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Data di inserimento: lunedì 21 giugno 2010
FRASCATI: UN COMUNICATO, PRECISAZIONI E INVETTIVE
(www.enopress.it).Chiedere lumi agli estensori di un comunicato – per dei punti nel testo che risultano incomprensibili - può condurre assai lontano - Alla preistoria, alle macchiette e all'avanspettacolo e a qualche invettiva da parte degli estensori – Il metodo è talmente penoso che ci rifacciamo ai ricordi universitari per commentare con un "Qualcuno è uscito fuori del ‘seminario’ e che in fondo, in fondo "Il mondo è bello perché è ‘avariato’.
Sostenere con tesi, come quelle addotte da esponentri del consorzio, che è saggio e utile vendere il vino tra popoli che vietano l’uso dell’alcol, piuttosto che riconquistare un mercato, come quello di Roma, di cui il vino era principe per qualche centinaio d’anni non richiede alcun commento - Senza chiarire il punto, fatto di tre irrilevanti interrogativi, altre questioni non hanno avuto alcun riscontro – Pubblichiamo a futura memoria, qui di seguito,le domande per le quali Enopress ha ricevuto solo critiche sulla professionalità, condite con un’inutile quanto triste ironia - Quanti ne avranno la pazienza, potranno fare le loro valutazioni – Per il presidente del consorzio abbiamo un solo flautato appunto: avrebbe fatto bene a leggersi il curriculum del direttore di Enopress, (stimata agenzia per la stampa fondata nel 1969), quale pubblicato ne "Gli specialisti della Vite e del Vino", agenda dei giornalisti dell’ Unione Italiana Vini per le edizioni de Il Corriere Vinicolo e rilevarne l’esperienza anche internazionale, piuttosto che affermare "la vicenda è complessa, ci sta che lei non possa interpretare tutto" (sic!) e, ancora, un assai difficile da comprendere "eventuali interferenze politiche che nulla hanno a che fare con l attività di impresa".
Alcune domande a MDA
1 - L' Associazione delle enoteche romane Arte dei Vinattieri lancia, il prossimo mercoledi 23 giugno, al Grand Hotel 'La Dolce Vite' , una promozione di vini, oli e altri prodotti sulle vetrine romane e nei pubblici: il Frascati brilla per la sua assenza, mentre sono presenti vini di tutta Italia
2 - Il Frascati guarda ai mercati dove è vietato il consumo di alcolici, invece di guardare in casa e all'importante mercato romano
3 - Non si vuol vedere che dietro l'imbottigliamento fuori zona c' è uno scadimento dei valori qualitativi e commerciali del prodotto, con il doc nei supermercati a 1,90 euro.
4 – Che preziosi terreni viticoli, proprio perché collocati nel territorio della Capitale hanno preso la via della cementificazione
5 - Che le responsabilità non sono soltanto del 'potere nordico', come sostenuto dal consorzio, ma anche della miopia e degli interessi locali
L' incresciosa vicenda in ordine cronologico
! - Enopress riceve il sottostante documento
Frascati, 07 giugno 2010 Comunicato Stampa
Ringraziando i firmatari delle due interpellanze presentate per l’imbottigliamento in zona della nostra denominazione ribadiamo che il Consorzio Denominazione Frascati ha intrapreso, un duro lavoro volto all’innalzamento qualitativo della relativa Denominazione di origine, necessario ad un sempre maggior riconoscimento da parte del consumatore di una eccellenza del territorio, ma anche per perseguire risultati economicamente e socialmente validi per le imprese vitivinicole. Sono queste le motivazioni che lo inducono a condurre da anni una dura battaglia per ottenere l’imbottigliamento in zona.
Nel 1996 è stata conseguita la modifica del disciplinare di produzione inserendo l’obbligo dell’imbottigliamento in zona, richiesta presentata insieme alla denominazione Chianti.
Dopo tre anni un decreto dirigenziale ha vietato l’imbottigliamento fuori zona fino a che, a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea del 2000, un decreto direttoriale lo ha reintrodotto in via definitiva, seppur lasciando alle cantine fuori zona la deroga all’imbottigliamento fino all’emanazione del decreto applicativo avvenuto nel 2003.
Successivamente nel 2005 entra in vigore il nuovo disciplinare di produzione del Frascati Doc che conferma la disposizione in tema di imbottigliamento in zona già vigente dal 2000, per cui non consente in alcun caso l’imbottigliamento del Frascati Doc al di fuori della zona di produzione e di quella dei "Castelli Romani". Pertanto dopo la pubblicazione del D.D. 26 aprile 2005, mai impugnato, il discorso doveva intendersi chiuso. Anche la nuova normativa europea del luglio 2009, prevedeva che le Autorità nazionali (i Ministeri) debbano assicurare il rispetto del disciplinare di produzione.
La nota del 25.02.2009 indirizzata alle 5 Aziende che ancora imbottigliavano fuori zona, ribadiva il decadimento delle autorizzazioni transitorie all’imbottigliamento rilasciate dal MIPAF ai sensi dei decreti ministeriali del 2000.
Con la medesima nota il Ministero ha consentito "in via del tutto eccezionale " tenendo conto delle particolari esigenze connesse alla programmazione commerciale, l’imbottigliamento sino al 31 luglio 2009. A maggio 2009, le sopra citate aziende hanno presentato riscorso al Tar , Consorzio. (non si capisce, manca del testo) Il 24 novembre il Consorzio presenta formale diffida al Ministero a concedere altre autorizzazioni .
A il quale ,a giugno , (?????) ha rigettato la domanda dando ragione al Consorzio. In una nota del 31 luglio dello stesso anno, emanata in seguito alle richieste presentate, il MIPAF autorizzava "soltanto in qualità di proroga tecnica"ad imbottigliare fino al 30 novembre 2009 esclusivamente per consentire l’esaurimento delle scorte.
L’8 settembre il Ministero convoca una apposita riunione tra le Ditte interessate, il Consorzio Tutela Denominazione Frascati e la Regione Lazio che non sortisce alcun esito.
In data 11 novembre solo la F.lli Martini presenta ricorso al Consiglio di stato avverso l’ordinanza del Tar che, respinge l’appello, dando nuovamente ragione al risposta ( che cosa si vuol dire ?) di ciò viene emessa dal Ministero una nota datata 23-24 dicembre 2009, ricevuta dal Consorzio solo alcune settimane dopo, nella quale viene ribadito che sarebbe stata rispettata la normativa vigente. In tale nota non viene fatto alcun riferimento né alla presentazione di una istanza da parte loro né ad un provvedimento che sarebbero poi sopraggiunti il 12 gennaio c.a.
Il 12 gennaio 2010, con un fax, il MIPAF comunica che il 30 novembre 2009 , a seguito di una riunione, era stato concesso alle Ditte F.lli Martini, CA.VI.CI., Caldirola , Castellani , Schenk di imbottigliare nei propri stabilimenti il Frascati Doc .Tale deroga transitoria è valida fino al definitivo pronunciamento delle autorità giudiziarie , e comunque per un periodo non superiore ai 5 anni. Il Consorzio presenta, quindi, un ennesimo ricorso.
Il pronunciamento definitivo delle autorità alla questione " imbottigliamento in zona", che sarebbe dovuto essere a novembre, è stato anticipato al 15 luglio p.v. Si rende noto che il Consorzio Tutela Denominazione Frascati , nel perseguire l’imbottigliamento in zona, non ha soltanto l’intento di voler tutelare le imprese vitivinicole e l’immagine del Frascati , ma soprattutto quello di voler legare inscindibilmente il proprio prodotto al suo territorio in una politica economica non protezionista ma di salvaguardia e valorizzazione.
Il Presidente Mauro De Angelis
CONSORZIO TUTELA DENOMINAZIONE "FRASCATI" – Soc Coop. a r.l. Largo Donatori di Sangue, s.n.c. – 00044 FRASCATI – Telef. 06/94015212 - fax 06/94010076 info@consorziofrascati.it
2 - Richiesta di precisazioni di Enopress al consorzio
Le parti del comunicato evidenziate in neretto ci risultavano incomprensibili o mancanti. Dopo aver telefonato al consorzio e chiesto notizie, il 14.06 Enopress decideva di inviare una mail per chiedere di chiarire i punti non chiari. Segnalavamo inoltre che l'8 giugno Enopress aveva diramato la notizia comunicata dal consorzio sull'imbottigliamento fuori zona in una nota a firma di Mauro Maccario.
Semplice? NO ! Ecco quanto è scaturito da quella semplice richiesta.
Al direttore di Enopress viene scritto: "la vicenda è complessa, ci sta che lei non possa interpretare tutto".
----- Original Message -----
From: Mauro De Angelis
To: giancarlopanarella@enopress.it
Sent: Tuesday, June 15, 2010 8:48 AM
Subject: precisazioni
Caro Panarella, grazie per il suo contributo, su ciò che non le è chiaro sono a sua disposizione, la vicenda è complessa, ci sta che lei non possa interpretare tutto. Certo l evidenza è che il Consorzio ed il Frascati DOC sono stati nella forma e nella sostanza trattati in maniera quanto meno triste dal Mipaf, presieduto dall allora Ministro Zaia. Siamo di fronte ad una non applicazione del ns disciplinare di produzione, stiamo subendo danni dal protrarsi di questa situazione paradossale, ma con certezza continueremo a farci sentire, il Frascati è vino leader della nostra enologia Nazionale e merita rispetto a prescindere da eventuali interferenze politiche che nulla hanno a che fare con l attività di impresa, spero le sia chiaro. Cordialità
La vicenda, pur complessa, è chiara per la redazione di Enopress, ma dal consorzio non ci giungono i chiarimenti richiesti sui passi del comunicato a noi incomprensibili
3 - Riscontro di G. Panarella a M. De Angelis 15.06
Gentile Presidente, grazie per le Sue precisazioni, ma debbo dire che la vicenda mi è chiara nel suo insieme. Ministero e ministeriali inclusi, Enopress ha criticato anche Zaia in più di un'occasione!! Sull'imbottigliamento fuori zona, così come abbiamo velatamente fatto cenno, aleggia anche il problema delle tante carte e bolle di accompagnamento...Ciò che non ci risultava chiaro, in una vicenda complessa come Lei stesso afferma, erano alcune frasi del comunicato che abbiamo evidenziato in neretto per avere dal Consorzio un testo più chiaro.
Oggi, abbiamo in via di pubblicazione il resoconto sull'incontro di ieri in Campidoglio, redatto per noi da un viticoltore frascatano, dove esprimiamo una serie di interrogativi in merito ai quantitativi venduti e alle lagnanze dei viticoltori cui non tornano i conti e i livelli di retribuzione delle uve.
Lo pubblichiamo questa sera. Se crede, e considerata la Sua cortesia, posso anche anticiparlo a Lei in una mail, in modo da poter includere le Sue eventuali precisazioni. Con i migliori saluti Giancarlo Panarella
PS
Inoltre, se Lei è d'accordo, Enopress pubblicherà senz'altro le Sue precisazioni, come da Sua mail. Anzi, può farmi avere maggiori riflessioni sulla "non applicazione del ns disciplinare di produzione" da parte del MIRAF, come Lei scrive. In una ns. nota parleremmo volentieri di questo strano ministero che pretende erga omnes il rispetto di disciplinari che il ministero stesso disapplica.
4 - IL CONSORZIO FRASCATI ALLA SCOPERTA DEI MERCATI CHE VIETANO L'ALCOL
Enopress pubblica nella rubrica 'opinioni' una nota di Paolo Pellicciari. Viticoltore frascatano assai noto, ha inviato dal web un suo commento alla partecipazione del Consorzio del Vino Frascati alla Festa della Repubblica in un paese islamico - Cronaca di un esordio del Frascati in un Paese che vieta il consumo di bevande alcoliche - "Peccato - commenta Pellicciari - che si siano dimenticati la porchetta" - Torneremo sull'argomento proponendo le statistiche relative al consumo di vini in Abu Dabhi
5 - I problemi di comunicazione cominciano a farsi sentire
--- Original Message -----
From: Mauro De Angelis
To: 'Giancarlo Panarella'
Sent: Wednesday, June 16, 2010 8:40 AM
Subject: R: precisazioni
Sempre caro Panarella, io personalmente voglio bene al Sig Pellicciari, ma nella libera espressione delle idee e delle critiche le chiedo serve questo autolesionismo? Serve ai nostri modesti sforzi, ma ancora più ai nostri produttori? Mi consenta una battuta, aria nuova in cucina, meno provincialismo, storie raccontate mille volte e rispetto a questo valore che abbiamo ereditato, è un fatto di credibilità. Oggi servono persone di livello, la storia è indispensabile per immaginare il futuro, ma la preistoria è solo qualche traccia che spesso si tramanda per sentito dire. Saluti, M D A
Da: Giancarlo Panarella [mailto: giancarlopanarella@enopress.it ]
Inviato: mercoledì 16 giugno 2010 17.27
A: Mauro De Angelis
Cc: Tertullo
Oggetto: Re: precisazioni
Caro e gentile Presidente, (copia a Paolo Pellicciari)
Quell' aria nuova da Lei invocata sarrebe benvenuta, ma non se ne respira, purtroppo. Con Paolo Pellicciari in questi ultimi anni Enopress ha percorso un interessante viaggio attraverso il Frascati. Siamo venuti a visitarvi, a incontrare il past president Dario De Santis, con il quale ho condiviso grandi fenomeni vitienologici e che ha poi lasciato l'incarico. Da giovani eravamo affascinati dal 'vino di Roma' quel vino dei Castelli (Frascati compreso) allora sapido, schietto, vero.
Ci siamo occupati del lancio e del rilancio della Strada dei Vini. Ad oggi, con molta amarezza non riesco a vedere molto di nuovo. Enopress ha plaudito anche all' evento mediatico e al vino dei Cesaroni, esperienza di promozione e mediatica. Vignaioli in disarmo, fojette dimenticate e vigneti cementificati non fanno brillare il vino di Roma che troviamo nella GDO a 1,90 euro, Doc per di più.
Si tratta della forza di 'poteri industriali nordici' o di inettitudine nostrana? tanto più che un potere 'nordico' è ben rappresentato tra gli associati. Roma e la sua provincia sono più grandi di molti Paesi europei, eppure leggendo le statistiche del Consorzio la quota del Frascati venduto localmente non è tra le più brillanti.
Con l'Arte dei Vinattieri, Enopress ha collaborato in questi giorni all'evento "La Dolce Vite" che verrà presentato il 23 prossimo alle ore 17 nel salone Ritz del St. Regis Grand Hotel di Roma. Per una settimana tutte le enoteche associate presenteranno i vini dell'estate: presenti vini di ogni parte d'Italia, mentre si nota la scarsissima presenza del Lazio e, se vuole del Frascati, eccezion fatta per l' eccellente Villa Simona dell'enotecaro Costantini. I clienti delle enoteche associate (con presenze di oltre 400 mila unità mensili) potranno liberamente degustare i vini presentati cui sono dedicate anche le vetrine degli esercizi. All'iniziativa collaborano anche i ristoranti della Capitale e altri pubblici esercizi. Sarà un piacere incontrarLa al Grand Hotel se vorrà raccogliere l'invito.
Per quanto riguarda l'imbottigliamento fuori zona, Le rinnovo tutta la mia solidarietà e quella di Enopress. E' incredibile, seguendo gli sviluppi della vicenda, come il MIRAF sia il primo a non osservare regolamenti e leggi che impone erga omnes !!! Chiedere di imbottigliare il Chianti Classico a Frascati potrebbe essere una richiesta provocatoria e vincente. Mi piacerebbe farne un titolo per Enopress !
Pensi che, comunque, in Via xx Settembre hanno lo stomaco forte. Nel 2000 è stato presentato a Pechino un Chianti Classico Docg di un commerciante dell' Emilia Romagna, imbottigliato a Salgareda. ne parlai con l'allora direttore della Federvini, Castellucci, ora DG dell' OIV a Parigi, il quale mi disse che la cosa era in regola col disciplinare. In quella stessa occasione era presente in Cina un grande imbottigliatore toscano, il quale, al suo rientro in Italia fu ammanettato !?
Tornando a Pellicciari e alle sue note da noi pubblicate, mi consenta di trovare inadeguato liquidarle con: "autolesionismo...storie raccontate mille volte". Anche i ricorsi del Consorzio avverso l'imbottigliamento fuori zona possono considerarsi vecchi di anni, ma non per questo meno necessari e pertinenti. L' opinione di Pellicciari in merito alla presentazione del Frascati a Dubai non mi sembra che possa rientrare tra le critiche da relegare nel pleistocene, ma da osservare con gli occhi della promozione e del marketing opportunamente applicati. Se, come presentato dal Consorzio, tutto il Frascati prodotto è stato venduto, appare legittimo il rilievo di Pellicciari e dei viticoltori in materia di prezzi delle uve e aiuti alla promozione non necessari....
Pellicciari, inoltre, riferisce di un'ipotesi che l'imbottigliamento fuori zona riguardi non solo la movimentazione di cisterne, ma anche di carte.
Come da mia precedente mail Enopress pubblicherà queste Sue precisazioni. E per Sua conoscenza Le anticipo, qui di seguito, una nota di Pellicciari. Ben lieto di ricevere e pubblicare anche le Sue eventuali ulteriori precisazioni, onde contribuire fattivamente alla messa fuoco di fatti di assai difficile interpretazione. Ivi compresa la storia di di questo strano ministero che pretende erga omnes il rispetto di disciplinari che il ministero stesso disapplica.
6 - "Ma che c'accocchia"! Ovvero, la precisazione del presidente del consorzio che non precisa in data 17.06
"Ringraziandola, caro Panarella, le sue precisazioni confermano che lei ha informazioni datate, anzi preistoriche, sarò ben lieto incontrarla quando gli impegni ce lo consentiranno. Potrei facilmente farle notare che molte tesi da lei sostenute sono problemi con cui si dibatte la quasi totalità dei vini italiani, la informo che oltre due docg al mipaf abbiamo molta aria, e sostanza, che sta cambiando, un giorno se ne accorgerà anche lei. Ne parli con i suoi referenti frascatani e si faccia spiegare. Come ben saprà se le fonti informative sono di pessimo livello e perfino un po allegoriche ne escono commenti spesso perfino ridicoli per chi li pubblica. Non le sembri stizza o polemica, non lo è, trovi giornalisti critici, ma informati, attualizzati e che abbiano ascolto, altrimenti è una macchietta, guardi io amo l avanspettacolo, sui punti sollevati potrei darle tante opinioni, quando vorrà ma a chi ascolta e capisce di cosa parliamo. Con stima un caro saluto a lei e le sue firme." M D A
7 - Non è detto che il vino viaggia in "cisterna", può viaggiare anche in "valigia"
Paolo Pellicciari, con questo scritto, prende in esame il comunicato stampa redatto dal Consorzio Tutela del Frascati, risultato a tratti incomprensibile o di difficile interpretazione.
"Di solito quando si fanno comunicati stampa incomprensibili, c’è sempre una motivazione di fondo che determina l’incomprensibilità. Nella fattispecie stiamo parlando del Consorzio del Frascati dove i soci all’interno hanno interessi vinicoli diversificati. C’è l’azienda vinicola che vende il Frascati in bottiglia ai supermercati a 2€ e chi vende la bottiglia a 4€ ciò a significare che le diverse politiche commerciali delle varie aziende, contrastano tra loro e non si addiviene ad un atteggiamento con punti di riferimento comuni.
Gioco forza bisogna fare riferimento alla "Politica" nel senso nobile di "Polis". Che cosa è la politica? La politica è l’applicazione di una filosofia. Quante volte sentiamo parlare di "politica commerciale", "politica aziendale", "politica economica" e cosi via. Ogni politica e ispirata da una "filosofia". Non a caso la "Politica" è l’arte della "Prospettiva".
Sono ormai più di dieci anni che scrivo richiamando l’attenzione sul vino di Frascati, ma nessuno, ha mai preso posizione o tantomeno abbia aperto un dibattito o si sia proposta una soluzione alle problematiche richiamate. La domanda sorge spontanea. Quale prospettiva per il Vino di Frascati? Senza "filosofia", non c’è "politica" e tanto meno "prospettiva". Quando i viticoltori stingano i vigneti, trascurano la lavorazione della vite, sopportano le umiliazioni, questo vuol dire che il Frascati non ha prospettiva. Domanda; possibile che i dirigenti del Consorzio Tutela sono cosi sprovveduti? Credo di no. Hanno ridotto il prezzo delle uve con la scusa dell’invenduto, tanto che dalle 130.000 al quintale si è passati dalle 25-35 € di oggi con un ammontare presunto di circa 20 milioni € che son andate al sistema vinicolo industriale. Per giunta ci mettono il "pianto" dell’"invenduto" per richiedere finanziamenti pubblici a sostegno della "crisi" è i massimo. Quando sono arrivato all’incontro al Campidoglio, la sala si è gelata, il panico serpeggiava tra i dirigenti del Consorzio tanto, che il presidente il dott. De Angelis si è avvicinato esortandomi ad avere un atteggiamento consono alla situazione come dire non contraddire quello che diciamo. Aveva paura gli potessi far saltare il "finanziamento". L’Italia dalla patria del "diritto" è diventata del "dritto" che è sinonimo. Con la normativa OCM: Vino e il regolamento di attuazione hanno cambiato lo scenario vinicolo italiano. La normativa "sancisce" che il vino si può "fare" anche con l’uva. E questo sconvolge le logiche vinicole tradizionali, il disorientamento generale regna sovrano, lo dì stravolgimento del mercato ha scomposto le dinamiche della domanda e dell’offerta. Il Ministero che deve adottare la normativa europea, "indora" la pillola con deroghe strane vedi imbottigliamento in zona o disciplinari variati ecc. ecc, Anche in questo caso prendiamo atto che il Consorzio di Tutela dimostra di non avere ne Filosofia ne Politica. Basta non mandare i mosti al di fuori della zona di produzione, che non ci sarebbe da preoccuparsi della deroga. A meno che il vino Parte in "Valigia" invece della Cisterna. Questo fa nascere il dubbio che la deroga potrebbe essere "sollecitata". Quello che è sconcertante. leggere sul comunicato stampa che la produzione di uve 2009 è venduta, ciò significa che non ci sono più "giacenze" questo vuol dire e si possono rivedere a rialzo i prezzi delle uve della vendemmia 2010. Valore 70 € quintale, pagamento 60, 90, 120, giorni come tutti gli altri fornitori."
8 - La delicata ciliegina sulla torta è quella di Barbara Jannoni Sebastianini, consigliere del consorzio, produttore 'puro', enologo e dottore in agraria – via mail in data 17.06
La signora era al consorzio (a quanto da lei stessa dichiarato) quando il direttore di Enopress ha telefonato èd ha avuto modo, ascoltando la telefonata (privacy!!) di notare il suo 'fare ironico' nel dire che era poco chiaro. Bene, Signora, tentavo soltanto gentilmente di dire che alcune cose non erano scritte come si doveva ( evitando di dire che erano grammaticalmente e sintatticamente inesatte, così come molte parti delle precisazioni sopraggiuntemi) e, pertanto non si capivano. Se ha la pazienza di leggere quanto ho evidenziato in neretto del comunicato, forse capirà. Comunque dovrebbe aver notato il mio 'dire' e non il mio 'fare' in quanto eravamo su normali telefoni senza video. In quanto a vendere alcol ai musulmani, ho tentato timidamente di suggerire che è meglio occuparsi del mercato di Roma e del Lazio che, per numero di abitanti, supera di gran lunga alcuni paesi europei. e di altri mercati ruggenti, prima di andare incontro all' ira di Allah ed ho modestamente chiesto di conoscere quante bottiglie di vino consumano e consumeranno quei mercati. (GP)
Gentile direttore, mi rivolgo direttamente a lei come responsabile della testata. Sono un produttore e vedendo pubblicati gli articoli di Paolo Pellicciari, sono 'saltata sulla sedia' io stavolta.
Conosco Paolo Pellicciari è una brava persona, nulla da dire ed ha tutto il diritto di esprimere le sue opinioni, ma le sue argomentazioni pur sembrando giuste ad una prima lettura, in una disamina più approfondita si vede che sono frutto di una analisi superficiale dei dati e di uno stravolgimento di cose dette e non dal Consorzio.
Sono un produttore 'puro' come vengo definita in Consorzio, di cui sono in Consiglio di Amministrazione e questo per me è il mio secondo mandato, ma prima di esserlo ho lavorato per molti anni in una delle più conosciute aziende vitivinicole della zona come enologo essendo un dottore in agraria con una specializzazione post laurea in enologia, mentre ora gestisco l'azienda di famiglia producendo solo la materia prima, l'uva. Non dico questo per vantarmi, non è nella mia natura, ma per presentarmi e farle capire che ho una visione del Frascati, e delle problematiche di settore e del vino in generale, a 360°.
Le faccio un paio di esempi: Pellicciari dice che è assurdo presentare vino negli Emirati Arabi perché la religione mussulmana vieta il consumo di alcool, ma è come dire 'non vendete armi nei paesi cristiani perché c è il comandamento 'non uccidere''. Magari fosse vero, mentre sappiamo benissimo che purtroppo non solo vengono vendute, ma anche usate, ed è anche come dire che tutte le aziende che stanno facendo investimenti in paesi e continenti con culture molto differenti da noi, stanno sbagliando tutto. Questa è una mentalità di 50 anni fa? e se nel Frascati la pensassimo tutti come lui saremmo già cadaveri mummificati. Non godiamo di ottima salute, certo, ma da qui alla mummificazione ce ne vuole.
Passando alle giacenze: chi ha mai detto che non ci sono e non sono un problema e che la loro diminuzione ci deve far gioire? Chi legge approfonditamente di dati pubblicati dal Consorzio vede benissimo che il loro decremento è solo dovuto alla contrazione di un altro dato. E finisco qui perché non ho intenzione di ribattere punto per punto le sue affermazioni.
Arrivando a lei: so che ha telefonato in Consorzio per il comunicato stampa distribuito il 7 giugno scorso perché c'ero, e con fare ironico ci ha detto che era poco chiaro, ma era ovvio che potesse esserlo visto che la materia è complessa e contraddittoria già per un avvocato, inoltre le assicuro che è stata semplificata molto, e comunque siamo a sua disposizione per chiarimenti.
Lavoro attivamente nel Consorzio sottraendo tempo dalla mia attività perché ci credo, so benissimo che il nostro lavoro non può essere condiviso da tutti, ma per ognuno di loro ci sono molti altri che ci appoggiano, spesso cambiando opinione su di noi, e questo mi fa capire che non stiamo sprecando tempo e il fiato, ed inoltre se sono stata rieletta significa che i produttori condividono le mie idee ed il mio operato.
In questo periodo mi sono adoperata di incrementare i nostri contatti giornalistici notevolmente, e ho inserito la sua testata perché la ritenevo obbiettiva, che da spazio a tutte le opinioni con discernimento ed equilibrio, ma a questo punto francamente non so più cosa pensare.
Distinti saluti" Barbara Jannoni Sebastianini
Risponde Paolo Pellicciari chiamato in causa
Dopo la "ciglieggina" si prende il coltello e si taglia la "Torta".
From: paolo pellicciari
To: giancarlopanarella@enopress.it
Sent: Friday, June 18, 2010 8:34 PM
Subject: conclusioni
Gentile Sig.ra Jannone,
Non sono per nulla sorpreso del Suo atteggiamento nei miei confronti in merito alle problematiche da me sollevate. Mi sorprende la sua "posizione" nei confronti delle tematiche sollevate dal sottoscritto a cui non si da seguito a logiche dialettiche di pertinenza.
Se non erro, Lei nel CDA (termine di moda) del Consorzio dovrebbe essere stata eletta in rappresentanza dei viticoltori, insieme ad altri due membri.
Forse "dall’alto dell’Olimpo" consortile non si vede che i viticoltori stanno estirpando i vigneti, che gli stessi sono trascurati, che molti viticoltori devono ancora essere saldati per la vendemmia 2009 con uve "da pagare" a soli 25€ al quintale. Lei non ha smentito che, negli anni, dalle 130.000 £ al quintale a fronte del prezzo di oggi, i viticoltori del Frascati hanno contribuito per 20.000.000 di € . E ancora sono chiamati ai sacrifici. Tra pochi mesi inizia la vendemmia e ancora non si sanno strategie di mercato e sul valore delle uve.
Ci sarebbe da discutere sui 1500 ha di vigneto e sulla produzione "reale del Frascati": sarei contento che il Sindaco di Frascati accertasse le reali quantità di uve prodotte.
Io in Lei mi sarei astenuto da scrivere quella inutile "filippica": piuttosto dovrà spiegare perché una viticoltrice all’interno del consorzio si schiera contro di me.
lunedì 21 giugno 2010
giovedì 17 giugno 2010
IL FRASCATI A CONVEGNO IN CAMPIDOGLIO
DA www.enopress.it
Data di inserimento: martedì 15 giugno 2010
IL CONSORZIO TUTELA DEL FRASCATI HA ORGANIZZATO UN CONVEGNO IN CAMPIDOGLIO
(www.enopress.it). Si è tenuto ieri a Roma al Campidoglio nella Sala del Carroccio un convegno promosso dal Consorzio Tutela Denominazione Frascati sulla "Storia, Attualità e futuro della denominazione Frascati Doc nella Capitale" - Ha partecipato all'evento il frascato e viticoltore Paolo Pellicciari che ha affidato a Enopress l'amaro commento che segue.
Sono intervenuti:
- Davide Bordoni, assessore alle attività produttive al Comune di Roma
- Fabio Massimo, Pallottini commissario straordinario ARSIAL
- Stefano Di Tommaso, Sindaco di Frascati
- Luciano Gori, Sindaco di Monteprorzio,
- Francesco Maria Ricci, presidente AIS Lazio
- Maurizio De Angelis presidente Consorzio tutela Frascati.
Il rilancio del Frascati
Il dibattito ha offerto poco: gli unici intervento che hanno meritato attenzione sono stati quelli dell’ assessore Davide Bordoni che ha fatto un’analisi del territorio vitivinicolo del Frascati in territorio romano e quello di Francesco Maria Ricci che ha offerto la disponibilità a sostenere il rilancio del Frascati. Per il resto, normalissima routine di circostanza, che non ha prodotto niente. Si ha la sensazione di tutta una "manfrina" per avere contributi finalizzati alla "promozione" come dire "io promoziono" "tu promozioni" "egli vanga".
Un dato sconcertante
Secondo il comunicato stampa, emanato dal Consorzio; ogni anno si producono 160.000 quintali di uva e 115.000 ettolitri di vino di cui il 75% venduto all’estero, mentre il 25% viene distribuito in Italia di cui l’11% viene venduto a Roma.
Ad un lettore distratto sembrerebbe la normalità, ma un viticoltore salta sulla sedia. Allora il vino prodotto si vende tutto, le giacenze vinicole rappresentano solo una questione strumentale per abbassare il prezzo delle uve.
Ciò significa che non ci sono "rimanenze". Rammento che i viticoltori del Frascati con la costante riduzione dei prezzi delle uve hanno contribuito al sistema degli imbottigliatori per circa 20.milioni di euro. Con il risultato che stanno estirpando circa 200 ha di vigneto pari a 26.000 quintali di uve del "Frascati famoso nel mondo". Non mi spiego perché la richiesta di "contributi" a che servono?
Mi auguro che il Commissario dell’ARSIAL Dott. Fabio Massimo Pallottini. rifletta attentamente prima di rilasciare "contributi" a sostegno della iniziativa "Frascati vino di Roma".
Tenendo conto dei dati suddetti, inoltre, a che serve la promozione, quando il vino prodotto soddisfa le richieste del mercato?
Paolo Pellicciari
Data di inserimento: martedì 15 giugno 2010
IL CONSORZIO TUTELA DEL FRASCATI HA ORGANIZZATO UN CONVEGNO IN CAMPIDOGLIO
(www.enopress.it). Si è tenuto ieri a Roma al Campidoglio nella Sala del Carroccio un convegno promosso dal Consorzio Tutela Denominazione Frascati sulla "Storia, Attualità e futuro della denominazione Frascati Doc nella Capitale" - Ha partecipato all'evento il frascato e viticoltore Paolo Pellicciari che ha affidato a Enopress l'amaro commento che segue.
Sono intervenuti:
- Davide Bordoni, assessore alle attività produttive al Comune di Roma
- Fabio Massimo, Pallottini commissario straordinario ARSIAL
- Stefano Di Tommaso, Sindaco di Frascati
- Luciano Gori, Sindaco di Monteprorzio,
- Francesco Maria Ricci, presidente AIS Lazio
- Maurizio De Angelis presidente Consorzio tutela Frascati.
Il rilancio del Frascati
Il dibattito ha offerto poco: gli unici intervento che hanno meritato attenzione sono stati quelli dell’ assessore Davide Bordoni che ha fatto un’analisi del territorio vitivinicolo del Frascati in territorio romano e quello di Francesco Maria Ricci che ha offerto la disponibilità a sostenere il rilancio del Frascati. Per il resto, normalissima routine di circostanza, che non ha prodotto niente. Si ha la sensazione di tutta una "manfrina" per avere contributi finalizzati alla "promozione" come dire "io promoziono" "tu promozioni" "egli vanga".
Un dato sconcertante
Secondo il comunicato stampa, emanato dal Consorzio; ogni anno si producono 160.000 quintali di uva e 115.000 ettolitri di vino di cui il 75% venduto all’estero, mentre il 25% viene distribuito in Italia di cui l’11% viene venduto a Roma.
Ad un lettore distratto sembrerebbe la normalità, ma un viticoltore salta sulla sedia. Allora il vino prodotto si vende tutto, le giacenze vinicole rappresentano solo una questione strumentale per abbassare il prezzo delle uve.
Ciò significa che non ci sono "rimanenze". Rammento che i viticoltori del Frascati con la costante riduzione dei prezzi delle uve hanno contribuito al sistema degli imbottigliatori per circa 20.milioni di euro. Con il risultato che stanno estirpando circa 200 ha di vigneto pari a 26.000 quintali di uve del "Frascati famoso nel mondo". Non mi spiego perché la richiesta di "contributi" a che servono?
Mi auguro che il Commissario dell’ARSIAL Dott. Fabio Massimo Pallottini. rifletta attentamente prima di rilasciare "contributi" a sostegno della iniziativa "Frascati vino di Roma".
Tenendo conto dei dati suddetti, inoltre, a che serve la promozione, quando il vino prodotto soddisfa le richieste del mercato?
Paolo Pellicciari
martedì 15 giugno 2010
IL FRASCATI SFIDA I MERCATI IMPOSSIBILI
SPECIALE: IL CONSORZIO DEL FRASCATI SFIDA I MERCATI IMPOSSIBILI
(www.enopress.it). Paolo Pellicciari, viticoltore frascatano d'eccellenza invia dal web un suo commento alla partecipazione del Consorzio del Vino Frascati alla Festa della Repubblica in un paese islamico - Cronaca di un esordio del Frascati in un Paese che vieta il consumo di bevande alcoliche - "Peccato - commenta Pellicciari - che si siano dimenticati la "porchetta" -
"Iniziativa per la promozione del vino di Frascati ad Abu Dhabi. Il vino di Frascati, scrive Pellicciari, proposto in un paese arabo contro l’ordinamento religioso che vieta la vendita dell’alcool. Nei paesi arabi l’alcool é proibito così anche il vino a contenuto alcolico non può essere importato ne commercializzato nei paesi arabi compreso Abu Dhabi.
"Di fronte all'incredibile notizia, li per lì, mi sono preoccupato, pensavo che gli imbottigliatori del Frascati avessero creato un nuovo prodotto dealcolizzato come previsto dall’OCM: Vino, per introdurlo nei mercati arabi. La conseguenza sarebbe stata distruttiva per i viticoltori frascatani, ormai alla "canna del gas", anche per l’indifferenza delle amministrazioni comunali precedenti e attuale. Altra conseguenza sarebbe stata il declassamento delle uve locali a favore di un prodotto "artefatto" e privo dei contenuti tradizionali.
"Invece ho compreso che con grande enfasi è stata "spacciata" una "bicchierata" per il ricevimento all’Ambasciata Italiana offerto dall' Ambasciatore Paolo Dionisi, che ha invitato anche una delegazione di Frascati in occasione della nostra Festa della Repubblica.
La delegazione guidata dal Sindaco di Frascati Stefano di Tommaso con al seguito l’Ass.re Attività Produttive del Comune Marco Romoli, e il presidente del Consorzio di Tutela del Frascati Mauro De Angelis con il solito codazzo di "gitanti".
«Alla manifestazione erano presenti le maggiori realtà imprenditoriali italiane, dall’alta moda alle eccellenze enogastronomiche italiane, tra cui il vino Frascati Doc. L’enogastronomia nazionale, ed in particolare quella di Frascati che diviene così un importante veicolo di promozione turistica.
Rammento a tutti che in Abu Dhabi si osserva la religione islamica che proibisce gli alcolici e la carne di maiale. I cittadini esteri possono detenere solo due litri di vino a persona, ovvero una modica quantità.
Non tutti sanno che, nel Mediterraneo, è in crescita la produzione di vino. Dopo anni di forti conflitti interni e nonostante l’opposizione dei gruppi religiosi integralisti, la produzione di vino nei paesi arabi dell’area mediterranea quali Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia e la Siria, sta conoscendo una vera e propria rinascita. In questi paesi si producono circa un paio di cento milioni di bottiglie di vino e circa il 30% della produzione è esportato in Europa. In Egitto la produzione è duplicata dal 2000 ad oggi ha raggiunto gli 8,5 milioni di bottiglie, tre quarti delle quali sono consumate dai turisti. Il Libano è da sempre un apprezzato paese produttore di vino mentre la Siria sta cominciando adesso. Nonostante le recenti incursioni militari di Israele, nel 2006 il Libano ha rivitalizzato la produzione. Anche se la maggior parte dei vigneti si trova nella strategica Valle della Bekaa, il fatturato in aumento. Nel Magreb, l’Algeria, un tempo il maggior paese esportatore, ha dovuto cedere il passo a Marocco e Tunisia. Comunque i tre paesi arabi, Libano, Marocco e Tunisia, restano ai primi posti con ben 13.000 ettari di vigneto con un’ottima produzione vinicola. Ancora oggi molti pensano che sia come all’epoca coloniale quando il vino sfuso salpava alla volta dell’Europa, ma non è più così". Oggi il Marocco ha una quindicina di Denominazioni d’Origine tra cui le più note sono Les Coteaux e Beni M’Tir.
Ciò significa, che i Paesi Arabi sono esportatori di vino e non importatori. Gli Arabi sono persone intelligenti in quanto promuovono i loro vini ai turisti occidentali limitandone drasticamente l’importazione."
«Per i nostri produttori - afferma Mauro De Angelis, presidente del Consorzio Tutela Frascati - è un Grande Onore avere la possibilità di presentare i nostri eccellenti vini in un contesto così importante e qualificato. Tanto da essere stati scelti a rappresentare l'Italia. Saremo presenti con il meglio della produzione DOC, confermando l’attenzione per i nuovi mercati e la vocazione internazionale di un prodotto che viene sempre più apprezzato in ogni parte del mondo».
"Na vorta", commenta Pellicciari e domanda: "Come si spiegano le giacenze? Come si spiega il taglio dei vigneti del Frascati? Come mai, molti imbottigliatori ancora non pagano le uve? Alla prossima vendemmia quanto pagheranno le uve coloro che hanno avuto il "grande" onore di presentare gli eccellenti vini in un contesto così "importante"?
"Quelli che hanno avuto il "grande onore" si rendono conto che gli imbottigliatori hanno sottratto a vario titolo circa 20 milioni di € (dalle 130 mila al quintale di ieri al prezzo miserevole di oggi)
Quando saranno pagati?
"Sempre quelli che hanno avuto il "grande onore" chiariscono forse ai consumatori che il vino contenuto incide soltanto dai 25 ai 35 centesimi di € per ciascuna bottiglia?!
"Dalla "serie" come ti faccio li "sordi" con quei "fessi" dei frascatani. E su questo, segnalo il totale disinteresse della politica frascatana al problema."
(www.enopress.it). Paolo Pellicciari, viticoltore frascatano d'eccellenza invia dal web un suo commento alla partecipazione del Consorzio del Vino Frascati alla Festa della Repubblica in un paese islamico - Cronaca di un esordio del Frascati in un Paese che vieta il consumo di bevande alcoliche - "Peccato - commenta Pellicciari - che si siano dimenticati la "porchetta" -
"Iniziativa per la promozione del vino di Frascati ad Abu Dhabi. Il vino di Frascati, scrive Pellicciari, proposto in un paese arabo contro l’ordinamento religioso che vieta la vendita dell’alcool. Nei paesi arabi l’alcool é proibito così anche il vino a contenuto alcolico non può essere importato ne commercializzato nei paesi arabi compreso Abu Dhabi.
"Di fronte all'incredibile notizia, li per lì, mi sono preoccupato, pensavo che gli imbottigliatori del Frascati avessero creato un nuovo prodotto dealcolizzato come previsto dall’OCM: Vino, per introdurlo nei mercati arabi. La conseguenza sarebbe stata distruttiva per i viticoltori frascatani, ormai alla "canna del gas", anche per l’indifferenza delle amministrazioni comunali precedenti e attuale. Altra conseguenza sarebbe stata il declassamento delle uve locali a favore di un prodotto "artefatto" e privo dei contenuti tradizionali.
"Invece ho compreso che con grande enfasi è stata "spacciata" una "bicchierata" per il ricevimento all’Ambasciata Italiana offerto dall' Ambasciatore Paolo Dionisi, che ha invitato anche una delegazione di Frascati in occasione della nostra Festa della Repubblica.
La delegazione guidata dal Sindaco di Frascati Stefano di Tommaso con al seguito l’Ass.re Attività Produttive del Comune Marco Romoli, e il presidente del Consorzio di Tutela del Frascati Mauro De Angelis con il solito codazzo di "gitanti".
«Alla manifestazione erano presenti le maggiori realtà imprenditoriali italiane, dall’alta moda alle eccellenze enogastronomiche italiane, tra cui il vino Frascati Doc. L’enogastronomia nazionale, ed in particolare quella di Frascati che diviene così un importante veicolo di promozione turistica.
Rammento a tutti che in Abu Dhabi si osserva la religione islamica che proibisce gli alcolici e la carne di maiale. I cittadini esteri possono detenere solo due litri di vino a persona, ovvero una modica quantità.
Non tutti sanno che, nel Mediterraneo, è in crescita la produzione di vino. Dopo anni di forti conflitti interni e nonostante l’opposizione dei gruppi religiosi integralisti, la produzione di vino nei paesi arabi dell’area mediterranea quali Algeria, Egitto, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia e la Siria, sta conoscendo una vera e propria rinascita. In questi paesi si producono circa un paio di cento milioni di bottiglie di vino e circa il 30% della produzione è esportato in Europa. In Egitto la produzione è duplicata dal 2000 ad oggi ha raggiunto gli 8,5 milioni di bottiglie, tre quarti delle quali sono consumate dai turisti. Il Libano è da sempre un apprezzato paese produttore di vino mentre la Siria sta cominciando adesso. Nonostante le recenti incursioni militari di Israele, nel 2006 il Libano ha rivitalizzato la produzione. Anche se la maggior parte dei vigneti si trova nella strategica Valle della Bekaa, il fatturato in aumento. Nel Magreb, l’Algeria, un tempo il maggior paese esportatore, ha dovuto cedere il passo a Marocco e Tunisia. Comunque i tre paesi arabi, Libano, Marocco e Tunisia, restano ai primi posti con ben 13.000 ettari di vigneto con un’ottima produzione vinicola. Ancora oggi molti pensano che sia come all’epoca coloniale quando il vino sfuso salpava alla volta dell’Europa, ma non è più così". Oggi il Marocco ha una quindicina di Denominazioni d’Origine tra cui le più note sono Les Coteaux e Beni M’Tir.
Ciò significa, che i Paesi Arabi sono esportatori di vino e non importatori. Gli Arabi sono persone intelligenti in quanto promuovono i loro vini ai turisti occidentali limitandone drasticamente l’importazione."
«Per i nostri produttori - afferma Mauro De Angelis, presidente del Consorzio Tutela Frascati - è un Grande Onore avere la possibilità di presentare i nostri eccellenti vini in un contesto così importante e qualificato. Tanto da essere stati scelti a rappresentare l'Italia. Saremo presenti con il meglio della produzione DOC, confermando l’attenzione per i nuovi mercati e la vocazione internazionale di un prodotto che viene sempre più apprezzato in ogni parte del mondo».
"Na vorta", commenta Pellicciari e domanda: "Come si spiegano le giacenze? Come si spiega il taglio dei vigneti del Frascati? Come mai, molti imbottigliatori ancora non pagano le uve? Alla prossima vendemmia quanto pagheranno le uve coloro che hanno avuto il "grande" onore di presentare gli eccellenti vini in un contesto così "importante"?
"Quelli che hanno avuto il "grande onore" si rendono conto che gli imbottigliatori hanno sottratto a vario titolo circa 20 milioni di € (dalle 130 mila al quintale di ieri al prezzo miserevole di oggi)
Quando saranno pagati?
"Sempre quelli che hanno avuto il "grande onore" chiariscono forse ai consumatori che il vino contenuto incide soltanto dai 25 ai 35 centesimi di € per ciascuna bottiglia?!
"Dalla "serie" come ti faccio li "sordi" con quei "fessi" dei frascatani. E su questo, segnalo il totale disinteresse della politica frascatana al problema."
domenica 16 maggio 2010
FRASCATI E' ANCORA LA PERLA DEI CASTELLI ROMANI?.
FRASCATI CORRE IL RISCHIO DI DIVENTARE LA SECONDA “PIAZZA VITTORIO”
“Chiudiamo le città alle auto” dicono in modo demagogico molti amministratori comunali compreso quelli di Frascati. La mancanza di progettualità prospettica, dovuta alla “sudditanza” alle lobby in generale, così potenti, da condizionare le scelte urbanistiche della nostra città, causando una mobilità confusa e insopportabile per i cittadini, costretti ad utilizzare l’automobile pure per andare a comprare una “lampadina”.
Viviamo immersi in una coltre di smog, con gradi d’inquinamento sempre più elevati, causato da un’urbanizzazione selvaggia basata sulle teorie dello zoning (zonizzazione) solo per gli interessi “partitici” nella grande distribuzione. Con l’aumento del costo dei parcheggi, si prende con una fava due piccioni: rimpinguiamo di soldi quel “carrozzone” dell’STS e facciamo contenti i supermercati a ridosso del nostro paese, che vuoi di più?
Frascati, con la scellerata urbanizzazione sta costituendo un’enorme periferia sub-urbana assolutamente e scientificamente dipendente dall’automobile. Stiamo spargendo cemento in modo scomposto sulle nostre campagne, e “regalando” il patrimonio terriero di proprietà comunale, devastando in modo irrimediabile, il tipico ambiente paesaggistico che farà di Frascati una invivibile “borgata”.
Si è creato un territorio “cancerogeno” dove la natura è violentata per dare spazio a patetiche “lottizzazioni” sub-urbane e, spesso, sub-umane, a scapito dei nostri vigneti della nostra cultura e delle nostre bellezze architettoniche. Il degrado insopportabile regna sovrano, una “volontà” devastante, unita a all’incuria, al “barbarismo” moderno, stanno “devastando” irrimediabilmente la nostra Frascati.
Chiudiamo il centro storico, aumentiamo il costo dei parcheggi, istituiamo la zona ZTL e chi più ne ha più ne metta. Iniziative che favoriscono solo la grande distribuzione a ridosso della nostra città. Vi siete mai domandati quanti milioni di €uro sottraggono all’economia locale i supermercati? Vi siete domandati quanto è costato ai frascatani la realizzazione di EUROSPIN a Cocciano? Permuta del terreno, la viabilità necessaria vedi espropri, rotatorie ecc.ecc chi paga?
Non ci si rende conto che Frascati rischia di diventare una seconda Piazza Vittorio di Roma? Rischiamo di perdere le nostre tradizioni culturali, la storia, le opere d’arte già compromesse, e ancor più grave la la intercomunicabilità tra frascatani. Frascati la Perla dei Castelli Romani, ne è stato fatto un “morgio” sgrugnatu caricu de cemento e de mmunnezza. Se tornasse il Goothe scriverebbe Frascati? Una “soricara”.
E’ mia convinzione che tutto questo è frutto di strategie preordinate altrove, relegando la politica all’insegna dell’”obbedisco”.
Quando il nostro centro storico sarà chiuso e i poveri residenti si arrangeranno non si sa come, sperando di non sentirsi male, di non avere bisogno di andare all’ospedale, di dover visitare un anziano, quel meraviglioso giorno, mentre il centro sarà chiuso alle auto, la periferia sarà meravigliosamente aperta al traffico e gli immensi parcheggi dei supermercati stracolmi per un’altra giornata memorabile di guadagni.
Pensate, centri storici chiusi e, invece sono aperti IPERCOOP, Media-World, Conad, Castorama, Carrefour, Euronics, IKEA, Le Roi Merline e Euro Spin. Centri commerciali e super mercati collocati all’estrema periferia sud di Roma e a ridosso della periferia di Frascati. Guarda caso la maggior parte di queste strutture orbitano nell’area economica di una connotata area politica.
Se chiudono i piccoli commercianti, qualcuno dovrà prendere atto, con sorpresa, che andare a comprare una lampadina bisogna utilizzare l’automobile, rammento che una seicento costa 8 € a Km. Più il costo della lampadina. Da studi fatti qualche anno fa è emerso che il decentramento distributivo di “necessità”, incrementa la mobilità veicolare di circa il 30% con pari aumento dell’inquinamento.
E’ da evidenziare che i grandi centri commerciali per le enormi quantità di denaro di cui dispongono, si possono permettere urbanisti di livello, esperti della mobilità, sociologi e “associazioni compiacenti” che fanno “finta” di difendere consumatori e commercianti.
A Frascati la canalizzazione del traffico, inizia con un particolare insignificante: a via xx Settembre, incrocio via Marcantonio Colonna, la segnaletica stradale indica il Centro Storico all’opposto di dove è ubicato. Quell’errore (si fa per dire) ha fatto spostare l’asse commerciale verso il “supermercato” G.S. Guarda caso, a ridosso del supermercato di Piazza Marconi il costo dei parcheggi è rimasto invariato. Coincidenza?
La mobilità moderna, se usata per fini strumentali , condiziona e favorisce un’area a sfavore di un’altra. Quando si tratta di mobilità o di viabilità si deve mette la centro la sicurezza dei cittadini. cosa che a Frascati non se ne tiene conto. A Frascati in 100 m. di raggio, ZTL telecamere e ancor peggio “sentinelle” a guardia di un’area sempre più “impenetrabile” e inaccessibile in modo particolare il sabato. A via Matteotti c’è la Farmacia notturna e d’estate, c’e grossa richiesta di bombole d’ossigeno, Per andare a prendere le bombole d’ossigeno che pesano diversi chili, bisogna attraversare due “varchi”, con tutti i disagi che ne conseguono. Basterebbe convertire il traffico da Via Palestro, Piazza San Pietro, via Matteotti, via Paola, Piazza del Mercato (che deve essere riaperta) “che ce vo”. Questo bilancerebbe l’asse commerciale, ma, contrasterebbe con gli interessi della lobby dei supermercati, a quanto pare “rappresentata” in giunta. Mi ha sorpreso non più di tanto il silenzio della Confesercienti sulla chiusura di piazza del mercato, all’epoca ne era il presidente l’Avv, Romoli, oggi assessore alle Attività Produttive.
Preghiamo Dio che non succedano incidenti a Piazza del Mercato. Se dovessero operare mezzi d’emergenza sarebbero ostacolati dai vasi fissati a terra con “sadismo” tanto da impedirne la rimozione. Vedere la piazza concepita nel 1500 quando al “paese” di molti Consiglieri Comunali non avevano nemmeno “l’anello” per legare il somaro. Piazza, devastata architettonicamente, inquinata da “peperinacciu” cinese, sostituendo perfino il “san pietrino tipico della nostra pavimentazione stradale. Gli ignoranti (perché ignorano) si informino perché si chiama san pietrino.
Rammento: nel 1906 a Frascati fu inaugurata la Tranvia, una opera ciclopica per l’epoca se pensiamo che la strada che percorriamo per andare a Velletri o Fiuggi è stata realizzata per far transitare il tram. All’epoca vigeva la mobilità collettiva per cui il Tram e il Treno facevano convergere i cittadini dei paesi vicini a Frascati dunque ricchezza. Oggi c’è la mobilità individuale che viene convogliata guarda caso negli insediamenti commerciali appartenenti alle aziende suddette. Mi domando: se alla fine dell’ottocento i frascatani d’allora sono stati capaci di realizzare un’opera ciclopica per l’epoca come la tranvia! Gli amministratori di oggi non sono in grado di realizzare una “buca” per fare parcheggi. Un consiglio? Si dessero una “chiodata”. Questa è la prova dell’incapacità progettuale a favore dei servizi al cittadino.
Se i Consiglieri Comunali di Frascati smettessero di ascoltare gli “argomenti convincenti” delle “lobby” e iniziassero un’opera di “delobbyzzazione” e di “deposizzazione” del paese “libererebbero” dagli “interessi” che orbitano intorno alla politica frascatana, si avrebbe una visione più consona all’economia reale del nostro paese ormai “defrascatanizzato”.
I nostri politici se “sono” in grado, si dovrebbero rendere conto che l’economia dei frascatani sta al fallimento. I viticoltori stanno tagliando i vigneti, e i piccoli commercianti hanno imboccato un strada sempre più “buia” con gravi ripercussione per tutta l’economia dei cittadini.
Al contrario vediamo prosperità per gli imprenditori “Edili”, “Agenti Immobiliari”, “Addetti alla Cultura”, “Supermercati” e “Imbottigliatori”. “New Entry”, la Città della Scienza.
Frascati paese defrascatanizzato? I frascatani ai posti comunali sono in estinzione, non c’è più un dirigente frascatano, ne un un vigile urbano, non c’è più un imprenditore che lavora per l’Amministrazione, stanno vendendo il patrimonio senza un avviso pubblico, assistiamo impotenti alla calata dei “romagnoli” perché i frascatani dovrebbero essere considerati degli incapaci.
La domanda è peregrina: se la classe politica non ha fiducia dei suoi cittadini, come fanno i cittadini ad avere fiducia della classe politica? Da qui i nuovi adagi popolari: Disagi ai cittadini e ai “compari” li quattrini. Er “compare” costruisce quanto gli pare, e il frascatano con la “vanga” in mano.
Paolo Pellicciari, un frascatano che ha perso l’orgoglio di esserlo
“Chiudiamo le città alle auto” dicono in modo demagogico molti amministratori comunali compreso quelli di Frascati. La mancanza di progettualità prospettica, dovuta alla “sudditanza” alle lobby in generale, così potenti, da condizionare le scelte urbanistiche della nostra città, causando una mobilità confusa e insopportabile per i cittadini, costretti ad utilizzare l’automobile pure per andare a comprare una “lampadina”.
Viviamo immersi in una coltre di smog, con gradi d’inquinamento sempre più elevati, causato da un’urbanizzazione selvaggia basata sulle teorie dello zoning (zonizzazione) solo per gli interessi “partitici” nella grande distribuzione. Con l’aumento del costo dei parcheggi, si prende con una fava due piccioni: rimpinguiamo di soldi quel “carrozzone” dell’STS e facciamo contenti i supermercati a ridosso del nostro paese, che vuoi di più?
Frascati, con la scellerata urbanizzazione sta costituendo un’enorme periferia sub-urbana assolutamente e scientificamente dipendente dall’automobile. Stiamo spargendo cemento in modo scomposto sulle nostre campagne, e “regalando” il patrimonio terriero di proprietà comunale, devastando in modo irrimediabile, il tipico ambiente paesaggistico che farà di Frascati una invivibile “borgata”.
Si è creato un territorio “cancerogeno” dove la natura è violentata per dare spazio a patetiche “lottizzazioni” sub-urbane e, spesso, sub-umane, a scapito dei nostri vigneti della nostra cultura e delle nostre bellezze architettoniche. Il degrado insopportabile regna sovrano, una “volontà” devastante, unita a all’incuria, al “barbarismo” moderno, stanno “devastando” irrimediabilmente la nostra Frascati.
Chiudiamo il centro storico, aumentiamo il costo dei parcheggi, istituiamo la zona ZTL e chi più ne ha più ne metta. Iniziative che favoriscono solo la grande distribuzione a ridosso della nostra città. Vi siete mai domandati quanti milioni di €uro sottraggono all’economia locale i supermercati? Vi siete domandati quanto è costato ai frascatani la realizzazione di EUROSPIN a Cocciano? Permuta del terreno, la viabilità necessaria vedi espropri, rotatorie ecc.ecc chi paga?
Non ci si rende conto che Frascati rischia di diventare una seconda Piazza Vittorio di Roma? Rischiamo di perdere le nostre tradizioni culturali, la storia, le opere d’arte già compromesse, e ancor più grave la la intercomunicabilità tra frascatani. Frascati la Perla dei Castelli Romani, ne è stato fatto un “morgio” sgrugnatu caricu de cemento e de mmunnezza. Se tornasse il Goothe scriverebbe Frascati? Una “soricara”.
E’ mia convinzione che tutto questo è frutto di strategie preordinate altrove, relegando la politica all’insegna dell’”obbedisco”.
Quando il nostro centro storico sarà chiuso e i poveri residenti si arrangeranno non si sa come, sperando di non sentirsi male, di non avere bisogno di andare all’ospedale, di dover visitare un anziano, quel meraviglioso giorno, mentre il centro sarà chiuso alle auto, la periferia sarà meravigliosamente aperta al traffico e gli immensi parcheggi dei supermercati stracolmi per un’altra giornata memorabile di guadagni.
Pensate, centri storici chiusi e, invece sono aperti IPERCOOP, Media-World, Conad, Castorama, Carrefour, Euronics, IKEA, Le Roi Merline e Euro Spin. Centri commerciali e super mercati collocati all’estrema periferia sud di Roma e a ridosso della periferia di Frascati. Guarda caso la maggior parte di queste strutture orbitano nell’area economica di una connotata area politica.
Se chiudono i piccoli commercianti, qualcuno dovrà prendere atto, con sorpresa, che andare a comprare una lampadina bisogna utilizzare l’automobile, rammento che una seicento costa 8 € a Km. Più il costo della lampadina. Da studi fatti qualche anno fa è emerso che il decentramento distributivo di “necessità”, incrementa la mobilità veicolare di circa il 30% con pari aumento dell’inquinamento.
E’ da evidenziare che i grandi centri commerciali per le enormi quantità di denaro di cui dispongono, si possono permettere urbanisti di livello, esperti della mobilità, sociologi e “associazioni compiacenti” che fanno “finta” di difendere consumatori e commercianti.
A Frascati la canalizzazione del traffico, inizia con un particolare insignificante: a via xx Settembre, incrocio via Marcantonio Colonna, la segnaletica stradale indica il Centro Storico all’opposto di dove è ubicato. Quell’errore (si fa per dire) ha fatto spostare l’asse commerciale verso il “supermercato” G.S. Guarda caso, a ridosso del supermercato di Piazza Marconi il costo dei parcheggi è rimasto invariato. Coincidenza?
La mobilità moderna, se usata per fini strumentali , condiziona e favorisce un’area a sfavore di un’altra. Quando si tratta di mobilità o di viabilità si deve mette la centro la sicurezza dei cittadini. cosa che a Frascati non se ne tiene conto. A Frascati in 100 m. di raggio, ZTL telecamere e ancor peggio “sentinelle” a guardia di un’area sempre più “impenetrabile” e inaccessibile in modo particolare il sabato. A via Matteotti c’è la Farmacia notturna e d’estate, c’e grossa richiesta di bombole d’ossigeno, Per andare a prendere le bombole d’ossigeno che pesano diversi chili, bisogna attraversare due “varchi”, con tutti i disagi che ne conseguono. Basterebbe convertire il traffico da Via Palestro, Piazza San Pietro, via Matteotti, via Paola, Piazza del Mercato (che deve essere riaperta) “che ce vo”. Questo bilancerebbe l’asse commerciale, ma, contrasterebbe con gli interessi della lobby dei supermercati, a quanto pare “rappresentata” in giunta. Mi ha sorpreso non più di tanto il silenzio della Confesercienti sulla chiusura di piazza del mercato, all’epoca ne era il presidente l’Avv, Romoli, oggi assessore alle Attività Produttive.
Preghiamo Dio che non succedano incidenti a Piazza del Mercato. Se dovessero operare mezzi d’emergenza sarebbero ostacolati dai vasi fissati a terra con “sadismo” tanto da impedirne la rimozione. Vedere la piazza concepita nel 1500 quando al “paese” di molti Consiglieri Comunali non avevano nemmeno “l’anello” per legare il somaro. Piazza, devastata architettonicamente, inquinata da “peperinacciu” cinese, sostituendo perfino il “san pietrino tipico della nostra pavimentazione stradale. Gli ignoranti (perché ignorano) si informino perché si chiama san pietrino.
Rammento: nel 1906 a Frascati fu inaugurata la Tranvia, una opera ciclopica per l’epoca se pensiamo che la strada che percorriamo per andare a Velletri o Fiuggi è stata realizzata per far transitare il tram. All’epoca vigeva la mobilità collettiva per cui il Tram e il Treno facevano convergere i cittadini dei paesi vicini a Frascati dunque ricchezza. Oggi c’è la mobilità individuale che viene convogliata guarda caso negli insediamenti commerciali appartenenti alle aziende suddette. Mi domando: se alla fine dell’ottocento i frascatani d’allora sono stati capaci di realizzare un’opera ciclopica per l’epoca come la tranvia! Gli amministratori di oggi non sono in grado di realizzare una “buca” per fare parcheggi. Un consiglio? Si dessero una “chiodata”. Questa è la prova dell’incapacità progettuale a favore dei servizi al cittadino.
Se i Consiglieri Comunali di Frascati smettessero di ascoltare gli “argomenti convincenti” delle “lobby” e iniziassero un’opera di “delobbyzzazione” e di “deposizzazione” del paese “libererebbero” dagli “interessi” che orbitano intorno alla politica frascatana, si avrebbe una visione più consona all’economia reale del nostro paese ormai “defrascatanizzato”.
I nostri politici se “sono” in grado, si dovrebbero rendere conto che l’economia dei frascatani sta al fallimento. I viticoltori stanno tagliando i vigneti, e i piccoli commercianti hanno imboccato un strada sempre più “buia” con gravi ripercussione per tutta l’economia dei cittadini.
Al contrario vediamo prosperità per gli imprenditori “Edili”, “Agenti Immobiliari”, “Addetti alla Cultura”, “Supermercati” e “Imbottigliatori”. “New Entry”, la Città della Scienza.
Frascati paese defrascatanizzato? I frascatani ai posti comunali sono in estinzione, non c’è più un dirigente frascatano, ne un un vigile urbano, non c’è più un imprenditore che lavora per l’Amministrazione, stanno vendendo il patrimonio senza un avviso pubblico, assistiamo impotenti alla calata dei “romagnoli” perché i frascatani dovrebbero essere considerati degli incapaci.
La domanda è peregrina: se la classe politica non ha fiducia dei suoi cittadini, come fanno i cittadini ad avere fiducia della classe politica? Da qui i nuovi adagi popolari: Disagi ai cittadini e ai “compari” li quattrini. Er “compare” costruisce quanto gli pare, e il frascatano con la “vanga” in mano.
Paolo Pellicciari, un frascatano che ha perso l’orgoglio di esserlo
mercoledì 5 maggio 2010
CRISI DELL'AGRICOLTURA IL "GRIDO" DEL SUD
Voci dal Sud 5 Anno VI° nr. 5 Maggio 2010
www.sosed. eu
Editoriale
I Big nazionali dei tre sindacati a Rosarno per celebrare la Festa del 1° Maggio
Franz Rodi-Morabito
La notizia ha meravigliato tutti per tutti si sono posti la domanda:maa che pro? che senso ha che Angeletti, Bonanni ed Epifani vengano a celebrare a Rosarno la Festa del lavoro? molti si chiedono perchè non sono venuti a dare solidarietà ai lavoratori, indigeni ed extracomunitari, nei tristi giorni della rivolta di gennaio?
Francamente siamo stati in molti a sospettare che all’ultimo momento. improcrastinabili impegni sopravvenuti. impedissero la loro presenza nella piazza Valarioti rosarnese. Ed invece no, sono venuti ed hanno sciorinato una lunghissima serie di banalità contraccambiate da una scarsa affluenza di pubblico e tiepidi applausi di parte.
Immediatamente gli addetti stampa sindacali hanno enfatizzato la manifestazione attribuendo addirittura ben .oltre 15000 partecipanti.
Dicevamo scarsa l’affluenza del pubblico (nelle riprese TV dall’alto) più che un "muro di teste assiepate" si vedevano molto spesso e volentieri le nuove mattonelle che lastricano la piazza Valerioti.
Qualche discorso è stato maggiormente mirato, ma altri solo stereotipi prelevati da una antologia di slogan, addirittura fuori tema come quando si è fatta ampia e lunghissima panoramica mondiale su persone non libere nel mondo!
Unica nota positiva è che finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dire che Rosarno non è razzista,ma PURTROPPO nessuno ha fatto cenno alle cause della tremenda crisi che attanaglia Rosarno ed hinterland!
Tutti hanno parlato degli effetti e NESSUNO delle cause!
Eppure le digressioni non sono mancate nei discorsi degli oratori ... solo il filmato mandato in onda durante la trasmissione dell’intera trasmissione da RAI 3 che riportava scene della rivolta di gennaio ha fatto un velocissimo cenno al fatto che con le arance 5 centesimi al kilo non si può certo lavorare, vivere e far vivere in maniera decente!
Nessuno ha detto nemmeno che i Kiwi su cui tutti avevamo puntato quale coltura alternativa (e risolutiva!) hanno avuto prezzi in campagna intorno ai 30/35 centesimi/kg.
Ci si è dimenticati di toccare il tasto Olio di Oliva che in media ha "spuntato" circa 150 euro al quintale!
Eppure a mio parere, anche se i problemi dei migrantes sono giustissimi, tuttavia anche quelli dei lavoratori indigeni e, perchè no?, Quelli degli imprenditori agricoli che sono impossibilitati a effettuare lavorazioni, colture, raccolte, pagare tasse e contributi previdenziali, mutui e via dicendo non sono da meno.
Quando qualche anno addietro proprio il sottoscritto, nelle vesti di presidente del Comitato Liberi Agricoltori Piana di Rosarno, aveva lanciato il "cave canem" dicendo "attenzione signori dei sindacati se date una mano agli imprenditori agricoli non lo fate per curare una categoria che VOI ritenete "il nemico", ma curate gli interessi dei VOSTRI STESSI ASSOCIATI dal momento che se l’agricoltore non avrà la possibilità di dare lavoro, a rimanere disoccupati a casa saranno proprio gli operai e gli impiegati agricoli..
Imprenditoria e mondo delle braccia non sono due mondi antitetici, ma sono due mondi che si integrano e si sorreggono a vicenda.
Questo anche nell’agricoltura e soprattutto nei nostri paesi dove ancora lo spirito di umana fratellanza esiste ed è sentito e non fatemi in contropartita discorsi di sfruttatori ed aguzzini ... quelli ci sono ovunque ed in tutte le categorie, ma noi parliamo della grande generalità dei casi che è fatta da gente onesta.
Nessuno ha fatto caso a questo mio discorso perché i due mondi a certi cervelloni sono sembrati tanto antitetici e distanti che. Ma I’avrebbero potuto interferire. Ma oggi, ahi noi, siamo giunti al capolinea ed i due mondi sono a stretto contatto di gomito a tentare di lenire i morsi della fame!
Nel porto di GioiaTauro giungono i prodotti che qui sono autoctoni, ma a prezzi stracciati, addirittura meno che il costo di produzione dei nostri, e giunge di tutto e di più ... anche legno impacchettato, sanse di olive, olive, agrumi e ... finanche brecciame e materiali inerti per costruzione!
Ma le tasse allo Stato italiano? Siamo noi indigeni a doverle pagare, ma non abbiamo nessuna protezione da parte dello Stato.
Anche inopportuna la presenza deliberatamente ostentata di lavoratori dell.Africa, strumentalizzati per l’occasione con magliette zeppe di slogan che non erano frutto dei loro pensieri, ma di altri seduti a tavolino.
Se erano lavoratori regolarmente entrati sul nostro territorio non è stato carino ostentarli come a dire .ma quanto siamo buoni noi!. , se invece non erano muniti di regolare permesso di soggiorno allora è stato commesso un reato e tutti hanno omesso di prendere i provvedimenti previsti dalla Legge italiana!
Per finire, come abbiamo detto, non c’erano 15 mila persone dal momento che se ci si riguarda le .dirette. fatte da RAI 3 della piazza la folla era a macchia di leopardo (io l’ho seguita e registrata da RAI 3 che ha operato una .diretta. di tutta la manifestazione.
La piazza Valarioti è una comunissima piazza di paese e non grande come piazza del Popolo o San Giovanni aRoma!
Gli oratori non hanno esitato ad esibirsi in situazioni internazionali , importanti,ma che con questo consesso poco avevano a che fare.
E.mancato, invece , un punto ASSOLUTAMENTE importante che sarebbe dovuto essere quello della disoccupazione che attanaglia la situazione locale (agricola in generale) non fosse altro per dire alle popolazioni di questa Piana di Rosarno (piana di Gioia Tauro è divenuta dopo per via del Porto) che i BIG erano venuti qui non per fare il gesto magnanimo di essersi degnati di scendere fino a noi,ma per solidarizzare con noi ed i nostri problemi e per accendere una fiammella di speranza dicendo (magari mentendo) che ci sarebbero stati incontri e tavole di concertazione per tentare di risolvere la crisi che sta portando alla morte una intera regione?
Ma poi ... in situazione di crisi profondissima, di fame e disoccupazione in cui versa la popolazione di queste zone che senso ha .festeggiare.? Festeggiare cosa? Al limite capirei .celebrare, ma come si fa a dire ad uno che torna a casa ed ancora un altro giorno non ha trovato lavoro per sfamare i propri figli ... festeggiamo il lavoro? Il lavoro di chi? Non certo il suo.
La giornata è terminata con una grande festa con canzoni e la presenza di divi nazionali; era il caso di offendere chi non ha pane con lo sperpero di denaro per pagare i cachets di questi signori?
E. stata notata l’assoluta mancanza di politici locali ed autorità del territorio! Ma che volete farci ... le elezioni sono passate e per le prossime ... c’è tempo per recuperare.
Ancora una volta, miei cari, si è affermato in maniera forte che lavoratori. sono SOLAMENTE I METALMECCANICI mentre gli altri, quelli degli altri importantissimi settori economici della nostra economia... sono solamente degli sfaccendati!
Chi la mattina prende la zappa e si reca in campagna, lo fa solamente per fare una scampagnata. e respirare una boccata d’aria ... inquinata dai fumi dell’inceneritore posto nel pieno centro di questo naturale paradiso.
A Piazza Valarioti dal palco per gli illustri oratori, non si direbbe proprio che la calca del pubblico sia tale da identificare 15000 persone, accorsi nella piazza, bella, ma relativamente piccola della .Cottà di Rosarno.
www.sosed. eu
Editoriale
I Big nazionali dei tre sindacati a Rosarno per celebrare la Festa del 1° Maggio
Franz Rodi-Morabito
La notizia ha meravigliato tutti per tutti si sono posti la domanda:maa che pro? che senso ha che Angeletti, Bonanni ed Epifani vengano a celebrare a Rosarno la Festa del lavoro? molti si chiedono perchè non sono venuti a dare solidarietà ai lavoratori, indigeni ed extracomunitari, nei tristi giorni della rivolta di gennaio?
Francamente siamo stati in molti a sospettare che all’ultimo momento. improcrastinabili impegni sopravvenuti. impedissero la loro presenza nella piazza Valarioti rosarnese. Ed invece no, sono venuti ed hanno sciorinato una lunghissima serie di banalità contraccambiate da una scarsa affluenza di pubblico e tiepidi applausi di parte.
Immediatamente gli addetti stampa sindacali hanno enfatizzato la manifestazione attribuendo addirittura ben .oltre 15000 partecipanti.
Dicevamo scarsa l’affluenza del pubblico (nelle riprese TV dall’alto) più che un "muro di teste assiepate" si vedevano molto spesso e volentieri le nuove mattonelle che lastricano la piazza Valerioti.
Qualche discorso è stato maggiormente mirato, ma altri solo stereotipi prelevati da una antologia di slogan, addirittura fuori tema come quando si è fatta ampia e lunghissima panoramica mondiale su persone non libere nel mondo!
Unica nota positiva è che finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dire che Rosarno non è razzista,ma PURTROPPO nessuno ha fatto cenno alle cause della tremenda crisi che attanaglia Rosarno ed hinterland!
Tutti hanno parlato degli effetti e NESSUNO delle cause!
Eppure le digressioni non sono mancate nei discorsi degli oratori ... solo il filmato mandato in onda durante la trasmissione dell’intera trasmissione da RAI 3 che riportava scene della rivolta di gennaio ha fatto un velocissimo cenno al fatto che con le arance 5 centesimi al kilo non si può certo lavorare, vivere e far vivere in maniera decente!
Nessuno ha detto nemmeno che i Kiwi su cui tutti avevamo puntato quale coltura alternativa (e risolutiva!) hanno avuto prezzi in campagna intorno ai 30/35 centesimi/kg.
Ci si è dimenticati di toccare il tasto Olio di Oliva che in media ha "spuntato" circa 150 euro al quintale!
Eppure a mio parere, anche se i problemi dei migrantes sono giustissimi, tuttavia anche quelli dei lavoratori indigeni e, perchè no?, Quelli degli imprenditori agricoli che sono impossibilitati a effettuare lavorazioni, colture, raccolte, pagare tasse e contributi previdenziali, mutui e via dicendo non sono da meno.
Quando qualche anno addietro proprio il sottoscritto, nelle vesti di presidente del Comitato Liberi Agricoltori Piana di Rosarno, aveva lanciato il "cave canem" dicendo "attenzione signori dei sindacati se date una mano agli imprenditori agricoli non lo fate per curare una categoria che VOI ritenete "il nemico", ma curate gli interessi dei VOSTRI STESSI ASSOCIATI dal momento che se l’agricoltore non avrà la possibilità di dare lavoro, a rimanere disoccupati a casa saranno proprio gli operai e gli impiegati agricoli..
Imprenditoria e mondo delle braccia non sono due mondi antitetici, ma sono due mondi che si integrano e si sorreggono a vicenda.
Questo anche nell’agricoltura e soprattutto nei nostri paesi dove ancora lo spirito di umana fratellanza esiste ed è sentito e non fatemi in contropartita discorsi di sfruttatori ed aguzzini ... quelli ci sono ovunque ed in tutte le categorie, ma noi parliamo della grande generalità dei casi che è fatta da gente onesta.
Nessuno ha fatto caso a questo mio discorso perché i due mondi a certi cervelloni sono sembrati tanto antitetici e distanti che. Ma I’avrebbero potuto interferire. Ma oggi, ahi noi, siamo giunti al capolinea ed i due mondi sono a stretto contatto di gomito a tentare di lenire i morsi della fame!
Nel porto di GioiaTauro giungono i prodotti che qui sono autoctoni, ma a prezzi stracciati, addirittura meno che il costo di produzione dei nostri, e giunge di tutto e di più ... anche legno impacchettato, sanse di olive, olive, agrumi e ... finanche brecciame e materiali inerti per costruzione!
Ma le tasse allo Stato italiano? Siamo noi indigeni a doverle pagare, ma non abbiamo nessuna protezione da parte dello Stato.
Anche inopportuna la presenza deliberatamente ostentata di lavoratori dell.Africa, strumentalizzati per l’occasione con magliette zeppe di slogan che non erano frutto dei loro pensieri, ma di altri seduti a tavolino.
Se erano lavoratori regolarmente entrati sul nostro territorio non è stato carino ostentarli come a dire .ma quanto siamo buoni noi!. , se invece non erano muniti di regolare permesso di soggiorno allora è stato commesso un reato e tutti hanno omesso di prendere i provvedimenti previsti dalla Legge italiana!
Per finire, come abbiamo detto, non c’erano 15 mila persone dal momento che se ci si riguarda le .dirette. fatte da RAI 3 della piazza la folla era a macchia di leopardo (io l’ho seguita e registrata da RAI 3 che ha operato una .diretta. di tutta la manifestazione.
La piazza Valarioti è una comunissima piazza di paese e non grande come piazza del Popolo o San Giovanni aRoma!
Gli oratori non hanno esitato ad esibirsi in situazioni internazionali , importanti,ma che con questo consesso poco avevano a che fare.
E.mancato, invece , un punto ASSOLUTAMENTE importante che sarebbe dovuto essere quello della disoccupazione che attanaglia la situazione locale (agricola in generale) non fosse altro per dire alle popolazioni di questa Piana di Rosarno (piana di Gioia Tauro è divenuta dopo per via del Porto) che i BIG erano venuti qui non per fare il gesto magnanimo di essersi degnati di scendere fino a noi,ma per solidarizzare con noi ed i nostri problemi e per accendere una fiammella di speranza dicendo (magari mentendo) che ci sarebbero stati incontri e tavole di concertazione per tentare di risolvere la crisi che sta portando alla morte una intera regione?
Ma poi ... in situazione di crisi profondissima, di fame e disoccupazione in cui versa la popolazione di queste zone che senso ha .festeggiare.? Festeggiare cosa? Al limite capirei .celebrare, ma come si fa a dire ad uno che torna a casa ed ancora un altro giorno non ha trovato lavoro per sfamare i propri figli ... festeggiamo il lavoro? Il lavoro di chi? Non certo il suo.
La giornata è terminata con una grande festa con canzoni e la presenza di divi nazionali; era il caso di offendere chi non ha pane con lo sperpero di denaro per pagare i cachets di questi signori?
E. stata notata l’assoluta mancanza di politici locali ed autorità del territorio! Ma che volete farci ... le elezioni sono passate e per le prossime ... c’è tempo per recuperare.
Ancora una volta, miei cari, si è affermato in maniera forte che lavoratori. sono SOLAMENTE I METALMECCANICI mentre gli altri, quelli degli altri importantissimi settori economici della nostra economia... sono solamente degli sfaccendati!
Chi la mattina prende la zappa e si reca in campagna, lo fa solamente per fare una scampagnata. e respirare una boccata d’aria ... inquinata dai fumi dell’inceneritore posto nel pieno centro di questo naturale paradiso.
A Piazza Valarioti dal palco per gli illustri oratori, non si direbbe proprio che la calca del pubblico sia tale da identificare 15000 persone, accorsi nella piazza, bella, ma relativamente piccola della .Cottà di Rosarno.
giovedì 25 marzo 2010
LA VITICOLTURA FRASCATANA ALLO SBANDO
Alla fiera di “mastrandrè” aggiù cumpratu ‘n cesanello, si, ‘n cesanello, alla mirè, alla mirè, alla fiera di “mastrandrè”.
Alla Fiera di Grottaferrata, l’Associazione dei Produttori Uve e il Consorzio Tutela del Frascati, nello stand espositivo degustano il vino “Cesanese del Piglio” a scapito del Frascati.
Il 20 marzo si è aperta l’annuale fiera di Grottaferrata. L’unica occasione per il territorio dei Castelli Romani di promuovere le varie produzioni del territorio, compreso quelle vinicole.
Come d’abitudine in queste occasioni, numerosi convegni si alternano, su tematiche diverse, durante il periodo della manifestazione. Tra le tematiche in discussione non poteva mancare quella dedicata la vino.
Così. L’Associazioni Frascati Scienza ha curato l’allestimento dello spazio espositivo, nel quale l’Associazione dei Produttori Uve Frascati, Asi, Isac/Cnr, Enea e Esa, il Consorzio Tutela Denominazione Frascati, il Parco Regionale dei Castelli Romani, l’Associazione Bernacca Onlus, hanno dato il loro contribuito nel disegnare un percorso tematico tra innovazione nella tradizione.
Il Seminario storico artistico dal titolo:
“Il territorio vitivinicolo alle porte di Roma, i paesi del vino sono paesi di grande storia”
Programma:
• 16.00 Giuseppina Ghini – Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio - Dioniso e il vino nell’antichità, inquadramento storico ed esperienze nei Castelli Romani;
• 16.45 Andrea Zifferero – Università degli Studi di Siena – Archeologia del paesaggio e conservazione della biodiversità: i Progetti Vinum e ArcheoVino in Toscana e nel Lazio settentrionale;
• 17.30 Massimiliano Valenti – Polo Museale Monte Porzio Catone - La mappatura storica del territorio vitivinicolo romano;
• 18.15 Michele Lorenzetti – Biologico dinamico - Biodinamica e potenzialità per il futuro della viticoltura nell’area del Frascati Doc;
. 19.00 – Degustazione Cesanese del Piglio a vigneti biodinamici.
Gli interventi che si sono succeduti sono stati impregnati su esibizioni dialettiche, basate più su esposizioni velate di “demagogia” e di “fantaipotesi” scientifiche di difficile realizzazione. Argomentazioni che non trovano il riscontro con il territorio in via di cementificazione e con il mercato ormai compromesso.
Uno degli argomenti trattati è L'agricoltura biodinamica, è un metodo di coltura fondato sulla visione spirituale antroposofica del mondo, elaborata dal filosofo esoterista Rudolf Steiner e che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di alimenti, che rispettino l'ecosistema terrestre, includendo l'idea di agricoltura biologica per considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso
Due principi che si possono ritenere tipici della teoria biodinamica di Steiner hanno a che vedere col compostaggio con le fasi della Luna.
Se, parte delle pratiche codificate nella biodinamica, hanno una radice scientifica una loro intrinseca utilità (ad esempio il "sovescio”, cioè la sepoltura di particolari piante a scopo fertilizzante e la "rotazione delle colture") altre pratiche risultano decisamente bizzarre e senz'altro più vicine alla magia che non all'agricoltura razionale. Ad esempio, una pratica ritenuta di fondamentale importanza consiste nello spruzzare il terreno con "preparati biodinamici", ottenuti da letame, polvere di quarzo, sostanze vegetali, in diluizione omeopatica.
In ragione di questi elementi e di altri ancora, ad esempio, l'importanza attribuita alle forze cosmiche o il concetto di energia vitale la biodinamica è oggi considerata una “pseudoscienza”
In sintesi, con enfasi dialettica ci hanno spiegato l’uso della “fava” senza “pecorino”. La fava era utilizzata nella viticoltura frascatana per concimare i vigneti. La componente biologica delle radici, contenente anche l’azoto, sono un ottimo fertilizzante per la vite. Ancora oggi gli ultimi nostalgici utilizzano le fave per concimare i vigneti.
Se andiamo indietro negli anni, e vediamo dalle alture frascatane che i vigneti sono piantati a vista dei monti tiburtini, mentre la parte collinare che guarda al mare venivano piantati gli ulivi. In questo periodo venivano colte le fave, e i pastori che gestivano i greggi negli uliveti preparavano il pecorino, da qui, la “fava con il pecorino”.
La “pseudoscienza” biodinamica è attuata nel Comune del Piglio, nella Provincia di Frosinone, da un viticoltore proprietario di un vigneto di poche migliaia di mq. che produce un vino prodotto con questo tipo di tecnica. Il vino: “degustibus non est disputandum”.
Ma quello che trovo disarmate, preoccupante, terrificante, e chi più ne ha più ne metta, vedere il “Proprietario” dell’Associazione dei Produttori Uve Frascati (20 soci) e il Presidente della “lobby” del Consorzio di Tutela del Frascati, patrocinare il vino “Cesanese del Piglio”.
C’è da ritenere che questi “signori” si “vergognino” del Frascati. Ciò significa che non stiamo “male” ma “peggio”. Se serviva la prova dell’incompetenza comportamentale, di questi signori ( si fa per dire) e di incapacità strategica e prospettica, promozionale è servito. Se questi “signori” avessero un poco di amor proprio, dovrebbero “sparire” della circolazione per aver perduto un’ occasione per sperimentare nuove forme promozionali.
(Sono curioso di sapere quanto è costato l’allestimento del lu Stand-one e il cumulo di contri ricevuti e chi li ha gestiti).
Tanto dovrebbero “sparire”, perché chiedevano sostegno con il “cappello in mano” all’Ass.re all’Agricoltura della regione Lazio sig.ra Valentini. Il finanziamento servirebbe per finanziare la “promozione per il rilancio del Frascati. Da un contatto che ho avuto con la segreteria dell’assessorato sembra una richiesta di circa 150.000 € per il progetto promozionale. Come dire Io “promoziono” Tu “promozioni” egli “vanga”.
Spero sia chiaro a tutti la “connivenza” tra il Consorzio dei Vini Tipici e l’Associazione Produttori Uve Frascati, giustificando “l’assenza” di ogni attività sindacale da parte dell’Associazione Produttori Uve e del menefreghismo dei problemi dei viticoltori.
Paolo Pellicciari
Alla Fiera di Grottaferrata, l’Associazione dei Produttori Uve e il Consorzio Tutela del Frascati, nello stand espositivo degustano il vino “Cesanese del Piglio” a scapito del Frascati.
Il 20 marzo si è aperta l’annuale fiera di Grottaferrata. L’unica occasione per il territorio dei Castelli Romani di promuovere le varie produzioni del territorio, compreso quelle vinicole.
Come d’abitudine in queste occasioni, numerosi convegni si alternano, su tematiche diverse, durante il periodo della manifestazione. Tra le tematiche in discussione non poteva mancare quella dedicata la vino.
Così. L’Associazioni Frascati Scienza ha curato l’allestimento dello spazio espositivo, nel quale l’Associazione dei Produttori Uve Frascati, Asi, Isac/Cnr, Enea e Esa, il Consorzio Tutela Denominazione Frascati, il Parco Regionale dei Castelli Romani, l’Associazione Bernacca Onlus, hanno dato il loro contribuito nel disegnare un percorso tematico tra innovazione nella tradizione.
Il Seminario storico artistico dal titolo:
“Il territorio vitivinicolo alle porte di Roma, i paesi del vino sono paesi di grande storia”
Programma:
• 16.00 Giuseppina Ghini – Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio - Dioniso e il vino nell’antichità, inquadramento storico ed esperienze nei Castelli Romani;
• 16.45 Andrea Zifferero – Università degli Studi di Siena – Archeologia del paesaggio e conservazione della biodiversità: i Progetti Vinum e ArcheoVino in Toscana e nel Lazio settentrionale;
• 17.30 Massimiliano Valenti – Polo Museale Monte Porzio Catone - La mappatura storica del territorio vitivinicolo romano;
• 18.15 Michele Lorenzetti – Biologico dinamico - Biodinamica e potenzialità per il futuro della viticoltura nell’area del Frascati Doc;
. 19.00 – Degustazione Cesanese del Piglio a vigneti biodinamici.
Gli interventi che si sono succeduti sono stati impregnati su esibizioni dialettiche, basate più su esposizioni velate di “demagogia” e di “fantaipotesi” scientifiche di difficile realizzazione. Argomentazioni che non trovano il riscontro con il territorio in via di cementificazione e con il mercato ormai compromesso.
Uno degli argomenti trattati è L'agricoltura biodinamica, è un metodo di coltura fondato sulla visione spirituale antroposofica del mondo, elaborata dal filosofo esoterista Rudolf Steiner e che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di alimenti, che rispettino l'ecosistema terrestre, includendo l'idea di agricoltura biologica per considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso
Due principi che si possono ritenere tipici della teoria biodinamica di Steiner hanno a che vedere col compostaggio con le fasi della Luna.
Se, parte delle pratiche codificate nella biodinamica, hanno una radice scientifica una loro intrinseca utilità (ad esempio il "sovescio”, cioè la sepoltura di particolari piante a scopo fertilizzante e la "rotazione delle colture") altre pratiche risultano decisamente bizzarre e senz'altro più vicine alla magia che non all'agricoltura razionale. Ad esempio, una pratica ritenuta di fondamentale importanza consiste nello spruzzare il terreno con "preparati biodinamici", ottenuti da letame, polvere di quarzo, sostanze vegetali, in diluizione omeopatica.
In ragione di questi elementi e di altri ancora, ad esempio, l'importanza attribuita alle forze cosmiche o il concetto di energia vitale la biodinamica è oggi considerata una “pseudoscienza”
In sintesi, con enfasi dialettica ci hanno spiegato l’uso della “fava” senza “pecorino”. La fava era utilizzata nella viticoltura frascatana per concimare i vigneti. La componente biologica delle radici, contenente anche l’azoto, sono un ottimo fertilizzante per la vite. Ancora oggi gli ultimi nostalgici utilizzano le fave per concimare i vigneti.
Se andiamo indietro negli anni, e vediamo dalle alture frascatane che i vigneti sono piantati a vista dei monti tiburtini, mentre la parte collinare che guarda al mare venivano piantati gli ulivi. In questo periodo venivano colte le fave, e i pastori che gestivano i greggi negli uliveti preparavano il pecorino, da qui, la “fava con il pecorino”.
La “pseudoscienza” biodinamica è attuata nel Comune del Piglio, nella Provincia di Frosinone, da un viticoltore proprietario di un vigneto di poche migliaia di mq. che produce un vino prodotto con questo tipo di tecnica. Il vino: “degustibus non est disputandum”.
Ma quello che trovo disarmate, preoccupante, terrificante, e chi più ne ha più ne metta, vedere il “Proprietario” dell’Associazione dei Produttori Uve Frascati (20 soci) e il Presidente della “lobby” del Consorzio di Tutela del Frascati, patrocinare il vino “Cesanese del Piglio”.
C’è da ritenere che questi “signori” si “vergognino” del Frascati. Ciò significa che non stiamo “male” ma “peggio”. Se serviva la prova dell’incompetenza comportamentale, di questi signori ( si fa per dire) e di incapacità strategica e prospettica, promozionale è servito. Se questi “signori” avessero un poco di amor proprio, dovrebbero “sparire” della circolazione per aver perduto un’ occasione per sperimentare nuove forme promozionali.
(Sono curioso di sapere quanto è costato l’allestimento del lu Stand-one e il cumulo di contri ricevuti e chi li ha gestiti).
Tanto dovrebbero “sparire”, perché chiedevano sostegno con il “cappello in mano” all’Ass.re all’Agricoltura della regione Lazio sig.ra Valentini. Il finanziamento servirebbe per finanziare la “promozione per il rilancio del Frascati. Da un contatto che ho avuto con la segreteria dell’assessorato sembra una richiesta di circa 150.000 € per il progetto promozionale. Come dire Io “promoziono” Tu “promozioni” egli “vanga”.
Spero sia chiaro a tutti la “connivenza” tra il Consorzio dei Vini Tipici e l’Associazione Produttori Uve Frascati, giustificando “l’assenza” di ogni attività sindacale da parte dell’Associazione Produttori Uve e del menefreghismo dei problemi dei viticoltori.
Paolo Pellicciari
mercoledì 10 marzo 2010
"FRASCATI VINO DI ROMA"
(www.enopress.it). Su iniziativa del Sindaco di Frascati Stefano Di Tommaso, nei giorni scorsi, si è tenuto un incontro con l’Assessore alle Attività produttive del Comune di Roma Davide Bordoni, presente il presidente del Consorzio Tutela Denominazione Frascati Mauro De Santis. L’iniziativa vede per la prima volta le due amministrazioni lavorare in sinergia per avviare un progetto comune "Frascati Vino di Roma". Sull'arbomento è intervenuto via Internet Paolo Pellicciari, frascatano doc e paladino dei Castelli che furono e di un'area politica 'Falce e Vinello'
"Il progetto, scrive Pellicciari, tenderebbe al rilancio del Frascati nella ristorazione capitolina ormai, orientata su altri prodotti vinicoli più qualificati. Un "flop" annunciato, anche perché quando interviene la politica vuol dire che il Frascati è alla "canna del gas". Tanto è combinato male che su istanza dell’ipotetica lobby degli imbottigliatori "capitanati" da una cantina che orbita nell’area politica "Falce e Vinello", da avvicendare al "capezzale" del Frascati, l’Ass.re all’Agricoltura della Regione Lazio, Sig.ra Valentini.
E l’Amministrazione Comunale di Frascati promuove un’iniziativa, offrendo ai ristoratori che acquistano 1000 € di "Frascati" un grosso sconto sulla T.O.S.A.P per l’occupazione del suolo pubblico.
"Ciò conferma la drammaticità in cui versa il "Frascati", di cui le responsabilità sono ben individuate per la speculazione selvaggia effettuata, danneggiando irrimediabilmente l’immagine e il prestigio di un prodotto conosciuto nel mondo.
Un vino tanto "offuscato", che nei giorni scorsi, nella trasmissione la Prova del Cuoco, un sommelier decantava un "Cannellino" di Frascati prodotto con vitigni dell’agro pontino. Un’affermazione inappropriata, sia storicamente che culturalmente, per i viticoltori del frascatani. Un’onta per la storia di un vino ormai estinto. Se questo è l’andazzo, non si può escludere che in un prossimo futuro ci potranno presentare un "Frascati" da uve prodotte chissà dove, visto che i viticoltori frascatani stanno estirpando i vigneti.
"Dico al Sindaco di Frascati: non è con la demagogia che si risolvono i problemi. Il "mercato" si raffigura come un feroce animale, brutto, ringhioso, che se accarezzato contropelo ti sbrana. Se invece si accarezza a verso ti lecca le mano, ti fa le fusa, e ti consente di vivere, pagare i fornitori, rinnovare i macchinari e produrre con successo. Il Frascati a causa di politiche scellerate di mercato è stato "sbranato" e per recuperare mercato ci vuole pazienza e qualità. Ma quale qualità, quando nei listini di una nota catena di supermercati troviamo un Frascati a 0,99 €? Quale ristorante di prestigio va a proporre un vino così dequalificato ai suoi clienti?
I due Frascati
"Ribadisco, visto che da tempo lo dico, che i "Frascati" sono due, quello degli imbottigliatori e quello delle aziende agricole. Il vino prodotto dalle aziende agricole è un vino di grande qualità, ricavato con uve 100 X 100 prodotte a Frascati, proveniente dai vigneti di proprietà. Vino di certo eccellente e deve essere preservato e difeso dalle "lobby" degli imbottigliatori artefici di detti risultati.
Lobby! Perché no.
"Ormai a Frascati si può parlare di "lobby" degli imbottigliatori che, come abbiamo visto, condizionano la politica in modo evidente. Lo abbiamo visto nella trattativa sul prezzo delle uve, dove gli imbottigliatori ad unisono ci hanno fornito dati non "certificati" sulle reali "rimanenze" per speculare "selvaggiamente" a scapito dei viticoltori.
Torno sulla trattativa sul prezzo delle uve.
"La riunione si è tenuta presso la sede del Consorzio Tutela nella circostanza, gli imbottigliatori tutti presenti ci hanno documentato giacenze per 108.000 hl. Dato non certificato. Mi sorge i "dubbio", che il tutto sia stato organizzato per estorcere le uve ai viticoltori con fredda "spietatezza". Per questo mi recai dal Sindaco di Frascati sollecitandolo ad un intervento finalizzato a conoscere la verità sulle giacenze reali. Purtroppo la risposta è stata negativa, in quanto ha chiesto si, informazioni, ma non gli sono state date. Dum Romae consulitur, Saguntu espugnatur
"Mentre la "lobby" degli imbottigliatori discute il da farsi per rilanciare il Frascati, i viticoltori stanno tagliando i vigneti per le passività accumulate negli anni non più sostenibili.
"Chi ripone le speranze sul Consozio, conclude Paolo Pellicciari, sbaglia di grosso. Come si può avere fiducia di un organismo che non mette al centro del dibattito i sistema vinicolo frascatano? Tra pochi giorni ricomincia l’attività vitivinicola, e non c’è niente di peggio che lavorare la buio senza sapere quanto sarà il prezzo delle uve a fine vendemmia. Circa 20 milioni di € è stato il contributo "estorto" ai viticoltori dalle indimenticate 130.000 £ al quintale ad oggi ( grazie alla progressiva riduzione del prezzo delle uve che hanno toccato minimi di 20 euro al quintale).
Con quale risultato? Che l’ARSIAL propone una la DOC di Roma che racchiude tutte le denominazioni della Provincia, includendo (e quindi escludendo) la doc Frascati.
"Che aspettiamo a rimuovere i dirigenti del Consorzio? Quando passeranno la mano visto i risultati? Frascati Vino di Roma?"
"Il progetto, scrive Pellicciari, tenderebbe al rilancio del Frascati nella ristorazione capitolina ormai, orientata su altri prodotti vinicoli più qualificati. Un "flop" annunciato, anche perché quando interviene la politica vuol dire che il Frascati è alla "canna del gas". Tanto è combinato male che su istanza dell’ipotetica lobby degli imbottigliatori "capitanati" da una cantina che orbita nell’area politica "Falce e Vinello", da avvicendare al "capezzale" del Frascati, l’Ass.re all’Agricoltura della Regione Lazio, Sig.ra Valentini.
E l’Amministrazione Comunale di Frascati promuove un’iniziativa, offrendo ai ristoratori che acquistano 1000 € di "Frascati" un grosso sconto sulla T.O.S.A.P per l’occupazione del suolo pubblico.
"Ciò conferma la drammaticità in cui versa il "Frascati", di cui le responsabilità sono ben individuate per la speculazione selvaggia effettuata, danneggiando irrimediabilmente l’immagine e il prestigio di un prodotto conosciuto nel mondo.
Un vino tanto "offuscato", che nei giorni scorsi, nella trasmissione la Prova del Cuoco, un sommelier decantava un "Cannellino" di Frascati prodotto con vitigni dell’agro pontino. Un’affermazione inappropriata, sia storicamente che culturalmente, per i viticoltori del frascatani. Un’onta per la storia di un vino ormai estinto. Se questo è l’andazzo, non si può escludere che in un prossimo futuro ci potranno presentare un "Frascati" da uve prodotte chissà dove, visto che i viticoltori frascatani stanno estirpando i vigneti.
"Dico al Sindaco di Frascati: non è con la demagogia che si risolvono i problemi. Il "mercato" si raffigura come un feroce animale, brutto, ringhioso, che se accarezzato contropelo ti sbrana. Se invece si accarezza a verso ti lecca le mano, ti fa le fusa, e ti consente di vivere, pagare i fornitori, rinnovare i macchinari e produrre con successo. Il Frascati a causa di politiche scellerate di mercato è stato "sbranato" e per recuperare mercato ci vuole pazienza e qualità. Ma quale qualità, quando nei listini di una nota catena di supermercati troviamo un Frascati a 0,99 €? Quale ristorante di prestigio va a proporre un vino così dequalificato ai suoi clienti?
I due Frascati
"Ribadisco, visto che da tempo lo dico, che i "Frascati" sono due, quello degli imbottigliatori e quello delle aziende agricole. Il vino prodotto dalle aziende agricole è un vino di grande qualità, ricavato con uve 100 X 100 prodotte a Frascati, proveniente dai vigneti di proprietà. Vino di certo eccellente e deve essere preservato e difeso dalle "lobby" degli imbottigliatori artefici di detti risultati.
Lobby! Perché no.
"Ormai a Frascati si può parlare di "lobby" degli imbottigliatori che, come abbiamo visto, condizionano la politica in modo evidente. Lo abbiamo visto nella trattativa sul prezzo delle uve, dove gli imbottigliatori ad unisono ci hanno fornito dati non "certificati" sulle reali "rimanenze" per speculare "selvaggiamente" a scapito dei viticoltori.
Torno sulla trattativa sul prezzo delle uve.
"La riunione si è tenuta presso la sede del Consorzio Tutela nella circostanza, gli imbottigliatori tutti presenti ci hanno documentato giacenze per 108.000 hl. Dato non certificato. Mi sorge i "dubbio", che il tutto sia stato organizzato per estorcere le uve ai viticoltori con fredda "spietatezza". Per questo mi recai dal Sindaco di Frascati sollecitandolo ad un intervento finalizzato a conoscere la verità sulle giacenze reali. Purtroppo la risposta è stata negativa, in quanto ha chiesto si, informazioni, ma non gli sono state date. Dum Romae consulitur, Saguntu espugnatur
"Mentre la "lobby" degli imbottigliatori discute il da farsi per rilanciare il Frascati, i viticoltori stanno tagliando i vigneti per le passività accumulate negli anni non più sostenibili.
"Chi ripone le speranze sul Consozio, conclude Paolo Pellicciari, sbaglia di grosso. Come si può avere fiducia di un organismo che non mette al centro del dibattito i sistema vinicolo frascatano? Tra pochi giorni ricomincia l’attività vitivinicola, e non c’è niente di peggio che lavorare la buio senza sapere quanto sarà il prezzo delle uve a fine vendemmia. Circa 20 milioni di € è stato il contributo "estorto" ai viticoltori dalle indimenticate 130.000 £ al quintale ad oggi ( grazie alla progressiva riduzione del prezzo delle uve che hanno toccato minimi di 20 euro al quintale).
Con quale risultato? Che l’ARSIAL propone una la DOC di Roma che racchiude tutte le denominazioni della Provincia, includendo (e quindi escludendo) la doc Frascati.
"Che aspettiamo a rimuovere i dirigenti del Consorzio? Quando passeranno la mano visto i risultati? Frascati Vino di Roma?"
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