta provocando una inflazione molto rilevante che ebbe come conseguenze povertà, malcontento e rivolte come quella in Gallia dei contadini Bagaudi.
Il diminuito afflusso di schiavi conseguente alla fine delle guerre di conquista all'inizio del II secolo, provocò una carenza di mano d’opera tale, che, alla fine del III secolo, il Governo fu costretto a rendere ereditario il lavoro agricolo. Contemporaneamente divennero ereditarie anche le cariche, particolarmente onerose di decurione consigliere municipale, responsabile anche della raccolta delle tesse e di altri addetti ai servizi pubblici.
Pressione burocratica e fiscale, all'epoca modestissima al contrario di quella odierna, accompagnata da leggi vessatorie che obbligavano i figli a continuare il mestiere dei padri;
La crisi demografica. Ebbe come conseguenza un rapido ricambio delle classi dirigenti. Sia le grandi famiglie di origine patrizia, sia quelle plebee, si estinguevano nel giro di poche generazioni e al loro posto subentrava gente aliena alla cultura romana. La crisi demografica dell’Occidente fu causata sia da problemi pratici pestilenze, guerre, invasioni, senso di insicurezza, sia dall’ideologia della “castità” che, a partire dal III secolo, non fu soltanto cristiana.
L' emergente religione Cristiana, si contrappose radicalmente agli ideali classici. Era intollerante ed esclusiva e predicava una sorta di non-violenza diffondendo un’ideologia remissiva che contrastava con le necessità di difesa e di organizzazione civile in un momento molto difficile per l’impero. Inoltre prediligeva la “castità”, inducendo molti adepti a non sposarsi contribuendo così alla crisi demografica già colpita da pestilenze, guerre civili e difficoltà sociali. La Chiesa Cristiana, molto bene organizzata e, dal III secolo anche molto ricca, creò una specie di stato nello stato che, a partire dal IV secolo divenne egemone anche politicamente. (Come ai nostri giorni) Molti cristiani, soprattutto fino a quando l’impero fu pagano, non volevano combattere contro i nemici mettendo al centro l’esaltazione del martirio. La situazione iniziò a deteriorarsi. Vi furono attacchi barbarici e autentiche invasioni. Marco Aurelio, che era l’imperatore, fu costretto a combattere per molti anni lungo il Danubio, a dispetto del suo spirito contemplativo e della sua cultura filosofica. Oltre alle aggressioni barbariche, si sviluppò una terribile pestilenza che per molti anni si riacutizzava mietendo milioni  di vittime addirittura un quarto degli abitanti di tutto l’impero. Iniziò così la fine irreversibile dell'Impero Romano.
La Chiesa Cattolica onde evitare il diffondersi delle idolatrie in virtù delle immigrazioni di diverse etnie avviò i processi della Santa Inquisizione.
Nel 1231 papa Gregorio IX. con la bolla Excommunicamus, affidò il compito dell'Inquisizione a dei giudici nominati e inviati da lui stesso che avevano, tra l'altro, il potere di deporre anche i Vescovi qualora riscontrassero inefficienze nel loro operato. Il ruolo di giudice inquisitore così sottratto ai vescovi fu affidato, in un primo momento, a Monaci Cistercensi ai Frati Domenicani e ai Frati Francescani. Gregorio IX rivestì, ad ogni modo, il ruolo primario dell'intervento imperiale: l'eresia fu considerata reato di lesa maestà, in quanto sulla religione cattolica si fondava l'impero.
TRA PASSATO E PRESENTE, CI SONO DELLE SIMILITUDINI CON LA CRISI EUROPEA E LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO
L'Europa Unita, è stata costituita dopo al seconda guerra mondiale con l'intento cdi creare un continente pacifico e collaborativo nelle scelte economiche, politiche e sociali, con l'intento di dare vita agli Stati Uniti D'Europa. All'ora, delle sette potenze più industriali al mondo di cui cinque erano europee l'Italia al VI° posto in graduatoria.
Gli italiani dimostrarono grande statura ricostruendo l'Italia distrutta dalla seconda guerra mondiale fino all' Oscar alla £ira per la stabilità, e il conseguente Boom Economico. Cambiò il tenore di vita degli italiani e degli europei raggiungendo un benessere insperato fino al quel momento. Gli Stati uniti d'Europa una grande potenza nel contesto mondiale che poteva fare concorrenza agli Stati Uniti d'America e alle Repubbliche Sovietiche. Un sogno svanito, nei meandri dell''Ideologia” della Demagogia, delle “Illusioni” e dei movimenti studenteschi sessantottini.
Il progetto globalizzazione ha bloccato lo sviluppo democratico e il progetto “Stati Uniti d'Europa”.
Tanti eventi hanno caratterizzato il periodo storico che va dal trattato di Roma al trattato di Maastricht. Passando dal Concilio Vaticano II che ha condizionato non poco le scelte politiche economiche e sociali in una visione universale della Chiesa Cattolica.


Papa Wojtyla nella sua omelia di insediamento ha “aperto” le porte del mondo alla “globalizzazione”.

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! Di vita eterna.

Il progetto “Globalizzazione”, ha snaturato il ruolo delle Nazioni aderenti, con la conseguente riduzione della sovranità degli Stati nelle scelte politiche di competenza parlamentari a suffragio popolare. In oltre i Trattati Internazionali stipulati dal dopoguerra d oggi, che stanno, condizionano e limitano il ruolo dei parlamenti dei paesi aderenti alla UE, ridotti al ruolo di ratifica dei trattati che andranno a condizionare la vita dei cittadini Italiani e dei paesi aderenti.
Il Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht, dai dodici paesi membri dell'allora Comunità Europea, oggi Unione Europea, che fissa le regole politiche e i parametri economici necessari per l'ingresso dei vari Stati aderenti alla U.E. Successivamente entrato in vigore il 1º novembre 1993. In questo contesto anche se problematico, tra il 1989 e il 1990 la Comunità fece passi avanti nell'unione economica e politica. L'allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti osteggiò a ragione il trattato di Maastricht perché non in linea con il progetto Degli Stati Uniti d'Europa come previsto dai costituenti. Il Trattato di Maastricht rivoluzionò il progetto europeo originario, mettendo al centro il “Dio Denaro” dando così inizio all'epoca delle privatizzazioni e delle cartolarizzazioni. Sempre nel 1992 si da mandato alla Banca d'Italia di governare la politica economica sganciandola dalla politica. Come oggi la BCE è un soggetto privato al pari delle altre Banche Centrali e del sistema bancario più in generale. Si da inizio alla svendita del patrimonio industriale italiano a cominciare de quello dell'IRI, decisione presa dopo la “Crociera sul Britannia”. Oggi, quasi tutti i “croceristi” sono seduti su “poltrone” di potere del sistema politico italiano ed europeo. Allo stato attuale solo un crocerista, ancora in attesa di “poltrona”.
L'Europa, con l'apertura delle frontiere consentì la libera circolazione delle persone, e delle merci all'interno della U.E. La libera Circolazione interpretata delle persone ha favorito flotte di immigrati multietnici senza controllo. Di questi giorni la notizia che si “guadagna” meglio con l'immigrazione che con il traffico di droga. La libera circolazione delle persone, ha mutato l'aspetto etnico italiano dominante, ma di riflesso, si è creato uno stato multiraziale e multi religioso. Come nell'Antica Roma, l'immigrazione senza controllo creerà le stesse condizioni che hanno provocato la caduta dell'Impero Romano. La natura non poteva rimanere in disparte, nella speranza che l'EBOLA rimanga circoscritta.
Ma anche multifinanziario dovuto alla libera circolazione dei capitali dando occasione ai paesi Emergenti di acquisendo banche ed industrie rendendoci sempre più poveri condizionando la qualità della vita dei prossimi italiani ed europei.
Anche il DIO DENARO con la scusa del debito ha avviato una sorta di “caccia all'untore” leggasi “evasore fiscale” Tramite il sistema fiscale, si è avviato una sorta di “laica inquisizione fiscale” che non tortura le carni dei mal capitati, ma produce ferite invisibili alla psiche, e allo spirito, del mal capitato, già dall'arrivo della raccomandata. Se il mittente è Equitalia il contenuto a volte genera disperazione dove spesso, troppo spesso, assistiamo sgomenti a suicidi per la violenza con cui si manifesta il “feroce e famelico” DIO DENARO.

Quale futuro per l'Europa? Nemmeno la “Chiromante” con la palla di cristallo lo può prevedere.

martedì 9 dicembre 2014

DAL CAOS FILOSOFICO ALL'INGOVERNABILITA'

DAL CAOS FILOSOFICO, ALL'INGOVERNABILITA', DALL'INGOVERNABILITA' ALLA “CORRUZIONE”

Di Paolo Pellicciari

Martedì 9 dicembre 2014

NelL'Anno Santo del 1950, il 9 maggio, con la dichiarazione di Schuman, Ministro degli Esteri Francese, si da l'avvio al processo di integrazione Europea. La dichiarazione, prospettò il superamento delle rivalità tra Francia e Germania legate dalla produzione del carbone e dell'acciaio grazie alla creazione di un'Alta Autorità per la messa in comune delle riserve europee di tali materie prime. Con la dichiarazione del “9 maggio” Schuman, pose le basi per la futura Comunità Economica Europea.
La fine della seconda guerra mondiale si instaura la democrazia. La contrapposizione politica tra il vecchio P.C.I e la D.C si concluse con la vittoria della D.C. di De Gasperi. De Gasperi ispirato dalla Rerum Novarum, enciclica emanata nel 1891 da Leone XIII, analizzando le precarie condizioni degli operai nella società di allora fornendo le possibili soluzioni, per una giusta mediazione tra le parti, garantendo i diritti e i doveri sia alla classe operaia che imprenditoriale, evitando forma improprie di difesa attraverso le idee rivoluzionarie, di invidia ed odio tra le classi sociali. De Gasperi impostò la politica economica basata sul “Laissez Faire”, dando avvio alla libertà di espressione che portò gli italiani al Boom Economico. Gli italiani dimostrarono di essere un grande popolo, in “pochi” anni furono in grado di far risorgere l'Italia dalle macerie della seconda guerra mondiale. Il sistema politico meritocratico di certo “antistatalista” fondato sulla libertà, (“Libertà” un vocabolo senza aggettivi) ispirata dalla Rerum Novarum, l'Enciclica per chi scrive, ancora attualissima, diede il “la” alla politica economica che cambiò la vita degli italiani, che cambiarono il tenore di vita passando dal “somaro” alla “600”. ( anche Monti ebbe la presunzione di cambiare la vita degli italiani, ma, voleva la “rottamazione” della “600” e sostituirla con il “Somaro”)
Tanto che nel 1960, la Lira viene premiata dal Financial Times con l'Oscar per le stabilità grazie al governatorato della Banca D'Italia di Donato Menichella.
Nel 1959 Nasce la “Nuova Sinistra” in Italia e in altri Paesi occidentali, per indicare l’insieme dei movimenti e dei gruppi politici di sviluppatisi fra gli anni 1960 e 1970, al di fuori e spesso in contrapposizione alle organizzazioni tradizionali della sinistra.
Mi ricordo, gli echi dell'iniziativa in preparazione del Concilio del Card Tardini che scrisse ai Vescovi per “sondare” preventivamente l'orientamento che i padri Conciliari avrebbero dovuto seguire nel dibattito Conciliare.
Il 25 gennaio del 1959 Papa Giovanni XXIII annuncia il Concilio Vaticano II conclusosi nel 1965, il 24 novembre, viene emanata la Costituzione Dogmatica della Chiesa. Di cui riporto il primo punto.
Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura, illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa. E siccome la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano, continuando il tema dei precedenti Concili, intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale. Le presenti condizioni del mondo rendono più urgente questo dovere della Chiesa, affinché tutti gli uomini, oggi più strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unità in Cristo”.
Dopo la chiusura del Concilio non si “masticava” bene tra i prelati della curia degli conciliari.
Qualcuno mormorava “pascoleremo” il gregge in pascoli aridi. Qualche altro criticava la posizione del sacerdote sull'altare. In sintesi, i risultati del Concilio non son stati accolti tanto bene dagli addetti ai lavori. Gli esiti del “Concilio Vaticano II” furono piuttosto controversi, molti non gradirono lo spostamento a “sinistra” della Chiesa, credo, anche sotto gli echi dei scalmanati movimenti giovanili piuttosto agitati che imperversavano nelle università e nelle piazze con slogan che incitavano alla protesta.
Nacquero in tutta Europa i movimenti rivoluzionari del “sessantotto”, neanche lo Stato Pontificio non fu immune dalla contestazione sessantottina.
Il Sessantotto, è stato un movimento sociale e politico ancora oggi controverso: molti sostengono che sia stato il movimento che ci ha portato ad un mondo “utopicamente” migliore e molti altri sostengono invece il contrario, ovvero che sia stato un movimento che ha spaccato e distrutto la moralità e la stabilità politica mondiale fondata su valori “di libertà”.
La contestazione giovanile ha avuto il suo culmine nel Maggio Parigino del '68 designando in maniera globale l'insieme dei movimenti di rivolta verificatisi in Francia nel maggio-giugno 1968. Detti movimenti, hanno costituito un periodo ed una cesura significativi nella storia contemporanea francese, ed europea, caratterizzato da una vasta rivolta spontanea, di insieme sociale, politico e anche filosofico, indirizzato contro la società tradizionale, il capitalista di impronta americana e potere Gollista. I giovani cominciarono a gridare Scatenati guillotine, guillotine, guillotine, la CGIL francese preoccupata della degenerazione della protesta, fece scendere in sciopero gli operai francesi che placarono gli animi fino a far scemare le contestazioni giovanili. Gli eventi del “68” restano il più importante movimento sociale della storia Francese ed Europea del XX secolo.
Negli anni immediatamente successivi al Concilio, Papa Paolo VI e i suoi successori dovettero infatti fare i conti con una profonda emorragia di sacerdoti e religiosi che interpretarono l'attenzione al mondo in maniera diversa dall'effettiva dottrina della Chiesa. Prese forza il movimento dei “preti operai”, già attivo dal secondo dopoguerra in Francia, ma che dopo il Concilio trovò nuovo vigore, grazie anche all'approvazione da parte dello stesso Paolo VI di tale pratica, precedentemente ritenuta illegittima da Pio XII e Giovanni XXIII. Nacquero le “ Comunità Cristiane Di Base” le quali, soprattutto in Sud America, testimoniarono la vitalità delle Chiese locali che assunsero una dimensione assai rilevante che dura ancora oggi. Sempre in America Latina, molti teologi seguaci della teologia della liberazione, abbracciarono la lotta marxista. Da parte opposta, Monsignor Lefevre rifiutò invece la riforma della liturgia ed altri pronunciamenti di "apertura" del Concilio, tra cui quelli sull'ecumenismo, ponendosi di fatto in una situazione di rottura con la Chiesa di Roma.
Si da avvio, all'era “Comunionista” meglio conosciuta come “Compromesso Storico”, basato economicamente sull'Economia Sociale di Mercato in sostituzione dell'economia tradizionale basata sul lavoro anche individuale e imprenditoriale.
Al contempo si frantumano le formazioni politiche in diversi partiti e partitini creando “confusione filosofica” che genera le più disparate maggioranze politiche.
A partire dal 1970, si mettono le basi di una lenta e progressiva “rivoluzione” economica e sociale caratterizzata dalla crisi petrolifera, l'applicazione di una nova tassa sui consumi “l'IVA” una “mina” vacante che destabilizza i valori tradizionale delle merci, non solo, inizia l'espansione delle catene di supermercati, che iniziano radicarsi sul territorio fino all'abrogazione della legge 426 del 11 giugno 71 Relatore on Aliverti con la consulenza del sottoscritto. La legge venne abrogata i primi anni 90 con l'entrata in vigore del trattato di Maastricht. Il Trattato di Maastricht prescrive espressamente che la politica economica degli Stati membri sia conforme ai principi di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza. La potente lobby della G.D.O. per non pagare le licenze, “ottiene” liberalizzazione del commercio, decretando una lenta e inarrestabile agonia e della piccola distribuzione residente nei centri storici. A seguire, una nuova ondata di liberalizzazione del commercio mondiale, anche attraverso accordi e istituzioni internazionali appositamente concepite a partire dal GATT finalizzate all'abolizione progressiva delle barriere al commercio internazionale, e all'istituzione di un “capitalismo selvaggio” senza confini dove è in discussione il “Made In....”
IL GATT è il “Sigla (dall'inglese General Agreement on Tarifs and Trade) con la quale è noto l'accordo generale sulle tariffe e sul commercio, concluso a Ginevra nell'ottobre del 1947. Con il GATT si da inizio ad una serie di accorsi internazionali di seguito WTO, GATS, ITO, ICE, UMCIAD, DSU, BW, AMF, OCM, TISA, TTIP, ( Transatlantic Trade and Investment Partnership ) tradotto “Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti” Quest'ultimo trattato molto controverso. Se il progetto avrà successo, sarà la più grande area di libero scambio esistente, poiché UE e USA rappresentano circa la metà del PIL mondiale e un terzo del commercio mondiale. L'accordo potrebbe essere esteso ad altri paesi con cui le due controparti hanno già in vigore accordi di libero scambio, in particolare i paesi membri della Nort American Free Trade Agreemente (NAFTA) e dell'Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA). Organizzazioni para bancarie create per l'acquisizione dei beni e servizi delle nazioni aderenti al sistema globalizzato.
Quanto ai rapporti tra GATT e Comunità Europea prima, ed Unione Europea poi, sono regolati, nel diritto comunitario, dall'articolo 113 del Trattato di Roma (come successivamente modificato dal Trattato di Maastricht il quale attribuisce all'Unione Europea una competenza esclusiva in materia di politica commerciale comune, fondata su principi uniformi, specialmente per quanto concerne le modificazioni tariffarie, e la conclusione di accordi tariffari e commerciali, l'uniformazione delle misure di liberalizzazione, la politica di esportazione, nonché le misure di difesa commerciale, tra cui quelle da adottarsi in casi di “dumping” e di sovvenzioni. Con “dumping” si indica, nell'ambito del diritto, una procedura di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero ad un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita del medesimo prodotto nel mercato di origine. L'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), conosciuta anche con il nome inglese di World Trade Organization (WTO), è un'organizzazione internazionale creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra gli stati membri. Vi aderirono, a luglio del 2008, 153 Paesi a cui si aggiungono 30 Paesi osservatori, che rappresentano circa il 97% del commercio mondiale di beni e servizi. La “globalizzazione” Le vendite in “dumpingsono state disciplinate dalle norme internazionali antidumping (che sono state incluse progressivamente nell'ambito del General Agreement on Tariffs and Trade (GATT 1947) e che pertanto, oggi sono previste dall'Organizzazione Mondiale del Commercio, ma sono altresì contemplate dal Diritto Comunitario a tutela della libera concorrenza in quanto capaci di determinare gravi distorsioni sul mercato di importazione e di attribuire un vantaggio di base all'impresa importatrice nei confronti degli altri soggetti (produttori o esportatori) che operano nel mercato di importazione per lo stesso bene o servizio.
Nel settembre del 1978 Papa Luciani in una delle poche udienze pubbliche si dichiarò contrario alla proprietà privata schierandosi all'estrema sinistra dello schieramento politico tradizionale ecclesiastico. Dando all'ermeneutica del Concilio una posizione penalizzante nei confronti della cultura, delle arti dei mestieri esercitati dai Credenti.
Nella “palude” di degli accordi internazionali si nasconde una “feroce” forma di capitalismo d'assalto senza controllo che porterà alla “schiavizzazione” delle nuove generazioni. Un capitalismo che specula su tutto, anche su gli alimenti per la sopravvivenza alimentare dell'umanità per me non è capitalismo. E' “sciacallaggio” economico. Un capitalismo che sta centralizzando tutta l'economia creerà schiavismo “selvaggio” tanto selvaggio da appropiarsi anche della micro economia frutto di risparmio e di lavoro per garantire un futuro ai figli e per le emergenze della vita. Ho la sensazione che tutto questo faccia parte di una strategia preordinata che con la scusa del debito stanno centralizzando le proprietà dello stato e successivamente quelli dei cittadini. Da qui forse l'invito alla “povertà” predicata da Papa Francesco A meta degli anni 80 comincia una graduale impennata del debito pubblico italiano che dando inizio alle privatizzazioni. Tanto che già nel 1992 comincia il processo di “privatizzazione” del patrimonio pubblico italiano concordato complice una crociera panfilo Britannia. I “croceristi del Britannia” oggi presidiano le cariche più importanti dello Stato italiano e della UE. Mancano solo o Prodi o Amato alla carica di Presidente della Repubblica chiudendo il “cerchio” per un possibile progetto “dittatoriale” economico politico a dimensione internazionale. Non si riesce a capire, come mai, nonostante tutto il patrimonio alienato, e la estrema pressione fiscale, continui a crescere il debito pubblico. Non credo di scrivere eresie, se penso che c'è tutto un disegno preciso per accaparrarsi il patrimonio pubblico degli stati occidentali da parte di un organismo “Ombra” di cui non si conoscono i connotati. Inoltre la “speculazione” sta acquistando intere Regioni in paesi sottosviluppati per acquisire le ricchezze di superficie e sotterranee, ribaltando il principio della “concessione” a favore della proprietà. Il rovescio della medaglia è rappresentato dai flussi migratori causati dai nuovi “padroni” che non gradiscono “estranei” nelle loro proprietà acquisite con il “vile” denaro. Questo tipo di speculazione, sta livellando l'economia dei cittadini ridotti in povertà con il contraltare di una “nomenclatura” sempre più ampia e ad alto reddito sovente di natura “discutibile”. E' di questi giorni la scoperta della vergognosa speculazione sulla pelle degli immigrati perpetrate delle cooperative addette alla cura degli immigrati. Non escludo che nel prossimo futuro un nuovo “ordine mondiale” possa stravolgere l'organizzazione governativa operante all'interno dei confini nazionali che conosciamo. Cambierà il sistema di vita, dei popoli. Il mondo non sarà governato dalle leggi dettate a Mosè dal Dio creatore del cielo e della terra, ma dal “Dio Denaro” senz'anima “affamato” di una vorace e insaziabile ricchezza. Ho il grande sospetto che la battaglia finale sarà a favore del Dio Denaro Un ordine mondiale, dove il mondo occidentale dovrà pagare un prezzo più alto, a causa del vortice del “presunto” indebitamento, complice una classe politica “inetta” e “asservita” e perché no, anche “corrotta”. Il nuovo sistema economico gestito da “poteri occulti” tutti da identificare, hanno prodotto accordi internazionali, proposti e gestiti da politici o sedicenti tali, che ci hanno portato al tracollo finanziario soprattutto del mondo occidentale. Prendiamo il caso della Grecia, una popolazione di circa 11.milioni di abitanti, pari al 2,2% della popolazione europea che è di circa 730 milioni di abitanti? Credo di no. Allora? Quel giorno ( il 9 maggio del 50) al Quai d'Orsay di Parigi nel Salon de L'Horologe, Schuman propose il progetto di unità delle nazioni: Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemdurgo, e Paesi Bassi. Da qui nacque G7. Ovvero sette nazioni avevano il sistema industriale più potente del mondo. Oggi l'economia è distribuita nel G 20 causando pianificazione in basso dei renditi individuali vittime anche dell'”oppressione fiscale”. In sintesi i paesi emergenti applicando senza volerlo la politica economica dettata dalla “Rerum Novarum” stanno crescendo economicamente. Mentre il mondo occidentale post Conciliare “affonda” drammaticamente in una “crisi” senza fine. Cito una frase attribuita a Papa Paolo VI, da Alessandro Gnocchi e Mario Palamaro nel loro libro “La Bella Addormentata” Si credeva che dopo il Concilio, sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E' venuta invece, una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza” Posso azzardarmi a scrivere che ha avuto una lungimirante previsione.
Dagli anni 60 in poi, nella chiesa, chiunque si è alzato a contestare l'autorità e la gerarchia è stato accolto come “profeta”da un popolo di Dio entusiasticamente inclinato al “tumulto”. (ndr)
Un fenomeno inedito per proporzioni diffusione e virulenza che ha portato Paolo VI a parlare di “Fumo di Satana entrato nel tempio di Dio”. Giovanni Paolo II di “apostasia silenziosa”, e Benedetto XVI di “sporcizia nella Chiesa”
Anche Marcello Pera e l'allora Cardinale Joseph Ratzingher, poi Papa Benedetto XVI, scrissero un libro “Senza Radici” (Europa, Relativismo, Cristianesimo, Islam) abili “fotografi” della realtà attuale in tutto il suo complesso. Come se l'umanità dovesse essere “sradicata” dalle proprie abitudini e “trapiantarla” in un altro habitat di cui non si conosce il grado di fertilità. Attecchirà?
Papa Francesco “integralista” post “conciliare” vuole una Chiesa Povera per i Poveri. Con l'impoverimento del ceto medio si è ampliato il tessuto sociale nella povertà, che vive nell'umiliazione e negli stenti dormendo nei ricoveri più disparati comprese le stazioni e auroporti. Di contro, una classe dirigente pubblica opulenta frutto spesso d'illecito comportamento, irrispettoso del “lavoro” e dei “contribuenti”. A conclusione mi domando chi guiderà la politica economica in Italia? Papa Francesco vuole la Chiesa Povera per i Poveri e Matteo Renzi enuncia Crescita e Sviluppo Chi vincerà la sfida? Non c'è sfida! Perderà il Popolo; che dal 2008 l'immobilismo della politica economica sia dell'Italia che dell'Europa porterà i popoli inesorabilmente verso la povertà e la disperazione.


venerdì 10 ottobre 2014

L'EUROPA UNITA? L'INCOMPIUTA DISORIENTATA NEI MEANDRI DELLA GLOBALIZZAZIONE


Di Paolo Pellicciari

Già Luigi Enaudi nel 1897 ebbe a scrivere un articolo sul giornale “La Stampa” dal titolo “ Stati Uniti d'Europa” scrisse:La federazioe europea nascerà dalla diffidenza e dalla insicurezza reciproca e non dall’amor fraterno e dagli ideali umanitari, ma non sarà tuttavia meno gloriosa”.
I fatti di questo ultimo secolo, hanno dimostrato la visione precorritrice, della notevole analisi di un intellettuale che diventerà, alcuni anni dopo, il primo e il più idoneo Presidente della Repubblica.
Nel marzo del 1957 si firmarono a Roma gli accordi per la costituzione della UE. La lenta costruzione europea che conosciamo oggi, nasce da una frammentazione d'accordi che hanno creato un imponente architettura ancora incompleta con molte sfaccettature incomprensibili e deludenti.
Dall'articolo di Luigi Enaudi sono scoppiate due guerre mondiali con la loro genesi di nazionalismi europei frutto di una incontrollata esibizione di potenza, di odi manifesti che da Napoleone con la sconfitta di Waterloo mancò la “costituzione” dell'Europa. La battaglia di Waterloo Fu l'ultima battaglia di Napoleone che segnò la sua definitiva sconfitta è stata una delle più combattute e sanguinose delle guerre napoleoniche. Napoleone, Giulio Cesare, Alessandro Magno, Carlo Magno... tutti uomini che "hanno fatto la Storia", ma le hanno davvero impresso un corso diverso? O si sono semplicemente messi grazie alle loro abilità alla testa di forze storiche indipendenti da loro? Senza la loro esistenza, il mondo sarebbe stato radicalmente diverso o per concetti generali sarebbe stato lo stesso? Riprendendo la metafora di non so quale utente del forum, la Storia è come un'enorme nave in movimento. Nessuna forza umana può cambiare drasticamente la direzione di una nave, la si può influenzare lentamente, ma il 'timone della Storia' rimane nella stessa mano troppo poco tempo per darle un corso veramente diverso. E inoltre la direzione di massima della nave la decidono i venti e le correnti, al di fuori dell'arbitrio umano. Insomma ritengo che senza Cesare ed Augusto la Repubblica Romana si sarebbe comunque trasformata in Principato; senza Carlo Magno l'ex impero d'Occidente avrebbe comunque trovato una sua unità. Senza Napoleone l'Europa sarebbe comunque diventata liberal-borghese; Le due guerre mondiali del Novecento hanno la loro genesi nei nazionalismi europei, che sono a loro volta il prodotto di una incontrollata volontà di potenza e di accesi odi atavici che, dalle guerre napoleoniche si trascinano fino alle macerie dell’aprile 1945. Dopo a drammatica esperienza, le classi dirigenti dell’Europa occidentale, hanno compreso che occorreva creare una istituzione per una cooperazione stabile, per evitare nuovi conflitti e divisioni. L’Europa che nasce nel secondo dopoguerra ha una matrice continentale saldata sull’asse Parigi – Bonn. Senza la condivisione d'intenti tra la Francia e la Germania la Comunità Europea non sarebbe esistita. I francesi Robert Schuman e Jean Monnet capiscono che la Francia e la Germania dovessero creare un armistizio permanente per mettere solide basi della nuova Europa, ma Unita. Nasce la prima Europa dei 6 (Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo). Jean Monnet nel febbraio 1955 già vagheggiava di dare vita agli Stati Uniti d'Europa. Il trattato di Roma del 1957 stabilisce le modalità di un’unione doganale, con comuni politiche agricole e commerciali come la libera circolazione delle merci e delle persone. I rappresentanti politici europei, perdono la grande occasione di creare gli Stati Uniti d'Europa. Uno Stato Federale coordinatore delle politiche sociali ed economiche punto di riferimento per gli stati membri sotto una unica politica monetaria, economica, industriale, estera, della difesa,dell'energia e sociale. L'Europa che delle sette nazioni più industriali al mondo ne aveva cinque, una grande potenza economica.
Persa l'occasione di fondare gli Stati Uniti d'Europa, si è creato una aggregazione di Stati con diverse identità politiche, economiche, culturali ed etniche alla ricerca di una identità, mentre l'imperversare di scorribande di diverse etnie economiche, che la stanno predando i “gioielli di famiglia” europei con la complicità dell'immobilismo della classe politica delle nazioni che costituiscono la Comunità Europea.
Il successo di questa iniziativa è denotato dalla richiesta di ingresso di Gran Bretagna (De Gaulle ne aveva impedito l’ingresso negli anni Sessanta), Irlanda e Danimarca che entrano nel 1973, non certo per convinta vocazione europeista, ma per convenienza, specialmente la Gran Bretagna anche se rimarrà sempre ritrosa (come oggi Cameron) a cedere pezzi della sua sovranità all’Europa.
Tutti i successivi allargamenti della Comunità – che dal primo novembre 1993 diventa Unione europea – non nascono da ragioni ideali, ma i nuovi Stati entranti valutano con interesse l’area europea perché garantisce una più rapida crescita e una maggiore stabilità economica. Oggi gli Stati membri sono 27, 17 paesi hanno l’euro come moneta e la Lettonia, in rapida espansione economica, ha chiesto di adottarlo.
Il passo successivo – che ha portato alla creazione dell’Unione Europea – poggia su tre pilastri: una politica estera e una sicurezza comuni, una giustizia comune, un’economia monetaria. Sul secondo e terzo punto sono stati fatti importanti passi avanti, ma su politica estera e difesa comune l’Unione europea ha subito clamorose sconfitte che ne hanno svilito il peso internazionale: in tutte le fasi delle guerre di decomposizione della ex Jugoslavia negli anni Novanta, l’Europa non è riuscita ad avere una linea comune privandosi della forza diplomatica necessaria a costruire un processo di pace. In Serbia e in Kosovo, nel cuore del continente europeo, sono dovuti intervenire la Nato e gli Stati Uniti; dopo l’invasione Usa dell’Iraq nel marzo 2003, l’Unione europea si è presentata un’altra volta in ordine sparso con differenti posizioni: Gran Bretagna e Polonia hanno inviato delle truppe, l’Italia ha fornito l’appoggio diplomatico, la Francia e la Germania si sono opposte al conflitto.
Sul piano economico l’attuale Patto di Stabilità e Crescita è distante dalle esigenze di rilancio. Possibile che in un’Europa dove la somma del prodotto interno lordo dei singoli Paesi sarebbe da prima potenza mondiale, non si riesca a concepire che modeste politiche all’insegna dell’austerità, a loro volta fautrici di ulteriore recessione?
Altro punto dolente: l’Unione europea è un presidio di democrazia? Teoricamente sì, ma il governo dell’ungherese Viktor Orban sta infrangendo il diritto comunitario con una serie di provvedimenti liberticidi come la riduzione dell’autonomia del potere giudiziario e la limitazione della libertà di stampa. Le istituzioni europee hanno espresso le loro critiche, ma oltre a questo non si è andati, con la conclusione che nell’Ue può starci anche un Paese a democrazia limitata come l’Ungheria.
Molte cose mancano ancora all’Europa: una costituzione (abbandonata nel 2009 dopo le bocciature referendarie in Francia e Olanda), un governo e un presidente eletti dai cittadini.
L’integrazione europea è giunta a un punto che richiede passi successivi. Se questa Europa rimane incompiuta rischia di sgretolarsi al persistere delle crisi, all’affiorare di populismi e localismi. Più che idealismo (nessun dubbio che l’europeismo sia una nobile aspirazione) serve – sempre e soltanto – un’istituzione che si accrediti per la sua capacità di arginare la crisi andando oltre ciò che i singoli Stati non riescono a fare. E’ giusto che i cittadini facciano un passo verso l’Europa, ma è indispensabile che l’Europa agisca in forma trasparente nell’interesse dei suoi cittadini, a cominciare da quelli in difficoltà economica e in cerca di lavoro. Se vogliamo morire europei – dopo essere nati francesi, tedeschi o italiani – non c’è altra strada.
Non ci vuole la palla di cristallo per capire la necessità di avviare al più presto il progetto Stati Uniti d'Europa, considerando che le nostre nazioni stanno diventando troppo piccole in prospettiva di un mondo globalizzato, dove le nuove potenze economiche emergenti entreranno in competizione con l'Europa che resterà debole se non deprivatizza il sistema delle banche centrali e con esse la BCE e ricondurre i processi economici sotto il controllo del parlamento europeo e dei parlamenti nazionali.
A seguire necessità legiferare sulle valutazioni delle società di rating che, quali soggetti privati, possono o potrebbero manipolare il mercato finanziario a favore del sistema bancario speculativo.
I "rating" sono dei voti su una scala predeterminata, generalmente espressa in termini di lettere e/o altri simboli. Esistono molte agenzie di rating, ma le più conosciute e influenti sono la Standard & Poor's, Moody's Investor Service e Fich Ratings. Queste società fondate per aiutare ad affrontare i problemi di asimmetria informativa presenti sul mercato al fine di aumentarne l'efficienza a livello globale fornendo informazioni utili d'investimento.
Gli investitori presenti sui mercati si affidano infatti ai giudizi emessi dalle agenzie di rating per decidere quali titoli comprare e in che misura, a seconda della predisposizione al rischio dei soggetti investitori. Non solo, ma possono condizionare le politiche economiche degli stati sempre con l'obbiettivo speculativo.
Il 13 febbraio 2012, l'agenzia di Rating Moody's ha declassato gran parte dei paesi europei, in particolare il debito dell'Italia è stato declassato da A2 ad A3, con outlook negativo, suscitando critiche nell'ambiente economico e dello stesso governo italiano
Lo stesso governatore della BCE, Mario Draghi, ha recentemente affermato come "bisognerebbe imparare a vivere senza le agenzie di rating o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi".


mercoledì 25 giugno 2014

La privatizzazione delle “Società partecipate”da 8mila a Mille in tre anni
General Agreement on Trade il Service
(Accordo Generale sul Commercio di Servizi)
Di Paolo Pellicciari,

L'organizzazione inizia la sua attività nel 1995, dopo la conclusione dell'Uruguai Round, sostituendo il “GATT” General Agreement on Tariffs and Trade. Un foro mondiale per la liberalizzazione degli scambi. Concetti e termini presenti nel “GATS” mutati dal più recente “GATT” con importantissime differenze. L'influenza del “GATT” è molto maggiore. La definizione di commercio di servizi tra le righe del “GATT” si amplia ben oltre la tradizionale di scambio transfrontaliero, con l'inclusione del movimento dei consumatori e delle realtà produttive (capitali e lavoro) fino ad arrivare alla codificazione dei fornitori di servizi quali commercianti, produttori, distributori e così via.
Di fatto si sta riducendo l'influenza del GATS a favore del GATS di cui la previsione che gode di un ampio spazio d'influenza per la libertà comportamentale frutto di negoziazioni e sottoscrizioni d'impegni da parte dei singoli paesi membri. Va chiarito, che nonostante il risultato dell' “Uruguay Round”, l'accordo GATS nel 1995 non ha portato ad una definitiva liberalizzazione dei servizi su scala mondiale, quanto alla definizione di regole vincolanti e di meccanismi per avanzare in modo graduale il processo di liberalizzazione e di globalizzazione nella gestione dei servizi.
Occorre ricordare inoltre che l'assenza di una specifica definizione di “beni” nel GATT non ha apparentemente provocato nessun disagio. Gli ex membri del GATT optarono per una classificazione dei settori di servizi; Servizi Commerciali; Servizi di Comunicazione; Edilizia e servizi di Ingegneria e Connessi; Servizi di Distribuzione; Servizi D'insegnamento; Servizi Ambientali; Servizi Finanziari; Servizi sanitari e sociali; Servizi Turistici e Connessi; Servizi Ricreativi, Culturali e Sportivi; Servizi di Trasporto; Servizi D'igiene Ambientale e Altri servizi.
Trattare questi argomenti non è facile. La ricostruzione del calendario degli accordi internazionali è difficile e complicato, si ha la sensazione di entrare in un negozio di scarpe, dove ogni scatola contiene un paio di scarpe di diverso colore e foggia, con una apparente diversità, ma costruite con lo stesso materiale. “Cuoio e Pelle”. In politica economica internazionale abbiamo a che fare con una moltitudine di organizzazioni dove ci vuole un satellitare per orizzontarsi.
I Cinesi hanno fatto le “scatole” e il mondo occidentale le ha riempite
GATT, GATS, WTO, ITO, ICE, UNICIAD, PSU, BW, AMF, OMC, TISA, e tante altre organizzazioni con presidenti, consigli d'amministrazione, con una complessa macchina operativa burocratica, che cambierà il sistema “economico-politico” continentale, nazionale, e regionale, al fine di concentrare le ricchezze del mondo, a scapito del “benessere” dei cittadini delle attuali e prossime generazioni.
Con gli accordi del GATS, tra pochi anni saranno privatizzati tutti i servizi considerati pubblici per antonomasia. E' iniziato da tempo l'adeguamento al Assisteremo, tra qualche anno, al processo di privatizzazione dei servizi come sopra elencati oggi gestiti dalle società “partecipate” costituite alla bisogna per “appropriarsi” dei sevizi pubblici e frne soggetti privati che erogano a pagamento. Il rovescio della medaglia verrà ribaltato il processo democratico con una dittatura di tipo economico. Ho già ho scritto un articolo dal titolo “il Banchismo” la Dittatura del Terzo Millennio.
L'accordo GATS, si compone di una serie di principi di applicazione nei vari settori d'intervento. I principi del GATS regolano il processo di liberalizzazione progressiva, che ha luogo con l'assunzione da parte degli stati Membri di impegni specifici, che scaturiranno da negoziati ciclici, previsti dal capitolo IV. C'è da ricordare la clusola della nazione più favorita (NPF) all'articolo II. Sono parte integrante del GATS anche alcuni allegati, che definiscono regole specifiche ad alcuni settori quali i trasporti aerei, le telecomunicazioni, i servizi finanziari e le persone fisiche.
Non si può non citare l'accordo TISA (Trade in Services Agreement) un trattato internazionale di Lobby e governi per liberalizzare e “appropriarsi” dei Servizi, dei dati personali e della sanità.
No dimentichiamo che gli ospedali del Lazio, sono passati all “Sanit. Imm” (Sanità Immobiliare) che dovrebbe far capo a 4 banche di quelle che stanno acquisendo il patrimonio del demanio dello stato. L'accordo Tisa, riguarderà, anche sanitari dove i cittadini potranno usufruirne solo con la carta di credito.
E' un trattato TISA, che non riguarda le merci, ma i servizi, ovvero il cuore dell'economia dei paesi sviluppati come l'Italia, che è uno dei paesi che lo sta negoziando attraverso la Commissione Europea. Gli interessi in gioco sono enormi; Il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70% del prodotto interno lordo globale.
La Lobby Americana più aggressiva è la “Coalition of Services Industries” che porta vanti un'agenda di privatizzazioni dei servizi, dove Stati e Governi sono semplicemente visti come un intralcio al Business. << Dobbiamo supportare la capacità delle aziende di competere in modo giusto e secondo fattori basati sul mercato, e non sui governi >> Il documento è ancora Top Sicret l'artico svela solo i fondamentali dell'accordo, ma fa una fotografia la politica economica del prossimo futuro. Non ci vuole la palla di cristallo per capire cosa succederà alle società di servizio a capitale pubblico saranno cedute a aziende che per la loro spregiudicatezza guarderanno solo al profitto, con tutti i risvolti del caso. Se i Sindaci si preoccupano degli interessi dei cittadini devono svuotare le società partecipate di beni di servizio, immobiliari, mezzi tecnici e tornare a gestire in proprio le risorse patrimoniali ed economiche. In sintesi difendere la “cassa forte” dei Comuni e dei cittadini.


domenica 22 giugno 2014

POVERI GRECI,
RESPONSABILI DI UN “DEBITO” DI CI NON CONOSCONO LE RAGIONI.
DI Paolo Pellicciari

Poveri greci hanno un mare di debiti senza sapere perchè. “Ricordo una sentenza della Corte di Giustizia Europea. Nell'agosto 2010, la giornalista greca Gabi Thsing del quotidiano BLOOMBERG chiese alla BCE (Banca Centrale Europea) l'accesso a due documenti relativi ad operazioni condotte fuori borsa sui titoli del debito pubblico Greco. La richiesta fu respinta dalla BCE costringendo la tenace giornalista a fare ricorso alla Corte Europea di Giustizia per vedere accolta la sua richiesta. Nulla di fatto, la Corte (sentenza nella causa T-590/10, Gabi Thesing e Bloomberg Finance LP /BCE) respinge il ricorso. Di seguito l'estratto bel comunicato stampa della Corte. “ Il Tribunale ritiene che l BCE non abbia omesso un errore manifesto di valutazione considerando che la divulgazione del documento avrebbe arrecato un pregiudizio effettivo e concreto nell'interesse pubblico per quanto riguarda la politica economica dell'Unione e della Grecia.”
Leggendo le cronache politico-economiche di questi ultimi anni, mi allarmo sempre di più per il futuro della nostra democrazia che si sta dissolvendo come neve al sole.
Scrive M. Santopadre: “Il governo ellenico vuole assolutamente riempire le casse dello Stato. Una recente legge permette di rinchiudere i cittadini che devono al fisco più di 5000 euro, e allo scopo il gocerno pensa a riconvertire le vecchie caserme abbandonate in pseudo prigioni”.
Il dio Denaro, non ammette errori ne evasori, il suo “dominio” si innalza sopra l'Europa rivendicando una autorità che impone sacrifici a causa delle assurde politiche applicate dai vari governi compreso l'Italia. La Grecia, è piena di cittadini insolventi nei confronti dello Stato, a causa della pressione fiscale in continuo aumento, causando povertà sociale e disoccupazione e fame.
Il vecchio Yahvè che malediva e falcidiava con tormente e malattie, il popolo stanco e riottoso alla forzata “adorazione”. La “politica sociale” del Governo Greco,è quella di spremere con tutti i mezzi i cittadini, aziende e famiglie imponendo loro il pagare un debito pubblico dello Stato, a causa di una falsa politica neoliberista, di Bruxelles che, con l'introduzione dell'Euro e del Fiscal Compact è diventata legge.
Il Capo del governo, non sembra interessato a cambiare politica nonostante le sue fallimentari scelte fin qui attuate. L'esecutivo “telecomandato” da Bruxelles e Francoforte, mira più a rimpinguare le casse dello Stato, “estorcendo” i cittadini le tasse e i debiti non pagati, anche a costo di rinchiuderli in una fattispecie di campo di concentramento. Che sarà affollato solo di “poveri”. I grossi imprenditori di solito la fanno franca.
L'assurda proposta, è stata discussa in parlamento giorno fa, da vice ministro della Giustizia. Chi non paga i sui debiti entro quattro mesi dalla scadenza verrà punito e rinchiuso per un anno nelle ex caserme che stanno predisponendo.
Si tratta di uno “scherzo” o di una “provocazione”? Lo vedremo presto. Il vice ministro è intervenuto nuovamente sulla questione, nelle caserme prigione andranno in pochi, molti avranno i braccialetto elettronico e lavorare gratuitamente in una sorta di carceri agricole dove ogni giorno di lavoro equivale ad un giorno di carcere.
Nel frattempo, la Grecia, mette all'asta la spiaggia oasi delle tartarughe. Dune di sabbia, lunghe spiagge bianche con acqua cristallina, foreste di cedri, uno dei paradisi più belli del mediterraneo.
Il fondo per la valorizzazione e privatizzazione delle proprietà pubbliche voluto dalla Trojka (in sigla Hradf) ha inserito i 175 ettari dell'isola, incluse le spiagge di Simos e Sarakiniko considerate tra le 10 più belle del Mediterraneo e forse del mondo, nella lista delle 109 proprietà pubbliche se non in vendita da dare in uso esclusivo per una cinquantina d'anni.
La comunità locale e gli ambientalisti protestano. L'ex sindaco Panagiotis Psaromidis passata la sorpresa - l'amministrazione municipale non è stata neanche avvertita - ha preso carta e penna e ha scritto al presidente del Fondo e al ministero ellenico delle Finanze per chiedere la sospensione dell'operazione di messa all'asta. Ma ha ricevuto solo una striminzita e laconica letterina di risposta dall'Hradf in cui tenta di rassicurare sullo «sviluppo dolce e rispettoso dell'ambiente» e sul mantenimento del libero accesso alle spiagge per non meglio precisati «bagnanti». Il fatto è che l'isola di Elofonisos finora era una riserva naturale, inserita tra l'altro nei programmi Natura 2000 del Fondo europeo per l'ambiente. Una riserva integrale dove, spiegano gli ambientalisti che hanno ora lanciato una petizione internazionale sul sito Avaaz per fermare la vendita, dove oltre ai gigli di mare e ad una specie antica e rara di cedro mediterraneo, vanno a nidificare le tartarughe marine. Adesso, secondo i progetti che si stanno facendo avanti, dovrebbe diventare un parco marino privato, con relativa cementificazione: alberghi, case vacanza a schiera, servizi alla clientela d'élite come noleggio di moto d'acqua e attracchi per nautica da diporto. E le povere tartarughe? “Chi sse ne frega!
E uno sviluppo poco rispettoso dell'ambiente di cui la comunità locale dovrà solo prendere atto, senza alcuna voce in capitolo. Il caso dell'isola di Elofonisos è soltanto la punta di un iceberg, se così si può chiamare la mole delle privatizzazioni che sta attualmente schiacciando la Grecia e che su indicazione della Trojka (Fmi, Bce e Ue) dovrà essere attuato entro il 2020. Principale strumento ne è il Fondo per lo sviluppo degli asset - l'Hradf, appunto, o Hellenic Repubblic Asset Development Fund - che negli obiettivi del governo di centrodestra di Antonis Samaras dovrà reperire 50 miliardi di euro nei prossimi sei anni mettendo in vendita qualcosa come metà delle ricchezze del Paese, isole e spiagge incluse. È sulla base di questo piano che il Fondo Monetario Internazionale ha sbloccato, solo tre giorni fa, 240 miliardi di euro di aiuti internazionali, forniti per la maggior parte dal resto dell'Eurozona. I partner dell'area euro il mese scorso si sono accordati per l'erogazione di un prestito da 8,3 miliardi di euro in tre rate entro agosto. Il programma di salvataggio dovrebbe concludersi alla fine del 2014, ma il Fondo monetario internazionale continuerà a erogare alcuni prestiti fino al 2016. E così lo Stato ellenico ha potuto recentemente reimmettersi nel mercato dei titoli pubblici. L'ondata di privatizzazioni è solo all'inizio. L'area dell'ex aeroporto Hellenikon di Atene è andata per 95 milioni di euro ad una società a maggioranza cinese, la società del gas Desfa è andata alla società azera Socar per 400 milioni, il porto industriale del Pireo diventerà il terminal europeo per il colosso cinese Cosco che ha versato alle casse statali 700 milioni. Ma nella lista dell'Hradf sono finiti anche catene di alberghi, decine di immobili di pregio nel quartiere commerciale della Plaka ad Atene, a Rodi e a Nafplio, più la grande partita in corso della privatizzazione dei tanti porti turistici. Attualmente sono in fase avanzata di vendita quelli del progetto Nereidi che include porti e marine di Hydra, Alimos, Poros e Neo Epidaurus. Sono in corsa per lo più fondi di private equity turchi e greci, ma ci sono anche manifestazione d'interessi di imprenditori italiani come Paolo Vitelli della Azimut Benetti, interessato anche a rilevare il porto di Imperia dalla società fallita che faceva capo a Francesco Bellavista Caltagirone. Nel prossimo lotto messo all'asta ci dovrebbe essere anche il porto dell'isola di Santorini, gioiello delle Cicladi ormai letteralmente preso d'assalto dai nuovi turisti ricchi provenienti dalla Cina e dalla Russia, più le marine di Corfù e di Lefkada. Si tratta di affaroni per lo più. Ma non per il governo di Atene che finora ha incassato poco più di 3 milioni di euro dalle alienazioni dei gioielli del Tesoro. Non dappertutto però le svendite del patrimonio pubblico sono indolori. È il caso dell'isola di Elofonisos di cui dicevamo. Ma ancor di più è quello dell'azienda idrica di Salonicco, seconda città del Paese. Qui la società Eyath, finora partecipata solo al 5 per cento dal colosso francese Suez, è in attivo: genera 20 milioni di euro di profitto l'anno. Suez ora potrebbe aggiudicarsene il 51 per cento con appena 80 milioni da versare. Ma i cittadini di Salonicco stanno opponendo una ferma resistenza all'operazione di vendita. Hanno anche indetto un referendum popolare - appoggiato anche da Syriza - che ha coinciso con il secondo turno delle recenti amministrative, per cui ha votato oltre il 50 per cento degli elettori (213 mila contro la svendita su 218mila). Ma il governo Samaras si è affrettato a far sapere che considera la consultazione totalmente illegale. Alla faccia della democrazia.

lunedì 16 giugno 2014

MONEY ORGANIZATION SERVICES ECONOMICS
MO.S.E DI VENEZIA
“MODULO SPERIMENTALE ELETTROMECCANCO”

di Paolo Pellicciari

Il Mose di Venezia è balzato alle cronache per gli scandali che sono emersi dalle indagini della magistratura che ha portato all'arresto di 35 tra politici, amministratori oltre a 100 persone indagate.
Il MO.S.E ha una storia lunga alle spalle fa parte di quel giro di opere pubbliche iniziato già negli anni 50 e 60 come l'aeroporto di Fiumicino. Dunque un classico scandalo all'italiana ripreso dal film The Italian Job. Per realizzare una opera, i governi inviano miliardi a pioggia da gestiti da ignoti prestanome che organizzano società occulte per “disperdere” il flusso di denaro nelle varie “Scatole Cinesi” spesso in mano a politici di destra e di sinistra. In barba agli italiani. Un passaggio interessante dovrebbe essere ricordato. Nel gennaio del 1961, Giulio Andreotti, dallo scranno del governo del Senato disse: “io rispetto di più le persone della Camorra perché Pupetta Maggio che uccise l'assassino di suo marito a revolverate andrà in galera. Noi abbiamo nella Camorra politica di certi ambienti cose di meno nobili, perché si lanciano pietre e colpi di coltello senza rischiare niente senza mostrare il loro volto. In aula quel giorno si discuteva dell'Aeroporto di Fiumicino.
Lo scandalo dell'aeroporto di Fiumicino comincia già dalla posa della prima pietra avvenuta il 10 settembre del 1950. Costo previsto 29 miliardi di lire spesa complessiva finale 130 miliardi di lire.
La scio al lettore ogni commento.
Perché si è deciso di realizzare il Mose? Nel 1966, una mareggiata di quasi due metri, allagò la città di Venezia procurando danni enormi alle abitazioni e ai monumenti storici. Nel 1975, il Ministero dei Lavori Pubblici emana la legge speciale per Venezia, un appalto concorso internazionale per la progettazione e l'esecuzione degli interventi intesi alla conservazione dell'equilibrio idrogeologico della laguna.
Nel 1978, il ministro dei lavori pubblici chiude il concorso per l'assegnazione dei lavori. Nessun progetto fu considerato idoneo, per risolvere il problema dell'acqua alta. Però il ministero acquisisce tutti i progetti per poterli elaborare. Solo 4 anni più tardi ne 1982 parte il primo progetto elaborato da esperti e da docenti universitari e approvato dal consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Nello stesso anno viene fondato il Consorzio “Venezia Nuova” per la realizzazione degli interventi a salvaguardia di Venezia.
Ne 2002 cominciano ad arrivare i finanziamenti. I Comitato interministeriale finanzia il progetto del Mo.s.e co 450 milioni di Euro. Il 14 maggio del 2003 iniziano i lavori e nel 2006 il Consiglio dei ministri decide di procedere al suo completamento. Il costo complessivo è aumentato fino a raggiungere 5.493 miliardi di €uro. A oggi sono già stati finanziati 5.267 miliardi di cui 101 milioni di €uro assegnati con la legge di stabilità.
Oltre 50 anni per aver un'opera incompiuta costata fin ad oggi molti miliardi di €uro. C'è un ma! Non vorrei che si ripetesse quello che è successo nel lontano 2002 quando mani pulite distrassero l'opinione pubblica dalla cessione del sistema industriale dell'IRI, Con la scusa del debito pubblico italiano stanno vendendo diverse aziende pubbliche di notevole interesse industriale. Che lo scandalo Mose e Expo sia creato ad arte per “coprire” una di crociera sul “nuovo” Britannia il panfilo della Reggina Elisabetta rinnovato di recente? Ci può stare? Poesse!
Certo davanti a questi scandali, come non si può pensare a quel povero Pizzaiolo di Napoli che si è suicidato perché non ha potuto pagare una ingiunzione di 2000 € pagabile in 24 ore di tempo. Come non si può non pensare alle centinaia di “assassinati” dall'oppressione fiscale?
Le tangenti sul Mose, Expo come su tanti lavori pubblici, non dicono nulla di nuovo. Come cittadini siamo inermi, durante le elezioni ascoltiamo “sirene” che ci parlano di onestà, moralità, di trasparenza. Ma alla fine, in politica, tra il dire e il fare, c'è di mezzo l'oceano


15/06/2014