sabato 25 giugno 2011

IL RITORNO DELLA VITE SULL'ALBERO

Data di inserimento: venerdì 24 giugno 2011


(www.enopress.it). Il 28 febbraio 2011 Enopress ha dato ampio spazio all'esperimento condotto da Cantine Novelli in Umbria - Con il titolo TRAIBO: IL VINO CHE VIENE DAGLI ALBERI ha dato notizia della della riscoperta di parte dell’enologia umbra, presentando l’evoluzione nel pensiero del Trebbiano Spoletino e la nuova sfida: in epoca di globalizzazione, ricreare la forma storica maritata ad acero, antieconomica perché implica la gestione di ogni vite come un vero e proprio albero, dove ogni operazione viene svolta manualmente.

1900: Il Trebbiano Spoletino cresce sugli alberi.
2000: il Trebbiano Spoletino rischia l’estinzione perché, ormai, ritenuto vitigno poco produttivo nella sua forma tradizionale, maritata ad acero.
2003: Cantina Novelli, grazie alla lungimiranza di Stefano Novelli, inizia il lavoro di recupero, compiuto con lo staff del Prof. Attilio Scienza.
2011: Il Trebbiano Spoletino diventa Doc e rinasce il suo successo.

Cantina Novelli illustrerà in cosa consiste il progetto, che riporterà in produzione questa antica forma, straordinaria per il valore storico e paesaggistico. Se il progetto vigneto è ancora all’inizio, nel calice il 16 marzo sarà presentato Traibo, prodotto con le uve provenienti dal più bel vigneto maritato all’acero dell’intera valle spoletana, composto da piante prefillossere, tra gli 80 e i 100 anni, che hanno "vissuto" le due Guerre Mondiali. L’uva prodotta da queste piante straordinarie, veri e propri alberi, ha caratteristiche speciali. Anzitutto perché, per selezione naturale, sono sopravvissuti solo i ceppi migliori, che oggi possiedono apparati radicali profondi, che rendono la pianta meno soggetta alle oscillazioni climatiche. Inoltre, a 3 metri di altezza dal suolo, le uve si trovano in condizioni ottimali, ben esposte ai raggi solari e protette dall’umidità del terreno. Questo permette di condurre le uve a perfetta maturazione, vendemmiando alla fine di novembre, ai primi segni di appassimento, ancora in perfetto stato di sanità.

Traibo
Con Traibo Cantina Novelli completa la gamma del Trebbiano Spoletino, che annovera la versione tradizionale e lo spumante metodo classico. Tutte e tre le versioni saranno presentate in degustazione.
Alla vendemmia delle uve, a fine novembre segue, in cantina, la pressatura e poi la fermentazione, che avviene in legno, in botti di acacia della capacità di 500 l. In botti di rovere avviene l’ elevagé a contatto con le fecce fini.
L’evento del 16 marzo sarà anche l’occasione per presentare la mostra fotografica dedicata agli antichi volti del Trebbiano Spoletino, quelli dei contadini che hanno permesso di conservare questo vitigno. In epoca di globalizzazione, quindi, Cantina Novelli lancia una nuova sfida: tornare alle origini e recuperare un legame con il territorio più vero.

Sull'argomento della 'vite maritata' all'albero abbiamo ricevuto da Paolo Pellicciari un' interessante rassegna storica - iconigrafica che volentieri ptoponiamo qui di seguito, sotto il titolo la vite resa 'vedova' dell'albero, l'olmo - tra i più utilizzati - a seguito delle innovazioni colturali

La vite "vedova" dell'Olmo
Spesso nelle citta o nei paesi la toponomastica ci ricorda l'O
lmo. Molti giovani e non più giovanissimi si domanderanno perchè una strada è dedicata ad un albero.
L'Olmo è un albero che ha una lunga storia legata alla viticoltura. Già gli antichi avevano consacrato l’Olmo a Morfeo, uno dei mille figli del Sonno. La sua funzione, come spiega il nome, che deriva da morfé = «forma, figura», era quella di assumere l’aspetto di esseri umani "addormentati".

L'Olmo è un albero che può raggiungere i 20-30 metri di altezza, con un chioma densa e irregolare, tronco diritto, molto ramificato, soprattutto in alto. Il tronco, che supera facilmente il metro di diametro, ha raggiunto in esemplari secolari, come quello vissuto in Francia dal 1200 fino al secolo scorso, i 9 metri. Alla base del tronco spesso ci sono dei polloni. La corteccia, di colore grigio-bruno, è molto suberificata e screpolata verticalmente. I rami giovani sono coperti da peli che perdono già nel secondo anno di vita diventando suberosi. E' un albero molto longevo, infatti può superare i 600 anni di vita.

"La Parabola della vite e dell'Olmo".
Un agricoltore aveva molti alberi nei suoi campi e viti che davano molto frutto, fra le quali una di qualità pregiata di cui era molto orgoglioso. Un anno questa vite fece molte fronde e pochi grappoli. Un amico disse all'agricoltore: interpellò diversi agricoltori ma ognuno gli proponeva una soluzione più o meno praticabile. Un giorno un ignoto viandante entrò nel campo e si accostò alla vite. Toccò le foglie, prese in mano una zolla di terra, l'annusò, la sbriciolò fra le dita, alzò lo sguardo al tronco di un albero che sorreggeva la vite. Il viandante gli disse che l'albero era cresciuto troppo e le radici soffocavano quelle della vite. "Ma tu chi sei? Dimmelo perchè io possa avere fede". "Io sono il Sapiente. Chi crede in Me sarà sicuro" e se ne andò. Così l'agricoltore mise a nudo le radici dell'Olmo tagliò quelle a ridosso delle radici della vite, così l'anno successivo la vite riglogliosa aveva ripreso vita con bellissimi grappoli di uva ripagandolo delle fatiche.

La vite è femmina
La vite è prolifica e vigorosa ma è femmina, ha bisogno di avvinghiarsi per salire ha bisogno "dell’omo" come dicono in Toscana, dell’omo mica dell’uomo. La vite va maritata e l’immagine è letteraria e poetica la vite si avvinghia e cresce per dare il suo frutto, non è parassita e asfisiante come la vitalba e l’edera, la vite si sposa all’acero in collina, e all’olmo, in pianura.
In Italia la coltivazione della vite ebbe inizio nel I millennio a.C. Con Enea esule troiano che portò varietà domestiche di Vitis vinifera originarie del Vicino Oriente e grazie ai Tuscolani che selezionarono e la diffusero. La vite maritata è un sistema di coltura dei vigneti già in uso dai tempi antichi ed è rimasto il modo di coltivazione in molto luoghi fino a almeno cinquantanni fa; un modo di coltivare che richiede particolare sapienza nella potatura: la vite viene potata e con lei l’albero a cui è avvinghiata.

Il matrimonio tra la vite e l'olmo
L'Olmo è un albero che ha caratteristiche particolari sviluppa in altezzza e il suo fogliame consente di distribuire il sole tra il mattino e il pomerigio e nelle ore più assolate di mezzo giorno d'estate l'ombra protegge i grappoli dalla calura estiva.
La coltivazione della vite, prevede la presenza di un tutore; nell'antichità i contadini usavano come tutore un albero vivo. I tiscolani svilupparono questa tecnica di coltivazione con due varianti: l' alberata, ove la vite è tenuta legata ad un singolo albero, e la piantata, ove le viti, legate ad alberi disposti in filari, sviluppano i loro rami lungo funi legate tra i vari alberi. Interessanti esempi di alberate sono oggi ancora presenti in alcuni coltivi del centro sud d'Italia. Mentre i Greci, le cui tecniche di coltivazione si erano già affinate nella Madre Patria, in Italia utilizzarono sostegni morti, nel Latium coltivarono le loro viti legandole ad alberi vivi (Viti maritate).

L’insieme vite-albero tutore, era definita dagli antichi Romani arbustum gallicum perché comune nella Gallia Cisalpina ove i Galli continuavano la tecnica di coltivazione della vite maritata messa a punto precedentemente dagli Etruschi. Va ricordato che lo stesso Plinio distingue questo sistema dall’ arbustum italicum, precisando che con quest’ultima tecnica i tralci delle viti passavano anche da albero ad albero dando vita a dei veri e propri filari (SERENI, 1972; 2003). L’antica tecnica di maritare le viti agli alberi si è mantenuta col passare dei secoli. Questo sistema di coltivazione è raffigurato in numerosi dipinti Nel XVII secolo l’agronomo TANARA (1644) distingue due sistemi di coltivazione della vite maritata.

Il divorzio tra la Vite e l'Olmo
Un tempo si poteva leggere che "la vite si maritava con l’olmo". Un tempo andato perché oggi i sostegni ai moderni filari di viti sono fatti con pali di legno appositamente tagliati e impregnati per meglio poter durare nel tempo, se non si tratta di sostegni artificiali.
Le prime testimonianze scritte in proposito sono quelle di Columella e di Catullo che chiamava "vedova" la vite disgiunta dall’olmo.

Catullo non è rimasto il solo fra i poeti latini ad usare l’unione fra l’olmo e la vite come metafora di "unione necessaria" all’amore: Marziale, poeta diseguale per l’intonazione varia dei suoi versi, dal salace al nostalgico, dal lascivo al didascalico, descriveva così l’affetto degli sposi. Una corona di vite, un ramo d’olmo ed un alcione poggiato sul braccio sono gli ornamenti con cui il mito classico ha rappresentato in forma di figura l’unione matrimoniale ed un amore indivisibile.
Purtroppo l'amore tra la vite e l'olmo è finito da tempo, oggi dell'Olmo ci sono rimaste le vie e le piazze e le viti sole e inconsolabili allineate in filari nei nostri vigneti.

Paolo Pellicciari

lunedì 21 marzo 2011

FRASCATI E' TORMENTONE PER L'OPERAZIONE "DISTILLAZIONE"

Data di inserimento: venerdì 18 marzo 2011


(www.enopress.it). Registriamo l'intervento odierno di Giorgio Capponi sul web e ne diamo conto nella sezione 'Opinioni' - "Il Consorzio di tutela vede in questo la strada per il rilancio, i contrari la considerano la mazzata finale, scrive Capponi" - Gli argomenti: Distillazione Frascati doc, interrogazione di Adotti - Il consigliere di opposizione: "Quale vino è destinato a questo processo?": Il dibattito continua

E' sempre acceso il dibattito intorno alla possibilità di distillare il Frascati doc in eccesso.

"
Il Consorzio di tutela, che qualche settimana fa ha approvato il provvedimento, nei prossimi giorni dovrebbe avere - scrive Giorgio Capponi - un nuovo incontro col ministero delle Politiche agricole per definire i dettagli dell'operazione e - soprattutto - conoscere quanti dei 13mila ettolitri richiesti (a fronte di una produzione annua compresa tra i 100 e i 110mil ettolitri, vale a dire circa 15 milioni di bottiglie) potranno effettivamente essere destinati alla distillazione. "Questa - dice il presidente del Consorzio, Mauro De Angelis - è una strada virtuosa per migliorare la qualità del nostro prodotto e contemporaneamente ridurre le quantità, producendo a medio termine un aumento del prezzo delle uve. D'altra parte il contenimento della produzione, fino ad una riduzione del 20%, è requisito indispensabile per ottenere il finanziamento".

Attraverso fondi regionali il ministero consentirà quindi ai produttori di distillare (ad uso industriale) il Frascati doc in eccesso, pagando 40 centesimi a litro. "In questo modo - aggiunge De Angelis - sarà possibile smaltire le eccedenze evitando che queste vengano utilizzate per 'tagliare' il vino nuovo o peggio vengano immesse sul mercato sottoprezzo".

Non tutti, però, gradiscono la distillazione, considerando il processo l'ennesimo colpo di scure sull'immagine del Frascati doc. Nel merito il consigliere di opposizione Alessandro Adotti ha presentato qualche giorno fa un'interrogazione per - essenzialmente - capire "quale vino è destinato alla distillazione" e, ancora, capire qual è la posizione del Comune su questa vicenda.

I conti però sembrano non tornare. "Per la prima volta - aggiunge infatti De Angelis - l'intera produzione del 2009 è stata commercializzata. Un ottimo risultato che ci fa essere molto ottimisti per il futuro". Ma allora: quale vino verrà effettivamente destinato alla distillazione?

giovedì 17 marzo 2011

ESTIRPARE E RIMPIANTARE E' TUTTO UN LAVORARE

Data di inserimento: mercoledì 16 marzo 2011

(www.enopress.it). L'Europa cambia le regole del gioco in piena partita vinicola con una serie di ripercussione nel tessuto vinicolo italiano - Prima ci fa estirpare vigneti e - commenta Paolo Pellicciari - poi, con un'inversione di rotta liberalizza la viticoltura

La riforma dell'articolo 90 del regolamento 479/2008 dell' Organizzazione Comune del Vino, poi modificato dall'articolo 85 octies del regolamento 491/2009. l'Europa con detti provvedimenti elimina i diritti di reimpianto liberalizzando il sistema viticolo europeo. Così il sistema delle di limitazioni produttive a garanzia della territorialità varato nel 1972 per controllare la produzione andrà a decadere. Dal 2015 si apre un'altra era vinicola con risvolti tutti da scoprire. La liberalizzazione consentirà di impiantare vigneti in modo indiscriminato senza nessun controllo.

L'unica condizione sarà quella d'avere la titolarità del terreno. Nel provvedimento sono previste delle deroghe concesse agli stati membri, ma fino al 2018. Dopo di che "anarchia" più assoluta. Non ci vuole la palla di cristallo per capire che i paesi più colpiti saranno l'Italia e la Francia con la storia vinicola di lunga data e con vini prestigiosi e famosi nel mondo.

Non poco "malumore" regna nell'ambiente dei viticoltori dell'Unione. Anche alcuni capi di stato come Nicolas Sarkoszy e Angela Merkel si sono detti contrari alla liberalizzazione dei diritti. Anche perché abolendo le "licenze" produttive si andrebbe verso una produzione standardizzata, senza identità e al più basso costo possibile. La parlamentare francese Catherine Vautrin ha concluso che la liberalizzazione potrebbe innescare un vero e proprio boom delle superfici vitate. Secondo una prima stima, si calcola che gli ettari di vigneto nel giro di pochi anni potrebbero raddoppiare se non triplicare le superfici vignate. Il Chianti potrebbe passare da 17.000 a 35.000 ha.

Inoltre è da presumere che, non avendo più controllo delle superfici, non sarà più possibile controllare la quantità vinicola prodotta. Ci si potrebbe trovare nel paradosso che si piantano vigneti e il sistema industriale vinicolo acquisti vino a prezzi convenienti in altri stati. Non a caso con l'Organizzazione Comune Mercato, si possono identificare vini provenienti da altri Stati con i nomi prestigiosi.

Non si fa peccato pensare che dietro queste strategie legislative ci siano i consigli della grande distribuzione che - date le dimensioni e le capacità della retee distributiva - ha necessità di grandi quantità di vino e di alimenti in generale. Se confermata la notizia che la UE ha concesso ad un prodotto della Cina il riconoscimento DOP c'è da domandarsi con quale controllo. Non sta a me commentare che i processi economici individuali stanno cambiando con fasce elevate di reddito e a basso reddito. E' evidente che la quantità, spesso anche a scapito della qualità, deve rientrare nei costi di distribuzione. Ecco che si arriva al vino incartonato, dealcolizzato, truciolato, "rosato" e chi più ne ha più ne metta, mentre per il vino di alta qualità restano due strade verso il mercato "ricco", cioè quello da Enoteca e rivendite specializzate e da Grande Ristorazione. Questo significa che il sistema vinicolo di qualità deve mandare segnali chiari.

Paolo Pellicciari

venerdì 18 febbraio 2011

LA "MOSSA" DELLA DISTILLAZIONE

Data di inserimento: venerdì 18 febbraio 2011
TELENOVELA FRASCATI: LA 'MOSSA' DELLA DISTILLAZIONE

(www.enopress.it). Il vino dei Papi sulla strada della distillazione - Per oggi alle ore 01.30 ed in seconda convocazione alle ore 17. il presidente del Consorzio del Frascati, Mauro De Angelis ha convocato presso la sede sociale un' Assemblea Straordinaria, - Iniziativa che sorprende dopo l'illustrazione, soltanto pochi giorni fa, del progetto presentato in collaborazione con Associazione Cooperative Consumatori della Coop e che vantava un polo produttivo, quello del Frascati, capace di 15 milioni di bottiglie e orientato a riconquistare, innanzitutto a Roma, il gradimento dei consumatori - Di seguito pubblichiamo alcune delle primi commenti dei viticoltori (in sofferenza da anni per il basso prezzo delle uve) inviati a Enopress - Chiude la breve rassegna dei commenti, quello assai autorevole di un rappresentante di una grande organizzazione di categoria che ci parla di "furbi e mediocri" e di "progetti senza respiro": Enopress la pubblica a chiusura dei commenti sotto il titolo "Il deserto dei Tartari", con una sottolineatura: Frascati è la viticoltura dei Castelli Romani e del Lazio

La convocazione dell' Assemblea Straordinaria
"Siamo costretti ad indire un’assemblea straordinaria in tempi brevi. Questa assemblea - ha comunicato ai soci Mauro De Angelis - sarà necessaria per valutare l’opportunità di deliberare la possibilità da parte della scrivente Consorzio di richiedere presso gli organismi all’uopo deputati una distillazione di crisi per il Frascati Doc. Tale documento richiestoci dalle istituzione concerne nel fornire ai sensi del D.M. N. 546 del 21/01/2011(art. 3 comma 1,) documentazione attestante l’impegno di procedere nella campagna 2011/2012 alla riduzione di almeno il 20% delle rese previste dal disciplinare delle D. O. P. e/o delle I.G.P. per le quali si chiede l’attivazione della distillazione di crisi."

I commenti dei viticoltori
- "Hai capito che mossa? Per colpa di pochi (uno) pagheremo tutti. Ovviamente povero Frascati ma sopratutto poveri produttori che negli anni a venire potranno produrre 110 q.li senza garanzie economiche. Che ridere, complimenti ai consiglieri che ci rappresentano. Sigh sigh ! "

-"Credo che stiamo toccando il fondo. Dovrei utilizzare un frasario più consono alla circostanza".

- "Il grande vino di Frascati dalle COOP alla distillazione. Un grande messaggio pubblicitario caratterizzerà la vendite del nostro vino. Non so, chi sia il regista di questa "brillante" operazione. Al contempo si tende anche a ridurre i parametri quantitativi per ettaro senza un piano finanziario che dia remuneratività ai viticoltori. Se noi avessimo a che fare con un sistema industriale vinicolo "attento" (per non dire altro) si dovrebbe preoccupare della sua materia prima, cioè le uve, Con la vendemmia 2010 c'è stato un calo pauroso di produzione di uve e il prezzo? "Quello dell'altranno" Quanti anni so' che pagano il prezzo dell'altranno? E' comodo fare i soldi con la materia prima a basso costo e pagate a "nipote morto" solo questo dovrebbe rappresentare un atteggiamento a di poco criticabile. Sempre perché sono educato. L'ultima "mazzata" sarà la "distillazione" Il grande Frascati ricorre alla distillazione per smaltire le giacenze. Una operazione pubblicitaria di grande rilievo, oserei dire "geniale".
"Un vino con si tanta storia può uscire dalla cantina a 7€ la bottiglia? Con 7€ la bottiglia le uve si possono pagare 200€ il quintale. Invece si prende l'iniziativa della distillazione per avere un contributo di cui non si sa l'entità. Non solo, ma si auspica un contributo anche dall'ARSIAL. Mi domando quale destinazione avranno i contributi? Questo a me, questo a te, il viticoltore sta a vedè. E quale vino verrà mandato alla distillazione?"

- "Quali le strategie del Consorzio per adeguarsi ai tempi? Per il momento i dirigenti del Consorzio tutela del Frascati si sono "accorti" che non siamo più una Doc, ma una DOP. Fino a qualche tempo fa, parlavano del grande traguardo della DOCG . Ora adeguano il disciplinare alle nuove norma DOP. Hai voglia a dire che già dall'agosto 2009 le DOC e DOC-G per l'Europa non esistono più, ma solo DOP e IGP. A seguito dell'approvazione da parte dell'europa delle norme OCM: VINO."

- "Il deserto dei Tartari"
"Perché il vino Frascati, ci si domanda, prodotto in un territorio bellissimo, in una cittadina stupenda qual è Frascati, ricca di storia palazzi ambiente cultura, con un piede nella città di Roma, non riesca a creare appeal nei consumatori nei ristoratori nei gesti di acquisto …….. e di riflesso reddito alle imprese viticole che sostanzialmente, con le ovvie ed autorevolissime eccezioni, danno l’idea di tenere il vigneto in attesa di valorizzare urbanisticamente i terreni. In questo quadro la scelta della Grande Distribuzione Organizzata è la più coerente ma si deve avere chiaro che la GDO ragiona in termini del prezzo più remunerativo per se stessa per la velocità di rotazione del prodotto… insomma fa il suo mestiere e se un prodotto costa di più lo sostituisce con altro della stessa denominazione, cambia azienda insomma attivando un meccanismo al ribasso oppure cambia denominazione con una più conveniente e di uguale qualità, tolgo un Frascati metto un Marino e poi ancora finche non torno all’origine perché un’azienda che, come nel gioco dell’oca mi fa tornare a zero la si trova sempre.

"Qualche provocazione e poi una bozza di proposta. Che il settore sia stanco lo si vede anche nel Consorzio di Tutela dove, aldilà delle figure che si sono succedute al governo , tutte da stimare apprezzare e ringraziare, l’autorevolezza è scesa ai minimi storici, il disimpegno di chi potrebbe far di più è evidente, il tentativo di essere dietro e "manovrare" è visibile e non certo trasparente,il ricambio stenta ad esserci per cui è evidente che tutto si traduca in esercizio di liturgie del lamento che si esternano in progetti senza respiro in richieste alle Istituzioni di aiuto ma senza un progetto ne di breve ne di medio lungo periodo ma in aspirine che affidano a studi l’obiettivo di "spostare in avanti il pallone" con la speranza, un po come fanno molti politici, di lasciare il problema a chi vien dopo e a se stessi il racconto e l’alibi di averci provato con uno studio autorevole ma non applicato. In tale contesto vincono i furbi e i mediocri. Ricorda un po nello sviluppo delle cose quel capolavoro letterario del Buzzati se non vado errato, "Il deserto dei Tartari"

"Frascati è la viticoltura dei Castelli Romani e del Lazio, che si debba invertire una storia ormai in agonia piena è evidente. L’idea è quella di ripartire dal vigneto, dalla città di Frascati, da controlli e regole ferree da applicare a tutti coloro che ci operano, da un progetto di comunicazione del territorio non fatto e pensato dall’amico del condominio o del partito ma da chi ha già dimostrato di averlo saputo fare, da soggetti della rappresentanza che rappresentano davvero, da una filiera non egoista (in alcuni casi obsoleta e per questo arrogante), che guarda al futuro e non all’assessore all’urbanistica del Comune, insomma credo che si tratti di uscire da Frascati e guardare all’esterno per riscrivere una storia possibile ed auspicabile ma con coraggio, lucida determinazione, mettendoci la faccia . Siamo ad inizio legislatura regionale, si può fare perché ci sono le necessità e sensibilità , queste vicende partono tutte dal basso e quindi dal vigneto".

lunedì 7 febbraio 2011

ILFRACATI DALLE TAVOLE DEL MONDO ALLE COOP

Data di inserimento: martedì 8 febbraio 2011

(www.enopress.it). Straordinario mondo quello dell’economia globalizzata all’italiana – Un governo di sinistra vanta importanti privatizzazioni quali le autostrade (mentre paesi come la Spagna le realizzano con il contributo UE e le offrono senza pedaggio agli utenti) e il governo di destra, anche a livello regionale, cavalca formule di pubblicizzazione dell’imprenditoria – Come? Una delle formule è quella che abbiamo sentito illustrata in un incontro organizzato dal Consorzio del Frascati e dall’ Associazione Cooperative Consumatori della Coop, ovvero il finanziamento da parte della Regione del progetto Frascati. Suscita non poca perplessità la ricerca di interventi pubblici, soprattutto nella considerazione che questi travalichino quelli indirizzati alla promozione del territorio. In passato si è infatti verificato che alcuni interventi mascherati da promozionali siano stati indirizzati, invece, a sostegno dei prezzi artificialmente bassi praticati dalla grande distribuzione.

Preoccupazione in tal senso viene da altre categorie del commercio vinicolo, pure interessati alla vendita del Frascati, quali le enoteche, i negozi specializzati e la ristorazione che pure contribuiscono in maniera determinante alla più qualificata affermazione dei prodotti.
Stupisce, inoltre, un indirizzo che non potrebbe non apparire discriminatorio sul piano del libero mercato e della concorrenza, da un lato, e contro-tendenza dal momento che mentre si rincorre la privatizzazione dell'acqua potabile (ci auguriamo sia bloccata dal referendum recentemente ammesso), per il vino si rincorre l'aiuto pubblico, un intervento che contraddice due termini del progetto: il 'brand' storico Frascati che ha un potenziale di ben 15 milioni di bottiglie (come da nota distribuita del Consorzio di Tutela) un gruppo della grande distribuzione, dalle dimensioni come la Coop che pietiscano forme di intervento pubblico per organizzare le vendite sul mercato regionale e, soprattutto, su Roma città di grande flussi turistici e mercato tradizionale del vino Frascati e dei Castelli.

Un tal fatto progetto si collocherebbe sui più recenti indirizzi di un'enogastronomia 'a km.zero' e potrebbe avvalersi di una rivisitazione storico culturali che ben pochi vini al mondo possono vantare come i vini del Lazio, i cui litorali pontini hanno visto millenni fa l'approdo di Enea e della viticoltura (con la stessa nascita di Roma) e, più a nord, nell'Etruria meridionale culla di una vitticoltura antichissima trasmessavci dal lontano Caucaso.

Come riferito giorni fa da Enopress, il Consorzio dei Vini Tipici del Frascati appare interessato ad affidarsi in qualche modo alla COOP Tirreno (?) , ma al momento si è presentata all’incontro l’Ass. Cooperative Consumatori, Distretto Tirrenico filiazione di Coop e Legacoop, nella persona del Dr. Massimo Pelosi delle Relazioni istituzionali e territoriali per la Campania ed il Lazio (una specie di ministero per gli affari regionali dell’Organizzazione)

L’incontro si è tenuto per risolvere la crisi di immagine e di vendite del più noto vino del Lazio, il Frascati. ed hanno aderito esponenti dell'industria vinicola, delle aziende vitivinicole e i viticoltori. Hanno preso parte attiva all’approfondimento delle telatiche: il Commissario Straordinario dell' ARSIAL, Erder Mazzocchi; il presidente della Commissione Agricoltura della Regione Lazio, Francesco Battistoni; Sergio Urilli, Consigliere provinciale di Roma; i sindaci dell'area del Consorzio Stefano Di Tommaso Sindaco di Frascati; Mario Gori sindaco di Monteporzio

A quale prezzo?
La presentazione dell’iniziativa è stata affidata al rappresentante dell’ Associazione Coop che ha illustrato una serie di ipotesi di lavoro dirette a inserire il Frascati nella rete dei supermercati di appartenenza. Ma qualcuno in platea ha avuto l’impressione che il relatore abbia messo al centro del problema la ricerca di risorse per uno studio finalizzato a valutare la possibilità d'inserimento del vino sugli scaffali dei supermercati. Ma "a quale prezzo?" si sono chiesti.

Sull’iniziativa gravava, con inaudito tempismo, la nota pubblicata da Il Corriere Vinicolo del 24 gennaio scorso che, senza mezzi termini, titolava Fine della telenovela - IMBOTTIGLIAMENTO FRASCATI: IL TAR LAZIO DÀ RAGIONE ALLE AZIENDE FUORI ZONA a firma di Duilio Cortassa, di cui ricordiamo, qui di seguito, i passi salienti.

"Quella che da molti era stata definita "guerra del Frascati", scrive Cortassa, sembra essere giunta alla fine con due sentenze del Tar del Lazio del 29 novembre scorso, che decidono un lungo contenzioso che ha visto negli anni contrapposte alcune aziende imbottigliatrici nelle province di Bolzano, Cuneo, Latina, Pisa e Lecco alle ragioni del Consorzio tutela Frascati. L’oggetto della disputa riguardava l'interpretazione del dm 31 luglio 2003 che, prima dell'entrata in vigore del dlgs 61/2010, che ha riformato la legge 164, dettava le regole generali in materia di imbottigliamento fuori zona dei vini a Do. Secondo il Tar, mentre l'art. 3 si riferiva ai casi in cui i disciplinari di produzione (in vigore al 31 luglio 2003) già prevedessero un divieto d'imbottigliamento fuori zona pur rimanendo valide le disposizioni e le prassi vigenti a quella data, il successivo art. 4 ammetteva una disciplina transitoria (un'autorizzazione di cinque anni rinnovabili) nel caso in cui, dopo quella data, fossero stati adottati disciplinari di produzione che introducessero limiti alla zona di imbottigliamento prima non previsti."

La recente decisione del Tar ha riportato indietro quella che Il Corriere Vinicolo ha definito la "telenovela" di oltre un decennio. Da notare che l’incontro è stato moderato dal giornalista de Il Messaggero, Luigi Jovino che all'imbottigliamento in zona, nel lontano 22 dicembre 2000, sul quotidiano romano aveva dedicato l’articolo "Frascati. Allarme del consorzio: si teme una produzione sottobanco o una rinuncia a continuare la commercializzazione. Fuga in massa dal Frascati doc"

"La legge dell'imbottigliamento in zona - scriveva Jovino - non porta alle aziende castellane gli effetti desiderati. Infatti a tre mesi dall'entrata in del decreto, firmato da Alfonso Pecoraro Scanio, ministro delle Politiche agricole, risulta che una sola azienda con stabilimenti fuori dalla zona di produzione, abbia iniziato le procedure per continuare a produrre il Frascati.. Si ricorda che erano state almeno una trentina le aziende italiane, con sede giuridica fuori dalla zona dei Castelli, ad opporsi strenuamente, al decreto sull'imbottigliamento in zona, denunciando che c'erano contratti da onorare e tradizioni commerciali da rispettare.
Adesso neanche queste aziende hanno fatto richiesta al Comitato nazionale vini per continuare la produzione. Le ipotesi che circolano sono due: o in barba a decreti e ordinamenti ancora si continua ad imbottigliare il Frascati in ogni parte d'Italia, oppure, molte società italiane hanno definitivamente rinunciato a commercializzare il famoso vino castellano. Prova a dare una risposta Davide Gaeta, consigliere delegato dell'Unione Italiani vini, associazione che in ogni modo ha cercato di contrastare il decreto. "C'era da aspettarselo - dice-. Dopo il decreto, voluto dalle aziende castellane, il marchio Frascati Doc ha avuto più problemi che vantaggi. Contesto l'ipotesi che ancora si possa imbottigliare Frascati fuori dalla zona di produzione. La verità è che molte società italiane hanno rinunciato al Frascati per la difficoltà di produrre la documentazione molto onerosa. In ogni caso, però, è giusto sapere che almeno 5 aziende stanno preparando la domanda presso il Comitato vini per imbottigliare il Frascati ed almeno altre 10 potrebbero presentarla in tempi brevi".
Secondo il dirigente dell'Unione vini, che apprezza gli sforzi fatti dai produttori castellani nel campo della qualità, "andava fatto un lavoro congiunto tra produttori in zona e quelli fuori zona per innovare le politiche di marca e di marketing, piuttosto che schierarsi su fronti contrapposti". "Le difficoltà dei produttori castellani sono contingenti - dice Alberto Benedetti delle cantine Santa Benedetta -. Molte aziende locali che prima vendevano il vino sfuso, adesso si stanno riorganizzando per imbottigliare in zona ed in questo periodo di transizione è quasi normale che ci sia un poco di confusione. Non so se altre aziende italiane e straniere stiano continuando ad imbottigliare il nostro vino, ma sicuramente non è il caso di rimmetere in discussione il decreto sull'imbottigliamento in zona".
"Dopo la legge sull'imbottigliamento in zona del 1997 -aggiunge Maurizio Tamburrano, direttore del Consorzio tutela vino Frascati Doc - le giacenze del nostro vino si ridussero enormemente ed il prezzo delle uve toccò il massimo storico. Il nuovo decreto, invece, ha lasciato tutto invariato. Non vogliamo accusare nessuno, ma ci limitiamo a chiedere più controlli sul rispetto del decreto, perché alcuni aspetti della vicenda sono molto oscuri".

Un viticoltore presente ha così commentato il dibattito:
"Il relatore in rappresentanza della COOP ha illustrato con una serie di argomenti per inserire il Frascati nella rete dei supermercati di appartenenza. In sintesi il relatore ci ha dato la sensazione di mettere al centro del problema la ricerca di risorse per uno studio finalizzato a valutare la possibilità d'inserimento del nostro vino sugli scaffali dei supermercati COOP. Ma a quale prezzo? Credo che per avere le idee chiare bastava fare due telefonate ai responsabili delle COOP, una all'ufficio acquisti e un'altr all'ufficio vendite, per sapere a che prezzo viene acquistato e venduto. Quello che mi sconcerta che di "rimando" il Consorzio auspicava finanziamenti da parte dell'ARSIAL a sostegno dei "danni" causati, a loro dire, dalla crisi. Questa è nelle mani delle ormai note aziende vinicole. Aziende vinicole che non sono riuscite ad aggiornare e rilanciare un prodotto vinicolo che
viene da lontano. Un'evoluzione vinicola ferma ai concetti della prima DOC d'Italia, senza sviluppare metodiche e strategie commerciali di adeguamento ai tempi. Non solo, hanno perso tutti i ricorsi per l'imbottigliamento in zona, mettendo fine ad una telenovella come l'ha
definita "Il Corriere Vinicolo". L'immobilismo, e gli errori strategico-commerciali hanno creato danni enormi all'attività viticola del Frascati. Diversi viticoltori stanno estirpando i vigneti,
tanto, che da voci non controllate, sembrerebbe che circa trecento viticoltori non hannopresentato la denuncia delle uve per la vendemmia 2010, non c'è da evidenziare i danni riflessi che passano dalla devalorizzazione dei terreni, la perdita di personale qualificato, con tutto quel che ne consegue.

Danni incalcolabili. C'è da porsi una domanda. Questo stato di cose dipende solo dalla crisi? Leggiamo i numeri. Secondo un recente comunicato stampa emanato dal Consorzio, per la vendemmia 2009, ci fa sapere che si sono prodotti 160.000 quintali di
uva e 115.000 ettolitri di vino di cui il 75% venduto all’estero, mentre il 25% viene distribuito in Italia di cui l’11% viene venduto a Roma. Ha leggere questi dati si rileva che tutta la produzione del Frascati risulterebbe venduta. Ma, udite udite, la vendemmia 2010 a causa della peronospora si sono prodotti 130.000 ql di uva e 90.000 Hl di vino, 25000 hl di vino in meno. Qualcuno obbietterebbe, che il prezzo delle uve avrebbe avuto un balzo in alto. No il prezzo delle uve invariato da anni. Dove si vanno a prendere il vino per aprire il mercato delle COOP? E il vino per nuovi mercati come quello di Abu Dhabi? Con un calo di produzione così evidente, quali mercati rimarranno "scoperti"?

Una risposta ad alcuni interrogativi si trovano nelle ormai storiche affermazioni del direttore Tamburrano che, nel affermare "Dopo la legge sull'imbottigliamento in zona del 1997, le giacenze del nostro vino si ridussero enormemente ed il prezzo delle uve toccò il massimo storico. Il nuovo decreto, invece, ha lasciato tutto invariato." E aggiungeva."alcuni aspetti della vicenda sono molto oscuri".

L'opinione di Giulio Santarelli
Sull’incontro abbiamo ricevuto un’autorevole valutazione, quella di Giulio Santarelli, produttore e già Sottosegretario alle Politiche Agricole che riportiamo qui appresso.

"L'incontro tra i produttori del Frascati doc ,dei Sindaci dei Comuni dell'area del consorzio, degli operatori commerciali della Coop e della doc Roma può rappresentare una utile occasione per dare un concreto impulso alle vendite del nostro prestigioso marchio. La grande distribuzione oggi consente di rendere disponibile anche i vini pregiati ad una platea più vasta di quella tradizionale.
"Debbo rilevare che la illustrazione che ci è stata fatta dal rappresentante della Coop prevede un percorso preliminare comprensivo di una serie di rilevazioni ed eventi promozionali articolate nei prossimi quattro mesi. Solo a partire da giugno, se tutto va bene, si può iniziare a parlare di inserimento del Frascati sugli scaffali dei supermercati.
"E mia convinzione che se la Coop considerava necessario azioni divulgative e promozionali, avrebbe dovuto farli prima di questo incontro. I produttori venendo qui credevano di trovarsi in presenza di richieste di prodotto da avviare subito alla commercializzazione. Cosi non è stato sicchè il dubbio che neppure questa iniziativa sortirà effetti pratici e utili è più che fondato. Purtroppo intorno al capezzale del Frascati anche in questa circostanza, si sono registrate le solite lamentele e le solite litanie e nessuna proposta pratica. Lo stesso consorzio di tutela mostra di essere incapace di esercitare azioni a tutela della qualità. Il mercato continua ad essere oscurato da produzione di bassa qualità a costi fallimentari che, giova ricordalo, rappresentano la causa e l'effetto della crisi.
"Non è un mistero che pochi grossisti dell'area del Frascati si contendono in Italia e all'estero forniture a prezzi che si aggirano a 0,90 centesimi a bottiglia e che contribuiscono in maniera determinante a rovinare l'immagine del Frascati. In questo quadro la produzione di uva della doc Frascati è in costante diminuzione anche a causa dell'abbandono dei vigneti.

"Provincia e Regione fino ad ora hanno saputo soltanto esprimere buone intenzioni e nessun provvedimento concreto. Gli stessi Sindaci dei Castelli Romani, mostrano di non essere in grado neppure di ottenere dai tantissimi ristoranti esistenti l'impegno a privilegiare i vini dei Castelli Romani Le sollecitazioni del Sindaco di Frascati al Sindaco del Comune di Roma che hanno costituito occasione per un convegno in Campidoglio con la presenza dell'Assessore al Commercio Bordoni ancora non riescono a modificare il quadro illustrato dal giovane nuovo Commissario di Arsial Mazzocchi per cui a fronte di un 20% di consumo di vini di altre Regioni il vino dei Castelli Romani si ferma al 6%.

"Purtroppo questo Convegno è stata l'ennesima manifestazione sui mali che affliggono il Frascati e sulla gloria che questo vino ha vissuto in un passato remoto. Una storia che purtroppo non trova alcun riscontro nel presente e meno che mai nel futuro."

Quale impegno per il futuro?
Appare assai grigio e privo di spunti. A questo riguardo vale una notazione di Giulio Santarelli che commenta: "Purtroppo intorno al capezzale del Frascati anche in questa circostanza, si sono registrate le solite lamentele e le solite litanie e nessuna proposta pratica." Nessun riferimento al trascinante 'vino di Roma' e 'vino dei Papi' che aveva fatto del Frascati un vino apprezzato in tutto il mondo. La stoffa c'è tutta, peccato che si navighi a vista.


domenica 19 dicembre 2010

IL CONSORZIO DI TUTELA DEL FRASCATI LASCIA LA STRADA DEI VINI E IMBOCCA QUELLA DEL NON "RITORNO"



Il Consorzio, dopo aver “perduto” tutti i Ricorsi presso i veri Tribunali per l'imbottigliamento in zona, il Frascati si avvia verso l'ultimo capitolo di una storia millenaria. Basta leggere gli ultimi comunicati stampa emanati dal Consorzio, per capire la confusione che regna tra i dirigenti, che non riescono a darsi una strategia comune per uscire dalla crisi.

Le escursioni dei prezzi del Frascati sul mercato, la dicono lunga capacità dei dirigenti del Consorzio di darsi una progettualità per il rilancio di un grande vino. Dall'ottenimento della prima DOC d'Italia ad oggi, il Frascati è caduto nell'immobilismo più totale, si sono perse tutte le occasioni di rinnovamento e progettualità per adeguare un prodotto alle nuove esigenze di mercato. L'immobilismo ha relegato il Frascati negli scaffali dei supermercati a 1,60 €. mentre il Frascati sciolto e sciolto 0,80 €. E' il caso di citare Virgilio: OLIM HORTACI DESTI FIDEM IGNOTAM.

Colgo l'occasione per riportare dei dati di uno studio da uno studio del 13 settembre us/ riportato nell'ultimo comunicato stampa pubblicato il 15/12/ cm. Emanato dal Consorzio.


“E’ importante notare che nonostante la produzione massima consentita nel Frascati DOC e’ di 130 q.li/ha, negli ultimi anni la media di produzione si e’ fissata al di sotto di 120 q.li/ha. I costi di produzione sono pertanto anche riferiti a “quintale di uva” prodotta.”

In sintesi, sono identificati i seguenti costi per la gestione e produzione di uva Frascati DOC per l’annata 2009-2010:

Costo considerato per gestione vigneto Frascati DOC

Costo in € rif alla gestione di 1 ha. Costo in € corrisp. a 1 q.le di uva Frascati DOC
Produzione 130 q.li/ha Produzione 120 q.li/ha


Solo manodopera e materiali per tutte le op. agricole. 4746.11 36.51 € 39.55

Con aggiunta di costi generali (manutenzione, amministrazione, assicurazione,

parziale copertura imposte e tasse). 5918.36 45.53 € 49.32
Costo addizionale ammortamento impianti e macchine. 1500.00 11.54 € 12.50

=====

Toale costa Q.le € 101,37


Precedentemente già Paolo Mascherucci aveva fatto una valutazione in relazione ai costi di produzione resa ettaro valore di mercato ne l 1970 Ha 1 costo q.le

Ha 1 13.490 mercato £ 9.000

Ha 4 “ “ “ 11.570 “ “ £ 9.000

Ha 9 “ “ “ 8.900 “ “ £ 9.000

L'indice nel 1975 peggiora notevolmente

Ha 1 “ “ 18.650 “ “ £ 12.000

Ha 4 “ “ 18.860 “ “ £12.000

Ha 9 “ “ 17.630 “ “ £12.000

Una cosa mi indigna, che i dati suddetti non son stati resi noti da i rappresentanti dei viticoltori nel C.d.A. del Consorzio nell'occasione della trattativa per il prezzo delle uve. Non ci vuole una laurea in economia per valutare che le perdite economiche da parte dei viticoltori e da tempo che producono in paerdita. L'incomprensibile controsenso delle dinamiche commerciali tra gli stessi dirigenti del consorzio che rappresentano anche aziende qualificate è inspiegabile. Come è possibile che un'azienda qualificata “puntuale” nei pagamenti verso i viticoltori ( anche se paga poco ) che vende il Frascati a 3€, e si siede al tavolo con chi paga le uve poco e quando gli “pare” vendendo lo stesso vino a circa1,60 €. nella stessa catena distributiva. Da qui il calo di produzione dai 700.000 hl agli attuali 120.000. Il controsenso che il Frascati di qualità conquista i “3 Bicchieri” a significare la qualità che si confronta con i prezzi da saldo. Come è possibile che i Dirigenti del Consorzio, rappresentanti di Aziende Vitivinicole di grande prestigio, compreso quella del Presidente, non si rendano neanche conto dei “danni” che stanno facendo proprio alle aziende di provenienza? E ancor peggio è il comportamento dei rappresentanti dei viticoltori, che “tacciono” quando devono “parlare” e “parlano” quando devono stare “tacere”. Tacciono quando ci fanno sapere che non ci sono “giacenze”. “Tacciono” quando il Dirigenti del Consorzio prendono atto che i viticoltori lavorano in perdita. “Tacciono” sull'uscita del Consorzio dalla “Strada dei Vini. “Tacciono” alla notizia che stanno chiedendo “contributi” per lo smaltimento delle giacenze, in contraddizione con l'esiguità “annunciata” delle “rimanenze” sulla produzione 2009. Tacciono sulla cementificazione “selvaggia” del territorio vinicolo. “Tacciono” sull'abbandono dei vigneti da parte dei viticoltori ormai esasperati. Mi pongo una domanda: con chi abbiamo a che fare? Tanto con chi abbiamo a che fare, che l'Associazione Produttori Uve sotto lo slogan “100 ettari sotto un'etichetta” intende favorire i soci proponendo l'auto imbottigliamento in conto terzi del proprio vino e commerciarlo singolarmente. 100 ettari di vigneto producono un milione di bottiglie che verranno vendute al prezzo di vendita di 4 € la bottiglia. Mi domando con quale piano “commerciale finanziario” intendono affrontare un mercato difficile come quello del vino di Frascati , che per logica avrà sicuramente una lenta e difficile penetrazione vista la concorrenza?.

Aldilà delle cose note, ci sono delle novità. I Consorzi hanno finito il loro ruolo di controllo oggi affidato a “Valoritalia”. Un nuovo Ente finalizzato al controllo della filiera vinicola in Italia. Valoritalia assumerà sicuramente un atteggiamento super partes nella filiera vinicola del Frascati, presupponendo trasparenza nei sorteggi per effettuare i controlli nei vigneti e negli stabilimenti vinicoli. É chiaro che i “sorteggi” debbono avvenire con avviso pubblico onde evitare condizionamenti possibili, vista la “convivenza” nello stesso ufficio con il Consorzio. Si potrebbe aprire una nuova era, e visto il caos “agitato” che regna nella filiera del Frascati invito il Sindaco di Frascati ad aprire un tavolo dove apertis verbis tutti possono intervenire sui temi del prossimo futuro, cementificazione, area metropolitana, cubature di salvaguardia, e rilancio della filiera vitivinicola e redditività produttiva.


Paolo Pellicciari

1!/12/2010

venerdì 19 novembre 2010

MORTALITA' PASSAGGI PEDONALI

L'Asaps lancia l'allarme per la messa in sicurezza. In 10 anni 200mila i pedoni investiti

I passaggi pedonali devono urgentemente essere messi in sicurezza con una più attenta manutenzione della segnaletica orizzontale. Servono nuove strategie con innovativi sistemi di illuminazione (LED), con più frequenti passaggi a chiamata, e una campagna di sensibilizzazione sia verso i conducenti che verso i pedoni stessi, "ricordando fino allo sfinimento che ci si deve rendere il più visibili possibile, specie di notte e col maltempo, e che quando noi vediamo una macchina in arrivo, non è affatto detto che il conducente abbia visto noi".

A chiederlo, sottolineando la necessità di sanzioni frequenti per chi viola le regole, è l'Asaps, che cita i recenti dati ACI-Istat.

"Numeri folli", come li definisce l'Associazione, perché in pratica 57 pedoni al giorno vengono investiti e feriti, mentre 2 perdono la vita. E’ calcolato che 35 pedoni ogni 100.000 abitanti ogni anno finiscono sotto le ruote di un veicolo ed è significativo che il 35% è investito sugli attraversamenti pedonali, compreso il 25% di quelli che sono stati uccisi.

Il fenomeno, di fatto, sembra inarrestabile. In Italia negli ultimi 10 anni è come se fossero sparite intere città come Padova o Taranto (200.000 abitanti).

"Un esercito di fanti della strada decimato dalla frenesia della mobilità, dalla distrazione in servizio permanente effettivo, dalla velocitàsottostimata, dall’alcol e dalla droga efficaci ausiliari della mortalità stradale", ha scritto Giordano Biserni, presidente dell'Asaps.

Le principali vittime restano gli anziani: 368 (57%) avevano più di 65 anni (211 maschi 57% e 157 femmine 43%), mentre quasi la metà (50%) dei pedoni morti aveva più di 70 anni. Insieme a loro anche tanti bambini: 19 lenzuoli bianchi. In questo caso sono state le bambine a prevalere con 13 decessi, rispetto ai 6 dei maschi, e la fascia più colpita è quella cha va da 0 a 4 anni con 9 bambini morti. Anche fra i 20.640 pedoni feriti (+0,6%) prevalgono le femmine, con 11.142 ospedalizzazioni (54%) rispetto ai 9.498 feriti maschi (46%).

Le regioni che contano il maggior numero di investimenti di pedone sono nell’ordine la Lombardia con 3.835, il Lazio 2.542, la Toscana 1.771, l’Emilia Romagna 1.434, il Piemonte 1.408. Fra le province al primo posto negli investimenti c'è Milano (2.423), seguita da Roma (2.245), Genova (832), Torino (807), Firenze (680) e Napoli (587), mentre le città che contano il maggior numero di decessi sono Roma con 52 morti fra i pedoni, seguono a distanza Milano con 27, poi Napoli con 8, Bologna e Venezia con 7.

Basterebbe leggere i dati appena descritti per capire che quando si parla di passaggi pedonali servono le dovute attenzioni.

Non ci sono professionalità deputate alla soluzione di queste problematiche. Le variabili nel complesso delle problematiche relative alla conduzione del veicolo sono diverse. In primo luogo le condizioni psico fisiche del conducente, le condizioni meccaniche dal veicolo, lo stato di usura dell’impianto franante, e lo stato della superficie stradale.

I grafici sottostanti sono stati rilevati dagli atti della Commissione Pellicciari per valutare le decelerazioni veicolari in prossimità dei passaggi pedonali.


Come si può notare dal grafico n° 1 all’aumentare della velocità lo spazio di frenata aumenta con una proporzionalità quadratica (cioè se la velocità raddoppia, lo spazio di frenata quadruplica); quindi sarebbe opportuno aumentare la distanza di sicurezza, in modo che sia maggiore dello spazio di frenata, per evitare situazioni pericolose con rischio di incidenti. Con il grafico sottostante si misura la distanza per istallare i rallentatori di velocità in prossimità dei passaggi pedonali




Dal grafico, n° 2 si può notare, che lo spazio di frenata varia in modo inversamente proporzionale alla forza frenante applicata.

Quindi se l'efficienza dei freni diminuisce il veicolo tende a percorrere prima di fermarsi una distanza maggiore.



Nel piano nazionale della mobilità veicolare focalizza i passaggi pedonali con un grado di pericolosità e per mortalità.

Vediamo perché, in base agli spazi d’arresto di un veicolo:



Strada asciutta

Velocità 20 km 30 km 40 km 50 km 60km

t. reazione m 5,5 8,3 11 16,6 19

frenata m. 2 4,5 8 12 12,5

arresto m 7,5 12,8 19 26 34

Strada bagnata

arresto m 9,5 17,8 27 38,8 52



E’ chiaro il motivo dell’alta mortalità sui passaggi pedonali?



Vorrei ricordare a tutti che quando si parla di strada dobbiamo mettere al centro il cittadino.

Mi spiego meglio: se la strada è progettata male ci muore il cittadino di destra e di sinistra per cui la dialettica si deve svolgere su tematiche di ordine tecnico e non demagogico.





Il Regolamento di Attuazione del Codice della Strada (DPR 495/1992, come modificato dal DPR 610/96) all’Art. 179. (Art. 42 Cod. Str.) prescrive per i rallentatori di velocità al comma 5:

I dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l'impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento”.

Vi ricordo a tutti che la strada è “assassina” e chi guida deve sapere e tenere ben presente che c’è un modo per salire in macchina, e tre per scendere. Ti fanno scendere perché sei morto, scendi in carrozzella, oppure con le proprie gambe.

Il fine settimana teatro delle stragi

Le strade in cui ci si scontra più spesso sono quelle urbane, teatro del 44% degli incidenti mortali.

Il mese più nero è luglio: quando la gente è in fila per le vacanze. In generale, nel corso dell’anno, giovedì e venerdì si sono rivelate le giornate con la maggior concentrazione di incidenti (33.414 e 33.349) e feriti (46.120 e 46.038).

Sabato invece è stato il giorno in cui sono morte più persone (708; 16,7% del totale); le 18 l’ora più critica (17.367 con 297 morti e 24.664 feriti), mentre tra le 22 e le 6 si sono verificati gli incidenti più pericolosi: 27.872 (12,9%) che hanno causato il decesso di 986 persone (23,3%) e il ferimento di altre 45.242 (14,7%).


Emergenza ciclisti

Le auto sono state la categoria di veicoli maggiormente coinvolta: 269.035, pari al 66,9% dei veicoli. Seguono 55.028 motocicli (13,7%), ciclomotori (6,6%) e biciclette (3,9%). L’indice di mortalità medio dei veicoli è stato pari a 0,9%, per motocicli e biciclette è stato più che doppio (1,9%).

Vi porto a conoscenza dei dati statistici sulla mortalità stradale e come potete constatare nelle aree urbane si deve porre più attenzione alla sicurezza stradale.

E’ necessario che l’attività sanzionatoria non deve riguardare solo gli utenti della strada ( automobilisti e così via ) ma anche gli Enti proprietari delle strade (statali, provinciale e comunali) dovrebbero essere penalizzati. Trovo ingiusto che un automobilista che supera i 50 km ora venga multato, e un Comune che “sbaglia” l’istallazione della segnaletica stradale con tutte la conseguenze del caso è immune da qualunque sanzione.

Concludo citando Andreotti, che in un libro scrisse: “la Legge è Uguale per Tutti” peccato che la scritta sia alle spalle del giudice.


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