mercoledì 27 gennaio 2016

MOLTI CAPI DI STATO EUROPEI AMBISCONO AL PREMIO KALERGI

di Paolo Pellicciari

«Né dei Teucri il rio dolor - esclama Ettore  
di fronte alla disfatta - né quello d' Ecuba stessa, 
né del padre antico, né dei fratei, che molti e valorosi sotto il ferro nemico nella polver cadran distesi, non mi accora, o donna, sì di questi il doloquantol crudele tuo destino, se fia che qualche Acheo, del sangue ancor dei tuoi lordo l'usbergo, lacrimosa ti tragga in servitude ma pria morto la terra mi ricopra, ch' io di te schiava i lai pietosi intenda».

Impadronirsi delle donne del nemico, è stato 

sempre, in tutta la storia della specie umana, il 

segno della vittoria finale.

Il fenomeno dell'immigrazione di massa è un disegno preordinato, che va ben oltre la fuga da Paesi divorati da guerre intestine e povertà, balza alla cronaca l'applicazione del cosiddetto Piano Kalergi, che evidenzierebbe come le cause del fenomeno sarebbero abilmente nascoste dal Sistema e che la propaganda multietnica, mostra una falsa facciata per definire l'immigrazione come inevitabile.
Non si tratterebbe quindi di un evento spontaneo, o almeno questa sarebbe l'intenzione di ciò che starebbe dietro, nell'ombra, e che manovrerebbe i fili del potere internazionale, in un piano studiato per stravolgere l'intera Europa.
La chiave è contenuta nel libro "Praktischer Idealismus", ( di cui non si trovano copie) scritto da Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894-1972), politico e studioso di origine austraca, fondatore della Unione Paneuropea e primo uomo politico a proporre realisticamente una Europa Unita.
Il suo primo libro, intitolato "Paneuropa" è del 1923 e conteneva le linee guida per il Movimento Pan-Europa, che fece il suo primo congresso a Vienna nel 1926. Fra le personalità che parteciparono alla prima fase del movimento vi furono Thomas Mann, Albert Einstein, Jan Masaryk e Sigmund Freud. Aderirono all'idea di Pan-Europa personalità come Winston Churchill, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi. (ndr)
Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio Continente, bensì una sorta di “subumanità” resa bestiale dalla mescolanza razziale senza mai alludere alle differenze fisiche, psicologiche, culturali, religiose, dei milioni di immigrati” Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere.
L'essenza dell'idea di Kalergi sarebbe l'abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente,l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinché l’Europa sia dominabile dall’élite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa. I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht.
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.
Quindici anni fa uno studio dell'Onu introdusse il concetto di “immigrazione di rimpiazzo” che porta al centro del dibattito la necessità di sostituire (letteralmente) buona parte della popolazione europea con migranti, al fine – si dice – di compensare il calo delle nascite e garantire il sistema pensionistico. Massimo D’Alema (ndr) invoca 30 milioni di immigrati. Il sottosegretario Sandro Gozi (ndr) rilancia con 40 milioni. Laura Boldrini (ndr) dice che lo stile di vita dei migranti presto sarà il nostro. Nel frattempo, Angela Merkel, “ha” un piano tedesco per creare l'europa dei poveri, mantre apre le frontiere e mette al lavoro i siriani, e la Repubblica Ceca assume 5 mila rifugiati..........…
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale.
Di appresso, l'elenco degli “europeisti” insigniti del Premio Kalergi
Franjo Komarica Vescovo Cattolico di Bosnia 2004 –
Ibrahim Rugova, Presidente del Kosovo e Silivius Magnago Governatore dell'Alto Adige 2006
Vaira Vike-Freiberga Presidente della Lettonia 2007
Wladyslaw Bartoszewski Segretario di stato della Polonia 2008
Angela Merkel Cancelliere della Repubblica Federale di Germania 2010
Herman Van Rompuv Presidente del Consiglio Europeo 2012
Jean-Claude Junker Presidente del Consiglio Europeo 2014
Insomma, tutto fa pensare che anche il nostro Renzi potrebbe ambire al premio Kalergi.



mercoledì 13 gennaio 2016

IL PRIMO "MARE NOSTRUM" SCONFISSE L'IMPERO ROMANO

 “Leopolda”, sedotta e abbandonata....

Grande sorpresa e scalpore ha suscitato lo stupro di massa avvenuto nei giorni scorsi in alcune città europee, lasciando imbarazzo ed incredulità nelle popolazioni vittime di extra comunitari del nord Africa. Come ho scritto nel precedente articolo riferito alla massa di trenta/quarqntenni extra comunitari che stanno continuando a sbarcare in Europa.

Nei giorni scorsi Renzi ha tenuto l'ormai ricorrente incontro annuale alla Leopolda di Firenze, una sorta di congresso del PD, per fare il punto dello stato dell'arte della politica italiana e del suo governo.

Ma non si è parlato o se ne è parlato poco di politica estera, e sopratutto del piano di Ricard Nicolas di Coudenhove Kalergi, che si sta attuando e condizionando l'immigrazione come la politica economica.
CHART of the CENTURY: un mondo fatto di CARTA
Scritto il 24 dicembre2015
Il “grafico” illustra la politica economica degli ultimi anni. Il debito, derivati e speculazione: ma come può reggere un’economia e una finanza strutturata su queste basi? Solo con un forte e progressivo deleveraging che avrà per forza, anche degli effetti sui mercati. Ma non c’è alternativa.
Nei giorni scorsi, in un post dove si discutevano anche altri argomenti, ma ritengo necessario riproporlo singolarmente in quanto rappresenta in modo ideale lo stato drammatico del mondo della finanza. Un mondo che ormai è fatto “di carta”, che sopravvive grazie alla fiducia e che potenzialmente è fallito da un bel po’.
Il drammatico volume dei derivati presenti sul mercato. Certo, la gran parte degli stessi sono delle coperture, e buona parte delle stesse si “incrociano” annullandosi a vicenda. Ma sono pur sempre contratti con un sottostante. La cosa ovviamente assurda è che i volumi dei derivati sono enormemente maggiori dell’asset a cui si riferiscono.
Dunque un'economia fatta di fumo, di carta, di speculazione. Ecco perché il sistema è diventato schiavo di una bolla ormai ingestibile.
Necessita ovviamente un “deleveraging” progressivo e concreto, il quale avrà degli effetti anche sui mercati, ma non ci sono alternative.
Tasse alle stelle per i prossimi tre anni: la legge di Stabilità non alleggerisce la pressione sulle famiglie, che anzi quest'anno è cresciuta ancora. E tutto questo senza calcolare gli effetti devastanti di una manovra completamente in deficit...
Si parla insistentemente di riduzuine delle tasse, mentre la pressione fiscale aumenta inesorabilmente, a causa di un processo di impoverimentounito per una spesa pubblica insostenibile per avere interpretrato la “Spending Revieve” nel senso “revisione in aumento” della spesa.
Le affermazioni trionfalistiche del governo Renzi sul taglio delle tasse, trovano quindi l'ennesima smentita tanto da consentire al premier di propagandare i presunti effetti benèfici della manovra sono esclusivamente gli aumenti di tasse rinviati ai prossimi mesi. "A pesare sull'aggravio fiscale - spiega ancora Unimpresa - è soprattutto il programmato aumento dell'Iva che schizzerà fino al 25% e comporterà un aggravio di tasse, dal 2017 al 2019, di oltre 54 miliardi di euro. Rispetto al 2016, il prelievo legato all'imposta sul valore aggiunto salirà di oltre 15 miliardi nel 2017, aumenterà di 19,5 miliardi nel 2018 e di altri 19,5 miliardi nel 2019. Sono previsti, poi, incrementi delle accise sulla benzina, nel triennio, per 700 milioni di euro. Il giro di vite fiscale previsto dalle clausole di salvaguardia inserite nella manovra ammonta, pertanto, a 54,2 miliardi"
C'è inoltre un'altra considerazione da tenere presente: l'annunciato (è farlocco) taglio delle tasse è stato previsto a fronte di un aumento del deficit, che porterà inevitabilmente a un aumento del debito pubblico (che è, infatti pari all'accumularsi del deficit anno dopo anno). Il fardello sulle spalle delle giovani generazioni di italiani si farà quindi più pesanti e l'unico modo di alleggerirlo sarà, ancora una volta, quello di aumentare la pressione fiscale
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli, afferma senza mezzi termini, che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, ciò creerà un gregge multietnico, senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.
«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la “massa”.
I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea, sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht. Kalergi, sconosciuto all’opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo. La novità del suo piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l’incapacità e l’instabilità, e che garantiscano la tolleranza e l’accettazione di quella “razza nobile”.
Come ho scritto nel precedente articolo, pensavo, di “soldati” di un esercito occulto visto l'età degli extra comunitari che stanno invadendo l'Europa. Un esercito occulto che usa l'arma dello “stupro” per generare una nuova razza e una nuova colonizzazione. Sarebbe l'inizio di una catstrofe sociale che potrebbe “tingere di rosso” il mediterraneo con il “sangue” che le reazioni scaturirebbero per difendere le donne che saranno le prime vittime dell'invasione extra comunitaria. Tutto già previsto nel piano Kalergi

Il secondo “Mare Nostrum, sta distruggendo l'Europa

martedì 29 settembre 2015

DA KALERGI, ALLA CATASTROFE ETNICA – ECONOMICA EUROPEA


di Paolo Pellicciari
30/09/2015
In questo periodo, stiamo assistendo ad un esodo biblico che sta invadendo l'Europa in modo insostenibile. L'immigrazione di massa che sta avvenendo in Europa senza il consenso della sovranità popolare, stravolgerà il nostro modo di vivere, “conquistato” su un secolo e mezzo di “guerre e sangue.”
Il piano Karlergi, prevedeva anche il genocidio dei popoli Europei, causato dall'immigrazione di massa elemento strategico del Piano che prevede il cambio etnico della popolazione europea.
Non c'è dubbio che l'esodo biblico a cui stiamo assistendo sicuramente organizzato dai “Kalergiani” preparato a “tavolino”, studiato da decenni con l'obiettivo di cambiare completamente il “volto” etnico ed economico del' Europa.
Kalergi, nel suo libro ”Pratkischer Idealismus”, dichiara che gli abitanti dei futuri Stati Uniti D'Europa, non saranno più i popoli originari del Vecchio Continente, bensì, una sorta di “umanoidi” conflittuali dalla mescolanza razziale. Kalergi, afferma in modo schietto, che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un “gregge” multietnico senza personalità, senza storia e tradizioni, per questo facilmente dominabile dal nuovo potere “costituendo”.
Pochi libri parlano di Karlegi, le sue idee hanno ispirato i politici dell'odierna Unione Europea che, stanno attuando il suo “piano” al fine di centralizzare le ricchezze degli stati e dei cittadini. Inizia l'era del “Comunionismo”. Il primo obbiettivo è ridurre in modo drastico i principi democratici sostituendo il “governo eletto dal popolo” con una “Dittatura Economica” che legifera con i “trattati” e non con il consenso e il controllo dei Parlamenti nazionali, e del parlamento Europeo.
L'immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause tutt'oggi abilmente celate dal Sistema e dall'informazione multietnica che si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Ciò che si dovrebbe far capire come il frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per sostituire l'etnia del vecchio continente.
La popolazione italiana è destinata all’estinzione? Vengono i brividi a leggere il Piano di “ripopolamento” preparato dall’Onu per l’Italia. entro il 2050 dovremo accogliere, secondo i “cervelloni” delle Nazioni Unite, 35 milioni di stranieri. Se ci va bene. Non si tratta di uno studio “neutrale”, ma di un progetto che si inserisce nella strategia di mondializzazione portata avanti dal potere globale. «I cittadini italiani non sono ancora consapevoli di cosa si stia preparando alle loro spalle», denuncia Luciano Lago. Ma vediamo, nel dettaglio, di che si tratta.
L'invasione multietnica che l'Europa sta subendo, dovrebbe essere frutto di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande “genocidio” della storia.
Allucinante! Il Piano Karlergi prevede il genocidio dei popoli europei.
In Italia il “genocidio” è già cominciato, assistiamo impassibili a suicidi causati da una politica economica becera, che sta portando alla chiusura tante aziende piccole e grandi, generando una pletora di disoccupati, che hanno vissuto decorosamente, oggi impoveriti da diventare senza tetto. Assistiamo impotenti alla “chiusura” di tantissime aziende agricole, causando l'abbandono dell'agricoltura, da parte degli agricoltori di un settore strategico di primaria importanza. L'oppressione fiscale ha raggiunto percentuali di imposizione ormai non più sostenibili che ci porterà inesorabilmente alla povertà. Va aggiunto la deflazione o devalorizzazione di beni, stipendi e pensioni. Dall'Euro a oggi stiamo subendo una lenta e inarrestabile “catastrofe economica” senza provvedimenti e senza precedenti. Quello che valeva €1000 oggi vale €100, e non è detto di trovare un compratore. I cartelli “VENDESI” hanno “invaso le città affissi per mesi con la conseguente chiusura di molte Agenzie Immobiliari. Tanti altri negozi dei Centri Storici espongono il cartello AFFITTASI a causa della chiusura dell'affittuario. Chiudere un centro storico significa perdere la cultura e le tradizioni di una città. Il degrado insopportabile in cui versano i “preziosi” centri storici. Senza tralasciare l'abbandono delle zone industriali con capannoni ormai fatiscenti e pletore di disoccupati ormai costretti a dormire nelle stazioni o in rifugi di fortuna, Al contrario degli extra comunitari che vivono in alberghi fruitori di tutti i servizi sociali sostenuti dagli italiani. Mi domando se tutto questo non è una forma di “eccidio”. Ma “l'eccidio” previsto dal “Piano Kalergi” è di tipo etnico-religioso, Le telecamere delle televisioni di mezzo mondo ci proiettano scene di disperazione negli sbarchi di “poveri cristi” illusi di trovare una vita migliore in Europa. Spesso, gli sbarchi ti tramutano in tragedie. La falsa informazione dei migranti che risiedono negli alberghi usufruendo di internet mandano messaggi positivi per il tenore di vita di cui godono, ospitalità, sanità, vitto e alloggio, ed altro, creando un effetto “calamita” con le conseguenze che conosciamo. In prospettiva si dovrà fare i conti con la sostenibilità in senso pratico.
Il mio non è, e non vuole essere un discorso razzista, ma dobbiamo valutare, purtroppo a “naso” chi sono coloro che sbarcano sulle coste europee? Io vedo poche famiglie, padre madre e bambini. Mentre una grossa percentuale sono 20-40 anni. Se “scappano” da guerre e fame, lasciano i loro famigliari nell'inferno descritto? La cosa mi puzza non poco. E se fosse un “esercito” mimetizzato? Non vi nascondo una certa preoccupazione per la Pietà di Michelangelo.


domenica 6 settembre 2015

IL TRATTATO DI MAASTRICHT FIGLIO DEL PIANO KALERGI

Di Paolo Pellicciari

LA PAN-EUROPA
Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea, fu anche colui, che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora la sua esistenza, ma che i potenti, considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti Capi di Stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea.
Karlergi un “pan-europeista” lungimirante per capire meglio il significato “pan-europeista” bisogna cancellare gli adagi triti e ritriti come il multiculturalismo, il multietnicismo, la distruzione del Nazionalismo il regionalismo e così via. Propinati ad un popolo ignaro e ideologicamente compromesso estremamente ininfluente e innocuo, bensì è necessario capire chi finanziò l'istituto “globalista”. Oltre agli agenti industriali e finanziari, Richard Coudenhove-Kalergi ebbe il sostegno del banchiere Max Warburg, che rappresentava la banca tedesca di Amburgo (la Banca Warburg). All’epoca suo fratello, (trasfertosi negli Usa) Paul Warburg, era stato uno dei fondatori della FED (la Federal Reserve statunitense) oltre che leader del Council on Foreign Relation (il CFR). “Consiglio sulle relazioni degli Esteri”

Nel 1922, Coudenhove-Kalergi fonda la Pan-europa (o Unione Pan-europea) con lo scopo apparente di impedire un nuovo conflitto continentale, tuttavia nel 1925 in una relazione presentata alla Società delle Nazioni i fini dell’austro-giapponese, si manifestarono chiaramente. Il suo obiettivo primario, era quello di unificare l’Europa, per integrarla all’interno di un’organizzazione mondiale politicamente unificata. In poche parole, un governo mondiale, che a sua volta federasse nuove federazione continentali (“continenti politici”, proprio come la “Pan-europa”). Inoltre nel suo libro «Praktischer Idealismus» pubblicato nel 1925, Kalergi espone una visione multiculturalista e multi-etnicista dell’Europa, dichiarando che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di sub umanità resa bestiale dalla mescolanza razziale”, e affermando senza mezzi termini, che “è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dalla elite di potere. L’uomo del futuro, sarà di sangue misto. Una razza eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, che sostituirà la molteplicità dei popoli, con una diverse personalità”.

Nel 1926 Coudenhove-Kalergi organizzò la prima conferenza paneuropea di Vienna, sotto gli auspici del suo presidente onorario, Aristide Briand (1862-1932) e fu proprio in questo convegno che si decise di scegliere l’inno europeo. L’Inno alla gioia di Beethoven, che in seguito diventerà l’inno ufficiale dell’Unione Europea. Ma è durante questo primo congresso, che sono esposti in modo chiaro, lucido, gli obiettivi a breve, medio e lungo termine di questo contenitore di idee: “l’Unione Pan-europea” ribadisce il suo impegno al patriottismo europeo, a coronamento dell’identità nazionale di tutti gli europei. Nel momento dell’interdipendenza e delle sfide globali, solo una forte Europa unita politicamente è in grado di garantire il futuro dei suoi popoli di diversae entità etniche. L’Unione Pan-europea riconosce il diritto all’autodeterminazione dei gruppi etnici allo sviluppo culturale, economico e politico”.
Negli anni Trenta, “Coudenhove-Kalergi” condanna fermamente il modello nazional-socialista di Adolph Hitler e quello sovietico di Stalin, tanto che l’industria tedesca revoca definitivamente i finanziamenti all’Unione paneuropea, mentre gli intellettuali filo-sovietici lasciano l’associazione. Durante la Seconda Guerra Mondiale mentre, il fondatore della Pan-europa si rifugia negli Stati Uniti, nei quali insegnò in un seminario presso la New York University – “La ricerca per una federazione europea del dopoguerra” – a favore del federalismo europeo.
Nel 1946, Coudenhove-Kalergi torna in Europa e la sua personalità gioca un ruolo di estrema rilevanza. La Pan-europa riprende le forze e si creano in tutti Paesi europei delle delegazioni (Pan-europe France, Pan-europa Italia, ecc.) che, in pochi mesi diffusero gli ideali pan-europeisti a quelli che poi furono considerati i “padri fondatori della nuova Europa”. Queste delegazioni contribuirono alla realizzazione dell’Unione parlamentare europea, che successivamente consentì la creazione nel 1949, del Consiglio d’Europa. Il suo “impegno” intellettuale e politico gli permisero di aggiudicarsi nel 1950 il prestigioso premio prettamente continentale “Carlo Magno” e, persino in  suo onore fu stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo “ideale” confederativo e mondialista. Tra questi troviamo nomi come Angela Merkel e Herman Van Rompuy.
Pertanto, per conoscere meglio il fenomeno pan-europeista, è necessario capire chi finanziò l'istituto “globalista”. Oltre agli agenti industriali e finanziari, Richard Coudenhove-Kalergi ebbe il sostegno del banchiere Max Warburg, che rappresentava la banca tedesca di Amburgo (la Banca Warburg). All’epoca suo fratello, (trasfertosi negli Usa) Paul Warburg, era stato uno dei fondatori della FED (la Federal Reserve statunitense) oltre che leader del Council on Foreign Relation (il CFR). Da qui vediamo lo stretto legame tra Wall Street, quindi gli Stati Uniti d’America e la volontà già negli intenti di federare l’Europa sotto una sola guida politica, probabilmente per dominarla meglio. Richard Coudenhove-Kalergi non fu un  visionario del suo tempo proprio perché egli fu un manovratore della partita.
Il Piano Karlergi prevede il genocidio dei popoli europei.
L'immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause tutt'oggi abilmente celate dal Sistema e dall'informazione multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Ciò che si dovrebbe far capire come il frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere l'etnia del vecchi continente.
Una “soluzione” sbagliata al problema demografico
La popolazione italiana è destinata all’estinzione? Vengono i brividi a leggere il Piano di “ripopolamento” preparato dall’Onu per l’Italia: entro il 2050 dovremo accogliere, secondo i “cervelloni” delle Nazioni Unite, 35 milioni di stranieri. Se ci va bene. Non si tratta di uno studio “neutrale”, ma di un progetto che si inserisce nella strategia di mondializzazione portata avanti dal potere globale. «I cittadini italiani non sono ancora consapevoli di cosa si stia preparando alle loro spalle», denuncia Luciano Lago. Ma vediamo, nel dettaglio, di che si tratta.
Kalergi proclama “l’abolizione” del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinché l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità della elite. Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa.
I politici del suo tempo, diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht. Kalergi, sconosciuto all’opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo. a caso l’Europa sognata dall’aristocratico austro-giapponese è la stessa di oggi, quella del terzo millennio.
Se ci guardiamo in torno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da l'onda di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica.
I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come “ciechi” consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale ad un conflitto sociale di cui si avvertono le prime “avvisaglie”. Con la Banca Unica e il “violento” attacco fiscale al ceto medio unito al Capitalismo di Stato, Il piano Kalergi, ormai è avviato alla completa realizzazione.
Ecco perché l'Europa ha bisogno di un progetto politico nuovo e alternativo. ( Con quale classe politica? )

Fonti, Logo / Caputo

domenica 19 luglio 2015

DALLA DEMOCRAZIA AL "DEMOCRAZZISMO"


PORCA TROICA”
Di Paolo Pellicciari
19/07/2015
E pensare, che l'Italia era la quinta potenza industriale al mondo.
Credo sia opportuno analizzare la situazione politica attuale, protagonista di una pesante atmosfera di sfiducia, in Italia e altrove, dove le politiche economiche attuate dai governi dell'area “globalizzata”.
Tra classe politica e opinione pubblica, il distacco appare sempre più profondo e incolmabile. I partiti sono dilaniati da giochi interni di corrente, spesso incomprensibili agli elettori che si domandano: chi rappresentano gli esponenti delle varie correnti che determinano il sorgere e la caduta dei Governi?
Il vero potere, sta forse nelle mani dei dirigenti dei partiti che non vengono scelti dall'elettorato, ma da una ristretta cerchia di “notabili” ( che non si “notano”) ma hanno il potere assoluto.
C'è da prendere atto che gli elettori, non partecipano più alla vita politica e i gruppi, che finora avevano fiancheggiato l'attività dei partiti specie dei sindacati, proclamano la fine del collateralismo, rivendicando la piena autonomia della loro azione politica.
La crisi dei partiti, diviene così Crisi di Governo, che non sarebbero più emanazione del Parlamento, ma dei partiti stessi frammentati e inconcludenti.
La vera ragione della crisi istituzionale dello Stato, va ricercata perciò nel distacco esistente tra elettori ed eletti da un lato e la frantumazione partitica dall'altro.
C'è da domandarsi quali riforme occorre dunque attuare, per agganciare i partiti all'elettorato? In che modo si possono trasformare i congressi dei partiti sempre più “stanchi” e inconcludenti, in convenzioni aperte alle forze reali del paese?
Come è possibile impostare veramente la riforma della pubblica amministrazione? Questi gli assillanti interrogativi posti all'attuale situazione politica, con un rinnovato atto di fiducia, nelle istituzioni democratiche individuando le premesse per superare la crisi?
C'è in atto una “traslazione” di alcune competenze, tipiche dello stato, alle Società “Strumentali o Speciali” che andranno gestire in piena autonomia le competenze che per istituto devono essere e rimanere Pubbliche. Vedi ISTAT, AGENZIA DELLE ENTRATE, EQUITALIA, COME MOLTE MUNICIPALIZZATE CHE SI STANNO TRASFORMANDO IN AZIENDE SPECIALI O STRUMENTALI, OSPEDALI E TUTTI I SERVIZI OFFERTI DALLO STATO in ottemperanza degli accordi internazionale che ha l'obiettivo di centralizzare i servizi di 140 Nazioni, quasi tutte, espositrici all'EXPO. Operazioni finanziarie da miliardi di €uro. E NESSUNO NE PARLA
Si tratta infatti, di trovare il modo concreto di far partecipare veramente tutti gli elettori alla vita dei partiti, di strutturare in maniera diversa l'organizzazione dello stato, adeguandola alla vertiginosa trasformazione della società che ci stanno “imponendo”.
L'evoluzione delle istituzioni politiche, hanno subito, nel passaggio dallo stato espressione della libertà allo stato dei partiti. L'evoluzione gravitata attorno alla rappresentanza politica che è l'istituto fondamentale dello Stato democratico nella sua configurazione.
La rappresentanza politica è espressa, o era espressa, dal regime parlamentare. E ora ci possiamo domandare: lo stato democratico può avere l'identico regime politico?
Il sistema è comprensivo dei fini e delle strutture politiche dello stato, il regime riguarda le sole strutture. Il sistema quindi, comprende anche il regime, ma il regime non si identifica con il sistema.
Mi limiterò per quanto riguarda il problema dei fini dello stato democratico, del resto già ampiamente trattato nei precedenti articoli.
In realtà, lo Stato democratico ha compiuto una tale mutazione, senza porsi il problema sul piano costituzionale. Ha creduto, cioè, di poter realizzare i fini nuovi con strutture politiche ereditate dallo stato fascista.
Tra i due si è però verificata una sorta di conflitto; il regime di fatto o regime dei partiti acquisisce sempre maggiori poteri, sottraendoli al regime tradizionale, le cui garanzie e i controlli non si potevano estendere ai partiti medesimi. E poiché il regime parlamentare è, soprattutto, un regime che, attraverso il parlamento, controlla l'esecutivo di sua emanazione, il graduale rafforzamento del nuovo regime di fatto ha finito col trasformare il parlamento in un organo di controllo senza potere, perché il vero potere, quello esecutivo, anziché di emanazione del parlamento, è invece divenuto emanazione dei partiti.
Posso dire allora che nello stato democratico il regime parlamentare è costituito da organi di controllo svuotati dei poteri e di centri di potere non sottoponibili a controllo.
La realtà, è che tutto un mondo si sta muovendo. Istituiti che regolano e incalzano la realtà socio-politica, sono oggi sottoposti a una crisi in progressivo aumento. Gli istituti, anziché dare alla realtà una forma razionale, sono in realtà superati o respinti.
Gli studi non possono limitarsi a constatare le anomalie ma deve chiedersi il loro perché e la loro ragion d'essere. Dagli effetti alle cause , dal “quia al propter quid”. Gli effetti ci forniscono la sintomologia, a cui non ci si può fermare, ma che deve interpretare per cogliere i motivi che hanno condotto a queste conseguenze. Una indagine quindi che sia fondata sulla esperienza che ci consente di individuare le cause della crisi di rigetto e di stabilire nuove leggi destinate a regolare, in modo razionale ed organico, la realtà politica e sociale.
Per conoscere la natura di una istituzione, devo pertanto analizzare le esigenze e le finalità per la cui soddisfazione e raggiungimento gli uomini hanno forgiato l'istituzione in parola.
Per dare una nuova stabilità alle istituzioni, occorre tutto un lavoro assiduo e costante, che sarebbe stato possibile evitare, ove tra le istituzioni e la realtà, si fosse instaurato un processo circolare, attraverso il quale la seconda confluisse nelle prime e le prime plasmassero la seconda.
Siamo alla ricerca di una nuova filosofia politica: ma non è una ricerca che può essere condotta more geometrico, secondo schemi astratti e deduttivi. La nuova filosofia per essere veramente sintetica, deve sgorgare dall'interno dell'uomo, dai suoi problemi di ogni giorno. dall'atmosfera che respira. erano due poli su cui è stata costruita la filosofia politica che ha dominato nello stato liberale: oggi ancora chiediamo Egalité e Liberté, ma le strutture con le quali questi due concetti erano stati propugnati e difesi in passato, sono inadeguati a raggiungere gli scopi prefissi, Si potrebbe forse pensare di rinnovare le strutture mantenendo inalterata la filosofia politica ad esse attesa, ma così si cadrebbe in un circolo vizioso, perché le strutture sono sempre prodotto di una precisa filosofia politica. Pertanto, per costruire in campo politico dei nuovi strumenti operativi, è necessario prima elaborare la filosofia politica a cui ispirarsi nella costruzione della nuova società globalizzata.
La stessa esperienza marxista, nella sua prima fase, ha dimostrato il completo fallimento della introduzione sul piano pratico di tale tipo di uguaglianza. Tutto ciò, significa che l'attributo “uguale” non va riferito alla attività dell'uomo tout court che deve rimanere diverso, per permettere il conseguimento del benessere della collettività. Tale risultato, come aveva già scritto Platone, è fondato, infatti, sulla divisione del lavoro conseguenza delle diverse capacità degli uomini.
L'attributo di “uguale” va riferito alla uguaglianza nell'ambito della specifica attività degli individui e alla possibilità concessa a tutti di fornire alla società e allo Stato l'intero contributo delle proprie capacità indipendente dal ceto sociale di provenienza. Mentre, la burocrazia è immune dall'uguaglianza economica a causa dell'interferenza dei partiti nell'occupazione delle aree di potere burocratico apparentemente meritocratico.
< égalité e liberté > non possono più essere concepite come due secoli or sono. L'uguaglianza conquistata con la rivoluzione francese, si riferiva al passaggio dell'individuo come suddito, all'individuo come cittadino. Tale uguaglianza riguardava, essenzialmente, i rapporti tra lo stato patrimoniale e paternalista e uno stato in cui gli individui cessano di essere solo destinatari dei comandi e diventano arbitri di organizzare la propria vita a piacimento, senza interferenze di sorta.
Da questo profilo ogni individuo è diverso dall'altro, come diversa e non già eguale è l'attività di ciascuno.
Esiste quindi una contraddizione ontologica nella filosofia politica basata sulla libertà, nel senso che il processo che conduce alle differenziazioni sociali, legato al valore delle persone, viene, se non annullato, almeno compromesso profondamente. Da questa contraddizione nasce il contrasto tra democrazia e “democrazzismo”, tra la rivendicazione dell'uomo nella ricchezza delle sue rispettive capacità, e la difesa ad oltranza di un uomo staticizzato al di fuori del suo concreto contributo alla società in cui vive. Si potrebbe assistere “all'Oscurantismo del Cittadino”. Stabiliti questi concetti prendiamo atto del cambiamento nella considerazione di uomo e di cittadino. Con la rivoluzione francese “l'uomo” per mantenere la propria dignità, si trasformava da Suddito a Cittadino. L'Oscurantismo del Cittadino causato da norme giuridico economiche che lo regolano, non sono più in grado di adeguarsi ai bisogni della società contemporanea. Alla “Troica” non interessa in tenore di vita dei cittadini, ma solo il profitto, anche se le politiche monetarie attuate affamano i popoli.
Oggi si dice che l'uomo è alienato: il che vuol dire? Che non è più “l'uomo”, sancendo la fine della società, democratica per iniziarne un'altra “democrazzista” che lo strumentalizzerà.
Sono terrorizzato dal contenuto dei trattati internazionali che accompagneranno il futuro dell'uomo nella Globalizzazione. Nel prossimo futuro non ci sarà più distinzione, l'uomo, e la donna non esisteranno più come esseri umani, ma “schiavizzati” generati dalla nuova GEO-POLITICA globalizzata di ispirazione “democrazzista” d'ispirazione filosofica COMUNIONISTA. ( Fusione tra comunismo Marxista e comunione Cattolica)
L'Italia sta diventando sempre più uno Stato COMUNIONISTA? Certo, se non è, ci stiamo vicini. Il programma di riforme che Renzi sta attuando, non sono di certo aperte alla democrazia. Renzi Segretario del P.D. e Presidente del Consiglio, ciò rasenta l'incompatibilità in quanto lui decide per il Partito e per il Governo, togliendo al Partito la serenità propositiva di una dialettica decisionale da trasferire in parlamento.
I diritti politici, infatti, sono stati attribuiti a tutti gli individui proprio in quanto potenziali della proprietà, e lo Stato interviene nel settore privato per favorire il passaggio di titolarità del diritto di proprietà dalla fase potenziale e concreta. E' il solo caso di rilevare , a tale proposito, come i diritti politici sono invece negati ove manchi il riconoscimento del diritto di proprietà
Le democrazie hanno il diritto di proteggere i loro patti sociali, e quando tale diritto entra in conflitto con le esigenze dell'economia globale, a quest'ultima si deve cedere il passo. Ciò equivale alla perdita della sovranità dello Stato, avremo un altro Diritto, un'altra Giurisprudenza e un'altra sovranità nazionale e un altro legislatore. Ecco perché il futuro mi terrorizza.
Non ci vuole la palla di cristallo per capire che il disegno della “Troica”, con la scusa del debito, si vuole “appropriare” del beni dello Stato (MES) e se insufficienti a quelli dei cittadini. Basta leggere l'accordo con la Grecia che dovrà cedere anche l'Istituto di Statistica non escluso l'obbiettivo per “manipolare” i dati economici da dare in “pasto” agli ignari cittadini.


Non c'è dubbio che il Parlamento deve appropriarsi della sua funzione legislativa, propositiva e di controllo dell'attività di governo, specie in politica economica. Ma senza una filosofia di riferimento ne di opposizione ne di governo, sarà difficile recuperare la fiducia dei cittadini e guardare a un futuro migliore. Con “Brancaleone” non si va da nessuna parte.

giovedì 18 giugno 2015

OLIM HORTACI DESTI FIDEM IGNOTAM

CORNUTI E MAZIATI”
Di Paolo Pellicciari

Non gli bastava l'“Oppressione Fiscale”. l'ultima trovata? Si accingono a mettere le “mano” nei nostri risparmi, per ripianare le perdite di una politica economica bancaria “scellerata” per non usare il termine “fraudolenta” visto gli scandali nazionali e locali che si susseguono incessantemente.

Il 14 maggio U.S., un disegno di legge, sostenuto da Bruxelles, ha legittimato un prelievo forzato ai

danni dei cittadini, prevedendo la possibilità delle banche di saldare le loro perdite (dette sofferenze) appropriandosi degli €uro depositati nei conti correnti dei cittadini risparmiatori. In un

regime bancario “dittatoriale” immune dal “fallimento”.

Entro pochi giorni, la legge passerà alla Camera che, seguendo l'indirizzo di Palazzo Madama sicuramente approverà definitivamente il provvedimento legislativo contando sui voti sicuramentedel PD, di Forza Italia del Nuovo Centro Destra e di Scelta Civica. Si asterranno, come si sono già astenuti, i parlamentari del M5S e della lega. (ndr) astenersi su dette proposte significa “condividere”.

Dopodiché, coloro che hanno depositi per oltre 100mila euro – risparmi frutto di lavoro e di privazioni - saranno “depredati” qualora gli istituti di credito, di cui sono clienti abbiano dei buchi in bilancio. Il silenzio dei media mi pare un po' rumoroso, certo, c'è il timore dell'allarme sociale che potrebbe stare dietro l'angolo.

Esattamente ciò che accadde a Cipro alcuni anni or sono, dove fu adottato un analogo provvedimento e i cittadini, colti dal panico, assaltò i bancomat e li prosciugò. Ricordo il caso di un emigrante Cipriota, che tornato con un gruzzolo frutto di risparmi per costruirsi una casa vicino al mare. Dalla sera alla mattina gli sparì circa un milione di dollari. Tra poco la medesima esperienza potrebbe toccare a noi italiani.
Visto che la politica non difende i cittadini, i cittadini si debbono difendere da soli. Per fortuna al governo ci sono partiti che per istituto dovevano difendere i lavoratori che loro malgrado sono diventati “disoccupatori”.
I risparmi vanno protetti per non farli gestire a finanzieri che agiscono sotto la bandiera dei propri interessi e non certo a favore dei risparmiatori. Il loro motto è, infatti, arricchirsi comunque a spese di chiunque non abbia i mezzi per difendersi dalle istituzioni disoneste. Si ha tutta la sensazione di una complicità tra Governo e Banche, dalle quali dipende, perché esse acquistano i suoi titoli trimestralmente allo scopo di fare apparire meno drammatico l'ammontare di un enorme debito italiano.
I banchieri finanziano l'esecutivo per coprirne gli sprechi e Palazzo Chigi autorizza costoro - ope legis ( normativa sugli aiuti) - a compiere appropriazioni ai danni dei cittadini.
Qualcosa di simile, pur con diverse finalità, si registrò l'11 luglio 1992 quando Giuliano Amato, all'epoca presidente del Consiglio, emanò un decreto imponendo un prelievo forzoso del 6 per mille da tutti i conti correnti, compresi quelli delle aziende in cui giaceva il denaro destinato alle paghe dei dipendenti. Un'autentica “grassazione” perpetrata senza preavviso, realizzata di notte secondo lo stile della “Banda del Buco”.
Un atto di “pirateria” politica e fiscale memorabile, indegno di un Paese civile quale (era) il nostro, evidentemente, non può essere, essendo amministrato da personaggi privi di scrupoli, pronti a sfilarci quattrini di tasca con la destrezza di provetti “borseggiatori”.
Stavolta sarà peggio poiché il bottino che intendono accumulare non è stato quantificato: il principio ispiratore del disegno di legge in questione è rastrellare più soldi possibile.
Chi tratta di economia politica, credo, abbia il dovere di informare i suoi concittadini. Non c'è alternativa. Al resto ci pensi chi è in grado di mobilitare le folle. Serve aggiungere, per completezza d'informazione, che la Banca d'Italia e l'Abi (Associazione bancaria italiana) hanno già dato i numeri: le sofferenze dei nostrani istituti di credito mal gestiti sono enormi, 190 miliardi di euro, il doppio rispetto alla media aggregata dell'Eurozona.
Cui bisogna aggiungere i 40 miliardi prestati alla Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. (Poi dicono che non hanno i soldi per gli esodati) Di fronte a detta catastrofe, i nostri politici hanno reagito in modo poco corretto nei confronti dei cittadini.
D'altronde il sistema bancario capitanato dalla BCE ha facoltà di battere moneta, rendendo il sistema politico rassegnato a sottostare come scolaretti all'Unione Europea, scaricando ogni onere sul groppone dei loro cittadini.
In altri Paesi più accorti del nostro meno succubi della Ue, sono le banche centrali ad addossarsi le insolvenze del sistema bancario. Nel 2008, per esempio, gli Stati Uniti affrontarono la «bolla» e le sue conseguenze con l'ausilio decisivo della Fed (Federal reserve system). Idem la Gran Bretagna, sostenuta dalla Bank of England. Non voglio farla troppo lunga e annoiarvi con particolari tecnici non alla portata di tutti. Desidero che i cittadini siano informati di quello che ci attende a breve termine.
Ormai è evidente il disagio economico, troppi fallimenti, disoccupati, suicidi, senza trascurare che molti cittadini si lasciano morire perché non hanno i soldi per le visite specialistiche e per l'acquisto di medicinali salvavita.
Un altro aspetto del sistema economico “estorsivo” è la deflazione o “devalorizzazione” dei beni che ha ridimensionato i valori anche del 60/70%, senza contare il calo del potere d'acquisto gli stipendi e delle pensioni.
Mentre il fisco ha un processo “inflattivo” a causa del graduale aumento delle aliquote fiscali. Questo non succedeva nemmeno sotto le dittature più“feroci”, neanche Stalin aveva escogitato un sistema fiscale così “feroce”. Faccio fatica a non pensare che dietro ci potrebbe essere un disegno perverso, finalizzato all'esproprio dei beni dei cittadini con un controvalore irrisorio.
Non ci vuole la palla di cristallo per capire che alla lunga, potrebbe creare insolvenza fiscale da parte del contribuente, che non solo vittima del prelievo forzoso, ma potrebbe subire il pignoramento del bene più prezioso: la casa.
Sicuramente non c'entra niente, ma ricordo, che Papa Giovanni Paolo I° in una delle poche udienze pubbliche si schierò contro la proprietà privata. a distanza di tempo, anche Papa Francesco si trova nella stessa linea E forse da qui è iniziato l'impoverimento e “l'eliminazione” del ceto medio che dispone di una casa dove la maggior parte ha un reddito micro imprenditoriale Che male avrà fatto! Quello che fa più sconcerto è il silenzio connivente delle organizzazioni sindacali, e dei partiti politici che dovrebbero rappresentare tutti i cittadini. Di certo, partiti conniventi, che sostengono la politica economica di un Governo senza legittimità elettorale potrebbero rischiare l'estinzione. Magari!

18/06/2015

martedì 5 maggio 2015

L'EXPO VISTO DAL “BUCO” DELLA SERRATURA

L'EXPO CI PORTERA' AL CIMIT€URO.
Il 30 ottobre 1947 a Ginevra, 23 paesi firmarono il trattato Il GATT General Agreement on Tariffs and Trade (Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio), Il GATT, ha generato il trattato WTO a seguire l'OCM oltre, ad una lunga serie di trattati di cui l'ultimo TTIP ( Il più controverso) dando così inizio ad un progetto espansionistico per il controllo del mercato alimentare e non solo, su scala mondiale. Un'espansione planetaria per il controllo degli alimenti, guardando all'irreversibile futuro globalizzato. Ai giorni nastri con il nuovo stile di vita con i suoi ritmi frenetici, ha modificato abitudini e comportamenti alimentari a dir poco rivoluzionari. I giovani mangiano quando vogliono e cosa vogliono, in giro nelle paninoteche, nei fast food o in pizzeria, quasi sempre si tratta di cibi prodotti su scala industriale. Si va al fast food perché è di moda e ci vanno tutti, per placare la fame ed è chiaro che lì si troveranno sempre quegli stessi alimenti, con lo stesso sapore e allo stesso prezzo.
L’uomo occidentale è passato in pochi decenni dalla paura per la mancanza di cibo a quella per l’eccesso di cibo. La standardizzazione del cibo, come pure gli esperimenti per renderli più belli e appetibili, sono i nuovi “dogmi alimentari” del nostro tempo.
Ciò che mangio nel fast food si associa ad immagini di giovani belli, spensierati, con molto denaro a disposizione, piace agli amici e si consuma in loro compagnia, rompe con le tradizioni familiari e ha il sapore dell’autonomia, si mangia senza posate, è pronto e non richiede preparazione, non delude e, infine, riesce “bene” sempre. La patata è, al centro del sistema alimentare dei fast food.
Il WTO certo è il grande motore della globalizzazione - L'Europa ha decretato che la carne americana trattata con ormoni artificiali, al contrario della nostra, è pericolosa per la nostra salute e ha deciso di non importarla. Una precauzione che però ci costa molto cara: 340 miliardi di sanzioni americane contro il Vecchio Continente. Una ritorsione decisa all'Organizzazione Mondiale del Commercio nel nome delle regole della Globalizzazione.
- In Toscana e in Piemonte, nel mezzo delle terre più belle e fertili d'Italia la Globalizzazione ha colpito duro. Il tartufo è uno dei nostri prodotti più pregiati e lo esportavamo in grandi quantità negli Stati Uniti d'America; ciò creava reddito per le aziende e i lavoratori italiani. Ma da qualche anno gli Stati Uniti hanno deciso di tassare il tartufo del 100%, sbarrandogli la strada. Chi l'ha deciso? L'Organizzazione Mondiale del Commercio nel nome della globalizzazione.
- L'Unione Europea, per proteggere la salute dei nostri figli più piccoli, ha detto di no all'importazione di giocattoli che contengono un ammorbidente tossico. Ma anche questa precauzione è oggi nel mirino dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e dei suoi accordi di globalizzazione.
L'Organizzazione Mondiale del Commercio, WTO è dunque il grande motore della globalizzazione.

Le sementi OGM sotto il “controllo delle multinazionali”
Quindici milioni di contadini sono ostaggio degli Ogm, e 250.000 agricoltori – ridotti sul lastrico – si sono tolti la vita negli ultimi anni. È l’agghiacciante denuncia lanciata dalla studiosa ed attivista indiana Vandana Shiva: il 70% del commercio globale di sementi è ormai controllato da appena tre grandi multinazionali, e gli organismi geneticamente modificati, che dovevano aumentare le produzioni e ridurre i pesticidi, stanno condizionando il sistema agricolo mondiale. Lo afferma senza mezzi termini un nuovo rapporto, intitolato “L’imperatore Ogm è nudo”, redatto da ben 20 organizzazioni internazionali e pubblicato da Navdanya International, associazione con sede a Firenze. Presentati sin dall’inizio come potenziale soluzione alle crisi alimentari globali, all’erosione dei suoli e all’uso di sostanze chimiche in agricoltura, oggi gli Ogm coprono oltre un miliardo e mezzo di ettari di terreni in 29 diverse nazioni. Ma non sembrano aver mantenuto le promesse.
Tra le delusioni degli Ogm, la lotta contro i parassiti: le nuove colture hanno favorito la diffusione di specie nocive e ancora più pericolose. In Cina, dove il cotone Bt resistente agli insetti è largamente diffuso, i parassiti sono infatti aumentati di 12 volte dal 1997. Non solo, una ricerca del 2008 dell’International Journal of Biotechnology ha rivelato che tutti i benefici dovuti alla coltivazione di questo tipo di cotone erano stati annullati sia nella Repubblica Popolare che nella vicina India dal crescente uso di pesticidi, necessari in quantità sempre maggiori proprio per combattere questi nuovi “super-parassiti”. Stessa sorte per i coltivatori di soia OGM in Brasile ed Argentina che, dalla conversione delle loro colture, hanno dovuto raddoppiare l’uso di erbicidi per disfarsi di super-weeds capaci di crescere anche di un centimetro al giorno (come l’erba infestante pigweed). E ciò senza neppure il vantaggio di avere coltivazioni più resistenti al sole o alla siccità.
Secondo The Gmo Emperor has no clothes. Global Citizens Report on the State of GMOs, gli Ogm hanno solamente portato poche multinazionali ad un inquietante strapotere. Basti pensare che le sole Monsanto, Dupont e Syngenta controllano oggi il 70% del commercio globale di sementi. Un fatto che permette ai tre colossi biotech di stabilire (ed alzare) i prezzi a loro piacimento. Ma che proprio per questo, secondo gli scienziati, sta avendo conseguenze devastanti su molti degli oltre 15 milioni di agricoltori diventati loro clienti.
In Africa, Sud America e soprattutto in India, i suicidi di contadini impossibilitati a sostenere i costi sempre più elevati dell’agricoltura intensiva imposta dagli organismi geneticamente modificati sono arrivati a livelli inaccettabili. Solo nel Paese asiatico, ricorda Vandana Shiva (che presiede Navdanya International), negli ultimi 15 anni le persone che si sono tolte la vita per questo motivo hanno superato le 250mila unità: quasi una ogni mezz’ora, dal 1996 ad oggi.
Oltre che gli effetti ambientali e sociali, gli studiosi temono conseguenze sulla salute, anche se ufficialmente non ancora dimostrate. Non solo nei Paesi “poveri”, ma anche negli Usa, che 15 anni fa lanciarono le coltivazioni ogm: oggi gli Stati Uniti ne sono il primo produttore mondiale, con il 93% delle coltivazioni di soia, l’80% del cotone, il 62% della colza e il 95% della barbabietola da zucchero.
In Europa gli organismi geneticamente modificati non sono ancora penetrati come nel resto del mondo, ma manca poco: “L’UE – spiega il rapporto – importa il 70% dei mangimi, in massima parte soia e mais provenienti dagli Stati Uniti” e quasi sempre geneticamente modificati. Di conseguenza, anche dove non permessi, gli Ogm “sono potenzialmente presenti nelle farine di mais e di soia, che figurano come ingredienti di tantissimi prodotti alimentari”.
Un fatto che non dovrebbe creare allarmismi, per Mark Buckingham della GM’s industry’s Agriculture and Biotechnology Council, che al contrario elogia gli enormi potenziali benefici di queste tecnologie. “Dall’India al Sudafrica, milioni di contadini hanno già valutato l’impatto positivo che la tecnologia degli Ogm può avere sul loro lavoro”, afferma il dottor Buckingham: “La popolazione mondiale raggiungerà i nove miliardi entro il 2050. Un significativo aumento dei raccolti è quindi necessario, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo”.
Il continuo progredire della ricerca, inoltre, secondo Buckingham potrà portare gli Ogm a fronteggiare anche sfide come quella dei cambiamenti climatici: “Si sta sviluppando una tecnologia per la tolleranza alla siccità, che permetterà alle colture di affrontare senza problemi periodi di bassa umidità dei terreni”. Ogm come soluzione ai problemi ambientali? Per Vandana Shiva, in realtà “il modello degli Ogm scoraggia i contadini nel provare metodi di coltivazione più ecologici”, e le corporation che lo promuovono stanno “distruggendo le alternative” al solo scopo di “perseguire il profitto”.
Oste è buono il vino?
Anche il vino non è immune dalla rivoluzione alimentare che sta prendendo sempre più piede il vino liofilizzato che richiama al nostro Paese. Per acquistarlo bastano pochi clic e immediatamente arriva a casa la bustina di vino (Barolo, Valpolicella, Amarone ecc.) con le relative etichette che richiamano al nostro Bel Paese. Tutto ciò mentre i produttori italiani e il governo lottano quotidianamente per far conoscere il nostro straordinario vino nel mondo.
Il finto Barolo è Made in Italy. Mentre centinaia di produttori si adoperano per diffondere nel mondo l’immagine del vino d’eccellenza italiano, altri pare preferiscano percorrere strade ‘alternative’, facendo conquistare al Bel paese un primato imbarazzante. Per acquistare una confezione di Barolo liofilizzato infatti basta un clic, così come per fare proprie bustine di Cabernet Sauvignon, Montepulciano, Amarone oppure Valpolicella.

L’operazione è semplice: si acquista il vino di proprio gradimento e, insieme a questo, viene fornito un kit che contiene una busta di vino liofilizzato, le etichette da applicare alle bottiglie e il relativo tappo. Ma quello che forse più fa rabbrividire è che sulle confezioni di vino fai-da-te appaiono simboli che richiamano l’Italia, come il Colosseo, paesaggi tipicamente toscani oppure il tricolore. Mesi di indagini hanno permesso di ricostruire parte della catena della produzione di vini liofilizzati, la cui capofila sarebbe una azienda emiliana che raccoglie dai produttori il succo d’uva concentrato. Quindi, a mezzo cisterne, da due porti dell’Adriatico il prodotto raggiungerebbe il Canada, dove il mosto verrebbe liofilizzato e poi esportato nei Paesi del nord Europa in cui la vendita è legale. E poi anche in Cina, Stati Uniti, Thailandia e Inghilterra.