giovedì 13 settembre 2012

QUELLO CHE NON FECE L'IDEOLOGIA FA L'ECONOMIA

Di Paolo Pellicciari

Nel 9 maggio del 1950 con la dichiarazione di Schuman, Ministro degli Esteri Francese, si da l'avvio al processo di integrazione Europea. La dichiarazione, prospettò il superamento delle rivalità tra Francia e Germania legate dalla produzione del carbone e dell'acciaio grazie alla creazione di un'Alta Autorità per la messa in comune delle riserve europee di tali materie prime. Con la dichiarazione del 9 maggio Schuman, pose le basi per la futura Comunità Economica Europea.
La fine della seconda guerra mondiale ci porta la democrazia. La contrapposizione politica tra il vecchio P.C.I e la D.C si concluse con la vittoria della D.C. di De Gasperi. De Gasperi applicando l'Enciclica Rerum Novarum che basa la politica economica sul “risparmismo” un processo economico tra lo “statalismo” e il “capitalismo”, sulla meritocrazia in sintesi un'Enciclica promulgata nel 1891 ancora attualissima. La politica economica di De Gasperi cambia la vita degli italiani che passano dal “somaro” alla “600”, Tanto che nel 1960 la Lira viene premiata dal Financial Times con l'Oscar per le stabilità grazie al governatorato della Banca D'Italia di Donato Menichella.
Il 25 gennaio del 1959 Papa Giovanni XXIII annuncia il Concilio Vaticano II
Nel 1965 si conclude il concilio Vaticano II, Il 24 novembre, viene emanata la Costituzione Dogmatica della Chiesa. Di cui riporto il primo punto.
1. Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura (cfr. Mc 16,15), illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa. E siccome la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano, continuando il tema dei precedenti Concili, intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale. Le presenti condizioni del mondo rendono più urgente questo dovere della Chiesa, affinché tutti gli uomini, oggi più strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unità in Cristo”. Nascono i movimenti del 68.
Il Sessantotto è stato un movimento sociale e politico ancora oggi controverso: molti sostengono che sia stato il movimento che ci ha portato ad un mondo “utopicamente” migliore e molti altri sostengono invece il contrario ovvero che sia stato un movimento che ha spaccato e distrutto la moralità e la stabilità politica mondiale fondata su valori “borghesi, capitalistici, e clericali.
Negli anni immediatamente successivi al Concilio, Papa Paolo VI e i suoi successori dovettero infatti fare i conti con una profonda emorragia di sacerdoti e religiosi che interpretarono l'attenzione al mondo in maniera diversa dall'effettiva dottrina della Chiesa. Prese forza il movimento dei “preti operai”, già attivo dal secondo dopoguerra in Francia, ma che dopo il Concilio trovò nuovo vigore grazie anche all'approvazione da parte dello stesso Paolo VI di tale pratica, precedentemente ritenuta illegittima da Pio XII e Giovanni XXIII. Nacquero le “ Comunità Cristiane Di Base” le quali, soprattutto in Sud America, testimoniando la vitalità delle Chiese locali che assunsero una dimensione assai rilevante, che dura ancora oggi. Sempre in America Latina, molti teologi seguaci della teologia della liberazione abbracciarono la lotta marxista. Da parte opposta, Monsignor Lefevre rifiutò invece la riforma della liturgia ed altri pronunciamenti di "apertura" del concilio, tra cui quelli sull'ecumenismo, ponendosi di fatto in una situazione di rottura con la Chiesa di Roma.
Si da avvio, all'era “Comunionista”
A partire dal 1970 si è verificata una nuova ondata di liberalizzazione del commercio mondiale, anche attraverso accordi e istituzioni internazionali appositamente concepite quali il GATT e successivamente il WTO finalizzate all'abolizione progressiva delle barriere al commercio internazionale.
Quanto ai rapporti tra GATT e Comunità, Europea prima ed Unione Europea poi, sono regolati, nel diritto comunitario, dall'articolo 113 del Trattato di Roma (come successivamente modificato dal Trattato di Maastricht il quale attribuisce all'Unione Europea una competenza esclusiva in materia di politica commerciale comune fondata su principi uniformi, specialmente per quanto concerne le modificazioni tariffarie, la conclusione di accordi tariffari e commerciali, l'uniformazione delle misure di liberalizzazione, la politica di esportazione, nonché le misure di difesa commerciale, tra cui quelle da adottarsi in casi di “dumping” e di sovvenzioni. L'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), conosciuta anche con il nome inglese di World Trade Organization (WTO), è un'organizzazione internazionale creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi commerciali tra gli stati membri. Vi aderivano, a luglio del 2008, 153 Paesi a cui si aggiungono 30 Paesi osservatori, che rappresentano circa il 97% del commercio mondiale di beni e servizi. Le vendite in dumping sono state disciplinate dalle norme internazionali antidumping (che sono state incluse progressivamente nell'ambito del General Agreement on Tariffs and Trade (GATT 1947) e che pertanto oggi sono previste dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (GATT 1994), ma sono altresì contemplate dal Diritto Comunitario a tutela della libera concorrenza in quanto capaci di determinare gravi distorsioni sul mercato di importazione e di attribuire un vantaggio di base all'impresa importatrice nei confronti degli altri soggetti (produttori o esportatori) che operano nel mercato di importazione per lo stesso bene o servizio. Nella “palude” di degli accordi internazionali si nasconde una “feroce” forma di capitalismo. Un capitalismo che specula su tutto, anche su gli alimenti per la sopravvivenza dell'umanità. Un capitalismo che sta bruciando anche il “risparmismo” ovvero quell'economia frutto di lavoro, di risparmio che ogni buon padre di famiglia si riserva per garantire il futuro. Ho la sensazione che tutto questo faccia parte di una strategia preordinata. A meta degli anni 80 comincia una graduale impennata del debito pubblico italiano che è poi stato l'alibi per alienare il patrimonio pubblico italiano. Tanto che già nel 1991 comincia il processo di “privatizzazione” del patrimonio pubblico italiano concordato sul panfilo Britannia nel 1992. Non si riesce a capire, come mai, nonostante tutto il patrimonio alienato, ancora abbiamo un debito pubblico di sensibili proporzioni. Non credo di scrivere eresie, se penso che c'è tutto un disegno preciso per accaparrarsi il patrimonio pubblico degli stati occidentali. Inoltre la “speculazione” sta acquistando intere Regioni in paesi sottosviluppati per acquisire le ricchezze di superficie e sotterranee, ribaltando il principio della concessione a favore della proprietà. Il rovescio della medaglia è rappresentato dai flussi migratori causati dai nuovi “padroni” che non gradiscono “estranei” nelle loro proprietà. Questo tipo di speculazione, sta livellando l'economia dei cittadini ridotti in povertà con una “nomenclatura” ad alto reddito. Non escludo che nel prossimo futuro un nuovo ordine mondiale stravolga l'organizzazione governativa che conosciamo. Il nuovo ordine mondiale stravolgerà il sistema di vita, niente sarà come prima. Il mondo non sarà governato dalle leggi dettate a Mosè dal Dio creatore del cielo e della terra, ma dal “Dio Denaro”. Un ordine dove il mondo occidentale pagherà il prezzo più alto, in quanto caduto nel vortice dell'indebitamento, complice una classe politica “inetta” e “asservita” al nuovo sistema economico gestito dai “poteri economici”. Indebitamento scaturito dagli accordi internazionali, proposti e gestiti da politici o sedicenti tali, che ci hanno portato al tracollo finanziario soprattutto del mondo occidentale. Prendiamo il caso della Grecia, una popolazione di circa 11.milioni di abitanti, pari al 2,2% della popolazione europea che è di circa 730 milioni di abitanti? Credo di no. Allora? Quel giorno ( il 9 maggio del 50) al Quai d'Orsay di Parigi nel Salon de L'Horologe, Schuman propose il progetto di unità delle nazioni: Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemdurgo, e Paesi Bassi. Da qui nacque G7. Ovvero sette nazioni avevano il sistema industriale più potente del mondo. Oggi l'economia è distribuita nel G 20 causando pianificazione in basso dei renditi individuali vittime anche dell'”oppressione fiscale”. In sintesi i paesi emergenti applicando la politica economica dettata dalla Rerum Novarum stanno emergendo. Mentre il mondo occidentale avendola “abbandonata” sta “affondando” economicamente. Sessantadue anni dopo l'intervento di Schuman, il nostro Presidente del Consiglio con il “cappello in mano” in giro per l'Europa a chiedere “Carità”

giovedì 21 giugno 2012

"ARRIVEDERCI ROMA" CON CALICI ECCELLENTI A PALAZZO BRASCHI

di Giancarlo Panarella e Paolo Pellicciari
"Roma vetrina d'eccellenza" per la promozione e la diffusione dei prodotti tipici del Lazio - Inaugurato oggi nel Museo di Palazzo Braschi l'articolato programma di eventi nel centro storico della Capitale, organizzato dall'Arte dei Vinattieri e dalle Botteghe storiche dell'artigianato romano
(www.enopress.it). Inaugurata oggi a Palazzo Braschi "Calici Eccellenti", una vetrina d'eccellenza che è stata individuata dall' Arte dei Vinattieri (enoteche aderenti al consorzio CO.VI.RO.) e dall' Associazione Botteghe storiche Roma, in collaborazione con:le aziende vitivinicole partecipanti, Le vigne del Lazio, l'Associazione esercenti pubblici esercizi, l'Accademia della cultura enogastronomica, Associazione uliveti del Lazio, Consorzio Vino Chianti, Enopress on-line (comunicazione).

Ideatore e animatore della manifestazione è il presidente dell' Arte dei Vinattieri Claudio Arcioni, la cui famiglia festeggia quest'anno l'80.mo anniversario del Centrovini Arcioni che ha guidato lo sviluppo della più moderna e qualificata offerta di vini e specialità nella Capitale. L'iniziativa di Claudio Arcioni ha incontrato un complimento assai significativo dal presidente della Commissione Attività Produttive della Regione Lazio, Francesco Saponaro, il quale lo ha definito "imprenditore culturale" cui le autorità pubbliche debbono riconoscere un'alta capacità nella pluriennale azione promozionale svolta a favore del vino italiano.
Arcioni, appassionato cultore del vino, ha sempre dedicato una forte attenzione culturale all'azione promozionale, svolta affiancando la presentazione dei vini ad iniziative presso università, musei ed accademie culturali. Importante anche l'attenzione dedicata agli abbinamenti dei vini all'enogastronomia romana.
La manifestazione nel corso degli anni è andata a ritagliarsi una posizione di assoluto rilievo, diventando una efficace vetrina per i produttori vinicoli, nonché una passerella gradita al grande pubblico, agli enoappassionati, ma anche ai molti turisti sempre più numerosi e interessati alle bellezze della Città Eterna.
Quale migliore stage della Roma monumentale, della città che richiama ogni anno milioni di visitatori da tutto, per un numero che supera quello di alcuni Paesi europei messi assieme? Quale migliore palcoscenico di quello offerto a pellegrini e credenti dai riti della città papale? E' in questo spettacolare contesto che si colloca l'appuntamento organizzato dall'Arte dei Vinattieri che si propone così al centro del panorama degli eventi vitivinicoli italiani per l'estate.
Una vetrina d'eccellenza
Un'intera città quale palcoscenico ideale per efficaci manifestazioni promozionali, non solo verso il pubblico capitolino, ma anche verso quello dei numerosi visitatori stranieri interessati e spesso affascinati dalle diverse declimazioni dell'enogastronomia di qualità.

Il programma di eventi e degustazioni nel Centro Storico
Non solo enoteche: molte Degustazioni sono in programma anche presso artigiani e botteghe storiche, nel centro storico di Roma, nei rioni Parione, Ponte e Regola; al Museo di Roma Palazzo Braschi per l'odierno 'brindisi inaugurale' caratterizzato dalla partenza di 10 ragazze in bicicletta che distribuiranno nei rioni le mappe dove si svolgeranno le degustazioni e l'esposizione di strumenti e dei prodotti degli artigiani.
E ancora: a Piazza San Simone Degustazione in banchi d'assaggio, Salotto in piazza, esposizione di mobili d'antiquariato a cura dei negozi di via dei Coronari Concerto a cura del Conservatorio di Santa Cecilia; a Piazza Farnese Banco d'assaggio Consorzio Vino Chianti, Selezione di vino Chianti "Un rosso fresco per l'estate"; a Via dell'Orso e vie limitrofe, tra le botteghe artigiane con lavorazioni e mostra di opere realizzate dai maestri artigiani delle botteghe storiche; e, infine Salotto artistico letterario con consultazione di volumi, testi e saggi a Piazza della Moretta.
Nei giorni scorsi Enopress ha invocato per Roma un ritorno agli anni di grande attività culturale, di somma produzione artistica caratterizzata anche da un cinema che aveva diffuso nel mondo immagini, luoghi e personaggi indimenticabile. Roma stage della migliore cinematografia, laboratorio delle arti e dell'artigianato, della canzone, dei richiami attorno a una fontana, la Fontana di Trevi in cui lanciare una moneta e sognare un ritorno.
Arrivederci Roma, dunque con i suoi ritrovi tipici, con il suo vino, il 'Vino di Roma'. Ancora una volta nel 'negozio accanto', nelle botteghe che le danno vita e colore. Non solo sterili elenchi cartacei dedicati a burocratiche denominazioni, ma il vino a Roma e il Vino di Roma quali partecipi delle diverse espressioni dei valori del territorio e della Città che non solo è Caput Mundi, ma anche Caput Vini. Interi territorio che si rigenerano nell'innovazione, nel consumo consapevole, nel marketing, in quella paziente ricerca che ha aperto intere provincie a sperimentazioni e nuovi vitigni. Capace di investire fiduciosa nel futuro. Un modo di pensare giovane che crei entusiasmo nelle giovani generazioni, mettendo da parte le sterili frizioni tra quegli enti territoriali deputati alla promozione e alla tutela dei nostri vini e dell'agroalimentare.
L'intento dell'evento è anche quello di  salvaguarda un ricco tessuto urbano, fatto di tradizioni centenarie e di storia che rischia letteralmentedi scomparire nella sorda battaglia condotta dalle nuove forme della grande distribuzione chje allontanano il commercio tradizionale dai centri urbani, minacciando di silenziare quella vitalità di cui, appunto, il centro di Roma è testimonianza giornaliera. Un indirizzo che, in mancanza di una adeguata programmazione istituzionale per le attività commerciali, rischia di condannare al vuoto dell'essere la Città. Allora, alle migliaia e milioni di cittadini, di giovani, di turisti non resterebbe che tentare una spedizione notturna in uno sperduto outlet oltre il raccordo o ad un iper pronti a riprodurre Colosseo e Terme in cartapesta, e un Campo de' Fiori sponsorizzato da una multinazionale dell'agroalimentare
La chiusura di molte attività sarebbe una gravissima perdita per il centro della nostra, così come di tutte le città. Programmi culturali e di intrattenimento concertati tra le istituzioni e le associazioni di categoria, assieme a lungimiranti politiche del commercio, potrebbero ovviare all'annunciata perdita di identità urbana. Una battaglia già avviata all'insegna del "Negozio Accanto", prezioso servizio a km.0 per la cittadinanza.
Roma una capitale certamente unica al mondo, per i suoi scenari architettonici di grande pregio artistico paesaggistico. Ogni angolo è un'opera d'arte, ogni piazza diversa intrisa di storia. La fusione tra il passato remoto e quello prossimo da la sensazione di assistere ad un cambio di scena continuo che fanno di Roma una città particolare, frutto di una evoluzione culturale sviluppatasi nel tempo, quale città cosmopolita per eccellenza. L'evoluzione etnica residenziale romana, ha contribuito alla selezione degli alimenti che sono la radice della cucina romana. Non c'è dubbio che la cucina romana, è la selezione di varie ricette provenienti dalle diverse etnie che si sono succedute dall'antica Roma ad oggi. Non ci scandalizziamo se oggi vediamo nella ristorazione etnica anche il Kebab. I puristi arriccerebbero il naso, ma sul piano turistico potrebbe rilevarsi una grande risorsa per la completezza dell'offerta turistico culinario che offre la città.
Da quel che risulta, Roma ospita circa 25 milioni di turisti l'anno. Un bel numero non c'è dubbio. Con un forte incremento del 6 per cento anche per lo scorso mese di maggio, eppure assai poco viene fatto per rinnovare verso questo turismo l'affascinante 'favola', il mito della Città di Arrivederci Roma.
Non solo monumenti
Peraltro Roma non è solo monumenti o opere d'arte, Roma è famosa per la sua cucina, per le sue stornellate interpretate da Claudio Villa che rappresentava la colonna sonora della Roma di Trastevere. Gli faceva eco Renato Rascel con le fettuccine e vino dei castelli nella storica trattoria Squarciarelli, citata nella sua "Arrivederci Roma" che invidiava i turisti che arrivavano per visitare la città eterna. Che cosa rimarrà di tutto questo? Sarà difficile conservare la tradizione romana, con il decentramento commerciale in atto ormai da tempo. Al centro dell'azione politica ci deve essere la conservare della storia e la cultura di Roma? Dobbiamo dare merito alle associazioni culturali che con la loro vivacità intellettuale propongono manifestazioni di rilievo per tenere vivo lo spirito culturale della città di Roma. Associazioni che soffrono a promuovere i loro prodotti. Spesso, i conflitti burocratici e l'intreccio delle competenze, impediscono lo sviluppo propositivo delle varie iniziative finalizzate alla promozione dei prodotti tipici del Lazio. "Chi non è capace a guadagnar soldi, non è capace a spenderli". Questo adagio calza con i comportamenti della classe politica. Più è scadente la classe politica e più è "decadente" la Città, Come sta cambiando Roma? Sta cambiando di pari passo con la classe politica, I "politici" non sono più organo rappresentativo dei cittadini, ma spesso si possono paragonare a dipendenti di una virtuale rappresentanza di un'azienda "invisibile" dove si potrebbero celare "Lobby" potenti, che condizionano l'attività amministrativa dei Comuni, anche a scapito degli interessi dei cittadini. In sintesi, nonostante l'aumento turistico, non si riesce a vendere in modo significativo i prodotti tipici del Lazio.
Anche il settore vinicolo soffre di questo stato di cose, nonostante due Enoteche pubbliche, una Regionale e una Provinciale collocate in punti strategici e di grande pregio commerciale. E' evidente la necessità di riorganizzare i flussi turistici indirizzandoli al centro del sistema tipico romano, formato dalla Piccola Distribuzione Storica, composta da Enoteche, Botteghe Storiche, i Pubblici Esercizi, la Ristorazione, La Gastronomia unito alla parte monumentale-museale della città.
In sintesi manca un "Potente Assessorato al Turismo. C'è necessità di nuova progettualità che, all'insegna di storia e cultura, rilanci il tessuto produttivo e sociale dell'intera regione e la sua immagine nel mondo.
Non a caso il presidente della Commissione Attività Produttive della Regione Lazio, Francesco Saponaro ha riconosciuto nell'evento "un'occasione valida per affermare il valore della qualità del Made in Roma e nel Lazio in un singolare abbinamento tra gli storici artigiani della capitale e in non meno storici locali dei 'vinattieri' i cui lontani progenitori erano associati nella confraternmita che aveva sede a Palazzo della Cancelleria, tra Campo de'Fiori e Piazza Navona, i centro attorno al quale si irradiano a raggiera le storiche botteghe romane"..
Non a caso stage dell'evento è la Roma monumentale, la città che richiama ogni anno milioni di visitatori da tutto, per un numero che supera quello di alcuni Paesi europei. Quale migliore palcoscenico di quello offerto a pellegrini e credenti dai riti della città papale? E' in questo spettacolare contesto che si colloca l'appuntamento, che si propone così al centro del panorama degli eventi per l'estate.
La manifestazione nel corso degli anni ha confermato il suo indirizzo promozionale e culturale in grado di esaltare le iniziative produttive e commerciali, ma anche il suo carattere di efficace vetrina delle realtà cittadine e regioanli, nonché passerella gradita alla cittadinanza e ai turisti.
"Roma, tiene a sottolineare Francesco Saponaro, è anche uno dei principali mercati italiani, tra i più importanti del continente, tanto da essere considerato il palcoscenico ideale per efficaci manifestazioni promozionali, non solo verso il pubblico capitolino, ma anche verso quello dei numerosi visitatori stranieri interessati e spesso affascinati dalle diverse declimazioni dell'enogastronomia di qualità, che rappresenta il goloso corollario dell'evento".

mercoledì 13 giugno 2012

QUALE EUROPA NELLA GLOBALIZZAZIONE

Di Paolo Pellicciari

L'Europa una realtà geografica, ma certo non politica. Mi ricordo quando Robert Schuman e Pietro Micara padri dell'Europa, pensavano una federazione di stati, con la stessa estrazione culturale classica espressa in lingue diverse. La libertà conquistata dopo la sanguinosa seconda guerra mondiale, la necessità di ricostruire sul piano sociale, culturale, e industriale, avevano creato le basi per una “potenza” che metteva “paura” all'America e alla Russia. Ero più che ragazzino e questi discorsi mi sono rimasti nella mente. Tornando a oggi che cosa è l'Europa? L'Europa è uno Stato non Stato con un Parlamento che non è un Parlamento, con una Moneta non Moneta, una sorta di “parassita democratico” che sta succhiando fasce di democrazia sempre più consistenti, e risorse economiche sempre più cospicue, atte a finanziare potenti lobby. In Europa ci sono 17 Stati sovrani nell'Euro Zona e 28 stati nell'Unione. Dunque 17-28 governi, 17-28 Parlamenti; 17-28 Corti Costituzionali; e soprattutto 17 o 28 Opinioni Pubbliche. Una sorta di torre di Babele costruita dalle lobby industriali e finanziarie a tutela dei loro interessi. L'economia viaggia veloce, mentre la politica va a rallentatore. Questo crea squilibri, intercontinentali incontrollati, con nuove problematiche, che si identificano con la Globalizzazione. Cinque anni fa si poteva legiferare in materia di scambi commerciali iniziando la scrittura delle leggi dell'economia globale. I governi occidentali erano liberi di prendere qualunque iniziativa, anche al World Economic Forum del 2008 a Davos, occasione per cominciare a nazionalizzare le banche cosa che non è avvenuta. La nazionalizzazione delle banche avrebbe ridato sovranità decisionale alla politica, invece i governi occidentali hanno passivamente scelto di fare quello a cui auspicava il sistema di potere della finanza e delle banche, acquistare tempo, far finta di niente, nel frattempo caricare sui debiti pubblici le perdite accumulate negli anni della finanza “Chemin de Fer” e poi continuare a speculare più di prima. Le “banche sistemiche” furono l'alibi per il salvataggio delle maggiori banche fallite, in quanto banche del “sistema” dell'economia moderna. La nazionalizzazione delle banche le avrebbe ricondotte nella vocazione tipicamente bancaria raccogliere risparmio e capitali per finanziare imprese, famiglie investimenti reali. In sintesi la nazionalizzazione avrebbe separato tra economia produttiva ed economia speculativa, evitando garanzie pubbliche per procedere verso un fallimento lasciando agli speculatori i rischi e i costi prodotti negli anni. In sintesi si è persa l'occasione politico-economica di agire alla radice della crisi, consentendo la continuazione in proprio del vecchio sistema deviato. La centralità politica della finanza e delle banche rispetto ai popoli, così si è sostituito il welfare sociale con il bank welfare a spese della collettività. Da alcune stime la bolla speculativa si aggirerebbe di 1,5 quadrilioni di dollari, equivalenti di 1,500.000 miliardi di dollari cifra astronomica. Così la quantità dei derivati sono tornati a crescere esponenzialmente, anche perché, le scommesse si sono spostate sui tassi d'interesse e sui titoli degli Stati. Stati che prima hanno salvato la finanza, e ora per ringraziamento ne vengono “divorati”. La speculazione mirata, riguarda il cibo, le derrate alimentari, infatti, con il calcolo della morte, causa disperazione alla disperazione dei paesi poveri, così la speculazione è rimasta sistemica, nelle banche sistematiche. Senza tener conto della “finanza ombra” che opera fuori da ogni controllo, con un volume pari alla metà di quella regolare. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nei paesi del G 20 entro il 2020 i debiti pubblici sono destinati a salire fino al 120% bruciando nel presente il futuro delle prossime generazioni. Il mondo occidentale aveva una una connotazione politica ed economica strutturata a partire con la Carta Atlantica del 1941 e poi con gli accordi di Bretton Woods del 1944. La politica e l'economia a braccetto nel processo economico globalizzato. Con il Gramm-leach-Bliley del 1999 che dispose la sostanziale abrogazione della vecchia legge Glass-Steagall del 1933 che vietava la commissione tra Banche Ordinarie, Banche d'Affari, e Assicurazioni così autorizzando le banche a mescolare credito, assicurazione e commercio, riducendo così le riserve a garanzia. Poi con l'approvazione, nel 2000, della legge sull'over-the-counter che legalizzo i “derivati”. La scelta di eliminare molte di dette regole, c'è stato un intenso processo politico, sistematicamente ispirato dall'idea che il mercato è infallibile. Un processo politico e legislativo che non si è fermato agli USA, ma si è esteso in tutto l'occidente creando l'asimmetria tra mercato globale e diritto locale. Un'asimmetria che ha aperto agli operatori finanziari vasti spazi speculativi nell'anonimia, aprendo grandi spazi di attività regolati in patria, ma deregolati e perciò impuniti. Comi si fa a condannare l'illecito se non c'è legge? O ancor peggio, si è aperto per attività posizionate dentro finte, pur tuttavia, internazionalmente, acriticamente e ipocritamente riconosciute. E' questo in particolare l'habitat, in cui ha preso forma e consistenza il cosiddetto shadow banking, la finanza ombra, parallela alla finanza ufficiale e spesso in realtà della stessa emanazione irregolare. L'idea che trasmette è quella dell'alchimia come religione rituale del nuovo capitalismo. Come Faust e Mefistofele creano l'argent, così la bulimia di ricchezza tipica e propria della nuova tecnofinanza la fa uscire dal limitato dominio della realtà fisica, davvero troppo piccola rispetto all'avidità, alla voglia di profitto degli operatori, e perciò tende a elevarla, iperbolica e velleitaria verso l'infinito. Così non parleremo più della fame nel mondo, ma della fame del mondo 12/06/2012

martedì 22 maggio 2012

GLOBALIZZAZIONE E SPECULAZIONE DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

(www.enopress.it). Il termine globalizzazione, di uso recente, è stato utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende - Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici e politici, e delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto a partire dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione In campo economico la globalizzazione indica la progressiva abolizione delle barriere commerciali, ovvero l'aumento dei volumi del commercio internazionale, dei flussi internazionali dei fattori della produzione e dei lavoratori e la crescente integrazione economica delle nazioni. Con la stessa parola ci si riferisce anche all'affermazione del fenomeno delle imprese multinazionali nello scenario dell'economia mondiale: in questo ambito si fa riferimento sia alla delocalizzazione di una o più fasi produttive che alla tendenza delle stesse ad ampliare i propri mercati di sbocco. Quale futuro? - Di questi tempi è difficile capire dove ci porterà il sistema politico internazionale, in una realtà, in completa e costante evoluzione. C'è da domandarsi quale futuro per le prossime generazioni. E' facile guardare al passato perché il futuro dell'umanità non sta più in mano alla politica ma all'economia. Quando la politica è dettata dall'economia diventa presbite. Oggi è difficile individuare i confini tra politica e economia. Di certo oggi l'unico settore veramente in forte crescita è la speculazione. Le regole contabili sono diventate elemento strategico, di certo suicide. Ecco perché è necessario elaborare un nuovo sistema di "accuunting standars and rules" Si ha la sensazione che le azioni politiche siano dirette ad aiutare banchieri e maneger. La speculazione è di certo una delle cause di questa crisi economica. Ritorno a Bretton Woods? - Sempre a livello politico dobbiamo individuare la necessità di un sistema "antispeculazione" innovativo finalizzato ad un capitalismo frutto di lavoro e non parassitario, come dire dal volto umano. Con queste importanti misure, con regole generali basate sulla trasparenza. L'attuale crisi è decisamente diversa dalle precedenti. I un mondo globalizzato, essa ha un impatto immediato su tutti i Paesi, tutti i mercati, tutte le società. L'instabilità nei mercati finanziari, la crisi, sta influenzando l'economia reale, il livello del benessere delle persone, la stabilità sociale e politica. C'è la necessità di organizzare una nuova Bretton Woods. Le vecchie regole sono diventate obsolete. I flussi commerciali regolati da Doha Round, hanno raggiunto un punto di stallo, offrendo l'occasione per fissare nuovi criteri commerciali. In un soffio di tempo, in poco più di dieci anni è cambiata la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente, avrebbero occupato decenni e decenni di storia sono stati concentrati e fatti esplodere di colpo. Il vaso di Pandora - C'è da sapere chi ne ha voluto e causato l'apertura del "vaso di Pandora" liberando forze che oggi sono difficili da controllare. Quando la storia, compie una delle sue svolte, quasi sempre ci troviam davanti l'imprevedibile, l'irrazionale, l'oscuro il violento e non sempre il bene. Forse da qui il Rapporto Urban Operetions in the Year 2020. Redatto dalla RTO (Studies Analysis and Simulation Panel Group, SAS-030). La RTO l'Organizzazione per la Ricerca e la Tecnologia della NATO e' il centro di convergenza delle attività di ricerche/tecnologiche (R&T) per la difesa in seno della NATO. L'Operazione Terrestre o Operazione Urbana (UO-2020) all'orizzonte dell'anno 2020 e' uno studio che esamina la natura probabile dei campi di battaglia, i tipi di forze terrestri le loro caratteristiche e capacita'. Lo studio ipotizza l'andamento della popolazione mondiale entro l'anno 2020 dove la previsione demografica prevede una popolazione di circa 7,5 miliardi di abitanti concentrati soprattutto all'interno di grandi città. Purtroppo la previsione demografica per il 2020 sarà molto più alta del previsto. Dunque il processo economico originato dalla globalizzazione continua a svilupparsi consapevole di eventuali sommosse cruente. Del Vecchio proprietario di LUXOTTICA e più grande imprenditore italiano spiega come funziona l'Italia, anzi....come non funziona l'Italia e perché, allertando il business internazionale che conta sulla situazione nel nostro paese. Vox clamantis nel deserto, la sua opinione è fondamentale, soprattutto in questo momento, e per una ragione ben specifica: perché Del Vecchio è sceso in campo (non ama e non ha bisogno di visibilità) andando all'attacco del cuore della finanza italiana? Dice Del Vecchio "Finchè Unicredit e le Generali facevano le banche andava bene. Poi si sono buttati nella finanza e hanno perso la testa. Ho visto sotto i miei occhi trasformarsi Profumo. Partecipazioni, fusioni, investimenti a pioggia inutili e perdenti, con l'unico fine di agguantare soldi veloci e facili, invece che produrre impresa, con l'unico risultato di ottenere perdite colossali e bonus di uscita per diverse decine di milioni di euro. Nel periodo 2004-2010 il tasso di crescita del valore nozionale dei derivati over-the-counter è stato pari al 132%,mentre l'espansione dei cds è stata tre volte più veloce, pari al 367%. in particolare, tra il 204 e il 2007 vale a dire fino alla crisi subprime il mercato dei CDS, si è moltiplicato addirittura 8 volte a conferma della natura altamente speculativa che questo prodotto ha assunto. Non voglio avventurarmi nella giungla delle formule di riferimento, ma è evidente che la globalizzazione ha creato molte disfunzioni sul piano finanziario. Una volta la banca faceva raccolta, e finanziava e sosteneva investimenti produttivi, anche assumendosi dei rischi. Grazie all'alchimia finanziaria le perdite vengono girate a terzi, una sorta di giro del cerino, e l'ultimo che rimane paga "pegno". Il pegno, nella fattispecie è il patrimonio immobiliare dei debitori. Ovvero una sorta di "perdita" fittizia. E' evidente e necessaria una revisione degli accordi internazionali per bilanciare il sistema economico, ricollocando le banche nel ruolo distinto ed istituzionale Chi fa "sportello" chi fa "affari" e chi fa "assicurazione" al fine di finanziare la produttività per un processo industriale competitivo senza portare il costo del lavoro per fare concorrenza ai paesi terzi. Non è possibile presentare il "conto" alle classi più deboli. Non si può continuare a fabbricare disoccupati tartassati e milionari straricchi. In qualsiasi parte del globo, la politica è fatta di ideali, trame e baratti. Questi ultimi sono un ingrediente fondamentale nella logica del potere, soprattutto di quei poteri forti che non danno niente per niente e al momento buono presentano le cambiali da pagare. Tra gli ambienti finanziari che si aspettano da Monti qualche gesto concreto di buona volontà c'è sicuramente Goldman Sachs, la potente merchant bank americana nella quale il Professore ha lavorato a partire dal 2005, e che ha ingaggiato anche personaggi come Mario Draghi, Romano Prodi, Massimo Tononi e per ultimo il gentiluomo di Sua Santità, Gianni Letta. Paolo Pellicciari

giovedì 12 aprile 2012

QUANDO L'INDIGNAZIONE GRIDA

OLIM HORTACI DESTI FIDEM IGNOTAM

Di Paolo Pellicciari

(www.enopress.it). Più passa il tempo e più il dibattito sull'economia diventa incandescente. La ricaduta sui cittadini della manovra economica "Salva Italia" sta creando sconcerto, disorientamento e indignazione tra gli italiani, ormai stressati da circa quarant'anni di lacrime e sangue.

Cittadini "super tartassati" solo perché proprietari di un bene primario la casa, oppure, di una piccola o media attività imprenditoriale. L'indignazione si fa più vigorosa nella fascia dei redditi più bassi vedi, pensionati e disoccupati ormai ridotti alla disperazione.
Finalmente si cominciano a udire gli allarmi provenienti da organismi istituzionali quale il Garante della Privacy prof. Francesco Pizzetti docente di Diritto Costituzionale un uomo "liberal-cristiano" a cui si è sempre ispirato, ha definito lo stato Fiscale Neo totalitario. "Siamo in presenza di strappi forti allo Stato di diritto e al concetto di cittadino che ne è la radice". Perché «è proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali fuori legge. È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospetto priori. Per questo è importante che si consideri questa una fase di emergenza dalla quale uscirne al più presto. Se così non fosse, ha concluso, anche lo spread fra democrazia italiana e democrazie occidentali sarebbe destinato a crescere». Anche la Corte dei Conti ha criticato il metodo con cui si procede per individuare gli evasori fiscali.
Oggi abbiamo a che fare con lo Spread monetario che sta condizionando la vita economica delle nazioni. Lo spread uno "strumento" altalenante che cala e cresce a in concomitanza delle aste dei titoli di stato.

Speculazione allo stato puro.
Già nel 20008 Enopress si domandò quale futuro per l'Economia Mondiale? Anche la Regina Elisabetta interrogò i docenti universitari di economia domandando! "Voi" dove stavate? La domanda ancora attuale, si potrebbe fare agli economisti italiani, ma "dove stavate"? A questo proposito si potrebbe interrogare anche il prof. Monti. Scusi, ma Lei dove stava?
Da quel tempo ad oggi, nulla cambiato, nessuna iniziativa da parte dei responsabili dei Governi è stata intrapresa per cambiare il sistema economico "innescato" dalla globalizzazione. Come se tutto fosse preordinato in un disegno perverso per concentrare le ricchezze del mondo in un unica "entità" governata da un "King of Gold".

Non a caso ogni vertice internazionale che si è tenuto alla conclusione ci ha tolto un pezzo di democrazia, questo lo vediamo negli alti incarichi europei e nazionali non hanno il suffragio elettorale. Brutto segno.
Con la globalizzazione, si è dato spazio ad una nuova forma di ricchezza, che non è frutto del lavoro e dall'ingegno del singolo cittadino o di più cittadini, ma di origine "parassitaria" che sta sottraendo risorse economiche creando sottosviluppo e disperazioni tra i popoli. Con la centralizzazione "monopolistica" dell'economia, ogni Stato, dove i governanti si devono "prostrare" supplicando "King of Gold" a fare investimenti nel proprio paese. Questo significa l'abrogazione del sistema democratico al volere di Sua "maestà" "King of Gold che imporrà le sue "regole".

The King of Gold e l' Outlet Europa

La ricchezza dal "volto disumano" Il capitale dominante dunque, capitale "dittatore". Non credo di scrivere uno sproposito, ma si comincia connotare un "dittatore" che sta mettendo ai posti chiave dei governi nazionali e internazionali uomini "devoti" al nuovo "King" sua maestà il "denaro". Governanti che operano fuori dai dettami costituzionali, Il "carico" fiscale sta superando il 45%. del reddito, senza considerare la fiscalità indiretta. Un livello che ha pochi confronti nel mondo. "Il fatto rischia di portare a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose". Si potrebbe benissimo parlare di "violazione dei diritti umani" a fini finanziari. Ecco perché non è tollerabile che una Banca Centrale, che non ha nessuna responsabilità ne l'obbligo di spiegare quello che fa, possa continuare a creare disoccupazione mentre tutti i governi restano silenziosi. C'è da domandarsi il perché del silenzio. Tanto silenzio che gli stati occidentali sono costretti a vendere "gioielli di famiglia".

"OUTLET EUROPA" Inizia l'era coloniale Da Londra a Roma, da Madrid ad Atene i Governi del Debito offrono ai nuovi "Mecenati Globali" (CINA, INDIA, EMIRATI ARABI E QATAR) Il loro patrimonio storico; palazzi, aziende pubbliche, compagnie elettriche, villaggi abbandonati e persino le montagne. Con le casse vuote, si è costretti a vendere per monetizzare miliardi di euro per pagare i debiti. La cosa che sorprendente che la classe politica che ha creato la voragine del debito pubblico ancore sta al potere. Aver abolito i comitati di controllo è stata una "catastrofe".
Iniziative del genere, fino a due-tre decenni or sono, avrebbero suscitato ondate di panico, sentimenti di umiliazione e proteste di massa: come quando Margaret Thatcher vendette ai privati le ferrovie britanniche. Stavolta, invece, sono in pochi a scandalizzarsi: casomai ci sarebbe da meravigliarsi - sembra essere la tipica reazione - se gli stati indebitati d´Europa provassero a tenerseli, tutti quei beni, con i tempi che corrono. «Il ragionamento è duplice», scrive il Columnist Tom Bawden sul quotidiano Independent. «Da un lato la gente ritiene che sia meglio cedere ai privati un edificio o un servizio pubblico piuttosto che aumentare le tasse o tagliare l´assistenza sociale. E dall´altro, scoprendo sui giornali la lunga lista dei beni posseduti dallo stato, tanti cittadini si domandano: ma ne abbiamo davvero bisogno? A che cosa serviva esserne proprietari?». Quali sono le ragioni del debito? Chi sa a quanto ammonta la spesa pubblica? Credo che un commento il tema lo merita. In Italia la spesa pubblica ammonta ad 800 miliardi per anno solare. Con Monti capo di un governo "burocrazzista" formato da burocrati "milionari" che si guardano bene di ridursi lo stipendio "arroccati" sui diritti acquisiti. Lo scandalo è che continuano gli sperperi della politica e delle esenzioni fiscali clientelari. Nel frattempo, aumentano il numero dei fallimenti, dei disoccupati, in sintesi, sta fermando il processo economico con il conseguente impoverimento dei cittadini. A mio avviso è il palese segnale che i cittadini sono considerati gli "schiavi" del terzo millennio. O ancor peggio "polli" da spennare. Ma poi? Una mattina del 15 luglio 1789, al suo risveglio, Luigi XVI riceve dal Duca de Larochefoucauld-Liancourt gli comunica la notizia della presa della Bastiglia e domanda: Una rivolta? "No" è la risposta, è una "rivoluzione". Luigi XVI non aveva capito la differenza e fu mandato alla ghigliottina.

sabato 24 marzo 2012

Viva Pizzetti, lo Stato Fiscale è Neototalitarismo

Viva Pizzetti, lo Stato Fiscale è Neototalitario
Sia lode e gloria al giustissimo allarme lanciato dal garante della privacy, Francesco Pizzetti, a chiusura del settennato del suo incarico. Pizzetti insegna diritto costituzionale – ho dato l’esame con lui, a Torino - e l’impronta liberal-cristiana ne ha sempre ispirato la dottrina. Lode e gloria a lui che afferma finalmente come sia giusta sì la lotta all’evasione fiscale, ma che «siamo in presenza di strappi forti allo Stato di diritto e al concetto di cittadino che ne è la radice». Perché «è proprio dei sudditi essere considerati dei potenziali mariuoli. È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori. Per questo è importante che si consideri questa una fase di emergenza dalla quale uscire al più presto. Se così non fosse – ha concluso – anche lo spread fra democrazia italiana e democrazie occidentali sarebbe destinato a crescere». In piccolo, lo ricordo tutte le mattine agli ascoltatori di radio24, e spesso c’è chi dice che difendo gli evasori. Il solo fatto che lo Stato abbia inculcato tale riflesso condizionato, per cui ogni misura finisce per essere buona purché l’erario incassi di più, testimonia il rischio strisciante di diventare sudditi prima nella psiche, e poi di fatto.
La lotta all’evasione ha spinto ormai i governi di sinistra prima, di destra poi, dei tecnici ora, a un crescendo di misure che non hanno eguali in alcun Paese avanzato, anche se la propaganda fiscale dice il contrario. Il limite al contante a 1000 euro, per esempio, non c’è in Germania come non c’è nel Regno Unito. In Francia c’è un limite mensile alle operazioni in contanti oltre il quale scatta la segnalazione. A cominciare dal 2012, in Italia siamo passati dalla fotografia statica dei saldi di conti bancari prima vigente, alla condivisione in banche dati pubbliche dell’intera dinamica quotidiana di ogni operazione bancaria di ciascun residente. Consentendo così ad Agenzia delle Entrate e pubblici ministeri il controllo comportamentale e profilato di ciascuno di noi. L’agente delle imposte, come il pm, sulla mera successione temporale di operazioni bancarie potrà disporre l’apertura di fascicoli in cui il semplice determinarsi di flussi può costituire ipotesi di violazione fiscale e reato.
Molti pensano che tutto ciò sia necessario. Ho già scritto che mi ha dato molto da riflettere il libro ultimo del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, Soldi Sporchi. Quando a Grasso ho chiesto in trasmissione se ritenesse giusta questa misura, mi ha risposto che difendere l’opacità e la libertà del capitale transnazionale è difendere la possibilità della mafia di nascondersi, e con lei di tutti coloro che vogliono nascondere i proventi agli Stati e al fisco. Ho rabbrividito, sentendo la privacy di contribuenti e imprese accomunata alla mafia.
Il professor Pizzetti, in questi anni e ieri, ha sempre sottolineato come tutti questi dati condivisi in banche dati pubbliche iperporose, e con migliaia di punti d’accesso, siano un’enorme forma di formaggio che fa gola a molti topi. L’esperienza di questi anni dovrebbe averci dimostrato la difficoltà di controllare davvero l’infinito numero di punti di accesso a banche dati unificate, tributarie e catastali, bancarie e contributive. Per limitare gli abusi il garante della Privacy si è trovato, vista l’esilità della struttura di cui era a capo, a  svuotare l’oceano con un cucchiaino. Cinque anni fa i soli punti d’accesso nei Comuni italiani risultavano oltre 90mila. Oggi, dopo gli sforzi di Pizzetti, ne restano oltre 20mila. La promessa tracciabilità degli ingressi a fini di controllo resta teorica, le password sono spesso condivise. A tali accessi si sommano migliaia di altri nell’intero sistema periferico delle quattro agenzie tributarie, guardia di finanza, forze dell’ordine, polizia giudiziaria. La tracciabilità è ancor più virtuale che nei Comuni. Malgrado il giro di vite che si tentò dopo lo scandalo relativo agli accessi – centinaia, erano – per controllare Prodi e sua moglie, oltre a Berlusconi e famiglia.
Dovremmo inoltre tutti ricordare il fenomeno su cui hanno indagato diverse Procure, il mercato nero opaco e parallelo delle security private –  funzione affidata nelle imprese italiane non a caso spesso ad ex appartenenti dei corpi dello Stato. E’ un mercato illecito che prospera esattamente su dati ricavati illecitamente da punti d’accesso alle banche dati sensibili pubbliche, accessi omertosamente effettuati da ex colleghi e amici in cambio di piaceri e denaro.
Ieri il presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino ha ricordato dove sia giunto intanto  il peso fiscale per chi le imposte le paga: «un livello che ha pochi confronti nel mondo». Non sarà solo il mendace 45% di qui al 2014, come dice la contabilità pubblica. Levando dal denominatore, il Pil, il 17% di nero inglobatovi dall’Istat, allora la pressione fiscale reale come tante volte abbiamo ripetuto con Luca Ricolfi si innalzerà intorno al 60% del Pil, e il total tax rate sul reddito lordo delle le imprese salirà oltre il 68% attuale. Occorrerebbero almeno 50 miliardi di entrate pubbliche in meno, ha aggiunto Giampaolino, 32 in meno sul lavoro e 18 per le imprese, per riavvicinarci alle medie europee.
Invece, governasse la sinistra o governasse la destra, la spesa pubblica corrente e le entrate al suo inseguimento sono sempre e solo salite. Più di 20 punti di Pil di maggior pressione fiscale in 30 anni, nell’arco di una sola generazione. Mentre i Paesi ad alto prelievo hanno modulato aumenti in un secolo da Bismarck in poi, in cambio di un’efficienza pubblica che da noi manca, e con assai minori fenomeni di nicchie di impresa e mercato protetti, al riparo di prezzi e tariffe e aste falsate governate dal pubblico, il che spiega la dinamica di crescita incredibile  dei beni e consumi intermedi della PA nel nostro Paese, solo scalfiti da meccanismi di acquisizione centralizzata tipo Consip. Insieme alle piante organiche superfetate – negli anni ‘70 i dipendenti pubblici sono aumentati del 34,5% contro un più 7,2% dei lavoratori privati, negli anni ‘80 del 15,%, contro il 4,9% privato, avevamo 22 dipendenti per lavoratore pubblico nel 1970, sono 13 scarsi oggi - sono le forniture fuori controllo la realtà cancerogena della spesa pubblica italiana, non i servizi finali da tagliare al pubblico, come ogni volta la politica lamenta allontanando da sé la scure di diminuzioni reali dei livelli di spesa. Tasse e spese insieme sono scesi di punti e punti di Pil in paesi come Svezia, Germania, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda. Solo da noi da anni e anni ci sentiamo ripetere che le spending review sono in corso perché la politica non si sa dove tagliare con precisione. E che la montagna del debito pubblico non si abbatte con cessioni dei mattoni di Stato, ma con gli avanzi primari realizzati cavandoci ancora più sangue da un reddito sempre più magro.
E’ anche per tutto questo, che fare spallucce alla violazione fiscale della privacy, aderire alla tesi secondo la quale nulla ha da temere chi nulla ha da nascondere, significa essersi mentalmente arresi a George Orwell. Tanto vale aggiungere allora che l’ignoranza è forza e lo slogan che da sempre è proprio dei totalitarismi:cioè che la privacy è l’ombra dietro la quale si nascondono i nemici dello Stato. Di Oscar Giannino

lunedì 5 marzo 2012

SOCCI: COSI' MONTI HA ABOLITO DIO E ANCHE IL POPOLO ITALIANO

Salva-Italia: il governo dà l'ok alle aperture domenicali dei negozi. Cancellati i riti sociali e puniti i lavoratori più deboli
Monte Mario è una collinetta che sovrasta il Vaticano. Non vorrei che Monti Mario pretendesse di sovrastare Dio stesso, spazzando via, con un codicillo, quattromila anni di civiltà giudaico-cristiana (e pure islamica) imperniata sul giorno del Signore, «Dies Dominicus». Comandamento divino, nel Decalogo di Mosè, che è diventato il ritmo della civiltà anche laica, dappertutto. Perfino in Cina. Il codicillo del governo che «abolisce» Dio (o meglio abolisce il diritto di Dio che è stato il primo embrione dei diritti dell’uomo, come vedremo) è l’articolo 31 del «decreto salva Italia». Dove praticamente si decide che dovunque si possono aprire tutti gli esercizi commerciali 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno. Norma che finirà per allargarsi anche all’industria nella quale già è presente questa spinta. Dunque produrre, vendere e comprare a ciclo continuo. Senza più distinzione fra giorni feriali e festivi (Natale compreso), fra giorno e notte, fra mattina e sera.
Sembra una banale norma amministrativa, invece è una svolta di (in)civiltà perché abolendo la festa comune - e i momenti comuni della giornata - distrugge non solo il fondamento della comunità religiosa, ma l’esperienza stessa della comunità, qualunque comunità, dalla famiglia a quella amicale e ricreativa dello stadio. Distrugge la sincronia sociale dei tempi comuni e quindi l’appartenenza a un gruppo, a un popolo. Per questo c’è l’opposizione indignata della Chiesa e dei sindacati (pure di associazioni di commercianti). La cosa infatti non riguarda solo chi - per motivi religiosi - vede praticamente abolita la domenica, il giorno del Signore (per i cristiani è memoria della Resurrezione di Cristo e simbolo dell’Eterno in cui sfocerà il tempo).
Riguarda tutti, ci riguarda come famiglie, come comunità locali o particolari. Infatti è vero che ci sono lavori di necessità sociale che sempre sono stati fatti anche la domenica (pure il commercio in località turistiche e in tempi di vacanza). Ma è proprio l’eccezione che conferma la regola. La regola di un giorno di festa comune, non individuale, ma comune (sia per la liturgia religiosa che per le liturgie laiche), è infatti ciò che ci permette di riconoscerci. Ciò che consente di stare insieme ai figli, di vedere gli amici (allo stadio, al mare, in campagna, in bici, a caccia), di ritrovarsi con i parenti, di dar vita ai tanti momenti comuni o associativi. Se ai ritmi individuali già forsennati della vita si toglie anche l’unico momento comune della festa settimanale (o, per esempio, del «dopocena»), le famiglie ne escono veramente a pezzi. Tutti diventano conviventi notturni casuali come i clienti di un albergo. E si dissolvono i «corpi intermedi», i gruppi e le associazioni in cui l’individuo si realizza. Il giorno di festa comune ci ricorda infatti che non siamo solo individui, ma persone con relazioni e rapporti affettivi. Non siamo solo produttori/consumatori, ma siamo padri, madri, figli, fidanzati, siamo amici, siamo appassionati di questo o di quello, apparteniamo a gruppi, comunità, a un popolo.
Il «giorno del Signore» nasce quattromila anni fa per affermare che tutto appartiene a Dio. Ed è significativo che il comandamento del riposo che fu dato da Dio nella Sacra Scrittura riguardasse – in quell’antichissima civiltà - anche servi, schiavi e animali: era il primo embrione in forma di legge di una liberazione, di un riconoscimento della dignità di tutti, che poi si sarebbe affermato col cristianesimo. Proclamare il diritto di Dio come diritto al riposo per tutti (e addirittura riposo comune) significava cominciare a far capire che niente e nessuno può arrogarsi un potere assoluto sulle creature. Perché tutti hanno una dignità e perfino gli animali vanno rispettati. Come pure la terra (i ritmi della terra) che non può essere sfruttata senza riguardo. Non a caso, proprio sul ritmo settenario della settimana, Dio, nella Sacra Scrittura, comanda al suo popolo quegli anni «sabbatici», che corrispondevano al «giorno del Signore», per cui ogni sette c’era un anno in cui si liberavano gli schiavi, si condonavano i debiti e si faceva riposare la terra.
Questo è il retroterra storico della «Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro» che è stata indetta oggi, in dodici paesi europei. È promossa dalla «European Sunday alliance» a cui aderiscono 80 organizzazioni, non solo chiese e comunità religiose (in qualche paese pure ebraica e musulmana), ma anche - e soprattutto - sindacati dei lavoratori e associazioni dei commercianti. Un’inedita coalizione impegnata in una battaglia anche laica. Battaglia di civiltà come fu quella per la giornata di otto ore all’albore del movimento sindacale: infatti si cita come esemplare il caso delle lavoratrici rumene di una catena di supermercati tedeschi che a Natale e Capodanno scorsi si sono ribellate al lavoro festivo e hanno vinto.
Fra l’altro la Corte Costituzionale tedesca ha dichiarato anticostituzionale l’apertura festiva perché lede la libertà religiosa e il diritto al riposo: la vita dell’uomo non è solo comprare e vendere. Perché non siamo schiavi. La situazione italiana si annuncia come la più dura. Infatti «in nessun Paese europeo esiste che i negozi stanno aperti 24 ore al giorno  e sette giorni su sette», dichiara ad Avvenire il sindacalista della Cisl Raineri. Oltretutto con una decisione piombata dall’alto. Cgil, Cisl e Uil stamattina distribuiscono un volantino dove si legge: «Oggi non fare shopping! La domenica non ha prezzo». I sindacati dicono che sarebbero soprattutto le donne a pagare il prezzo più duro perché sono quasi il 70 per cento del personale nel commercio e sono quelle che già oggi soffrono di più la difficile armonizzazione dei «tempi di lavoro» con la famiglia.
È anche provato, dagli esperimenti fatti finora, che questa devastante trovata non avrebbe alcun beneficio né sull’occupazione, né sui consumi, infatti la gente non compra perché è tartassata dallo Stato e dalla recessione, non perché il supermercato è chiuso alla domenica. Infatti la Regione Lombardia ha già annunciato ricorso alla Corte Costituzionale contro la norma «ammazza domeniche». E la seguono a ruota Toscana e Veneto. Il mondo cattolico giudica inaccettabile quella norma ed è in subbuglio. Ora agli italiani, oltre ai soldi, pretendono di sottrarre pure Dio e la domenica. La Chiesa si sente «derubata» di una cosa assai più preziosa dei soldi che dovrà pagare per l’Imu (a proposito della quale non è affatto chiaro se e come le scuole cattoliche si salveranno).
Già la presunzione di Monti nel chiamare «salva Italia» il suo decreto tartassatorio, oltreché irridente è quasi blasfema. Per i cristiani infatti a «salvare» è solo Dio. Non imperatori, tecnocrati, partiti, condottieri, duci o idoli vari. Al sedicente «salvatore» SuperMario si addice la battuta: «Dio esiste, ma non sei tu. Rilassati».Non è un caso se ieri questa decisione del «governo mari e Monti» è stata fulminata nell’editoriale di Avvenire come «emblematica di una deriva culturale, un nuovo “pensiero unico” che maschera come una maggiore libertà e progresso, ciò che in realtà è un impoverimento e una restrizione della libertà stessa».
Avvenire (che ieri, con una bella pagina, ha fornito tutte le informazioni sull’iniziativa di oggi) denuncia il «ribaltamento di valore» che spazza via l’uomo e il giorno del Signore e «mette al centro la merce». Sacrosanto. Ma allora perché sostenere entusiasti questo governo e far accreditare perfino l’idea che esso segni il «ritorno alla politica» dei cattolici? Vorrei chiedere pure ai cosiddetti «ministri cattolici» Riccardi, Passera e Ornaghi: com’è stato possibile approvare entusiasticamente una tale assurdità? Perché una poltroncina val bene una messa? Speriamo di no. Ma se non è così si oppongano a questa norma. Si facciano sentire.
di Antonio Socci