giovedì 31 gennaio 2013

IL MENU' DEL TERZO MILLENNIO? "Pane e Bagarozzi"


di Paolo Pellicciari

In una economia, che inviluppa in senso negativo, dove la disoccupazione cresce, le fabbriche chiudono, l'edilizia si ferma, gli imprenditori si suicidano, tanto che le persone sono costrette a vendere i ricordi di famiglia, per pagare le tasse. L'unica prospettiva, sarà una povertà oltre la miseria. Il nuovo ordine sociale, è quello di relegare i cittadini prigionieri del proprio quartiere nutrito da “pane e bagarozzi”.
In una democrazia, la classe politica dovrebbe fare gli interessi della popolazione che la elegge, prendiamo atto, che quanto dicono o fanno, i nostri politici hanno un comportamento decisionale, che non tiene conto dell'interesse del cittadino e dei cittadini nella loro interezza. Di certo le cronache giudiziarie, da anni ci danno un'immagine poco edificante della classe politica. I sondaggi dicono che nove italiani su dieci, non vuole un altro governo Monti. Si ha tutta la sensazione, che i risultato elettorale, risentirà della “frantumazione” politico ideologica che rimetterà di nuovo Monti al centro del sistema politico italiano. Ciò si evince, dalla platea di intellettuali, politici e giornalisti di “peso” in Europa ed in Italia, tifano per Monti.
Diceva Bukowski: L'unione Europea è come l'Unione Sovietica, il processo d'internazionalizzazione mondiale, sta eliminando gradatamente la “Sovranità” degli Stati nazionali assoggettandoli al trattato di Maastricht. Il trattato prevede il centralismo delle strutture economiche, attraverso i quali si condizionerà il controllo e il comportamento dei cittadini relegandoli in spazi ristretti di pertinenza e mal nutriti. Una sorta di economia medioevale che sorgerà sulle “macerie” dell'occidente, a meno ché una guerra di religione.
Un paese democratico, subisce con malavoglia e con pazienza, le angherie politico-finanziarie, tanto sopportare il declino economico iniziato già dal “68” (post conciliare) con una involuzione lenta ed inesorabile, fino ai giorni nostri. L'istituzione dell'Euro, ha dato un colpo di mannaia alla nostra economia, innescando un inesorabile processo inflazionistico di cui non si vede la fine. Se paragoniamo uno stipendio di 1.500 € mensili, tra bollette, tasse indirette e oneri riflessi con 50€ algiorno a disposizione, non si va da “nessuna parte”, costretti nel perimetro del nostro quartiere come una “prigione allargata”. Ecco un esempio di “costrizione” individuale o famigliare senza il bisogno del “passaporto” interno, come ai tempi di Stalin.
Le opposizioni tradizionali, non esistono più, destra – sinistra, sacro-profano, maschio – femmina, di fatto, si è creato un sistema politico “rissoso” senza identità filosofica, confusionario nella proposta, generando al contempo frantumazione ideologica, spianando la strada alla dialettica delle enunciazioni, o ancor peggio del “dividi et impera”. Sul piano della scelta elettorale che vuol dire “progressisti” “riformisti” “moderati” “centristi” “conservatori” di destra o di sinistra, di centro destra o centro sinistra e così via. Senza tener conto del ruolo dei Sindacati che godono dell'esentasse. La confusione dialettico-propositivo, ha generato una crisi parlamentare tanto da non riuscire più a legiferare con cognizione ma per decreto legge.
Nel concetto “dividi et impera” emerge in modo più evidente, con l'attuazione della “Agenda Monti” che sembra ispirata al libretto rosso di Mao Tse Tung. Solo un concetto “estremista” poteva generare “l'intrusione violenta” del fisco opprimente per la famiglia, con l'adozione del fiscometro. Non c'è dubbio che il “fiscometro” è uno strumento che genera terrore nelle spese famigliari o individuali, che rallenterà in modo drammatico i consumi aggravando ulteriormente la crisi dei consumi a causa anche delle esigue risorse a disposizione residue dopo gli oneri fiscali. Certo il fisco diventa curioso e minaccioso per conoscere le spese del cittadino dopo l'esproprio fiscale di gran parte delle risorse disponiboli. Ed ecco l'utilizzo del microscopio fiscale per controllare le spese famigliari presupponendo che con 1500 € non si possono spendere 150€ di sigarette al mese. Senza ombra di dubbio Monti dovrebbe essere ispirato al “realismo sporco”, un principio minimalista, caratterizzato dalla tendenza alla sobrietà, alla precisione e alla stringatezza estrema nell'uso delle parole per le descrizioni. Le cose, le persone, le situazioni sono tratteggiate nel modo più conciso e superficiale possibile. Monti proviene dalla cultura della Compagnia di Gesù, (Gesuiti) osservante e praticante, dunque di difficile interpretazione. Dei Gesuiti, si dice che siano missionari, letterati, teologi, musicisti, progressisti e ultraconservatori, rivoluzionari e lealisti, abili comunicatori e occultatori della verità. In sintesi “tutto” e il contrario di “tutto”. L'importante per loro essere “Papa”. Non a caso i gesuiti rappresentavano uno dei “tre” Papi, in modo specifico quello Nero. (ndr) No a caso una delle tre curiosità di Dio, chiedeva di sapere cosa “pensavano” i Gesuiti, otre al numero degli Ordini delle Suore, e i “Soldi” in possesso dei Salesiani.
Ormai è evidente che “l'austerità” porterà al collasso economico il nostro paese, confermato anche dal Fondo Monetario Internazionale. L'ente monetario internazionale, ha emanato un documento dal titolo “Moltiplicatori fiscali ed errori nella previsione di crescita”. Cosa dice lo studio che la politica economica dell'austerity è sbagliata nella premessa, dal momento che l'austerity stessa, nuoce gravemente all'economia, invece di resuscitarla. Il documento prova che il moltiplicatore usato nel modello teorico dell'austerity è banalmente sballato. La politica basata su “lacrime e sangue” produce una contrazione dei consumi, dell'occupazione e negli investimenti. Secondo un calcolo il modello teorico dell'austerity una moneta di un euro si ha una contrazione economica di 0,50 mentre la contrazione reale è di 1,50 €. se si continua nella politica lacrime e sangue ci troveremo allo stato di miseria del medio evo. I politici europei consapevoli di un futuro catastrofico sul piano socio-economico che vedrà gli europei nella più completa indigenza, finanzierà gli stati dell'unione con tre milioni a stato la ricerca nutritiva di, locuste, alghe, hamburger artificiali, vermi, grilli, ragni, che di fatto non ci fanno venire l'acquolina in bocca il tutto annaffiato da vino liofilizzato e magari pure “barricato”.
Le istituzioni europee, hanno deciso di investire immense cifre per inserire gli insetti nelle abitudini alimentari degli europei. A conferma che i potenti europei prevedendo che i poveri aumenteranno di gran numero e intendono affidarsi agli “insetti” per sfamare le popolazioni.
Un business, di enormi proporzioni per i paesi asiatici, che potranno esportare i loro alimenti abituali per le nostre tavole a scapito dei “bucatini” e i “tortellini”.
Mi sorprende che in un periodo di “programmata” recessione, non è corretto che l'opinione pubblica ignora che nelle stanze dei bottoni, sostenuta da un'enorme macchina burocratica, chiamata Unione Europea c'è chi pensa di spendere una enorme quantità di denaro dei cittadini, per finanziare la ricerca di stomachevoli menù. Sarà un mondo dominato dall'eugenetica e dall'ingegneria sociale, sempre più simile a quello descritto, da Aldous Huxley nel suo profetico capolavoro “Brave New World”

martedì 8 gennaio 2013

I PREDATORI DELL'ITALIA PERDUTA

Su La Stampa il  Monti dei prossimi mesi è visto, un giorno, 'come Gino di Tacco' nel memento di Scalfari, che scrive: "Mi preoccupi per quello che sei ora e riesci perfino a spaventarmi per quello che potresti fare se, non vincendo il piatto, lo vorrai comunque tutto per te" - Angelo Benessia, dal canto suo, il giorno seguente ricorda a Monti il passato e gli insegnamenti di Cicerone per trarne in tempo ispirazione, perchè operi con attenzione alle istanze sociali insoddisfatte e prudenza nelle alleanze - Il grande errore di Cicerone, riferisce Benessia, fu nel commento dello storico Stockton "vagheggiare posizioni di comando per le quali non aveva gli appoggi e i legami politici e, a essere onesti, neppure un'intelligenza e una statura morale adeguata"

Con Paolo Pellicciari, invece guardiamo al passato recente per capire il futuro

(www.enopress.it). Se la "politica" è l'arte della prospettiva, per capire il presente, dobbiamo fare un "viaggio" retrospettivo, per trovare le risposte a molte delle domande inevase, che attanagliano l'economia dei cittadini italiani e europei e le incertezze del futuro.
Dopo un anno di governo tecnico, "l'ennesimo" in ordine cronologico, possiamo fare un bilancio sull'operato dell'esecutivo Monti. Mi ha sorpreso l'encomio nei confronti di Amato e di Prodi per le tasse deliberate dai loro governi. Particolarmente sorprendente l''affermazione di apprezzamento di due "tecnici" che hanno governato il paese "compartecipi"dell'alienazione delle sue ricchezze.
La Prima Repubblica, aveva di sicuro molti difetti, di certo non gradiva i tecnici, e tanto meno al governo, per un semplice motivo che non devono rendere conto ai cittadini del loro operato, e di solito sono rappresentati come salvatori della "patria".
Il primo governo tecnico, guidato da Giuliano Amato, risale al luglio 1992, dopo il crollo della Democrazia Cristiana e del P.S.I. sotto i colpi delle inchieste giudiziarie, soprattutto nel pieno di una crisi economica, che colpì la lira ferendola gravemente. Il sistema politico di allora, reso impotente, affidò le chiavi di Palazzo Chigi a Giuliano Amato. Il "Dottor Sottile". come veniva chiamato, presentò subito il biglietto da visita agli italiani prelevando il 6 per mille sui conti correnti, seguito da un altro prelievo del 3 per mille sul valore catastale degli immobili e delle aree fabbricabili. Mentre la prima imposta "bancaria" fu una tantum, la seconda è diventata "una Semper" con il passaggio dall'I.S.I. all' I.C.I. Successivamente l'ICI si tramutò in un balzello permanente, che solo i governi di centro destra prima, ridussero e poi abolirono ritenuta una patrimoniale occulta. Ma al ritorno dei tecnici guidati da Mario Monti l'ICI viene riproposta sotto la sigla I.M.U. Una tassa "insostenibile" dalla fascia "povera" dei cittadini italiani. Una sorta di "esproprio – affitto" che se non si riesce a pagare si è soggetti allo "sfratto".
Il governo tecnico Amato, in carica dal luglio 92 fino all'aprile del 93, "sperperò" i soldi degli italiani in modo scellerato. A settembre dello stesso anno, la lira subì una notevole svalutazione, invano contrastata dalla Banca d'Italia ( Governatore Ciampi ) che sacrificò 70 mila miliardi di riserve valutarie. L'inizio di una crisi irreversibile, anche a causa degli attacchi speculativi finalizzati a favorire le "privatizzazioni" e al contempo svalutare i beni oggetto di cessione. Quello che colpisce di più, è il silenzio dei grandi economisti, anche di quelli definiti puristi schivi da incarichi di governo e delle consulenze, dei giornali, i partiti di opposizione di destra e di sinistra unite alle organizzazioni sindacali e dalla realtà associativa laica ed ecclesiale.
Con il crollo dell'Unione Sovietica, cambia lo scenario economico, sulle basi gettate dalla scuola monetarista di Milton Friedman e da tutti gli economisti cresciuti dalle loro banche centrali di emissione, quali, Banca Mondiale, F.M.I e nel GAT. Era inevitabile che la classe politica italiana, cedesse al "domino" bancario per la debolezza delle monete coinvolte nel vortice della speculazione.
Con il 92 comincia l'era del buio economico tra intrecci, coinvolgimenti, coincidenze, resta di difficile comprensione, se non impossibile, connotare tutti gli "attori" tra protagonisti, comprimari e comparse che, tralasciando gli interessi e la fiducia dei cittadini verso le istituzioni, parteciparono al "Sacco Economico d'Italia" e non solo. Una serie di coincidenze caratterizzarono tutti gli anni 90. Mentre era nel vivo lo scandalo detto "Mano Pulite", il popolo italiano distratto dall'evento straordinario, speranzoso di fare piazza pulita di una classe politica, piuttosto chiacchierata, allora al governo. Alla fine si sono rilevate solo "chiacchiere" visto la quantità di politici e tecnici coinvolti, ma solo un'esigua quantità di persone furono condannate a pene insignificanti.
Se leggiamo le cronache di questi ultimi giorni, veniamo a conoscenza di certe affermazioni provenienti dagli ambienti diplomatici americani che hanno coinvolto in particolare l'attività giudiziaria protagonista di "Mani Pulite" inserendola in contesto preordinato. Certo non c'è dubbio che sto scrivendo di coincidenza, mentre si svolgeva l'Uragano "Mani Pulite", si perpetrava il "Sacco D'Italia" "mascherato" sotto il nome di "privatizzazioni". Che da li a qualche anno, destinato alla povertà.
Quel periodo è stato costellato di morti, e arresti "eccellenti". Andreotti a processo a Palermo febbraio del 92, nel maggio del 92 viene ucciso Falcone mentre Borsellino il 19 luglio, il 20 luglio 1993, si suicida Gabriele Cagliari presidente dell'E.N.I. Tre giorni dopo la morte di Cagliari, si suicida Raoul Gardini patron della Ferruzzi – Montedison . Il 30 aprile del 93 lanciatori eccellenti, ora indagati per le loro malversazioni politiche, tirano le monete a Craxi, Il 19 luglio 1993 viene arrestato Salvatore Ligresti. Craxi 12 maggio 1994 parte per Hammamet "latitante"
Il 1992 fu un anno molto particolare: crisi Prima Repubblica, uragano tangentopoli, attacco alla Lira da parte del filantropo George Soros che Carlo Azelio Ciampi non poté arginare. (ndr) In quegli anni Reginald Bartoholomew ( ambasciatore americano a Roma e futuro presidente di Merril Linch Italia, fu artefice delle pressioni sugli interlocutori italiani evidenziando la necessità di essere più spediti a rimuovere qualsiasi ostacolo per gli investimenti esteri. Avete capito? Non è escluso un intervento favorevole anche di Draghi. (ndr)
Si presume che Draghi dovrebbe aver lavorato bene e per questo potrebbe essere stato scelto per la direzione della Banca D'Italia, secondo Romano Prodi " una scelta di alto profilo". Non sfugge che Prodi era consulente della Goldman Sachs, nonché presidente dell'IRI per ben due mandati.
Nel maggio del 1992 Giovanni Falcone venne ucciso come Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio 1992, la mafia avvia la strategia della tensione.
Nei primi anni novanta Cosa Nostra, messa alle strette dalle inchieste del pool antimafia, e dal maxiprocesso, organizzò una serie di attentati volti a mettere in ginocchio la magistratura e le istituzioni dello Stato Italiano. Con l'omicidio di Salvo Lima la mafia volle subito dare il segnale dello scioglimento della tregua fra potere politico e potere mafioso, infatti, Salvo Lima a Palermo rappresentava gli interessi della corrente della DC di Andreotti. Seguirono diverse stragi: la strage di via dei Georgofili a Firenze, la bomba al padiglione di Arte Contemporanea di Milano, i due attentati a Roma San. Giovanni Laterano e a San Giorgio al Velabro. Nello stesso periodo avvennero omicidi celebri come quello di Salvo Lima (1992) e Don Pino Puglisi (1993). Rientra nella stagione degli attentati anche il tentato omicidio del conduttore Maurizio Costanzo il 14 maggio 1993, quando un'autobomba carica di 90 kg di tritolo esplose in via Ruggero Fauro (vicino al teatro Parioli) ma dopo il passaggio delle due autovetture dell'uomo e delle sue guardie nel corpo; l'esplosione non causò vittime, ma pare, essere stata architettata per questo: spaventare Costanzo, che all'epoca del tentato omicidio si occupava di programmi televisivi contro la criminalità organizzata, invitando personaggi di spicco nella lotta alla mafia. Egli difatti non trattò più quegli argomenti dopo il fatto, riprendendo a parlarne solo nel 2005. Il 31 ottobre 1993, in occasione di una gara casalinga della Lazio, lo Stadio Olimpico di Roma venne scelto come obiettivo di un fallito attentato terroristico per mezzo di un'autobomba con lo scopo di far saltare i furgoni dei Carabinieri in servizio. L'attentato fallì per il malfunzionamento del dispositivo elettronico di azionamento. Alcuni pentiti hanno infine parlato del progetto da parte di Totò Riina e Leoluca Bagarella di far esplodere la Torre di Pisa, in seguito ad alcune richieste riguardanti la scarcerazione di affiliati al clan declinate da parte delle forze statali, e per il quale erano già pronti 600 kg di esplosivo. La stagione delle bombe del '92 e '93 doveva avere un ulteriore sviluppo nel '94 (il 14 aprile) con un attentato al pentito Totuccio Contorno di cui solo in seguito si scoprirono tutti i dettagli.
Nel novembre 2012 viene arrestato Cosimo D'Amato con l'accusa di avere fornito il tritolo utilizzato dalla Mafia per le stragi di Palermo, Firenze, Roma e Milano negli anni 1993-1994. D'Amato è cugino di primo grado del boss palermitano Cosimo Lo Nigro, condannato per le stragi mafiose del '92. Formalmente un pescatore, l'uomo avrebbe recuperato l'esplosivo da bombe di profondità inesplose recuperate nel mare della Sicilia.
Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L'allora Ministro degli interni Vincenzo Scotti il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attecchi contro la democrazia italiana, come l'uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica. Gli attacchi ci furono e andarono a buon fine, ma non si tratto degli eventi previsti dal Ministro degli Interni. L'attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante.
Anni dopo l'ex Ministro scotti confesserà a Cirino Pomicino: "Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della Polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlavano di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti e di governo.
Una riunione di cui parlava Scotti si svolse sul panfilo reale Britannia il 2 giugno del 1992 in navigazione lungo le coste italiane. Sul panfilo c'erano alcuni apparteneti all'élite di potere Anglo – Americana come i reali britannici e i grandi banchieri a cui si rivolgeva il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni ( Merrill Lynch, Goldman Sachs, e Salomon Broters). Ospiti anche illustri italiani cui il 'destino' ha aperto un futuro europeo.
In quella riunione, i banchieri decisero di acquistare il patrimonio industriale italiano in misura del 48%, tra cui, Buitoni, La Locatelli, La Negrioni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani e tante altre ancora. Non è dato di sapere il valore complessivo di tutta l'operazione. Ma una cosa è certa Amato appena insediato a Palazzo Chigi. Nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1992, indossata "metaforicamente" una Tuta di Seta nera alla Diabolik, il governo guidato da Giuliano Amato penetrò nei forzieri delle banche italiane prelevando il 6 per mille da ogni deposito. Un decreto legge di emergenza l autorizzava a farlo: in quel provvedimento, varato mentre i mercati si accanivano sulla lira, erano state inzeppate alla rinfusa misure le più svariate. Dall' aumento dell' età pensionabile alla patrimoniale sulle imprese, dalla minimum tax all introduzione dei ticket sanitari, dalla tassa sul medico di famiglia all' imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. L imposta straordinaria sugli immobili, nella migliore delle tradizioni italiane, perse subito il prefisso che diventerà una gabella ordinaria: l imposta comunale sugli immobili, ovverosia l' Ici. C'è una domanda i sospeso. quale utilizzo è stato fatto del denaro incassato dalle vendite del settore industriale italiano gestito anche dall'I.R.I? E perché il debito pubblico è continuato a salire fino ai nostri giorni? Se fosse stato un "complotto"? Non sarebbe il caso di riabilitare i politici della prima repubblica?
Oggi intanto suona una prima campana: Bruxelles formula una severa condanna dell'IMU per la mancanza di perequazione e la sua inadeguatezza rispetto ai bassi redditi della maggiornza dei contribuenti.

mercoledì 19 dicembre 2012

Il “BANCHISMO” LA DITTATURA DEL TERZO MILLENNIO.

Guerra! Guerra! Ho capito bene, Guerra?

Di Paolo Pellicciari
Il presidente del Consiglio, italiano, recentemente ha dichiarato “guerra” ai suoi concittadini con la scusa dell'evasione fiscale. Quando griderà, “non si fanno prigionieri” all'attaccooo, avrà difronte a se, un esercito disarmato, privato dei “diritto costituzionale” che costituisce la suprema tutela del cittadino difronte alla legge e ai soprusi di Stato. La costituzione italiana, tutela l'imputato da ogni accusa di reato come previsto dall'Art. 24. appresso descritto.
L'Art. 24 della nostra costituzione recita:
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai meno abbienti, con istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.
Con il decreto Bersani Ministro dell'Industria (D.L n. 223 del 04/07/2006 sulle liberalizzazioni), tra luci ed ombre e qualche omissione imputabile alla stampa, che non ha informato l'opinione pubblica sull'interezza delle finalità e gli obbiettivi che il governo Prodi, con il contributo del ministro Visco. (ministro delle Finanze) si prefissò.
Il provvedimento ha un'assonanza con quanto ha scritto Gramsci nei suoi “Quaderni del carcere”:
"L'uomo è un lupo con l'uomo, la donna, è ancora più lupo con la donna, il prete è il più lupo di tutti, con il prete".
Il D.L. Sulle liberalizzazioni, “Liberalizza” poco o nulla, ma è la scusa per avviare “l'oppressione fiscale” aumenta gli ostacoli agli itinerari “burocratici” e rappresenta, un grave attacco alla libertà d'impresa e a quella dei cittadini in genere. Il decreto di fatto, non produce alcun beneficio ai consumatori, ma arreca gravi danni al lavoro autonomo, trasformando il fisco in regime di “polizia tributaria”, affossa la libertà di iniziativa economica, con una stangata contributiva con inasprimenti fiscali retroattivi con nuove gabelle con provvedimenti che sottraggono risorse a settori fondamentali come scuole, ricerca scientifica, sanità, giustizia, protezione civile ecc. ecc.
Non solo, ma introduce il principio della retroattività dei provvedimenti fiscali, in “violazione” delle norme costituzionali, e ignora la legge sullo “Statuto del Contribuente” (LEGGE 27 luglio 2000, n. 212.) Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente. (Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000) . Che stabilisce il principio secondo il quale “le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo” e vìola l'art.11 delle preleggi, le disposizioni preliminari del codice civile secondo il quale “la legge non dispone che per l'avvenire: essa non ha effetto retroattivo.”
Il decreto Prodi-Visco-Bersani, infatti, che ha scatenato la “bellum omnium contra omnes” favorita da editorialisti, con inquietanti articoli sul decreto legge che liberalizza poco o nulla, ma costituisce la via all'oppressione fiscale e un eccesso di burocrazia, unito ad uno dei più gravi attacchi alla libertà d'impresa e a quella dei cittadini più in generale.
Visco, introduce una misura discutibile senza eguali: si da il potere al Fisco di accedere in ogni meandro dell'economia famigliare, dove anche un PC collegato ad internet può rappresentare uno strumento di lavoro, come non è escluso che per avere una partita I.V.A. bisognerà rilasciare una “fideiussione”. Il Decreto Bersani ignora l'Art. 41 della Costituzione: “L'iniziativa economica privata è libera” Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da creare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Oggi aprire un'attività è come percorrere un “labirinto degli orrori” dove ogni passo si ha a che fare con un burocrate esigente, che erode la pazienza del mal capitato, nonostante l'onere pecuniario da esborsare, che spesso induce a rinunciare alla realizzazione di una iniziativa. Credo che nella fattispecie, va utilizzato un vocabolo in disuso; “ossimoro”. Ovvero, Tutto e il contrario di Tutto. Da una parte si parla di “Crescita” e dall'altra di “Decrescita Felice” si parla di “Liberalizzazioni” e aumenta la “Burocrazia”, si parla di “Evasione Fiscale” e aumentano le code alla “Mensa della Caritas”. Allora? Sono passati circa quattro anni dal fallimento di Lehman Brothers e più di quattro anni e mezzo dall'inizio della Grande Recessione, eppure i cittadini dei paesi più avanzati stanno ancora subendo una crisi economica senza uguali.
La Grande Recessione è iniziata nel 2008 negli Stati Uniti. Ha immediatamente contagiato l'economia mondiale che continua ad aggravarsi. Tra fatalismo e paura, aspettiamo l'evolvere degli eventi, in illusoria attesa di tempi migliori al di là da venire.
Che cosa è successo? Eppure i paesi occidentali compreso l'Europa sono ( o erano) ricchi di risorse, talenti e competenze che avrebbero potuto assicurare prosperità e tenore di vita dignitoso per tutti. Invece!
Uscire dalla crisi si può? Dalla crisi si esce solo se la politica riesce a liberarsi dal “Banchismo” il “nuovo” movimento politico che vuole governare la globalizzazione, appropriandosi della sovranità popolare, e delle proprietà dei cittadini. Proprietà, spesso frutto di lavoro, sacrificio e risparmio.
Parliamo dello stato di oggi. Lo Stato italiano incassa immani risorse, con le sue norme e la sua giurisprudenza asimmetrica pone il suo potere fiscale al di sopra delle impugnative e rivalse ordinamentali riservate a noi cittadini che tali non siamo più, ma regrediti alla condizione di sudditi.
Lo stato da decenni ha organizzato la struttura del suo prelievo e della spesa in modo opaco, discrezionale, da sempre non rispetta la Costituzione che disciplina i fondamenti del fisco il diritto a un equo giudizio da parte di un giudice terzo, prassi sconosciuta al contenzioso tributario.
Un Premier, lo dovrebbe sapere, che solo con un nuovo patto riscritto dalle fondamenta tra Stato e Contribuenti. Perché, al momento, chi spoglia delle risorse il Paese è lo Stato. Come fa un Premier si può andare alla Guerra a capo di un “esercito” protagonista delle cronache giudiziarie?
Mario Monti è un brav'uomo, profondamente sincero, coadiuvato da una squadra di tecnici (con stipendi “milionari”) che stanno attuando politiche economiche di “rigore” che porteranno l'Italia e l'Europa ad una crisi economica drammatica e di difficile soluzione.
Guerra! Guerra! Se Monti invece di dichiarare “Guerra” ai cittadini, si fosse rivolto Ai Pensionati d'Oro, agli Stipendi di “Platino”, alla “Criminalità Organizzata”, alla Corruzione della Classe Politica, agli Sperperi di Stato, al Commercio Abusivo e avesse ripristinato i Comitati di Controllo sugli atti delle amministrazioni periferiche, avrebbe avuto sicuramente più consenso e plauso popolare. Invece! Niente di tutto questo, ma solo tasse in modo trasversale colpendo soprattutto la proprietà quale oggetto di fiscalizzazione di tipo patrimoniale, al limite del “Terrorismo Fiscale” non è escluso a fini espropriativi.
Il paradosso, ormai è assodato, che la politica pecca di moralità, visto che occupa giornalmente le cronache giudiziarie. Ciò, non esclude qualche “riflessione”. Mettiamo il caso che qualche politico o Ente possa essere interessato a qualche immobile di prestigio, tanto da coinvolgere il mal capitato proprietario in un vortice di “presunzione dell'evasione fiscale”. L'interessato Chiede informazioni sull'andamento economico del soggetto da “espropriare”. Con le informazioni di facile acquisizione emerge chiaramente, uno che si arrabatta nella gestione finanziaria della sua attività economico- professionale. Una semplice “accusa” di evasione fiscale, ben oltre le sue disponibilità e il gioco è fatto. Conoscendo già a priori che sarà difficile per il malcapitato reperire i fondi per aprire il contenzioso con il fisco. Il povero, è il caso di dire, mal capitato, si ritrova sul lastrico senza che se ne renda conto.
Il sospetto nasce dal caso Marzotto. Dei Marzotto, conoscevo il povero Giannino, figlio di una famiglia patriarcale, gente seria, coinvolta su una presunta evasione fiscale tanto che il “fisco” gli ha pignorato tutti i beni di famiglia. Io non credo all'evasione fiscale, a quel livello per consulenti fiscali saranno di certo di prim'ordine, tutta la questione orbiterà su un'interpretazione delle norme fiscali e non “altro”. Intanto i Marzotto corrono grossi rischi finanziari. Tutto questo è possibile in uno stato Moderno e Democratico? Democratico! L'esule russo Bukowski diceva: l'Unione Europea è come l'Unione Sovietica. Infatti persegue l'internazionalizzazione mondiale eliminando gli Stati nazionali e basato l'unione sul trattato di Maastricht, ossia sul primato delle strutture economiche, attraverso le quali si ottiene la soggezione e il controllo di ogni comportamento dei cittadini.

giovedì 25 ottobre 2012

L'EUROPA "BOCCIA" IL MADE IN

La Commissione UE boccia l'intesa sul “made in” Europa e “made in” Italy “ritenendola obsoleta sui Marchi”
di Paolo Pellicciari
Dopo anni di colloqui, convegni, missioni, articoli sui giornali, in Italia e all'estero oltre a notevoli investimenti, per difendere la qualità italiana da una concorrenza planetaria spesso sleale. E stato tutto inutile, la Commissione Ue ha messo la parola fine alla proposta al regolamento n. 611 del 2005, che riguardava il «Made in». La proposta aveva l'obbiettivo di imporre l’etichettatura di origine, sui prodotti provenienti dai paesi extra UE.
Tutti i partiti politici di ogni colore, hanno sempre difeso le nostre aziende facendone una bandiera per differenziarci da asiatici e americani. «Obsoleto», hanno decretato invece gli uomini del presidente Barroso. Così d’ora in poi, salvo miracoli, non se ne parlerà più.
La “bocciatura” non è stata ancora annunciata formalmente. Martedì, a Strasburgo, il numero uno dell’esecutivo comunitario, ha presentato il suo Programma per il 2013. Nel secondo allegato, venti pagine di tabelle, sono elencate le proposte che Bruxelles intende mettere sul tavolo e quelle che ritiene di non dover più portare avanti. Alla penultima nota dell’ultima pagina, appare il regolamento 611. Cassato. Uno dei quattordici testi che la Commissione vuole ritirare. «Oltre alla mancanza di accordo in Consiglio - si spiega -, recenti sviluppi nell’interpretazione legale delle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio hanno reso la proposta non attuale». “Chiuso l'Argomento!
Di recente, la Confindustria era “all'attacco”. I più informati parlano di una lettera del presidente Giorgio Squinzi indirizzata a Palazzo Berlaymont per sollecitare un’accelerazione dell’iter purtroppo senza esito. In effetti, l'iter si è interrotto da che l’Europarlamento ha approvato il testo nell’ottobre 2010 ritenendo il marchio di origine una condizione necessaria «per dare maggiore tutela ai consumatori e consentire alle imprese di affrontare ad armi pari i concorrenti». Un buon segnale. C’era anche l’appoggio di Francia, Polonia e Spagna. Eppure per i governi tedeschi, scandinavi, britannici e olandesi, la norma era un inaccettabile pugno nell’occhio del libero scambio. Inutili i tentativi di pressione di quello che, a Bruxelles, erano noto come «Il Cartello del “Made In”». Si ricorda una missione a Strasburgo di Emma Bonino, allora ministro degli Affari Ue (settembre 2007), occasione in cui furono distribuiti degli ombrelli blu pro etichettatura, metafora della necessità di pararsi la testa (erano cinesi, incidentalmente).
E anche ripetuti viaggi della coppia Urso-Ronchi, rispettivamente titolare del Commercio Estero e delle politiche Ue nel governo Berlusconi, impegnati a definire «inaccettabili i ritardi» e premere sui colleghi del Consiglio. Il sistema di Camere e imprese ha varato iniziative parallele, col sostegno dell’Ice. Due budget grosso modo da 500 mila euro l’uno. «Al netto delle spese per le persone, i viaggi e tutto il resto», Un milione e passa sempre secondo i ben informati. La notizia era nell’aria, conferma l’eurodeputato Gianluca Susta, che la definisce «assurda e affrettata». Passo «ingiustificabile senza nemmeno un passaggio preliminare col Parlamento», aggiunge Niccolò Rinaldi (Idv). In primavera i nostri eurodeputati avevano parlato di «provvedimento insabbiato».
Il premier Mario Monti è stato informato giovedì poco prima del vertice Ue. Si racconta che il professore abbia incaricato i suoi collaboratori di suggerire agli industriali di rinunciare all’ambito “osso”. Nei taccuini è rimasta anche una battuta tagliente. «Citando Squinzi - avrebbe scherzato il premier - potremmo dire che si trattava di una boiata». Come mettere lo zucchero su una pillola amara.
25/10/2012

domenica 14 ottobre 2012

"CORSA ALL'ORO" NEL FAR WEST DELL'ECNOMIA MODERNA


di Paolo Pellicciari

La “Corsa all'Oro” è similare con “l'Oro alla Patria”. “L'Oro alla Patria” è stato uno “slogan” coniato durante il fascismo, le condizioni economiche dell'Italia richiedette un intervento straordinario tanto che si decise di ricorrere alla richieste di oro ai cittadini. Così si organizzo per il 18 dicembre del 1935, una manifestazione nazionale organizzata dal regime fascista. Il regime chiamò gli italiani a dare l'oro alla Patria .
La manifestazione denominata Oro alla Patria: consisteva nel dono “volontario” da parte delle famiglie italiane, di oggetti d'oro per consentire all'Italia di superare le difficoltà dovute alle sanzioni. Gli storici ci fanno sapere che il Regno d'Italia progettasse l'invasione del Corno d'Africa già dal 1925. Avendo infranto il XVI articolo della Società delle Nazioni il 18 novembre dello stesso anno le Nazioni Aderenti approvarono un pacchetto di sanzioni come ritorsione.
Le sanzioni non furono efficaci, in quanto moltissime Nazioni non facevano parte della “Società” come la Germania unita a tante altre Nazioni non tennero conto del provvedimento anche perché c'erano dei limiti sanzionatori che non prevedevano limitazioni nel commercio delle materie prime importanti come il petrolio.
La cerimonia di consegna avvenne all'Altare della Patria a Roma catalizzando molti italiani che donarono la fede nuziale, in cambio ricevettero una fede di “ferro” con all'interno la scritta “Oro alla Patria”. La giornata di “Oro alla Patria” riscosse un notevole successo tanto da raccogliere 37 tonnellate d'oro e 115 d'argento. Con la donazione dell'ORO gli Italiani condivisero il massimo consenso nei confronti del Fascismo.
Molti personaggi autorevoli del tempo, fecero la loro donazione, la Regina Elena dona la propria fede, il Re dei lingotti d'oro, il principe Umberto il Collare dell'Annunziata, anche Guglielmo Marconi donò la fede e la medaglia da senatore, Luigi Pirandello la medaglia del Premio Nobel , e Gabriele D'Annunzio la fede e una cassa d'oro. Tutto l'oro raccolto, venne inviato alla Zecca dello Stato, come patrimonio nazionale.
E oggi? Da nessuno ho sentito gridare “Oro alla Patria”, eppure, stiamo assistendo ad una proliferare di negozi con la scritta “Compro Oro” praticando un'attività speculativa a causa dalla crisi, che sta portando gli italiani alla disperazione. Durante il fascismo la raccolta dell'oro, era dovuta ai venti di guerra che spiravano soprattutto in Africa. Eppure, non stiamo in guerra, non sento tuonare i cannoni, ne il rumore degli aerei bombardieri, in somma, che sta succedendo? Perché la gente è così disperata tanto da vendersi i loro gioielli, spesso intrisi di ricordi familiari?
E' evidente che stiamo vivendo un periodo “parabellico” che sta portando l'Italia alla “catastrofe” economica. Basta leggere i dati I.S.T.A.T sul calo della produzione industriale, negli ultimi anni. Un calo è sconvolgente nelle percentuali, pari ad un quarto della produzione industriale. Un calo produttivo tipico di una nazione in guerra, con una infinità di fabbriche “distrutte” dai “bombardamenti”, e dalle “squadre di guastatori” di un esercito invisibile. Allora chi è il nemico? Dove sta il “nemico” invisibile che sta portando i popoli occidentali alla fame? Che fosse cambiato l'abbigliamento dei nuovi “generali”? “Generali” vestiti con “marsina, monocolo e cilindro”, come vestivano i banchieri di una volta. Il nuovo esercito “armato” di “debito pubblico” che opera senza confini e territori, ma fa razzia di beni mobili e immobili costringendo anche i piccoli proprietari alla fame e alla disperazione in onor di “Dio Denaro”.
Resto sbigottito dall'inerzia della classe politica. Come resto incredulo e sbigottito, per i “complimenti” che da più parti provengono al nostro Presidente del Consiglio, che con la scusa del rigore, sta conducendo il “popolo italiano” alla “fame e alla disperazione”. Certo i “complimenti sono meritati”, le Banche sono esenti dal pagamento dell'IMU, Conti Correnti obbligatori, e pagamenti con la “Carta di Credito” (3% ad operazione) un bel “colpo” Sarebbero stati degli ingrati se non si fossero “complimentati” con in nostro Presidente del Consiglio
Il mio palese sbigottimento, rimane una voce nel deserto, nonostante l'I.S.T.A.T evidenziava che il calo delle ore lavorate fosse il peggior dato dai primi anni dal 1991. (Anno in cui si decise l'alienazione del patrimonio industriale dell'I.R.I.) Anche i TG non danno il risalto necessario alla notizie riguardanti l'economia, che vede protagonisti i cittadini. Sentiamo echi provenienti da altre nazioni, di sommosse, di cariche della polizia contro manifestanti che stanno reclamando il posto di lavoro e una vita dignitosa. A quanto pare, in Italia, la situazione economica ha generato circa 4 milioni di disoccupati, mentre in Europa sembra siano 23 milioni, un dato, intollerabile ed insostenibile per le esigenze di vita. Ma fino a quando? Vediamo le file di neo poveri, nei punti di ristoro della Caritas, piccoli imprenditori ridotti allo stato di “barboni”, senza più famiglia, senza più niente, molti sacrificano la loro vita a causa della “guerra”. Mentre succede questo, leggiamo e ascoltiamo notizie terrificanti sulla “questione morale” di molti “politici” che operano sotto “l'ombrello” della politica che sono oggetto d'indagine da parte dell'autorità giudiziaria. Per questo trovo sconcertante attuare l'oppressione fiscale con il “pugno di ferro” nei confronti dei cittadini costretti a vendere anche l'oro di famiglia per vivere. Come dire a loro la “Finanza” e ai cittadini la “Guardia di Finanza”. Tornando alla “corsa all'oro”, nella fattispecie quello “acquistato” non diventa patrimonio dello Stato, ma di qualche o più “speculatori” che senza “apparente” controllo acquistano, oro avvolte, anche in modo “truffaldino”. “Striscia la Notizia” mise in guardia i telespettatori evidenziando alcune storture nel peso e nelle valutazioni dell'oro da parte di alcuni “esercenti disonesti”. Durante il fascismo si rastrellarono 37 tonnellate d'oro, e 115 d'argento, solo con le “fedi”, mentre oggi, quale è la quantità della “raccolta”? Quale sarà la “stazione” o le “stazioni” d'arrivo dell'oro raccolto? Gli “speculatori”, stanno incassando qualche miliardo di valore.
13/10/2012

giovedì 4 ottobre 2012

Europa? For Sale

Di Paolo Pellicciari
Mi domando! Da chi siamo governati? E' possibile che tutti gli stati occidentali siano più o meno indebitati? E' possibile che tutti gli Stati Europei sono costretti a vendere il loro patrimoni pressoché tutti nello stesso momento? Possibile che in un'era dell'elettronica, i “tecnici” dei vari centri di potere, non hanno elaborato strategie di politica economica per evitare il cataclisma economico che stiamo attraversando? E gli economisti universitari, le cosiddette “intellighenzie” C'è qualche cosa che non torna! Che avessero organizzato una nuova conferenza “Jalta” a porte chiuse dove i nuovi potentati economici si sono divisi le ricchezza del mondo? Quello che è sospetto che dietro tutto questo ci sia un'unica “regia”.
Tutto si potrebbe evincere dal fatto l'Europa è vittima di scorribande finanziarie dove i protagonisti sono i fondi sovrani composti da cinesi, arabi e russi che stanno comprando a prezzo di saldo i “gioielli” del vecchio continente: dalle squadre di calcio, alle banche, dalle aziende energetiche, fino alle infrastrutture e di tanta altre aziende di prestigio anche ad alta redditività.
Da Valentino, l'azienda italiana sinonimo di alta moda, dal 2007 di proprietà del fondo d'investimento Permira. Valentino non è la prima casa di moda europea a passare in mani orientali. Già la Cerruti, acquistata nel 2012 dalla Trinity di Hong Kong, alla Miss Sixty venduta alla cinese Trendy e alla Gianfranco Ferré acquisita dal Paris Group di Dubai pochi mesi fa. E' da tempo che lo sceicco del Qatar è impegnato sotto forma di investimenti della famiglia reale o dello Stato con i fondi sovrani - a un grande e diversificato shopping europeo.
Dal 2008 da quando è scoppiata la crisi economica molti i paesi neo ricchi, hanno preso l'Europa come terra di conquista economica: dagli Emirati Arabi a Dubai, dalla Cina alla Russia. Tutti Stati in forte espansione economica, per lo più guidati da regimi pseudo dittatoriali, attratti dai prezzi da “saldo” che la crisi infinita ha imposto alle aziende-gioiello dell'Europa. Nel caso dei paesi del Golfo e della Russia, le sterminate ricchezze provenienti da sottosuoli ricchi di petrolio a invogliare allo shopping. Nel caso della Cina, è l'esigenza di investimenti in modo redditizio per le riserve di valuta estera accumulate in decenni di esportazioni.
Nel mirino degli speculatori, ci sono marchi con rendimenti a doppia cifra. Il Quatar è un esempio esempio. Risalgono al 2009 i suoi investimenti in Porsche e Wolkswagen. Nello stesso anno aveva tentato invano di aggiudicarsi la squadra di calcio del Manchester City, finita poi tra le proprietà del fondo sovrano di Abu Dhabi, per acquistare successivamente il Paris Saint Germain. E se in Inghilterra Hamad bin Kalifa al-Thani ha messo le mani su una quota della London Stock Exchange, dei supermercati Sainsbury e della banca Barclays, oltre che sul 100 per cento degli storici grandi magazzini Harrod's. In Francia ha comprato le attività turche e le operazioni lussemburghesi di Dexia, la banca franco-belga vittima della crisi del debito sovrano, e pochi mesi fa è entrato con l'1 per cento nel titano mondiale del lusso Lvmh.

Simone Alvaro, responsabile dell'ufficio studi giuridici della Consob dice: «Il mondo è ormai cambiato» «I Paesi produttori di petrolio e di materie prime hanno conquistato dal 2007 un grande vantaggio economico». Gli ingenti patrimoni a disposizione dalle obbligazioni U.S. Sono dirottati nella diversificazione d'investimento, diventando protagonisti dell'economia mondiale. In Borsa detengono un terzo delle quote societarie del listino, a Londra partecipazioni in un quarto. «Bisogna cominciare a prendere atto dei cambiamenti», prosegue Alvaro: «E non si può pensare che siano temporanei, soltanto dovuti alla crisi».

Con il potere economico che si sposta ad Oriente è inevitabile che anche i simboli del successo economico passino di mano verso regioni dove abbondano denari e opportunità di crescita. Certo è però che la crisi dell'Eurozona ha offerto il fianco agli acquisti stranieri. Sempre più importanti, talvolta anche strategici. Non fosse stato costretto dal piano di salvataggio europeo, il Portogallo non avrebbe mai privatizzato la sua società elettrica, Energias do Portugal, spalancando le porte al Qatar (con il 2 per cento) e alla Cina, che tramite il braccio d'investimento China Three Gorges International ne ha acquistato oltre il 20 per cento. Per non parlare dell'investimento qatarino (6,19 per cento) nella spagnola Iberdrola, la maggiore società di energia eolica al mondo. Dal canto loro gli Emirati Arabi, tramite il fondo sovrano International Petroleum Investment (Ipic), hanno approfittato della crisi per comprare dalla francese Total il 49 per cento di Cepsa, la seconda società petrolifera spagnola, che si va ad aggiungere al 47 per cento già detenuto, consolidando così il proprio portafoglio globale di investimenti nel settore energetico.
Srive The Indipendent.
Cos'hanno in comune il carnevale del martedì grasso in Portogallo, il sole della Grecia, il National Stud (allevamento di cavalli) irlandese e la lotteria nazionale spagnola?
Risposta: sono stati tutti venduti o cancellati dai governi europei nel disperato tentativo di risanare le finanze pubbliche dopo un decennio di sperperi e di malgoverno. Un numero considerevole di paesi europei sta sostanzialmente vendendo i gioielli di famiglia, in una svendita continentale senza precedenti.
La Grecia è il principale banditore d'Europa, con circa 50 miliardi di risorse all'asta. Ma altri governi sono avviati sulla stessa strada.
La vendita del patrimonio statale è una scelta disperata. In circostanze favorevoli sarebbe un progetto ambizioso, ma le circostanze sono tutt'altro che favorevoli. Se tutti mettono all'asta i loro possedimenti contemporaneamente, il crollo dei prezzi è inevitabile. La Grecia, per esempio, finora è riuscita a incassare appena 180 milioni di euro, molto meno dei 50 miliardi previsti.
Gli acquirenti in teoria non mancano. La Cina è in cerca di opportunità di investimento in ogni angolo del globo, e i governi dei paesi mediorientali sono sempre pronti a spendere i proventi del petrolio.
A questo punto è difficile dire se dovremmo essere felici o preoccupati davanti a una vendita così massiccia. Da un lato bisogna accogliere qualsiasi soluzione in grado di tirare fuori l'Europa dalla crisi del debito, ma è anche vero che i gioielli di famiglia, una volta venduti, non torneranno mai indietro. Mentre le nostre economie vengono progressivamente surclassate da Cina e India, c'è il rischio concreto che il vecchio continente non ritorni mai più ai fasti del passato.
Irlanda - Foreste, servizi pubblici, una compagnia aerea, la National Stud
Lo stato irlandese ha messo in vendita un lungo campionario di risorse, tra cui una società energetica, la compagnia aerea Aer Lingus, la compagnia che gestisce il patrimonio forestale (Coillte) e la famosa National Stud (valore stimato: 1 miliardo di euro). Bord Gais, la società che gestisce l'erogazione di gas nell'isola, è stata valutata 2,5 miliardi di euro. La settimana scorsa il dipartimento dei trasporti ha confermato che esiste un "forte interesse" nella quota statale di Aer Lingus, del valore complessivo di 123 milioni di euro.
Portogallo - Infrastrutture energetiche
Lisbona è stata tra le prime capitali europee a mettere all'asta il proprio patrimonio, e per questo motivo ha avuto un discreto successo. La società elettrica nazionale ha accolto capitali cinesi e della Oman Oil, e lo stato ha incassato 592 milioni di euro. Un affare ben più lucrativo, attorno agli 8 miliardi di euro, è stata la vendita del 21 per cento delle azioni della compagnia energetica nazionale, Energias de Portugal, acquistate dalla cinese Three Gorges Corporation. 

Paesi Bassi – Mezzi militari
L'anno scorso il ministero della difesa olandese ha racimolato diversi milioni di euro – nell'ambito del piano di austerity da 1 miliardo di euro – vendendo 18 caccia F16 al governo cileno. All'asta c'è anche un buon numero di navi da guerra.
Regno Unito - Ambasciate, edifici, mezzi militari
Londra spera di convertire in denaro contante la quota statale (49 per cento) del National Air Traffic Services. Il Regno Unito ha inoltre in programma di vendere centinaia di ambasciate ed edifici di proprietà del ministero degli esteri disseminati in tutto il pianeta, per un totale di circa 240 milioni di sterline.
Il ministero della difesa ha messo in vendita il sito delle Deepcut Barracks [quartier generale del Reale corpo logistico] e tutta una serie di attrezzature militari. Settantadue jet Harrier "in congedo" sono stati venduti agli Stati Uniti per circa 116 milioni di sterline, e l'anno scorso è stata messa all'asta la portaerei HMS Ark Royal. Tra le altre risorse messe in vendita dal ministero della difesa ci sono elicotteri, Land Rover e orologi di lusso.
Spagna - Infrastrutture (inclusa la metropolitana di Madrid?)
Il miliardario progetto di privatizzazione della lotteria nazionale spagnola è stato abbandonato in settembre quando il ministro delle finanze ha definito insufficiente la valutazione di mercato. In ogni caso il governo madrileno, travolto dai debiti, sta per vendere al prezzo di 3,5 miliardi di euro una partecipazione di minoranza nella società per la distribuzione dell'acqua, Canal Isabel II. La metropolitana di Madrid potrebbe finire presto all'asta.
Francia - Immobili di lusso
Ormai da anni lo stato francese porta avanti la vendita di immobili di proprietà del governo. Nel 2010 Parigi ha annunciato che avrebbe messo all'asta altri 1.700 edifici nel tentativo di ridurre il debito multimiliardario dello stato. Il governo ha messo in vendita castelli, palazzi nella capitale e persino la tenuta di caccia di La Muette, valutata 10 milioni di sterline, le Banlieue di Parigi da parte del Quatar.
Austria - Le Alpi (quasi)
In giugno la decisione del governo di mettere in vendita due montagne per un totale di 121 miliardi di euro ha scatenato la protesta dell'opinione pubblica. L'opposizione locale alla vendita del monte Rosskopf (2.600m) e del suo vicino Grosse Kinigat (2.700m) ha costretto Vienna a fare marcia indietro. Tuttavia un ministro ha precisato che in futuro le due montagne potrebbero tornare in vendita.
Italia - Palazzi? Spiagge? Oro? Antiche rovine?
Nel 2010 il governo italiano ha avviato una svendita massiccia di circa novemila tra edifici, spiagge, fortezze e persino alcune isole nel tentativo di ridurre il debito pubblico. Il valore complessivo delle risorse è stato stimato attorno ai 3 miliardi di sterline. Non è chiaro quale sia la cifra incassata fino a oggi dal governo italiano, ma decine di palazzi veneziani sono stati venduti e trasformati in alberghi. Ulteriori introiti sono arrivati dalla concessione per l'utilizzo del Colosseo a fini pubblicitari. Più recentemente, Roma è stata invitata da Berlino a vendere buona parte delle sue riserve auree prima che il prezzo cali drasticamente.
Lettonia – Una città fantasma
Nel 2010 un'intero centro abitato è stato offerto a una società russa al prezzo di 1,9 miliardi di sterline. Skrunda-1, un tempo sede di una base militare russa, è stata abbandonata dopo la caduta dell'Unione sovietica.
Grecia - Più o meno tutto (tranne l'Acropoli)
Il governo greco sta cercando di racimolare l'impressionante cifra di 50 miliardi di euro vendendo o affittando le proprietà dello stato, compreso l'aeroporto internazionale di Atene (insieme ad altri 38), la società petrolifera, quella per la distribuzione del gas, i porti di Salonicco e del Pireo, l'Hellenic Post Bank, le autostrade, la società che gestisce le corse dei cavalli e 35 grandi palazzi di proprietà del governo.
A disposizione di eventuali acquirenti c'è anche Hellenikon – una striscia costiera tre volte più grande del principato di Monaco e un tempo sede di un aeroporto internazionale – e un lotto di 44 acri sull'isola di Corfù. Secondo alcune fonti Atene ha intenzione di vendere numerose aree costiere di grande bellezza. Inoltre la Grecia sarebbe pronta a vendere il sole: il governo sta discutendo con Berlino la possibilità di esportare energia solare.
A Conclusione non posso non ricordare i miei maestri che mi hanno insegnato che la Politica è l'arte della prospettiva, mi domando: quale prospettiva per le prossime generazioni? “Schiavizzati” dal potere del Dio Denaro.
Fonte, The Indipendent.

giovedì 27 settembre 2012

DALLA LIBERTA', AL “CLERICALISMO”

di Paolo Pellicciari

Negli anni immediatamente successivi al Concilio, ci sono stati anni difficili per la chiesa, Papa Paolo VI e i suoi successori dovettero infatti fare i conti con una profonda emorragia di sacerdoti e religiosi che interpretarono l'attenzione al mondo in maniera diversa dall'effettiva dottrina cattolica. Prese forza il movimento dei preti operai, già attivo dal secondo dopo guerra in Francia, ma che dopo il Concilio trovò nuovo vigore grazie anche all'approvazione da parte dello stesso Paolo VI di tale pratica, precedentemente ritenuta illegittima da Pio XII e da Giovanni XXIII. Nacquero le “Comunità Cristiane di Base” le quali, soprattutto in Sudamerica, testimoniando la vitalità delle Chiese locali, assunsero una dimensione assai rilevante che dura ancora oggi. Sempre in America Latina, molti teologi seguaci della teologia della liberazione abbracciarono la lotta di classe marxista. Da parte opposta, Monsignor Lefebvre, rifiutò invece la riforma della liturgia ed altri pronunciamenti di "apertura" del concilio, tra cui quelli sull'ecumenismo, ponendosi di fatto in una situazione di rottura con la Chiesa di Roma.
Una prima difficoltà riguardo all'attuazione dei documenti conciliari fu l'interpretazione del Concilio stesso e dei suoi documenti. Infatti, Giovanni XXIII aveva indicato come scopo del Concilio quello di «approfondire ed esporre» la «dottrina certa e immutabile» della Chiesa, mentre alcuni dei pronunciamenti del Concilio stesso, sembravano contraddire alcuni elementi della dottrina tradizionale (soprattutto in merito all'ecumenismo e alla libertà di coscienza). Per questo, il Concilio fu considerato da alcuni una vera e propria rivoluzione della dottrina della Chiesa: sia da parte dei "progressisti" (che valutavano positivamente l'apertura al mondo del concilio) sia da parte di alcuni ambienti tradizionalisti (che al contrario erano fortemente critici verso questi pronunciamenti di apertura).
La questione della corretta interpretazione del Vaticano II è stata così affrontata a lungo da storici e teologi, facendo emergere due "interpretazioni" prevalenti: l'interpretazione della continuità, secondo la quale, il Concilio va interpretato alla luce del magistero della Chiesa, precedente e successivo al Concilio e l'interpretazione della discontinuità, che attribuisce al Concilio un valore in quanto evento cruciale, di rottura con il depositum Fidei tradizionale. La prima linea interpretativa è stata sostenuta da tutti i Papi da Paolo VI. Il suo successore Papa Giovanni Paolo I° in una delle sue udienze generali si schierò contro la Proprietà Privata, Testuale:” La proprietà privata per nessuno è un diritto inalienabile e assoluto. Nessuno ha la prerogativa di poter usare esclusivamente dei beni a suo vantaggio oltre il bisogno, quando ci sono quelli che muoiono per non avere niente” A seguire anche Papa Giovanni Paolo II prende le distanze dal modello “liberista” come il suo successore, Papa Benedetto XVI, seguendo i dettami del Concilio ci ricorda che “l'essere Umano non può avere più del Necessario, i Beni allontanano Dio, la Condanna del Consumismo”
L'interpretazione post conciliari “progressiste” spostano l'asse politico dei cattolici su posizioni integraliste, La “svolta politica” viene individuata con le “convergenze parallele” Per distinguere il potere politico espressione democratica dal totalitarismo comunista. L'espressione è presente nel linguaggio politico per tutti gli anni 70, quando è stata frequentemente utilizzata per descrivere il processo di avvicinamento tra DC e PCI, noto anche come Compromesso Storico. La “rivoluzione” post conciliare, diede vita ai “moti” del “1968”.
Subito dopo la conclusione del concilio, si mise in moto un movimento negli Stati Uniti raggiungendo l'epilogo con la massima espansione nel 1968, nell'Europa occidentale con l'apice nel Maggio francese.
Nel campo occidentale (Europa e Stati Uniti) un vasto schieramento di studenti e operai presero posizione contro la società dei consumi, che proponeva il valore del denaro e del mercato nel mondo capitalista come punto centrale della vita sociale.
Negli Stati Uniti la protesta giovanile si schierò contro la guerra del Vietnam, legandosi alla battaglia per i diritti civili e alle filosofie che esprimevano un rifiuto radicale ai principi della società del capitale, una sorta di controcultura. Al contempo, alcune popolazioni del blocco orientale si sollevarono per denunciare la mancanza di libertà e l'invadenza della burocrazia di partito, gravissimo problema della Russia che dei paesi ad essa legati.
In buona parte del mondo, dall'occidente all'est comunista, la "contestazione generale" ebbe come nemico comune il principio dell'autorità. Nelle scuole gli studenti contestavano i pregiudizi dei professori, della cultura ufficiale e del sistema scolastico classista e obsoleto. Nelle fabbriche gli operai rifiutavano l'organizzazione del lavoro e i principi dello sviluppo capitalistico che mettevano in primo piano il profitto a scapito dell'elemento umano. Anche la famiglia tradizionale veniva scossa dal rifiuto dell'autorità dei genitori e del conformismo dei ruoli. Facevano il loro esordio nuovi movimenti che mettevano in discussione le discriminazioni in base al sesso (con la nascita del femminismo e del movimento di liberazione omosessuale e della razza.
Dalla contestazione si distinse un movimento cattolico detto Comunione e Liberazione, ispirato dal “titolo” di un volantino diffuso da alcuni universitari nel 1969. in polemica col mondo culturale del tempo: mentre la cultura di sinistra, dichiarava che la rivoluzione era il cammino della liberazione dell'uomo, i sostenitori del movimento affermavano invece che tale cammino era possibile solo nella comunione cristiana, con cui sarebbe possibile la vera liberazione.

Gli obiettivi comuni ai diversi movimenti erano la riorganizzazione della società sulla base del principio di uguaglianza, il rinnovamento della politica in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, l'eliminazione di ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale e l' abolizione della guerra come forma di relazione tra gli stati, dando inizio alla “globalizzazione” della contestazione, di cui gli effetti sono evidenti ancora oggi
Nel processo di contestazione “globale” non si può non evidenziare il “controsenso filosofico” esercitato dei due blocchi “Occidentale e Orientale” con modelli di società “contrapposti”. Mentre la contestazione nei paesi dell'est erano mirate alla “libertà” dai regimo oppressivi. Mentre nei paesi occidentali si contestava il sistema capitalistico. Conclusione oggi siamo governati dallo “speculazionismo” una sorta di “Stalinismo” economico.
Charles Wright Milles sociologo americano, che nel 1960 coniò il termine “Nuova Sinistra” che influenzò i movimenti giovanili dell'epoca vari e molteplici, con l'obbiettivo di alimentare le lotte dei popoli del terzo mondo in virtù delle rivoluzioni del mondo arabo, dell'Asia e dell'America Latina, mentre l'Unione Sovietica insieme con gli Usa con ordinamenti da abbattere.
La Nuova Sinistra, non era convinta e rifiutava la sinistra tradizionale, secondo cui l'evoluzione era a favore dell'emancipazione del proletariato e dei popoli oppressi. Il timore di un dominio “Capitalista” che coinvolgesse la classe proletaria dei paesi avanzati nello sfruttamento del proletariato dei popoli del terzo mondo. Sopprimendo il dissenso e la libertà personale rendendo la ribellione una necessità e un azione politica.
Nel corso degli anni sessanta, mentre negli Usa il movimento per i diritti civili prima e l'opposizione studentesca alla guerra del Vietnam poi facevano delle organizzazioni come la Sds (Student for democratic society), una forza politica di grande peso, o il PFP (Peace and Freedom Party), in Europa il movimento della "nuova sinistra" toccava un'area minoritaria ma crescente.
Le agitazioni promosse dai movimenti giovanili si diffusero in vaste aree del pianeta tra la fine del 1967 e l'autunno del 1968. Francia, Cecoslovacchia e Germania Occidentale furono attraversate da crisi politiche di vasta portata; in Polonia questo periodo segnò l'inizio di movimenti destinati a svilupparsi ulteriormente in seguito.
Con il termine internazionalismo, entrato in uso dal XIX secolo, si possono intendere concetti differenti, sempre nell'ambito del superamento di certi "confini" tra le nazioni, siano essi di ordine politico, militare, economico o territoriale.
L'interenazionalismo socialista o proletario è una teoria poggiante sulle basi del socialismo utopistico ed evolutasi successivamente sulle parole d'ordine del manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e di Friedrich Engels edito nel 1848, il cui concetto base consiste nel fatto che i membri della classe operaia debbano agire in solidarietà verso la rivoluzione globale e in supporto dei lavoratori degli altri paesi, piuttosto che seguire un percorso nazionale. L'internazionalismo proletario è riassunto nello slogan: Proletari di tutti i paesi, unitevi!, l'ultima riga de Il Manifesto del Partito Comunista. L'internazionalismo proletario è considerato un deterrente contro la guerre tra nazioni, poiché non è nell'interesse delle persone di classe proletaria imbracciare le armi tra loro, invece è più utile che lo facciano contro la borghesia che il marxismo afferma opprima i lavoratori. Mediante la solidarietà fra i proletari di tutte le nazioni si potrà arrivare alla fine dei conflitti fra nazioni, e quindi alla scomparsa delle stesse. Secondo la teoria marxista l'antonimia dell'internazionalismo proletario è il nazionalismo borghese. In sintesi l'internazionalismo marxista considera la divisione del mondo in classi, e nazioni e religioni un ostacolo allo sviluppo della civiltà umana. L'internazionalismo entrerà a far parte di molte teorie comuniste poggianti su base socialista, così come nell'anarchismo, e varrà in termini pratici osteggiato dalle teorie del socialismo, come nello stalinismo, in qualche modo di stampo “internazionalista”. Nella vita di tutti i giorni?
Diceva Stalin “ i miei genitori non avevano molta cultura, ma fecero molto per me” E ancora: i tuoi genitori ti picchiavano? “Assolutamente no.” I miei genitori non mi maltrattavano affatto. Se sono diventato rivoluzionario è soltanto perché ho constatato che i marxisti avevano ragione”.
Il 2 settembre 1894, Stalin iniziò i suoi studi come allievo a convitto del seminario russo di teologia ortodossa di Tiflis, che ara allora, l'istituto superiore più importante della Georgia. L'istituto era tenuto dai Gesuiti con ferrea disciplina. Stalin stesso rilevò nell'intervista a Ludwing, come il seminario fosse diretto con sistemi gesuitici da un “regime vergognoso”. Il loro sistema base – affermò – nell'indagare, nello spiare, nell'entrare strisciando come vermi nelle anime della gente e offendere i sentimenti. Che bene può venire da questo? Per esempio, lo spiare nel dormitorio. Suona la campana per il the del mattino, andavamo al refettorio e quando tornavamo nelle nostre stanze scopriamo che nel frattempo è stata fatta una perquisizione e tutti i nostri cassetti erano stati frugati. Tutta l'organizzazione e la direzione della scuola aveva una gestione fortemente autoritaria, basate interamente alla sorveglianza “poliziesca” e sulla repressione in costante clima di delazione e di sospetto, ci trattavano come bestie. Chi contravveniva a quest'ignobile regolamento, erano pronte sanzioni di vario tipo: dalle “note disciplinari”, fino all'isolamento, più o meno lungo, in una “cella monastica” di punizione. Oltre a ciò vanno aggiunte le continue perquisizioni personali e la scarsità di vitto, i locali freddi privi di stufe, con dormitori affollati dove venivano stipate circa una trentina di persone. Questo è il quadro delle pessime condizioni di vita degli allievi del seminario di Tiflis.
Lo “stalinismo”, un esempio su tutti.
"Il padre di Stalin, era un calzolaio, proprietario di un piccolo laboratorio che, non più in grado di far fronte alla concorrenza dei grossi fabbricanti, di scarpe. Chiude bottega e prende lavoro, nella fabbrica di scarpe Adelkhanov, a Tiflis. È andato a lavorare nello stabilimento, non con l'intenzione di diventare un salariato permanente, ma con lo scopo di mettere da parte un po' di denaro, accumulando risparmi che lo mettesse in grado di riaprire la propria bottega. Come vedete, la posizione di questo calzolaio, è già proletaria, ma la sua coscienza è ancora non-proletaria, anzi, è interamente piccolo-borghese. In altre parole, questo calzolaio ha già perduto la sua posizione piccolo-borghese, ma non è ancora venuta meno in lui, la coscienza piccolo-borghese, che si attarda a prendere cognizione della sua nuova posizione “sociale”
Faccio fatica, a non individuare la stessa esperienza ai giorno d'oggi nel mondo occidentale, ma con una differenza, mentre il padre di Stalin, dopo la chiusura della sua bottega, trova lavoro in una fabbrica di scarpe, un artigiano o un piccolo imprenditore nel mondo occidentale chiude bottega e si trova “all'improvviso” disoccupato.